lettere d’amore
venerdì, dicembre 4th, 2009Elizabeth Clark Wessel racconta sul blog dei libri del New Yorker una storia incantevole.
“Da dove cominciate se decidete di scrivere a tutte le persone del mondo? Gli artisti Lenka Clayton e Michael Crowe hanno cominciato da Cushendall, in Irlanda. Nel mese di aprile di quest’anno, tutti i quattrocentosessantasette abitanti delle case del paese hanno ricevuto una lettera scritta a mano Clayton e Crowe. Le lettere erano composte su cartoline, carta di taccuino, cartellette, ritagli, targhette e Post-It. I messaggi variavano in lunghezza ma tenevano sempre un tono personale e spiritoso: “Cara Theresa, ho perso un calzino alla lavanderia la settimana scorsa. Era il mio preferito, fatto a maglia dalla mia nonna! L’ho trovato oggi! Sì! Buona fortuna a te, per tutto il giorno e tutto l’anno! Con affetto, Lenka e Michael”. Nonostante la bellezza visiva e il gusto delle lettere in quanto tali, Clayton e Crowe dicono che il cuore del loro lavoro sta nella conversazione allargata messa in modo nella comunità dal mistero delle lettere inattese. Recentemente hanno preso di mira il quartiere di Polish Hill a Pittsburgh, innescando un tumulto di richieste di informazioni all’associazione civica di zona. Secondo la Associated Press, le reazioni sono state molto varie: Anna Misiaszek, che gestisce la Alfred’s Deli Plus con il marito, dice che la lettera arrivata al negozio le è sembrata sciocca; diceva: “la prossima volta che qualcuno cerca di rimbambirti col gioco delle tre carte (quando sei in vacanza in Turchia, o alla fermata dell’autobus) scegli il bicchierino a destra” Anna dice “l’ho preso come uno scherzo”. Sulle prime ha stracciato la lettera e l’ha buttata nella pattumiera, ma in seguito l’ha recuperata quando ha saputo che si trattava di un progetto artistico. Clayton e Crowe rispondono di rendersi “ben conto che a non a tutti piaceranno le lettere, ma siamo anche felici all’idea che fra vicini si possa chiacchierare di quanto sono brutte, mettendo insieme una di quelle belle lamentele di una volta.” I due artisti hanno appena raggiunto l’obbiettivo di riuscire a finanziare il loro progetto per continuare, perciò le conversazioni di molte altre cittadine stanno per trasformarsi in opere d’arte”.
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Migliaia di attivisti provenienti da tutte le parti del mondo converranno a Copenaghen con un solo messaggio: che i leader del mondo dovranno raggiungere un accordo efficace per la riduzione delle emissioni globali e giusto per le popolazioni che sono più vulnerabili al cambiamento climatico. Centinaia di ONG mainstream, come Greenpeace e Friends of the Earth, rappresenteranno le “voci inascoltate” e tenteranno di influenzare i negoziatori al lavoro dentro la convention. Fuori, molti altri faranno da portavoce di coloro che in questi incontri internazionali non vengono ascoltati. Commentatori della giustizia sociale come Naomi Klein sostengono che l’attivismo è molto cresciuto rispetto alla Battaglia di Seattle di 10 anni fa. Oggi perfino alcune figure della politica istituzionale riconoscono l’importanza della pressione popolare. Ed Miliband, segretario all’energia e al cambiamento climatico, ha detto l’anno scorso che la “mobilitazione popolare” era vitale per convincere i politici ad agire sul cambiamento climatico. Di recente, l’ex vicepresidente americano Al Gore ha detto che in politica c’è posto per la “disobbedienza civile”. Ecco un calendario delle azioni principali che si svolgeranno durante la conferenza.
