Posts Tagged ‘New York’

il segreto della città

mercoledì, giugno 5th, 2013

2010-Garbage-Collection-Route-Map

(la mappa dei turni di raccolta rifiuti di Miami)

Del ritmo vitale della metropoli fanno parte mappe e mestieri quotidiani che diamo spesso per scontati. Il più pericoloso, umile e tecnicamente complesso non è quello dei pompieri o delle forze dell’ordine, ma quello di chi lavora con le pattuglie della nettezza urbana per la raccolta dei rifiuti. Robin Nagle ha scritto un bel libro di giornalismo investigativo, “Picking up”, usando la tecnica dell’immersione: ha conquistato la fiducia di alcuni di questi lavoratori notturni nella metropoli per eccellenza, New York, e ha anche superato l’addestramento per lavorare con loro. Heather Horn l’ha intervistata per The Atlantic online, scoprendo che indagare il lavoro degli operatori ecologici costringe a porsi alcune domande dure sulla sostenibilità del nostro stile di vita; e che l’organizzazione dei parcheggi per la pulizia delle strade è un’arte raffinatissima che non riceve applausi da nessuno.

La canzone di oggi era “Dust and water” di Antony & the Johnsons

Ecco la puntata di oggi:

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para bailar Obamba!

venerdì, novembre 16th, 2012

Come fu già per l’uragano Irene, l’uragano Sandy ha goduto del suo antidoto satirico, l’inimitabile umorismo del meme su Twitter su Michael Bloomberg, @elbloombito, adorabile e dichiarato impostore che nei panni del sindaco di New York twitta messaggi in un pidgin English sgrammaticato, in cui sia lo spagnolo che l’inglese sono sempre sbagliati ma la battuta arriva chiarissima. Nel suo mondo, Obama è “Baracque Obamba”, il Giorno del Ringraziamento è il “Graciasgiving”, e “quando il gioco si fa duro, la protezione civile va da un’altra parte”. L’unico modo per godere appieno delle vignette folgoranti del Bloombito è leggerle su Twitter, ma qualche elemento si può fornire a priori: 1) El Bloombito ha una straordinaria abilità nell’usare i 140 caratteri 2) la battuta sarebbe divertente a prescindere dal gioco delle lingue 3) Il Bloombito funziona al meglio quando è inserito in un flusso di tweet sullo stesso argomento, meglio ancora se il vero sindaco sta tenendo una conferenza 4) la sua lingua inventata è irresistibile.
A dicembre del 2011, quando El Bloombito vinse un premio del web, il sindaco stesso gli twittò le congratulazioni. Ma la cosa ancora più interessante è che la vera identità del Bloombito è quella di una giovane madre di famiglia di Inwood di origine portoricana, Rachel Figueroa-Levin, che si inventò la parodia nei giorni dell’uragano Irene quando era costretta in casa senza nulla da fare. Bloomberg aveva inaugurato il suo nuovo metodo di comunicazione “inclusivo” con i cittadini: la donna che accanto a lui traduce nel linguaggio dei segni, e alcuni strani foglietti da cui legge in spagnolo una sintesi dei contenuti più importanti del suo messaggio. Peccato che il suo spagnolo sia così tremendo da essere incomprensibile ai latinos di New York, alcuni dei quali credono che Bloomberg parli in realtà in italiano. Rachel, scherza, è terrorizzata che il sindaco impari davvero lo spagnolo, perché a quel punto El Bloombito non avrebbe più senso, ma intanto si chiede se Bloomberg non possa farsi tradurre seriamente da una persona di lingua ispanica, soprattutto quando parla di cose importanti come un’evacuazione di emergenza. A maggior ragione dopo l’uragano Sandy, Mary Elizabeth Williams di Salon è andata a trovare la donna che con 140 caratteri fa felici i newyorchesi e non solo.

