Ad aprile saranno tre anni dall’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon – la prima notizia di rilievo pubblico as essere stata condivisa intensamente sui social network. Dopo un rinvio lo scorso ottobre, è partito il processo, che arriva oggi al terzo giorno, non di fronte a una giuria ma di fronte a un giudice che sta studiando il caso da tre anni. Con un procedimento lungo e tortuoso, prima vengono presentati i casi dell’accusa, e più avanti si ascolterà la difesa della BP. Tom Fowler riassume per il blog del Wall Street Journal, e qui anche il New York Times
La canzone di oggi era “Whooping crane” di Lyle Lovett
Ecco la puntata di oggi:
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(foto di Kris Krug, da un progetto fotografico collettivo sul disastro BP qui su Flickr)
Leviamo gli ormeggi 3
Questa è l’ultima settimana di Alaska prima del palinsesto estivo, nella quale ci accingiamo a “salutare” alcuni blog e alcuni temi centrali della stagione. Vi ricordo che lunedì 5 luglio alle 12.40 riparte la nostra trasmissione con i diari di viaggio degli ascoltatori, Tre Uomini in Barca, che sarà naturalmente anche un blog, al quale potete iscrivervi mandando una mail per dire chi siete, dove pensate di andare quest’estate, da quando a quando, e con chi. In questi giorni ad Alaska mi raggiunge Leonardo “Leolino” Verzaro per varare la Barca come si deve.
Vi ricordo anche che durante i mesi estivi potrete continuare a ricevere qlc aggiornamento da Alaska su Twitter.
Nelle ultime dieci settimane è l’argomento che ha tenuto in scacco Alaska, non solo perché è il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti, ma perché è il primo seguito, indagato e sorvegliato da decine di milioni di persone in tutto il mondo attraverso i blog e i social network, che forniscono un’abbondanza di informazioni e fotografie, e a volte riescono a raddrizzare in tempo reale qualcuno dei mille torti che la situazione sta creando. Ogni giorno, da quasi settanta giorni, e ogni giorno di questa estate che verrà, altri 100 mila barili di greggio fuoriescono nel Golfo del Messico, e dal sito dell’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon raggiungono le profondità dell’oceano, le coste e le paludi di pesca della Louisiana, dell’Alabama, la foce del Mississippi, le spiagge della Florida, imprigionando e uccidendo pellicani, delfini, granchi, tartarughe e decine di altre specie protette, impedendo ai pescatori di guadagnarsi da vivere, paralizzando l’industria del turismo, e peggiorando la situazione con l’uso di sostanze chimiche per disperdere il petrolio.(prima relazione Epa sulla tossicità del Corexin). Nella speranza che le operazioni di emergenza della BP vadano a buon fine almeno ad agosto, chiudiamo queste settimane di analisi con alcune novità.
♫ La canzone di oggi era “Whooping crane” di Lyle Lovett
Ecco la puntata di oggi:
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Come si temeva già da luglio dell’anno scorso, la bozza “litigata” del ddl sulle intercettazioni (adesso anche nel mirino dell’Osce per la sua minaccia alla libertà di stampa) rischia con il “comma 28″ di equiparare i blogger privati (che non sono registrati come testata “responsabile”) ai blog giornalistici, con tanto di obbligo di rettifica delle informazioni entro 48 ore pena multa fino a 12 mila euro. Qui cosa dice, fra i tanti, Bruno Saetta.
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Il Post riprende una riflessione del Wall Street Journal sull’illusione di twitter nell’organizzazione delle manifestazioni dela “rivoluzione verde” in Iran l’anno scorso contro la rielezione di Ahmadinejad. Proprio vero che fu il social network a far riunire le persone nelle strade?
