Posts Tagged ‘Julia Whitty’

ci mancava anche Alex

giovedì, luglio 1st, 2010

(foto di Kris Krug, da un progetto fotografico collettivo sul disastro BP qui su Flickr)

Leviamo gli ormeggi 3

Questa è l’ultima settimana di Alaska prima del palinsesto estivo, nella quale ci accingiamo a “salutare” alcuni blog e alcuni temi centrali della stagione. Vi ricordo che lunedì 5 luglio alle 12.40 riparte la nostra trasmissione con i diari di viaggio degli ascoltatori, Tre Uomini in Barca, che sarà naturalmente anche un blog, al quale potete iscrivervi mandando una mail per dire chi siete, dove pensate di andare quest’estate, da quando a quando, e con chi. In questi giorni ad Alaska mi raggiunge Leonardo “Leolino” Verzaro per varare la Barca come si deve.

Vi ricordo anche che durante i mesi estivi potrete continuare a ricevere qlc aggiornamento da Alaska su Twitter.

Anche la Barca ha il suo twitter.

Nelle ultime dieci settimane è l’argomento che ha tenuto in scacco Alaska, non solo perché è il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti, ma perché è il primo seguito, indagato e sorvegliato da decine di milioni di persone in tutto il mondo attraverso i blog e i social network, che forniscono un’abbondanza di informazioni e fotografie, e a volte riescono a raddrizzare in tempo reale qualcuno dei mille torti che la situazione sta creando. Ogni giorno, da quasi settanta giorni, e ogni giorno di questa estate che verrà, altri 100 mila barili di greggio fuoriescono nel Golfo del Messico, e dal sito dell’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon raggiungono le profondità dell’oceano, le coste e le paludi di pesca della Louisiana, dell’Alabama, la foce del Mississippi, le spiagge della Florida, imprigionando e uccidendo pellicani, delfini, granchi, tartarughe e decine di altre specie protette, impedendo ai pescatori di guadagnarsi da vivere, paralizzando l’industria del turismo, e peggiorando la situazione con l’uso di sostanze chimiche per disperdere il petrolio.(prima relazione Epa sulla tossicità del Corexin). Nella speranza che le operazioni di emergenza della BP vadano a buon fine almeno ad agosto, chiudiamo queste settimane di analisi con alcune novità.

Vi avevo parlato dei continui riversamenti di greggio in Nigeria. Adesso da Global Voices arriva una mappa delle peggiori situazioni legate al petrolio in tutto il mondo: Nigeria, Egitto, Singapore, Perù, Venezuela, Stati Uniti, Taiwan (in italiano). Stephen Kinzer di MoJo si chiede se abbia senso boicottare le pompe di benzina negli Stati uniti e racconta la storia antica della BP e il suo ruolo in Iran. Qui sul Post la mappa della traiettoria del primo uragano della stagione, Alex, verso il Golfo del Messico. Sherman e Weber per Huffington Post raccontano la situazione che circonda il suo arrivo negli stati interessati, e così Anderson Cooper della CNN. Secondo alcuni studiosi del disastro della Exxon Valdez del 1989, la natura provvede a cancellare i risultati dei riversamenti di greggio molto meglio di quanto faccia l’uomo. Julia Whitty racconta di un forum di geologi ed esperti di petrolio che discutono del rischio che la perdita nel Golfo non si possa fermare. La BP ha un nuovo soprannome: Beyond Prosecution (al di là della legge): Josh Harkinson su come l’industria petrolifera e la Camera di Commercio della Louisiana abbiano convinto i legislatori dello stato ad andarci piano con la BP. Intanto MacMcClelland ha deciso di andare fino in fondo con la sua indagine su come la polizia e il servizio d’ordine della BP stiano impedendo a giornalisti e comuni cittadini di avvicinarsi ad ogni sito interessato dal disastro e di fare domande, servendosi di quella che sembra diventata una milizia privata in uniforme.

♫ La canzone di oggi era “Whooping crane” di Lyle Lovett

Ecco la puntata di oggi:

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più nera del nero

giovedì, giugno 24th, 2010

Giorno 65.

