Posts Tagged ‘libri elettronici’

per non scomparire

giovedì, marzo 18th, 2010

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Da Global Voices in italiano, una segnalazione che riguarda le donne, ancor più interessante perché viene da un paese a cui sul web abbiamo pochissimo accesso, la Cambogia. Si tratta del primo portale in lingua khmer dedicato alle questioni femminili e all’accesso delle donne alle nuove tecnologie (ICP). Potete leggere qui il post integrale di Sopheap Chak, tradotto in italiano da Elena Intra, che contiene un’intervista con Manavy Chim.

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Dopo che abbiamo tanto parlato di libri elettronici, diciamo che a scopi di indagine ieri ho scaricato la versione per PC di Kindle e ho acquistato il mio primo e-book. Sono ancora scossa dall’esperienza (o non-esperienza?) – la velocità di ottenere il libro, la lettura a schermo, la smaterializzazione dell’oggetto – e mi riservo di addentrarmi negli effetti della cosa un po’ più in là. Alcune riflessioni, però, stanno diventando ossessive. Ci sta pensando anche l’autrice Blair Hurley, sul suo blog Creative Writing Corner, in cui scrive dell’effetto che potrebbe avere la diffusione di massa degli e-book sulla forma romanzo, sulla democratizzazione del contatto diretto fra autori e lettori e sulla ipotetica scomparsa delle figure editoriali di raccordo. Aveva postato sullo stesso argomento qualche tempo fa e adesso condivide alcuni commenti dei suoi lettori. Qui sotto nel podcast potete riascoltare la traduzione del suo post.

Le musiche di oggi erano “Constant waiting” di J.L. Pearce nella versione di Mark Lanegan e “Adesso è facile” di Mina e Afterhours

Ecco la puntata di oggi:

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leggere elettronico

mercoledì, dicembre 30th, 2009

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Dopo settimane a ponderare, ecco la puntata sugli e-book e gli e-reader. E mentre io ero lì che cercavo di districarmi fra fautori del leggere elettronico e crociati del buon vecchio libro di carta, fra Kindle, formati proprietari, e-reader della Sony e licenze creative commons, Amazon per Natale ha registrato più vendite di e-book che di libri cartacei, e la grande catena di librerie Barnes & Noble proclama una certa soddisfazione per le vendite del suo oggetto volante (o meglio, leggente), il Nook. Essendo anche loro mega-libreria online, il Nook vuole fare concorrenza diretta al Kindle di Amazon, è touch-screen ma è più lento. Generalmente si tratta di strumenti esteticamente gradevoli, con schermi speciali leggibilissimi e memorie prodigiose nelle quali immagazzinare a fino 3500 volumi.  Ma di fatto, in attesa del prodigioso tablet multifunzione della Apple – che ieri abbiamo appreso potrebbe chiamarsi iSlate - per ora la più grande libreria online del mondo non lascia comunicare il suo aggeggio con altri, e vende principalmente titoli in inglese; qualche e-reader legge i nostri documenti in pdf, ma qualcuno li digerisce nel proprio formato proprietario irreversibile. Alcuni leggono le riviste in abbonamento, alcuni scaricano titoli librari in 60 secondi, praticamente nessuno intende dialogare con gli altri. Un ascoltatore di Alaska, che ringrazio, si è prestato a farsi intervistare via mail sul suo utilizzo dell’e-reader, ma mi sono resa conto che per lui è importante scaricare titoli gratuitamente e per questo può accedere (in italiano) solo a opere di cui siano scaduti i diritti. E poi, per ora possedere e leggere un e-book non significa affatto poterlo scambiare o prestare. Oggi diamo un’occhiata a due pareri sugli e-reader nei blog, più che altro per sapere, ancora una volta, come si prospetta il nostro futuro, non solo per i lettori, ma anche per gli scrittori e per gli editori.

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Ecco come racconta la piega che sta prendendo il mercato degli e-reader e degli e-book, secondo  Giuseppe Granieri.