Il 5 dicembre è l’ultima chiamata per gli attivisti di Londra prima che il vertice di Copenaghen abbia inizio. Organizzato dalla Stop Climate Chaos Coalition, che comprende Greenpeace, Friends of the Earth, ActionAid e una serie di altri gruppi, ha l’obbiettivo di richiamare decine di migliaia di persone a sfilare per le strade di Londra per “manifestare il loro sostegno a un futuro climatico sicuro per tutti”. La manifestazione avrà inizio a mezzogiorno in Grosvenor Square e farà il giro intorno al Parlamento, seguita da una festa che comincerà alle 4.40 presso la London School of Economics. L’11 dicembre Climate for Life ha organizzato il Summit per Salvare l’Himalaya, che porterà a Copenaghen 22 sherpa nepalesi e scalatori in coincidenza con la Giornata Internazionale della Montagna. Il 12 dicembre i Friends of the Earth vogliono “inondare”di gente le strade di Copenaghen per chiedere un accordo che sia giusto nei confronti dei paesi in via di sviluppo. Cambiamento nel Sistema non nel Clima è lo slogan dell’ampia colazione di sindacalisti, attivisti per l’ambiente, e per i diritti umani riuniti da Climate Justice Action, Climate Justice Now! e il Klimakollektivet danese. Prenderà il via dall’ingresso del parlamento danese all’una del pomeriggio, per concludersi al Bella Centre. Alcuni palchi mobili seguiranno il corteo per intrattenere il pubblico per le due ore di camminata. Sempre il 12 dicembre, la Giornata Globale di iniziative organizzata dalla Global Climate Campaign vedrà eventi simultanei in 104 paesi, con una manifestazione che attraverserà il cuore di Copenaghen. Il 13 dicembre Climate Justice Action, una coalizione che comprende Climate Camp, cercherà di chiudere il porto della città per tutto il giorno per evidenziare il peso del commercio e dei viaggi nel riscaldamento globale causato dall’uomo, e per chiedere che negli accordi di Copenaghen vengano contemplate anche le emissioni dei trasporti. La Via Campesina lancia un’iniziativa contro l’industria della carne, e potrebbe scegliere di concentrarsi su un allevamento di maiali in Danimarca, paese che è il più grande sportatore mondiale di bacon. Il 14 dicembre, gli attivisti di No Borders Action! No Climate Refugees! evidenzieranno come le conseguenze delle siccità e dei disastri naturali causati dal cambiamento climatico provochino la dispersione e la migrazione delle comunità. Il 15 dicembre è la Giornata dell’Agricoltura promossa fra gli altri da A SEED Europa, La Via Campesina e Reclaim the Fields, che chiederanno allevamenti sostenibili e diritti sulla terra. Il premio della Sirena verrà conferito al gruppo di pressione che fa di più per “sabotare i gesti che portano al cambiamento climatico”. Il 16 dicembre si terrà Reclaim Power! Pushing for Climate Justice: negoziati e iniziative si intensificheranno man mano che nella capitale danese arrivano ministri e capi di stato per studiare un accordo da firmare subito o l’anno prossimo. I Bike Bloc promettono di “mettervi il divertimento fra le gambe” con una critical mass in bici al Bella Center che si concluderà con l’Assemblea dei Popoli per la Giustizia Climatica. Chi partecipa potrà contribuire fin dal 5 dicembre alla fabbrica della Candy a Copenaghen alla progettazione di un “dispositivo di trasporto di massa e macchina di resistenza a pedali”. Ecco il video dei Bike Bloc:
Trent Reznor lo aveva detto: i Nine Inch Nails non esistono più. Conferma evidente e malinconica arriva dalla vendita su eBay degli strumenti usati in vent’anni di carriera live. Altre notizie qui.
Le musiche di oggi, in un modo o nell’altro, erano tutte di Johnny Cash: la prima canzone era la sua “Sea of heartbreak” cantata da sua figlia Rosanne insieme a Bruce Springsteen, e la seconda era la sua versione di “Hurt” dei Nine Inch Nails.
Ecco la puntata di oggi:
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