Quando ho pensato di rifare una puntata monografica sul greggio nel Golfo del Messico, non erano ancora accaduti i fatti di ieri nel tardo pomeriggio: tappo di contenimento saltato per un incaglio del robot di profondità, perdita tornata alle sue piene dimensioni (forse 100 mila barili al giorno, come ha finalmente ammesso la BP, 20 volte quanto ammesso due mesi fa), e la comunicazione “en passant” della BP che in queste ore sarebbero morti due tecnici che stavano lavorando al contenimento, uno dei quali per un non meglio precisato “colpo di arma da fuoco”. Quest’ultima parte della notizia ha oggi – inspiegabilmente – zero commenti sui blog, fatta eccezione per il blog del Los Angeles Times, che ipotizza un suicidio ( ve lo traduco qui sotto nel podcast).

Quella sopra è l’ultima fotografia della Nasa di come si presentava il Golfo del Messico il 60esimo giorno.

E’ di stanotte la notizia che il tappo è stato rimesso in funzione, nel frattempo la BP è diventata ancora meno popolare della Goldman Sachs, trascinando con sé anche Obama. E il petrolio è arrivato in Florida, sulla bianca spiaggia di Pensacola (qui potete vedere com’è adesso) mentre, a giudicare dalla pozzanghere, in Louisiana piove petrolio (in questo post anche i video).

Nel frattempo una sollevazione su Facebook spinge a fare chiarezza sulle voci incontrollate secondo le quali, nel bruciare il petrolio di superficie, le imbarcazioni della BP starebbero bruciando anche i piccoli delle tartarughe che hanno nidificato da poco.

A proposito di moratoria, il giudice Martin Feldman che sta deliberando contro la moratoria sulle trivellazioni non ha le mani pulitissime, lo raccontano Two Way e MoJo: infatti è stato in possesso di una bella scorta di azioni della Transocean. Nel frattempo il mega-scoop della BBC che avrebbe accertato che la BP sapeva delle perdite “settimane prima del disastro”.

MoJo riporta cos’ha detto un poliziotto in Louisiana a un ambientalista:  la BP non vuole che venga filmato nulla. Ha interrogato l’attivista per 20 minuti e lo ha fatto pedinare per 20 miglia (ve lo traduco qui sotto nel podcast)

L’intrepido Mac McClelland di MoJo, dopo essere stato respinto dalla BP mentre tentava di parlare con i pulitori sulle spiagge e aver passato un’intera giornata in un capannone dove i veterinari puliscono i pellicani, stavolta si è infilato fra gli attivisti repubblicani del Tea Party che, benché siano colpiti come tutti in Louisiana dal disastro, sostengono che non dovrebbe esserci moratoria sulle trivellazioni e che non è colpa del petrolio.  Questo il suo reportage da una delle assemblee civiche che a decine si stanno svolgendo sulla costa (ve lo traduco qui sotto nel podcast).

Fa da contraltare a queste voci quella di Wilma Subra, che da 30 anni si batte contro le aziende petrolifere in Louisiana. Suzanne Golderberg del Guardian è andata a trovarla.(ve lo traduco qui sotto nel podcast)

♫ La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston

Ecco la puntata di oggi:

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tuffi, calci e una sedia

giovedì, giugno 10th, 2010

Julia Whitty ieri da Barataria Bay, Louisiana, dove ha fatto un sopralluogo col gommone di Greenpeace (via Mother Jones)

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Mentre la BP perde il 16% in borsa, e dopo le proteste sul fatto che si teneva il petrolio “raccolto” dalla perdita pare abbia deciso di donarlo ai fondi per la conservazione dell’ambiente, e ci sono voci insistenti che stia cercando di bloccare il flusso di notizie sulle operazioni nel Golfo del Messico, Rich Matthews fa quello che solo un uomo da solo può fare, e che solo un blogger può postare: si immerge nell’acqua piena di petrolio, senza la muta protettiva richiesta per questo tipo di situazione, e racconta cosa si vede, cosa si sente e cosa si prova. Qui da Huffington Post (con video, e ve lo traduco nel podcast qui sotto)

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Una donna e una sedia. La stella serba dell’arte contemporanea Marina Abramovic ha concluso qualche giorno fa un mese e mezzo di performance molto speciale al Moma di New York. Il Post (condensando dal New York Times) racconta di cosa si è trattato.