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BP: nulla di decisivo dal discorso di Obama di stanotte, salvo quello che vi avevo anticipato nella puntata di ieri (e i Democratici dicono che non ha spinto abbastanza sulla lezione sull’energia pulita implicita nel disastro della BP, i Repubblicani dicono che ha spinto troppo). Nel frattempo: seguita in diretta via twitter su diversi blog, si è tenuta ieri l’udienza esplorativa del Congresso con i presidenti delle cinque grandi aziende petrolifere – BP, Shell, Exxon, Chevron e Conoco; un bel fulmine ha colpito la nave di trivellazione che sta cercando di contenere la perdita nel Golfo provocando un incendio, rientrato in serata, operazioni riprese; il nuovo studio scientifico commissionato dalla Casa Bianca e divulgato ieri sera dice che la perdita è fra i 35 mila e i 60mila barili di greggio al giorno; un operatore telefonico del centralino BP a Houston dice, restando anonimo, che il centralino è falso e le migliaia di segnalazioni quotidiane da parte di comuni cittadini non vengono riferite a nessuno (naturalmente la BP nega); Mac McClelland per Mojo è andato a visitare uno dei centri di pulizia e recupero dei pellicani bruni a Fort Jackson in Louisiana (con foto). Sempre Mac fa un’altra delle gite non autorizzate dei corrispondenti di Mother Jones su una spiaggia dove sono in corso le operazioni di pulizia: accompagnato dal suo ex professore di letteratura, scopre alcune cose inquietanti - un delfino morto, il petrolio raccattato con gli asciugamani, e soprattutto le squadre sotto contratto per la BP gli fanno presente che “non c’è bisogno di vedere queste cose in fotografia”. Jason Linkins per Huffington Post trascrive i dialoghi di un video fra il visitatore- giornalista Scott Walker e un rappresentante della BP su una delle spiagge contaminate.
♫ Le musiche di oggi erano “Quello che non c’è” di Afterhours e “Trouble” di Ray Lamontagne
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Perché Sex & the City 2, il secondo film tratto dalla serie tv, è andato così bene al botteghino e invece è stato fatto a pezzi dai critici? Rancore da recessione? Choire Sicha per Daily Beast prova a rispondere (la traduzione qui sotto nel podcast)
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Nuove scoperte sulle ricchezze minerarie in Afghanistan – ma i sovietici lo sapevano già molto bene ai tempi loro, e chissà perché la questione salta fuori proprio adesso. The New York Times e Washington Post illustrano lo scoop – mentre molti altri blog criticano e mettono in guardia. Il Postriassume la vicenda . Nel frattempo Alda Sigmundottir posta sulla nuova legge sull’acqua in Islanda, stilata nel 2006 e implementata a partire dal prossimo 1 luglio. E’ un ennesimo caso di scontro fra interessi pubblici e privati (vi traduco il post qui sotto nel podcast)
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E quanto al petrolio? La continua sorveglianza di media, blogger e comuni cittadini fa sì che la BP sia continuamente sotto pressione. Questa notte il discorso di Obama dalla Casa Bianca alla nazione dopo il rientro dalla sua quarta visita nel Golfo del Messico. Qualche contenuto già si profila, perché le questioni sul piatto in questo momento sono: 1) lo stato anticipa il denaro e la BP non dà segni di volerlo ripagare a breve, perciò i democratici insistono perché venga istituito un fondo della BP di 20 milioni di dollari gestito da indipendenti, e il NYT conferma che uno degli annunci di stanotte potrebbe riguardare questo; 2) altri dirigenti della Bp vengono sentiti oggi dalla commissione d’inchiesta; la questione della legislazione sulle fonti rinnovabili e su come diminuire l’impatto sul cambiamento climatico diventa sempre più pressante, e finora nessuno ha approfittato del disastro BP per spingere l’acceleratore su questo; 4) Obama ha appena rilasciato un’intervista al sito americano Politico, in cui sostiene che il disastro BP darà forma a come penseremo all’ambiente nei prossimi anni; per gli americani avrà lo stesso impatto dell’11 settembre; 5) secondo Terry Macalister e Richard Wachman del Guardian, che riportano la previsione di un’azienda di consulenza sul petrolio, la perdita nel Golfo del Messico potrebbe proseguire fino a Natale. Intanto la BP è stata costretta dalla pressione pubblica a discutere di come i suoi azionisti dovranno autotassarsi per finanziare le spese del disastro. Nei prossimi giorni andiamo a vedere qual è l’atteggiamento sui boicottaggi alla BP, come si sta comportando la BP con i cronisti che si presentano sulle spiagge contaminate, e molto altro.