Ecco la puntata di oggi:

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luce di emergenza

martedì, ottobre 30th, 2012

(il Jane Carousel stanotte, la giostra di Dumbo/Brooklyn assediata dall’acqua, foto postata per prima da @anjelicaaa)

450mila tweet all’ora per l’uragano Sandy sulla costa est degli Stati Uniti, per raccontare e commentare una notte caotica e piena di emergenze. Forse venti morti, di cui cinque solo a New York, migliaia di alberi abbattuti, dighe sfondate nel New Jersey, tuttora senza luce mezza Manhattan (dalla 34esima alla punta inondata di Battery Park), alcune gallerie della metropolitana allagate dopo l’esondazione dell’Hudson e un vero e proprio torrente in un tunnel stradale, e ancora incendi, esplosioni bluastre dalle centraline elettriche saltate, alcuni crolli, persone imprigionate negli ascensori, un ospedale evacuato perché i generatori non hanno funzionato. Tutti gli aeroporti più importanti sono stati chiusi uno dopo l’altro. Per New York Obama ha dichiarato lo stato di catastrofe naturale perché possa accedere agli aiuti federali. Atlantic City e altre località del New Jersey sono quelle più colpite: poca pioggia rispetto alle previsioni ma allagamenti imponenti dai lungomare, dai fiumi e dai canali. A Philadelphia per il ripristino dell’elettricità potrebbe servire una settimana, e le reti dei trasporti pubblici si riservano di accertare l’ammontare dei danni nella giornata di oggi. Senza luce sono rimasti, e lo sono ancora, 3 milioni di persone. Ed è un fatto che rispetto a molti altri eventi, stanotte la catena dei tweet è stata un mosaico di sprazzi di informazioni utili mescolati a falsi, e la mancanza di elettricità, unita alla necessità di risparmiare le batterie di computer e cellulari, ha smangiucchiato la completezza, la lucidità e la prospettiva, svelando l’intrinseca fragilità di una connessione che dipende dalla disponibilità di energia. Per alcune testate è stato perfino impossibile scrivere e postare perché i server non funzionavano più (vedi l’Huffington Post), anche se non sono mancati ottimi casi di debunking delle informazioni non veritiere. The Atlantic ci guida un po’ nella distinzione tra foto false e foto autentiche, e BuzzFeed nell’intensa attività di verifica avvenuta stanotte nonostante il caos.

La canzone di oggi era “Atlantic City” di Bruce Springsteen

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against the wind

lunedì, ottobre 29th, 2012

(la mappa dei venti di Wind Map durante l’uragano Isaac – più sotto il link alla mappa aggiornata in diretta dei venti di Sandy)

Centinaia di migliaia di persone preventivamente evacuate, stato di emergenza in gran parte della costa est, divieto di guida in Delaware, migliaia di voli nazionali e internazionali cancellati, autostrade chiuse, tutta la rete dei mezzi pubblici di New York chiusa da ieri sera, negozi svuotati, canili evacuati, previsioni di cadute della rete elettrica anche per diverse ore, appelli preoccupati dei meteorologi a seguire rigorosamente le istruzioni del Fema (la protezione civile americana tristemente nota per l’uragano Katrina), e gli appuntamenti della campagna elettorale cancellati o rimandati, a otto giorni dal voto, mentre il punto più critico potrebbe essere proprio Washington DC. E’ Sandy, l’uragano del nuovo tipo Frankenstorm, fatto di umidità tropicale ma anche di aria artica, che ieri ha già portato la neve in Virginia e onde altissime in New Jersey anche se la costa non era ancora stata sfiorata nemmeno dal bordo della tempesta. Su Twitter, oltre ai racconti comuni della preparazione alla tempesta e di una New York insolitamente deserta, si trova una quantità di risorse che non ha precedenti, soprattutto in contrasto con quei paesi dove in vista degli uragani non c’è né informazione né prevenzione: le mappe interattive e aggiornate in diretta, come quella dell’Huffington Post, le webcam dal vivo, come quella della Statua della Libertà (di cui vi faccio sentire l’audio), o la mappa della direzione e velocità dei venti aggiornata in tempo reale su Wind Map. Inoltre è possibile seguire tutti i profili di servizio, da quello del Fema a quello del servizio meteorologico di Washington  Capital Weather Gang. Il Wall Street Journal ha aperto un live blog, e come già fu per l’uragano Irene, ha deciso di togliere il paywall dalle sue pagine online finché l’uragano non sarà passato. Stessa cosa ha fatto il New York Times, che oggi ha una foto di New York al minuto mentre sta facendo giorno. Fra i reporter più particolari ci sono anche alcuni personaggi di Occupy Wall Street: oggi il celebre livestreamer di OWS, Tim Pool, tenterà di fare una diretta dell’uragano, mentre @OccuWeather sta twittando già da ieri a bordo di una grossa imbarcazione sull’Hudson con foto, riproduzioni degli sms che riceve dal servizio meteo, e video.