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Alan Kaufman, americano di origine ebraica, è romanziere, poeta e memorialista, e fra i grandi promulgatori del movimento dello “spoken word”. Questo è ‘il suo accorato appello su quello che chiama il “Rogo elettronico dei libri”.

“Negli ultimi anni a San Francisco ho assistito a una improvvisa epidemia di chiusure di librerie che ha trasformato la mia città in un cimitero di librerie. Staceys’ su Market Street, che un tempo era un emporio esemplare, sontuoso e pieno di gusto con 85 anni di esperienza, sorge ora come un rimprovero, ancora sfitto, un guscio spettrale. Fra le altre librerie che hanno chiuso nella Bay Area ci sono entrambe le filiali di Cody, tutte le filiali della Black Oak Books, e poi anche Ninth Avenue Books, Chelsea Books, Valencia Street Books, ReJoyce Books, Acorn Books… una lista lunga e tragica. Secondo quello che si racconta di altre parti del paese, la stessa brutta scena si ripete ovunque: venerabili, adorate librerie che chiudono e quella porzione della popolazione che ama i libri – una minoranza che si restringe sempre di più – lasciata triste e di stucco; una notte dei Cristalli con cui le grandi aziende decimano il mondo della cultura.

Ad accompagnare questa strage c’è una campagna di propaganda che invita a sentirsi bene, e che vede la collusione fra le principali testate dei media, fra cui i veri credenti dell’hi-tech come il Ny Times e la National Public Radio, canali di stampa e di trasmissione a loro volta allegramente resi obsoleti dall’arrembaggio hi-tech. Questa campagna i modo sottile posiziona la distruzione della cultura dei libri cpsì: i libri di per se stessi non sono niente, solo un’altra tecnologia, come il Walkman o il laptop. Quello che è sacro sono i testi, e questi vengono trasferiti su Internet, dove otterranno un nuovo tipo di immortalità assicurata dall’alta tecnologia. Come anime morte che lasciano i loro corpi mortali, i libri in effetti si dirigono verso un luogo migliore: il Kindle, l’e-book, la rete: versioni hi-tech del Paradiso. Questa massiccia deportazione di testi letterari verso una nuova casa nei cieli elettronici ha un’aria di inevitabilità che rende la sua consumazione certa come un vero atto di Dio.

Google si è assunta l’onere di sfidare la totalità del mondo letterario e dei suoi autori viventi, per prevenire questa inevitabilità. Così la scelta che si prospetta agli autori è chiara; acconsentire o opporsi. Comunque non è possibile astenersi. Il sottile sottotesto che sta sotto a queste manovre legali è che in un modo o nell’altro devi decidere da che parte stai; l’appropriazione da parte di internet di tutti i libri del mondo è data per scontata, quindi bisogna solo decidere se saltare a bordo oppure essere lasciati indietro e scomparire.

Alcuni hanno scelto di opporsi con una misteriosa vertenza legale alla quale può aderire chiunque sia un qualche tipo di autore, agente o editore. abbondano le voci su come questa causa possa andare a finire. C’è chi sostiene che Google e gli auori del mondo, viventi e defunti, abbiano raggiunto un “accordo” ma nessuno lo sa per certo. Google, pare, avrebbe il potere di comunicare con gli autori nei nostri sogni e o anche di contattare scrittori nell’aldi là per negoziare con loro. I reportage dell’NPR o del Times non sono concordi sull’esito della vertenza. La verità è che pochi hanno idea di cosa si tratti o come ci si sono trovati. E’ una vertenza legale simile a quella di Jarndyce vs. Jarndyce in Casa desolata di Charles Dicken’s – una ragnatela infinita e che finisce per avviluppare nella sua sottile filigrana legale chiunque e qualunque cosa.