♫ Le musiche di oggi erano “20 km al giorno” di Nicola Arigliano nella versione di Mike Patton e “Bleezer’s ice cream” di Nathalie Merchant
Ecco la puntata di oggi:
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Una donna e una sedia. La stella serba dell’arte contemporanea Marina Abramovic ha concluso qualche giorno fa un mese e mezzo di performance molto speciale al Moma di New York. Il Post (condensando dal New York Times) racconta di cosa si è trattato.
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Questa sera il grande concerto inaugurale dei mondiali di calcio in Sudafrica. Radio Popolare li seguirà con due trasmissioni, Patapalla per la diretta delle partite e Mama Sudafrica. Entrambe le trasmissioni avranno anche un blog, e se vi ricordate com’è andata con le ultime Olimpiadi, sarà molto interessante seguirle anche online. Oggi con Alessandro Diegoli presentiamo il blog di Patapalla e le ultime operazioni di insediamento dell’equipaggio di Patapalla al Carroponte di Sesto San Giovanni, presso l’Area Archeologica ex-Breda.
♫ Le musiche di oggi erano “You, sailor” di Erin McKeown e “Mbaqanga” di Mahlathini & The Mahotella Queens
Ecco la puntata di oggi:
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(una nube di sabbia si leva dalle barriere, a East Grand Terre Island, in Louisiana – via New York Times)
Abbiamo parlato qualche puntata fa dello spericolato attivista neozelandese di Sea Shepherd Pete Bethune, crociato contro la caccia alle balene, detenuto in Giappone per essere processato per l’assalto a una nave baleniera. La novità è che la stessa Sea Shepherd con un comunicato del 4 giugno prende le distanze da Bethune e lo abbandona al suo destino. Il motivo? Bethune avrebbe violato il divieto di tenere armi a bordo (arco e frecce) e la politica non-violenta dell’associazione. Sea Shepherd dice di voler aiutare Bethune al processo ma che l’attivista non sarà più considerato un membro dell’associazione. Secondo Jason Stewart, che era imbarcato insieme a Bethune sulla Ady Gil, Sea Shepherd aveva sempre saputo delle armi a bordo. Nel frattempo il blog di Sea Shepherd aggiorna sul processo di Bethune con grande calore.
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In attesa che The Cove arrivi al cinema e in dvd anche in Italia, Il Post ci racconta qualcosasu come Tokyo ha preso questo documentario sui delfini. Offesa all’immagine del paese del Sol Levante. E’ una bella storia, anche perché è bella la storia di Ric O’Barry – addestratore del delfino Flipper e animatore dei parchi acquatici – che un giorno ha cambiato vita.
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Per quello che riguarda il Golfo del Messico, la situazione continua a evolversi. Mentre Obama dice alla Nbc che se avesse lavorato per lui il direttore della BP Tony Hayward sarebbe già stato licenziato – per via dei suoi infelici commenti all’indomani del disastro (tipo “rivoglio indietro la mia vita”, o – alle obiezioni sull’uso di sostanze chimiche per disperdere il petrolio – “tanto l’oceano è grande”), salta fuori che nella abituale vita del Golfo ci sono perdite fisiologiche di diversi pozzi. MotherJones fa una mappa che cerca di raccontare “chi possiede il Golfo” – agghiacciante - nella quale linka anche un bizzarro quiz su quali nomi di famose band musicali vengono usati per dare i nomi ai pozzi. Kurt Cobain non sarebbe tanto contento di sapere che uno si chiama Nirvana. Stanotte è arrivata una comunicazione di tronfio ottimismo della BP che dice che “in breve tempo” la perdita sarà ridotta a “poco più di un rivolo”. Quando? Be’, “non domani, non la prossima settimana”. Intanto giovedì si vota al Senato americano per la riduzione dei gas serra, non si sa come andrà. Obama minaccia di usare il suo diritto di veto per respingere il voto contrario dei Repubblicani, ma nel frattempo ha riaperto le trivellazioni esplorative in acque basse. Kate Sheppard racconta che ieri un gruppo di senatori democratici ha introdotto una proposta per conferire alla commissione d’inchiesta sul disastro BP il potere di emettere mandati di comparizione alle parti da interrogare.
