mercoledì, maggio 12th, 2010

(foto Amelia Troubridge)
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Bye bye Gordon Brown, bye bye New Labour dopo 13 anni al potere.
Ieri sera poco dopo le 20 ora italiana Gordon Brown ha rassegnato le dimissioni; il tiro alla fune fra LibDem e Tories sulla riforma elettorale e altri punti si è concluso con successo, e il conservatore David Cameron guiderà la nuova coalizione (il più giovane Primo Ministro da 200 anni a questa parte), con Nick Clegg come “deputy prime minister“, figura onorifica di vice temporaneo indicata a piacere dal Primo Ministro. Il Guardian fa un bigino degli scambi avvenuti per arrivare all’accordo (solo il secondo del dopoguerra fra LibDem e Tories) e Andrew Sparrow (che sta scrivendo a ogni ora del giorno da tre settimane consecutive) tiene un diario/blog in diretta sulla prima giornata del nuovo governo (vi traduco il bigino nel podcast qui sotto)
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Mentre anche Paul Auster si aggiunge alla lista degli autori che giurano di non aver mai parlato con lui, Tommaso Debenedetti, falsario di interviste con grandi scrittori smascherato da Philip Roth e dal New Yorker, non ha nessuna intenzione di demordere, anche se è molto vicino ad ammettere di aver inventato tutto. Il Fatto lo ha intervistato, Il Post ha ripreso l’intervista.
Per godervi come si deve tutta la saga, ecco gli antefatti della storia come li abbiamo raccontati ad Alaska:
- venerdi 2 aprile
- venerdì 6 aprile
- giovedì 15 aprile
- giovedì 29 aprile
♫ Le musiche di oggi erano “Can’t help but smiling” di Devendra Banhart e ”Bleezer’s ice cream” di Nathalie Merchant
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:accordo Con-LibDem, Amelia Troubridge, Andrew Sparrow, blog prima giornata nuovo governo UK, David Cameron, dimissioni Gordon Brown, false interviste, fine dei Labour, gli antefatti di Debenedetti, House of Commons, Il Fatto, il Foglio, Il Piccolo di Trieste, Judith Thurman, le condizioni dell'accordo UK, legal thriller, Libero, MP, New Yorker, Nick Clegg, nuova coalizione UK, Paul Auster, Philip Roth, premi Nobel, riforma elettorale, The Guardian, Tommaso Deebenedetti, Tories, Twitter, Westminster
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giovedì, aprile 29th, 2010

Legal thriller # 3! Visto che vi aveva tanto impressionato la vicenda del giornalista freelance Tommaso Debenedetti, che avrebbe contraffatto un buon numero di interviste per il Piccolo di Trieste e per Libero con scrittori di fama e premi Nobel, non posso esimermi dal dare risalto all’ultima novità nella vicenda in ordine di tempo. Per il lungo e complesso intreccio completo vi rimando alle due puntate di Alaska in cui ce ne siamo occupati, prima questa e poi questa, con una ripresa in questa puntata. Adesso – tenetevi forte – Tommaso Debenedetti, benché sbugiardato con parecchi scrittori dall’indagine a tappeto di Judith Thurman del New Yorker, ha deciso di rilanciare e querela Philip Roth, da cui tutta la vicenda era partita. Lo racconta qui Il Post. In coda al loro post trovate anche una piccola ma indicativa rassegna stampa europea di come la vicenda Debenedetti fosse rimbalzata sui quotidiani esteri.