In tandem con questa gigantesca operazione di trasferimento c’è  lo stupefacente cambiamento nella fisionomia e nelle fortune della cultura dei libri e dell’editoria,  uno sviluppo che indica non solo la rapida scomparsa del libro come oggetto culturale e bene di mercato, ma uno sforzo concertato per promuoverne la svalutazione, perfino la degradazione,  anche da parte dei capitani dell’industria editoriale. Per esempio, in un recente articolo, Barnaull Nourrey, presidente della Hachette, il conglomerato editoriale francese che  possiede una grossa fetta dell’editoria americana, compresa la Time Warner Books (mentre Random House e le sue affiliate sono di proprietà del gigante editoriale tedesco Bertelsmann, —gli europei ora controllano la maggior parte delle pubblicazioni americane) ha avvisato che a meno che l’E-Book non inverta la sua decisione di lasciar scaricare libri elettronici a un prezzo massimo di 9.99 dollari, allora gli hardcover che sono alla base di gran parte dell’editoria e della vita delle librerie, subiranno un colpo mortale. in effetti, questo precipiterà la morte del libro.

Uno si chiede come mai Nourrey non possa semplicemente consigliare la E- Book di andare al diavolo e produrre libri di alta qualità a prezzi ragionevoli, anche se in quantità più piccole. Ma la verità è che Nourrey, come Bertelsmann, come la maggior parte degli editori americani, sono legati a imperativi tardo-ipercapitalisti del ventesimo secolo che si basano interamente sull’espansione ininterrotta, con una implicita convinzione nei principi darwiniani di obsolescenza e successo come linfa vitale dell’avanzamento della società e dell’economia.  Così, gli editori, come i tecnologi che tagliano loro la gola, sono produttori non di libri ma di denaro, mentre i libri sono diventati semplicemente un altro veicolo, insieme alla lavatrice e all’iPod, per generare capitale.

Come qualunque altro prodotto, il libro deve correre meglio e più veloce sul mercato altrimenti cade e muore. E i libri stanno cadendo. Adesso solo i più adatti sopravvivono. mentre gli autori a metà classifica cadono nella neve, i thriller che sbancano al botteghino e i libri di memorie semiseri e i libri sulle diete si fanno sempre più strada. Presto, però, anche loro cadranno. L’idea è che non ne resti in piedi nessuno. Tutti i libri fisici devono salire su per il camino. Era questo il metodo delle SS che obbligavano i loro prigionieri a gareggiare nudi intorno alle baracche nell’inverno polacco, una gara che non poteva vincere nessuno. Il libro sta diventando in fretta il disprezzato ebreo della nostra cultura. Der Jude è adesso Der Book. I propagandisti dell’hi-tech ci dicono che il libro è una forma di tecnologia inferiore, che assassina gli alberi e divora spazio; che la società starebbe meglio senza se mettessimo fine alla sua esistenza mentre cominciamo a portarci in giro, come bravi piccoli ariani, intere biblioteche in tasca, scaricate nell’Uber-Kindle.

Inoltre, ci viene detto che assegnare ai libri un particolare valore al di sopra e al di là della sua evidente inferiorità come mezzo per il linguaggio equivale a macchiarsi come inqualificabili  retrogradi sociali. E poi, così vuole la storia, pensate alla straordinaria agilità, efficienza e ampiezza di un Kindle, dove migliaia di testi sono a portata delle tue dita. Quale ragazzo o giovane opterebbe per la carta al posto dei testi elettronici? Nessuno, naturalmente. Questa è evoluzione, così vuole la storia. Editori e lettori, autori e agenti, sono ora avvisati che o stanno a questa verità o periranno. Quanto alla libreria, essa è come la sinagoga sotto Hitler: la casa di una religione condannata. Il libro di carta è la sua Torah e la sua pietra tombale: roba da bruciare, o da usare per lastricare la strada per il paradiso di internet.