Intanto le “piume” di petrolio sono state avvistate fino a 150 miglia dal luogo della perdita (col terrore di quello che accadrà quando arrivano gli uragani) e i veterinari stanno lavorando – pellicano per pellicano, tartaruga per tartaruga – per pulire quanti più animali possibile. Le associazioni mediche e ornitologiche chiedono a tutti di dare un contributo economico attraverso le donazioni. Il lavoro è lento, faticoso, a volte frustrante. Bisogna lavare la bocca di ogni tartaruga (qui la storia della tartaruga Kurt), pulire, scaldare e reidratare ogni volatile, fare shampoo a bestiole spaventate. Con la consapevolezza che il salvataggio di un singolo esemplare può fare la differenza per le specie più a rischio. Il dottor Nelson, veterinario, blogger e autore di un libro che racconta la sua esperienza, ha postato due giorni fa per ringraziare tutti i suoi colleghi che stanno lavorando sulle spiagge.
♫ Le musiche di oggi erano “Paralyzed” dei Crash Test Dummies e “Whooping crane” di Lyle Lovett
Ecco la puntata di oggi:
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Anche quando non è in onda, il blog di Alaska vive su Twitter
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Oggi esploriamo anche altre storie, ma senza lasciare la BP; terremo uno spazio aperto in ogni puntata su come si evolve la situazione nel Golfo del Messico, perché è possibile che non si riuscirà a fermare la perdita di greggio fino ad agosto, né a pulire la costa prima dell’autunno inoltrato.
Intanto vi segnalo questa intervista di Global Voices con Réassi Ouabonzi, anima del blog Chez Gangoueus dal 2007, che ha ricevuto il secondo premio nella categoria “blog in francese” ai recentissimi Best of Blogs Awards. Il blog di Réassi esplora la letteratura africana in francese di autori locali emigrati.
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Vi ricordate l’ampia dissertazione di Umberto Eco sull’uso di Wikipedia qualche puntata fa? Anche lo scienziato/scrittore Piergiorgio Odifreddi ha qualcosina da raccontare sulle voci che lo riguardano, potete leggerlo qui, in un’intervista di Claudio Sabelli Fioretti. Nel frattempo ricompare l’indimenticabile Tommaso Debenedetti, grande falsario di interviste con letterati (qui tutti i post in cui abbiamo parlato di lui ). Infatti lo intervista El Pais, ripreso da Il Post.
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Rimettiamo le mani nel greggio. Mother Jones sta facendo un lavoro egregio con le sue corrispondenti, che stanno andando – letteralmente – a sporcarsi le mani. Julia Whitty è riuscita ad accedere alla spiaggia di Elmer’s Island in Louisiana, si è fatta prestare un paio di galosce del 46 e ci racconta cos’ha visto (ve la traduco qui sotto nel podcast).
Il Post riassume come stiamo messi al 50esimo giorno dall’esplosione della Deepwater Horizon. Nel frattempo la spillcam (nel post qui sotto) continua a mostrare la fuoruscita in presa diretta – 10 mila barili al giorno in meno, sembra sempre uguale.