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Ma non tutti danno addosso a Tommaso Debenedetti: se a noi interessava il merito delle interviste contraffatte in quanto tali, è anche vero che Judith Thurman, e prima di lei Philip Roth e John Grisham, avevano individuato nei falsi di Debenedetti una tendenza a mettere in bocca agli scrittori dichiarazioni politiche sorprendentemente conservatrici o di destra (che poi gli autori, ognuno per conto suo, hanno disconosciuto). Anzi, era proprio per via della difficoltà di riconoscere in bocca a quegli autori certe dichiarazioni che il falso è venuto a galla. Così adesso c’è qualcuno che vede il giornalista come una vittima delle calunnie della sinistra: oggi Liquida fa una rassegna di interventi sui blog, e fra questi ce ne sono alcuni che citano dalle interviste di Debenedetti come fossero vere, riazzerando la questione in modo giusto un tantino manipolatorio, alcuni senza nemmeno il riassunto della vicenda con tutta l’indagine del New Yorker. Come si può vedere dalla strana coda di commenti di uno degli ultimi frammenti dell’inchiesta di Judith Thurman, quando ha aggiornato a fine marzo con la verifica fatta con Gore Vidal, gli italiani citano e commentano secondo la loro logica interna anche sui media americani. E la gravità del falso giornalistico in sè va in fanteria?
Siccome a volte questi dettagli sfuggono o non c’è tempo per leggere proprio tutto, vi segnalo che nei commenti a uno dei post segnalati da Liquida c’è anche menzione di un falso di Debenedetti già scoperto dal Guardian nel 2006, un’intervista con John le Carrè ricordata qui: “Nel 2006, John Le Carré disse a De Benedetti che non avrebbe esitato un momento prima di votare Berlusconi. Eppure quando il Guardian gli ha telefonato, Le Carré ha detto che una simile intervista non aveva mai avuto luogo e che se lo fosse stata lui avrebbe detto che “Berlusconi è pazzo e pericoloso”.
(in centro alla pagina di Liquida che vi ho linkato, dove ci sono le foto, trovate anche i due post Legal Thriller di Alaska!)
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Due giorni fa vi proponevo una riflessione sui sondaggi, sulla sorpresa Clegg e sulle posizioni dei quotidiani inglesi alla vigilia delle elezioni nazionali del 6 maggio. Per chi non avesse visitato il blog, vi raccomando un commento che ci ha lasciato il nostro blogger londinese per eccellenza, Fabio Barbieri, perché può essere utile a illuminare alcuni stati d’animo legati alle elezioni. Il 6 maggio, naturalmente, Fabio ci racconterà la giornata elettorale in diretta da Londra ad Alaska.
Le musiche di oggi erano “Equestrienne” di Nathalie Merchant e “Lungo il fiume” del Club dei Vedovi Neri
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:elezioni inglesi, Fabio Barbieri, Gore Vidal, Il Piccolo di Trieste, Il Post, interviste contraffatte, John Grisham, John Le Carré, Judith Thurman, legal thriller, Liquida, Londra, New Yorker, Philip Roth, querela, scheda elettorale, The Guardian, Tommaso Debenedetti
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giovedì, aprile 15th, 2010

Judith Thurman del New Yorker ha fatto un’altra piccola verifica sulla storia del giornalista Tommaso Debenedetti che avrebbe inventato e pubblicato decine di interviste con grandi della letteratura. Dopo la prima puntata qui, e la seconda puntata qui, ha aggiunto una postilla sul suo blog del New Yorker che riguarda la verifica fatta con José Saramago: la trovate in coda al suo vecchio post qui (ve la traduco qui sotto nel podcast)
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Non contenti di inscenare le battaglie della Guerra Civile come gioco di ruolo in costume, i fan dei Confederati hanno anche qualche ambizione di ricreare il loro mondo, e lo fanno – di tutti i posti – in Brasile. Riogringa racconta come ci sono finiti, e riporta delle loro feste tradizionali e dell’imbarazzante tentativo di dare una patina romantica alle storie della schiavitù. Vi traduco il suo post nel podcast qui sotto, e al suo link originale potete vedere anche alcuni video
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Saudiwoman, la nostra blogger di riferimento per le questioni delle donne in Arabia Saudita, ha scritto tanto del folle divieto alle donne di guidare. Oggi posta sul fatto che dopo tanti anni di attese vane potrebbe intravedersi unaluce in fondo al tunnel (vi traduco il suo post nel podcast qui sotto); nel frattempo ci ripropone la storia della sua amica Lupa Mannara, una madre di trent’anni che una bella notte ha cominciato a travestirsi da uomo per guidare la macchina sulle strade di Riyadh sfidando il divieto, e ci ha preso gusto.