Conosco molti scrittori che non vedono niente di sbagliato in questo,  e che non hanno troppi problemi a immaginarsi in una carriera passata interamente sui media elettronici, che vedono semplicemente questo sviluppo come il futuro e non sono particolarmente sconcertati dalla prospettiva di un mondo senza libri. I miei sentimenti e le mie opinioni possono sembrare loro esagerati, perfino sciocchi, forse folli. Magari hanno ragione. Forse sono matto. Forse questa è soltanto una lamentazione privata. Perché a me scrivere non viene facile. I miei libri sono duramente guadagnati. valeva la pena di fare quella fatica proprio per il libro, l’oggetto fisico, una sorta di tempio sacro, adatto al testo che conteneva. Se mi avessero detto quando ero giovane che la mia destinazione letteraria sarebbe stato uno aggeggio di plastica di sette pollici contenente i miei testi su cui fare zapping fra migliaia di altri testi, avrei sputato in faccia a una simile professione e sarei diventato invece un sicario o un rabbino. Per me, il libro è uno degli oggetti più sacri della vita, una torah, un testamento, qualcosa per cui non solo vale la pena vivere, ma come mostrato in Fahrenheit 451 di ray Bradbury, qualcosa per cui vale perfino la pena morire. E pure, anche se sono stato disposto a sacrificare tutto per i libri che ho scritto, curato o soltanto letto, anche se ho consacrato al libro tutti i giorni della mia vita, i miei anni, la mia gioventù e la mia età adulta, sia come oggetto sacro che come testo, oggi sono testimone di una cultura che si allontana in massa dal libro. Il mondo si trasforma per abbracciare il media elettronico come principale mezzo di espressione. L’umano ha optato per la macchina, e per i suoi fantasmi, invece che per la compagnia tattile e l’incarnazione didattica del libro cartaceo. E ache se questo sviluppo sembra inevitabile io non posso ugualmente accettarlo, e non lo accetterò. Combatterò. Resisterò. Perché non solo questa tendenza rappresenta il consolidamento della letteratura mondiale nelle mani di un unico deposito centralizzato ed è una prospettiva culturale demoralizzante, ma è anche un passo verso una nuova forma di totalitarismo dell’hi tech. In un recente episodio riportato dal Ny Times, in cui un editore ha deciso di ritirare dei suoi libri dalla circolazione del download elettronico, e Kindle ha unilateralmente eliminato i due libri dagli apparecchi Kindle di ogni singolo utente degli Stati Uniti che aveva acquistato i download.  L’implicazione non potrebbe essere più chiara: i maghi dell’hi-tech possono decidere come pare a loro chi legge cosa, e chi no. Mi sembra appropriato che i due testi cancellati dai Kindle fossero 1984 e La fattoria degli animali di George Orwell.

E’ dall’avvento del Cristianesimo che il mondo non assiste a un cambiamento così travolgente nel tessuto stesso dell’esperienza umana. Dietro la rivoluzione hi-tech è un’idea di Progresso che per molti aspetti rassomiglia alla premesse del Cristianesimo stesso. Il rimpiazzo della via vecchia con la nuova, del Vecchio Testamento col Nuovo testamento, lo screditamento della tradizione come inferiore o perfino malvagia, un senso di potente eccitazione per ciò che rivoluzionario, e naturalmente , quel che è più importante, la promessa dell’immortalità dei cieli al di là delle limitazioni temporali che devastano il corpo – il libro tattile maledetto contro il benedetto Spirito Santo di Internet – è tutto questo a segnare il pogrom contro i libri. Heinrich Heine, il poeta ebreo tedesco del primo Ottocento, ha scritto: “Dove si bruciano i libri, alla fine si bruceranno le persone”. L’avvento dei media elettronici al primo posto della moderna catena dell’Essere – un posto un tempo occupato da Dio, e poi, in seguito, dopo l’Illuminismo,  dall’essere umano, non è soltanto un 11 settembre dei nostri assunti culturali. E’ una catastrofe che ha le proporzioni di un Olocausto. E il suo finale è la scomparsa non solo dei libri ma di tutto ciò che è umano.

Non sarà che nell’amare i libri avevamo abbracciato senza saperlo non solo una tradizione millenaria, ma anche un vero e proprio culto religioso?

Le musiche di oggi erano “Mrs Cold” dei Kings of Convenience e “Tomorrow never knows” di Bruce Springsteen

Ecco la puntata di oggi:

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