Ma quanto sta costando tutto questo accrocchio di tentativi di tappare la falla, costruzione dei pozzi di sfogo, pulizia delle spiagge, invio di sacchi di sabbia, sopralluoghi degli esperti, circolazione delle navi nel golfo, ecc? E soprattutto, chi paga davvero? Kate Sheppard racconta che la Guardia Costiera e Janet Napolitano hanno comunicato che le casse dello stato per le emergenze sono quasi prosciugate. Infatti, lo stato fin qui ha speso 93 milioni di dollari, anticipando la paghetta alla BP, che invece decide in buona parte come spenderli e non ha ancora cominciato a restituirli mentre il Congresso arranca per stanziare altri fondi. Peccato che 93 milioni di dollari sia anche quello che la BP guadagna in un giorno. In un altro post, Kate si chiede anche com’è che dei presunti 10mila barili di greggio al giorno che la BP starebbe “salvando” dalla falla dopo l’ultima operazione di incappucciamento, la proprietà resta sua? Si tratta di un guadagno di 750 mila dollari al giorno. La BP ha diritto di tenerseli dopo quello che ha combinato?
Nella puntata di domani diamo un’occhiata a cosa si dice nei blog sul lavoro che stanno facendo i veterinari sulle spiagge contaminate.
♫ Le musiche di oggi erano “Magic day” di Lou Rhodes e “In your hands” di Charlie Winston
Ecco la puntata di oggi:
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C’è da mettersi le mani nei capelli. Come testimonia la spillcam, il petrolio continua a fuoriuscire forse peggio di prima, la BP prova a incappucciare la falla mentre le sue quotazioni in borsa crollano, Sarah Palin dice che è colpa degli ambientalisti, gli animali muoiono, MotherJones fotografa le insegne delle botteghe e dei negozi in Louisiana (“chiuso per colpa della BP”), Obama cancella il viaggio in Australia e Indonesia per tornare nel Golfo, si è aperta la stagione degli uragani, i commentatori di sinistra lamentano che il disastro oscuri la sua presidenza, mentre scienziati di tutto il mondo ed esperti degli abissi marini sono chiamati a dare il loro parere, fianco a fianco con deputati repubblicani che siedono nei CdA della compagnie petrolifere. E mentre noi ricicliamo le bottiglie di plastica, la macchia di greggio potrebbe arrivare all’Atlantico. Ma potrebbe esserci un simbolo più chiaro della fine di un’epoca e dell’urgenza di cambiare modo di vivere?
Jacqueline Leo, direttrice del Fiscal Times, posta per HuffingtonPost su come la BP abbia comprato i risultati di ricerca di Google in modo da comparire sempre per prima nelle ricerche su “perdita di petrolio”, “petrolio nel golfo”, “perdita sulla costa della Louisiana”, “pulizia del petrolio” (ma non “disastro da petrolio”) spingendo verso le pagine secondarie i risultati delle associazioni non-profit (vi traduco quanto più possibile di questi post nel podcast qui sotto)
Anderson Cooper della Cnn trasmetteva ieri sera dopo il suo sopralluogo in mare nel Golfo. Maureen Miller, della sua redazione, anticipava che la BP ha il coraggio di dire che l’avvelenamento dei pulitori sulle spiagge potrebbe non essere dovuto alle sostanze chimiche che stanno maneggiando ma a un “avvelenamento da cibo”.
Rick Outzen per Daily Beast racconta come mentre tanti pescatori senza lavoro aspettano con le mani in mano, la BP paga i turisti ricchi perché li aiutino con le loro motobarche superveloci.
James McKinley Jr posta per il New York Times su cosa sta accadendo all’industria della pesca nel Golfo.
James Cameron, che per Abyss e Titanic ha lavorato con le troupe di sommozzatori più esperte del mondo, dice che la sua offerta di aiuto è stata rimbalzata dalla BP.
Nel frattempo, dopo che la sega dalla lama di diamante si è incastrata nel condotto, la BP è riuscita a liberarla e sta usando un paio di forbici giganti. Sì. Deve tagliare il tubo per provare a “incappucciarlo”, in attesa che siano completati i pozzi di sfogo (per agosto?) generosamente paga lei le barriere di sabbia con cui la costa della Louisiana sta cercando di proteggersi.