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Questa sera il grande concerto inaugurale dei mondiali di calcio in Sudafrica. Radio Popolare li seguirà con due trasmissioni, Patapalla per la diretta delle partite e Mama Sudafrica. Entrambe le trasmissioni avranno anche un blog, e se vi ricordate com’è andata con le ultime Olimpiadi, sarà molto interessante seguirle anche online. Oggi con Alessandro Diegoli presentiamo il blog di Patapalla e le ultime operazioni di insediamento dell’equipaggio di Patapalla al Carroponte di Sesto San Giovanni, presso l’Area Archeologica ex-Breda.

♫ Le musiche di oggi erano “You, sailor” di Erin McKeown e “Mbaqanga” di Mahlathini & The Mahotella Queens

Ecco la puntata di oggi:

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il cartellino del prezzo

martedì, giugno 8th, 2010

(Julia Whitty, da Mother Jones)

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Oggi esploriamo anche altre storie, ma senza lasciare la BP; terremo uno spazio aperto in ogni puntata su come si evolve la situazione nel Golfo del Messico, perché è possibile che non si riuscirà a fermare la perdita di greggio fino ad agosto, né a pulire la costa prima dell’autunno inoltrato.

Intanto vi segnalo questa intervista di Global Voices con Réassi Ouabonzi, anima del blog Chez Gangoueus dal 2007, che ha ricevuto il secondo premio nella categoria “blog in francese” ai recentissimi Best of Blogs Awards. Il blog di Réassi esplora la letteratura africana in francese di autori locali emigrati.

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Vi ricordate l’ampia dissertazione di Umberto Eco sull’uso di Wikipedia qualche puntata fa? Anche lo scienziato/scrittore Piergiorgio Odifreddi ha qualcosina da raccontare sulle voci che lo riguardano, potete leggerlo qui, in un’intervista di Claudio Sabelli Fioretti. Nel frattempo ricompare l’indimenticabile Tommaso Debenedetti, grande falsario di interviste con letterati (qui tutti i post in cui abbiamo parlato di lui ). Infatti lo intervista El Pais, ripreso da Il Post.

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Rimettiamo le mani nel greggio. Mother Jones sta facendo un lavoro egregio con le sue corrispondenti, che stanno andando – letteralmente – a sporcarsi le mani. Julia Whitty è riuscita ad accedere alla spiaggia di Elmer’s Island in Louisiana, si è fatta prestare un paio di galosce del 46 e ci racconta cos’ha visto (ve la traduco qui sotto nel podcast).

Il Post riassume come stiamo messi al 50esimo giorno dall’esplosione della Deepwater Horizon. Nel frattempo la spillcam (nel post qui sotto) continua a mostrare la fuoruscita in presa diretta – 10 mila barili al giorno in meno, sembra sempre uguale.

Ma quanto sta costando tutto questo accrocchio di tentativi di tappare la falla, costruzione dei pozzi di sfogo, pulizia delle spiagge, invio di sacchi di sabbia, sopralluoghi degli esperti, circolazione delle navi nel golfo, ecc? E soprattutto, chi paga davvero? Kate Sheppard racconta che la Guardia Costiera  e Janet Napolitano hanno comunicato che le casse dello stato per le emergenze sono quasi prosciugate. Infatti, lo stato fin qui ha speso 93 milioni di dollari, anticipando la paghetta alla BP, che invece decide in buona parte come spenderli e non ha ancora cominciato a restituirli mentre il Congresso arranca per stanziare altri fondi. Peccato che 93 milioni di dollari sia anche quello che la BP guadagna in un giorno. In un altro post, Kate si chiede anche com’è che dei presunti 10mila barili di greggio al giorno che la BP starebbe “salvando” dalla falla dopo l’ultima operazione di incappucciamento, la proprietà resta sua? Si tratta di un guadagno di 750 mila dollari al giorno. La BP ha diritto di tenerseli dopo quello che ha combinato?

Nella puntata di domani diamo un’occhiata a cosa si dice nei blog sul lavoro che stanno facendo i veterinari sulle spiagge contaminate.

♫ Le musiche di oggi erano “Magic day” di Lou Rhodes e “In your hands” di Charlie Winston

Ecco la puntata di oggi:

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