Le musiche di oggi erano “Good way” dei Monsters of folk e “In the end” di Charlotte Gainsbourg
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:autisti, Confederati americani in Brasile, deontologia professionale, diritti delle donne, divieto di guidare, donne saudite, feste tradizionali, interviste contraffatte, John Grisham, Josè Saramago, Judith Thurman, legal thriller, New Yorker, Philip Roth, RioGringa, Riyadh, saudiwoman, Tommaso De Benedetti, video Confederati
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martedì, aprile 6th, 2010

Non è finita! Ricapitolando, il Venerdì di Repubblica intervista Philip Roth e gli chiede conto di una dichiarazione su Obama che avrebbe rilasciato a Libero. Lui nega di averla mai rilasciata e vuole vederci chiaro. Chiama il suo agente e scopre di non aver mai parlato con il freelance che lo avrebbe intervistato per Libero, tal Tommaso Debenedetti.
Philip Roth fa qualche ricerca in rete, e tutta la faccenda finisce nella rubricaTalk of the town sul New Yorker di questa settimana, che ne parla con lo scrittore. Roth ha scoperto che Debenedetti avrebbe messo le stesse dichiarazioni in bocca a John Grisham. Il suo agente ha chiamato l’agente di John Grisham. Mai parlato con questo Debenedetti neanche lui. Roth lascia perdere ma Grisham pensa di fare causa. E questo ve lo raccontavo venerdì scorso.
Ma dopo che siamo andati in onda, il New Yorker si è scatenato. L’autrice del primo articolo, Judith Thurman, ha fatto un giro di telefonate da paura, e ne ha riferito l’esito nella pagina dei blog. Prima ha fatto una piccola ricerca per continuare quella di Philip Roth, scoprendo che dopo quelle con lui e Grisham, esisteva anche un’intervista falsa con Gore Vidal. E poi ha scoperto, in poche parole, che questo Debenedetti si è lasciato dietro una scia di interviste false, più di venti, tutte con personalità di spicco del mondo della letteratura internazionale fra cui alcuni premi Nobel. Quasi tutte riportano opinioni politiche nelle quali gli scrittori “intervistati” non si riconoscono. Judith Freeman racconta le sue venti telefonate e anche quella che ha fatto al direttore del Piccolo di Trieste che le ha pubblicate, e – tenetevi forte – all’ineffabile Debenedetti, che finalmente ha trovato al cellulare. Qui sotto nel podcast potete riascoltare la traduzione integrale del suo articolo, con tanto di aggiornamento di ieri.
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Ma noi alle invenzioni di stampa ci siamo abituati, ce lo racconta un po’ Wittgenstein.
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Già che parliamo di gialli, dopo i concerti d’addio di Bruce Springsteen al Giants Stadium nell’ottobre scorso, per il vecchio stadio dei Giants nel New Jersey è arrivato davvero il momento della fatidica demolizione (quello nuovo è già pronto poco lontano). Ma questo ha fatto tornare “a galla” (ehm) una brutta vecchia storia. Per chi è appassionato di James Ellroy non sarà una sorpresa, ma di Jimmy Hoffa, il capo del sindacato dei Teamsters colluso con la mafia, si sa soltanto che fece una brutta fine, forse assassinato dal clan dei Genovese. La teoria più pittoresca è che dopo la sua sparizione, il 30 luglio del ’75, il suo cadavere venne gettato proprio nelle fondamenta del Giants Stadium in costruzione. Ci posta tutta la storia David Porter della Associated Press (la traduzione qui sotto da riascoltare nel podcast)
Le musiche di oggi erano “Skillz” dei Super 8 Bit Brothers e “Wrecking ball” di Bruce Springsteen
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