La dimensione delle punizioni civili per la BP – cioè le multe – dipende da quanto petrolio versano in mare, perciò è di assoluta importanza calcolare esattamente quanto petrolio sia stato disperso. Kate Sheppard qui. nel frattempo è investita da una valanga di richieste private di risarcimento, racconta Andrew Clark.
Finlo Rohrer cerca di capire quanta rabbia ci sia negli Stati Uniti, dalle iniziative individuali contro la Bp alle 350 mila persone che protestano su Facebook.
Le musiche di oggi erano “Rise” di Eddie Vedder e “Treme song” di John Boutté
Ecco la puntata di oggi:
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Chi segue AlaskaRP su Twitter ieri ha ricevuto eccezionalmente una valanga di tweet con una cronologia in tempo reale di quello che stava accadendo con l’operazione cosiddetta Top Kill della BP per tentare di bloccare col fango la perdita di petrolio nel Golfo del Messico, fino alla conferenza stampa di Obama (che oggi torna in Louisiana) che si è conclusa intorno alle 20. Nel link qua sopra potete vedere la cronologia su Twitter, e se ancora non lo siete, diventate follower di Alaska (cliccate sul T-Rex qui a destra). Oggi in diretta ci dedichiamo a qualche approfondimento.
Come si vede dalla webcam anche stamattina, il petrolio continua a fuoriuscire. “Piume” di petrolio di dimensioni gigantesche vengono avvistate in profondità nelle acque del Golfo. Proseguono le udienze con i lavoratori della BP, i dirigenti delle tre aziende coinvolte, i familiari degli operai morti nell’esplosione della piattaforma.
Durante la conferenza stampa, rispondendo punto per punto ai giornalisti che giustamente non mollavano l’osso, fra le mille cose che ha comunicato Obama ce ne sono state due sostanzialmente nuove: 1) oltre alla moratoria di 6 mesi su tutte le trivellazioni e all’espansione delle ispezioni sulle piattaforme, il governo ha deciso di separare l’agenzia governativa che effettua le ispezioni da quella che accorda i permessi (ha definito “scandalosa corruzione” il rapporto fra agenzie del governo e compagnie petrolifere); 2) sull’esito di Top Kill ci sono molti dubbi. E infatti, poco dopo (nonostante un parere timidamente ottimista ad alcune ore dall’inizio dell’operazione) la BP ha dovuto interrompere Top Kill nel tardo pomeriggio della Louisiana per riprendere di notte. La ragione – e non fa ben sperare – è che il fluido fangoso che veniva pompato stava traboccando dal condotto invece di andare a sostituirsi al petrolio. Andrew Clark si chiede se anche in caso di successo la procedura sarà stabile (tradotto qui sotto nel podcast). Richard Adams, che ieri ha bloggato tutto il giorno per il Guardian, ha trovato un bel reportage di Mother Jones su quelli che stanno lavorando per pulire le spiagge.
Two Way posta sull’effetto psicologico di guardare in continuazione la “spillcam” (le lo traduco nel podcast qui sotto)
Qualcuno pensa che l’unico lato positivo di un disastro ambientale senza precedenti è che da nuovi sondaggi gli americani oggi sono più disponibili a risparmiare carburante piuttosto che mantenere gli attuali consumi, che potrebbe nascere (come già fu con la Exxon Valdez) una nuova generazione di ambientalisti, e che i Repubblicani adesso potrebbero fare meno storie sull’energia pulita. Ma fino all’implementazione delle fonti rinnovabili, gli Stati Uniti rischiano di restare senza carburante, le nuove trivellazioni erano solo un piano di transizione.
Peter Baker del New York Times commenta la conferenza stampa di Obama (ve lo traduco nel podcast qui sotto).