La canzone di oggi era “Against the wind” di Bob Seger

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rimetti a noi i nostri debiti

martedì, settembre 27th, 2011

(uno dei magnifici manifesti creati dai culture-jammer canadesi di Adbusters per OccupyWallStreet)

Ben ritrovati a tutti!
Sono moltissimi gli spunti e le riflessioni che hanno continuato ad arrivarci dalla blogosfera e dai social media durante la pausa estiva, così in questa prima settimana cercherò di fare un punto di alcune novità che potrebbero restare importanti durante la nuova stagione, nella quale credo che assisteremo a ulteriori riflessioni sul rapporto fra citizen journalism e giornalismo tradizionale, fra attivismo e social media e al surriscaldarsi di alcune situazioni di protesta. Nei prossimi giorni riprenderemo anche il filo delle rivolte arabe, mentre oggi (a maggior ragione perché non ha praticamente copertura sui media tradizionali, men che meno in Italia) voglio cominciare la nuova stagione raccontandovi di #OccupyWallStreet, la catena di sit-in permanenti partita il 17 settembre, che sta entrando nella sua seconda settimana in diverse città americane – 41 (potete vedere la lista qui) – in testa naturalmente l’occupazione di Zuccotti Park (o Liberty Plaza) a New York (col progetto di un’occupazione per l’appuntamento internazionale del 15 ottobre, che toccherà anche l’Italia) e la danza intorno al Toro della Borsa Americana, a due passi da dove avvenne la scena degli impiegati Lehmann Brothers che lasciavano per sempre il loro posto di lavoro con gli scatoloni. La campagna di immagine dei sit-in è stata studiata con grande cura da Adbusters, che è fra i motori della prima chiamata al sit-in, già dallo scorso luglio. La richiesta dei sit-in americani, senza leader, è principalmente di testimonianza – riassumibile a grandi linee in un “noi non paghiamo il debito”, e “siamo il 99% e non staremo più zitti”. La comunicazione via Twitter, nonostante l’ispirazione ricalchi quella dei sit-in delle rivolte arabe e degli indignados spagnoli, è ancora molto grezza e confusa: troppi hashtag diversi (all’inseguimento di un hashtag generale che possa scavalcare nei trending topics la presunta censura di Twitter, e anche perché ogni città ha il suo hashtag), molti slogan, poche foto e poca cronaca; ma il dominio occupywallstreet.org ha 50mila contatti al giorno, 250mila nella prima settimana;  esiste uno streaming video del sit-in di New York, (gestito da un “gruppo media” di tre persone che ammette di non essere ancora abbastanza organizzato), ed è possibile ricostruire la quotidianità dei sit-in dalle richieste di tende per dormire, pizze, medicinali di base e altre necessità. Nelle foto si puà individuare il furgone di Wikileaks. Stanotte il regista Michael Moore, a cui era stato chiesto di partecipare, è comparso al sit-in di New York. Chi si trova a New York può fare una chiamata skype di solidarietà al sit-in contattando Globalrevolution1. Assemblee si tengono su vari temi durante la giornata. Le azioni della polizia vengono fotografate e filmate. Prima del sit-in, OccupyWallStreet ha stabilito un comportamento rigorosamente non violento e ha studiato la normativa sull’occupazione del suolo pubblico, decidendo di limitare l’occupazione ai marciapiedi, anche se l’occupazione notturna non sarebbe consentita e il fatto che quando i numeri crescono, i manifestanti finiscono inevitabilmente per intralciare il traffico. Tre giorni fa, questo ha provocato l’intervento del New York Police Department con spray al pepe e una retata con 80 arrestati, rilasciati nelle ore successive, che ha attirato l’attenzione altrimenti molto debole dei media tradizionali (l’ironia è che il sit-in è anche in solidarietà con gli agenti di polizia che si sono appena visti tagliare i fondi-pensione). Oggi provo a darvi qualche suggestione su #OccupyWallStreet: l’unico quotidiano di grande profilo che si è occupato da subito del sit-in è il Guardian, sia con articoli che con il suo blog; qui un pezzo di David Graeber, qui un un ritratto dei manifestanti,  che come vedrete traccia un identikit molto simile a quello degli attivisti del 2011 in tutto il mondo, a prescindere dalla situazione politica da cui partono: giovani, istruiti,  senza lavoro; qui invece il racconto di Ayesha Kazmi su come alla protesta si sia unito anche Anonymous e come venga usato Twitter in questi giorni. Qualcosa di più dai blog d’opinione del Washington Post, in particolare da James Downie. L’altro grande quotidiano che ha scritto di OccupyWallStreet è il NYTimes, subito sbugiardato da Allison Kilkenny su The Nation, che si fa qualche domanda molto opportuna sul vuoto di rappresentanza. Il NYTimes si rende allora più decoroso con una piccola inchiesta di Joseph Goldstein su cosa si discute negli ambienti della polizia metropolitana a proposito di sit-in, mentre al sit-in di Chicago, la notte scorsa, i manifestanti hanno avviato un’opera metodica di fraternizzazione con la polizia offrendo caffè e donut.

