venerdì, maggio 18th, 2012

(fotografia di Terry Moon)
Arrivano con gli autobus (e su uno di questi c’è @tigella che potete seguire su Twitter) per portare a Chicago, la città di Obama, lo spirito di Occupy Wall Street in occasione del vertice Nato a McCormick Place (mentre il G8 previsto è stato spostato a Camp David). La città è blindata nonostante lo spirito fortemente pacifista, creativo e ironico dei flashmob e delle manifestazioni, che porteranno il messaggio di OWS contro capitalismo, banche, debito, austerità e militarizzazione fin sulla porta di casa del sindaco Rahm Emmanuel, ex consigliere di Obama. La blogger Allison Kilkenny, che di solito segue OWS a New York, racconta nel podcast di The Nation e nel suo blog l’atmosfera di queste ore, mentre Kim Janssen narra il viaggio a bordo di uno degli autobus che hanno attraversato gli Stati Uniti.
♫ La canzone di oggi era “Which side are you on?” di Ani di Franco
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:Allison Kilkenny, Nato, NoNato, Occupy Wall Street, OccupyChicago, The Nation
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venerdì, febbraio 25th, 2011

(la mappa delle città liberate e quelle da liberare – a stanotte – dalle fonti web, via Andrew Sullivan qui)
Oggi è una giornata di grande tensione per la Libia, si tenterà di manifestare a Tripoli, stretta nella morsa della paura e pattugliata da giorni dai mercenari e ultima vera roccaforte da liberare, con l’apporto di rinforzi della rivolta che arrivano da altre città già liberate. A Tripoli sarà fondamentale che riescano ad arrivare le televisioni, e i reporter di tutto il mondo che stanno riuscendo ad arrivare dalle città liberate. Mentre la Nato si gratta il capino pensando se intervenire militarmente – la linea è vediamo se se la cavano da soli, sennò interveniamo, intanto cerchiamo di non pensare a cosa significa se non dovessero cavarsela da soli… – in Libia c’è bisogno, molto più che di armi di cui purtroppo si dispone in abbondanza, di cibo e medicinali – e rispetto. Stamattina Ghonim, fra i leader della rivolta egiziana, ha twittato: “Noi non siamo schiavi. Noi non accettiamo dittature. Noi siamo la nuova generazione del Mondo Arabo. Noi siamo LIBERI!”
Su Twitter, dove staremo accampati tutto il giorno, prevale la cabala speranzosa del venerdì, giorno di festa e tradizionalmente giorno di preghiera, di veglia e di lotta nei paesi in rivolta, e il giorno in cui sono caduti Ben Ali e Mubarak. E’ venerdì di manifestazione (un po’ tesa) anche a piazza Tahrir al Cairo, e naturalmente nella instancabile Lulu, la rotonda della Perla a Manama in Bahrain, 30mila manifestanti sono riuniti davanti all’università di Sana’a in Yemen, e i servizi di sicurezza iracheni avrebbero sparato stamattina contro una manifestazione a Baghdad.
Ormai Radio Popolare sta riuscendo a trovare diverse voci dalla Libia, pareri e analisi interessanti (seguite i Gr, i microfoni aperti, Esteri delle 18), perciò noi restiamo nel nostro. I materiali di oggi sono stati rigorosamente reperiti dai Twitterer, quando non creati direttamente da loro: ci hanno postato questo racconto di Paul Schemm della AP ripreso dal canadese Albuquerque Journal, con il racconto di come si sta autogovernando Benghazi liberata. Una delle twitterer della nostra rosa, @Anjucomet, vero nome Anjali Kamat (già bravissima sul Cairo) ci racconta cos’ha visto a Tobruk liberata, via Democracy Now! E rimbalza dappertutto su Twitter il post del Telegraph (Robert Winnett) sul presunto congelamento dei beni di Gheddafi da parte degli inglesi.
♫ La canzone di oggi era “Sign o’the times” di Prince
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:25Jan, @anjucomet, accolgienza giornalisti in Libia liberata, Albuquerque Journal, Andrew Sullivan, AP, Baghdad, Ben Ali, Benghazi, Cairo, comitati municipali Benghazi liberata, confine Libia-Egitto, congelamento beni Gheddafi in Inghilterra, Daily Dish, Democracy Now!, diserzioni esercito libico, Ghonim, guardia privata di Gheddafi, liberazione prigionieri politici Egitto, Lulu, mappa Libia liberata, Mubarak, Nato, Paul Schemm, piazza Tahrir, Robert Winnett, rotonda della Perla, Sana'a, situazione autogoverno a Benghazi, Tepelgraph, Tobruk, Tripoli, venerdì, Yemen
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