♫ La canzone di oggi era “Bleezer’s ice cream” di Nathalie Merchant
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Aggiornamento Golfo del Messico: la Spillcam del post di ieri (quella dove si vede la perdita) è temporaneamente inattiva di nuovo attiva mentre si svolge l’Operazione Top Kill, di cui si saprà qualcosa stasera (potrebbe funzionare, non funzionare, o peggiorare le cose). Nel frattempo la BP ha attivato un’altra webcam subacquea che dovrebbe rendere conto delle operazioni di pompaggio del fango e (se funziona) del cemento. Potete vederla qui (a volte ovviamente si freeza, ma ogni tanto si vedono delle cosine interessanti). Attualmente nel Golfo ci sono diverse navi con un totale di 50 mila barili di fanghi pesanti da riversare attraverso i condotti del pozzo, le operazioni sono cominciare alle 21 di ieri e là adesso sono circa le 5 del mattino, per ora nessun segnale che il fango funzioni. Se Top Kill va storta, sembra che interverrà l’esercito. Intanto sono state bloccate tutte le trivellazioni esplorative in Alaska fino al 2011, compresa quella imminente della Shell. Su questa situazione vi sto aggiornando via Twitter(diventate follower di AlaskaRP se non lo avete ancora fatto, cliccate sul T-Rex qui a destra), ma in puntata ne riparliamo domani, quando nell’ordine dovrebbero succedere le seguenti cose 1) si capirà se il Top Kill funziona 2) si vedrà la nuova proposta legislativa sulle trivellazioni 3) Obama tornerà nel Golfo del Messico.
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Oggi invece esploriamo un paio di notizie circolate in questi giorni.
Qualcosa cambia nel mondo della tv planetaria. Il presidente del Brasile ha presentato qualche giorno fa con grande orgoglio la nascita di una televisione brasiliana internazionale che trasmetterà da Maputo e si potrà vedere in 49 stati africani, di cui 7 in cui si parla portoghese. Pare che Lula ci tenesse molto a vedere realizzato il salto della sua tv di stato verso la ribalta internazionale prima della fine del suo mandato, che scade fra sette mesi. Questa è la notizia originale com’è apparsa su Bbc News, ripresa poi in fotocopia dalla maggior parte dei blog, salvo Brazzilmag che sembra saperne qualcosa di più (ve li traduco entrambi qui sotto nel podcast).
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David Byrne ha fatto causa al governatore della Florida per aver utilizzato una celebre canzone dei Talking Heads in uno spot elettorale senza il suo consenso. Negli Stati Uniti, dove il rock è parte integrante della cultura popolare, questo tipo di equivoci sono molto frequenti. Spesso i candidati di destra si appropriano di canzoni pop per fini elettorali senza consultarne l’autore – celeberrimo il caso di “Born in the Usa” di Bruce Springsteen usata da Reagan, ma è capitato a molti altri, fra i quali Bob Dylan. Prima d’ora soltanto Jackson Browne si era spinto al di là della semplice diffida pubblica, facendo causa al politico in questione (nel suo caso per “Running on empty”). Per qualche giorno ho tenuto d’occhio il blog di David Byrne per vedere se avrebbe fornito le sue motivazioni per esteso, ed eccole. Come si poteva immaginare, il richiamo mediatico di una causa legale gli consente di proporre una discussione molto seria su musica e politica.
♫ Le musiche di oggi erano “20 km al giorno” di Nicola Arigliano nella versione di Mike Patton e “Road to nowhere” dei Talking Heads
Ecco la puntata di oggi:
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Su Radio Popolare dal martedì al venerdì alle 12.40 circa, e in replica dal martedì al giovedì alle 21.30, e il venerdì dalle 20.40. Condotta da Marina Petrillo. Esploriamo sentieri digitali, e siccome il mondo è vasto qualche volta ci perdiamo.
cerchi qualcosa in Alaska?
la sigla di Alaska
è "The desert is on circle" dei Six Organs of Admittance