♫ Le musiche di oggi erano “Constant now” dei dEUS e “East Harlem” dei Beirut

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Anchorage #2

domenica, luglio 17th, 2011

Puntata dedicata allo scrittore David Foster Wallace, a tre anni dalla morte. In autunno esce anche in Italia il suo romanzo incompiuto Il re pallido. Una sintesi della tavola rotonda che il Daily Beast ha organizzato perché un gruppo di scrittori si confrontasse su The Pale King; l’articolo criptato su facebook che il New Yorker ha commissionato a Jonathan Franzen, in cui lo scrittore affronta dopo due anni l’argomento del suicidio del suo amico; e infine, l’omaggio di Zadie Smith a David Foster Wallace nella sua raccolta di saggi Cambiare idea.

♫ Le musiche di oggi erano “Illuminine” di Thurston Moore e “Dust and water” di Anthony & the Johnsons

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nuvole all’orizzonte

martedì, giugno 7th, 2011

Vi ricordate la storia di Amina – blogger , attivista lesbica e componente di una famiglia siriana molto in vista, salvata dal padre da un primo tentativo di arresto? Era stata lei stessa a raccontare sul suo blog la storia di quella notte pericolosa, e avevamo riportato qui il suo racconto.  Ma stavolta gli uomini mascherati della sicurezza di Assad sono riusciti nel loro intento. Oggi la rete e i social media sono pieni di appelli sulla sparizione di Amina, avvenuta ieri notte – qui il post da Damasco di Nidaa Hassan per il Guardian.

Twitter è zeppo di commenti in tutte le lingue sulla presentazione ieri di Steve Jobs sulla nuova iCloud Apple, che si avventura verso la comunicazione fra download di iTunes e scaricamenti illegali o da qualunque fonte e la sincronizzazione di tutti i propri contenuti a prescindere dal supporto fisico. Commenti di approvazione, di titubanza, di preoccupazione per la consegna dei propri contenuti a una memoria virtuale.  Bloomberg Business Week sostiene che Steve Jobs userà iCloud per smantellare la stessa industria che ha contribuito a creare.

E cominciato ieri a New York il Personal Democracy Forum (#PDF11 su Twitter), che discute di tecnologia, responsabilità degli individui e delle aziende rispetto alla rete, e inevitabilmente di attivismo web. Presenti fra i relatori molti dei tweep che seguiamo sulla timeline di Alaska. Il forum si può seguire in streaming video (dopo 5′ bisogna fornire il proprio indirizzo e-mail) ma qui e qui trovate il riassunto dei punti esplorati nella prima fase dei lavori.

Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe, la #twitterevolution di Milano e l’avvio ai referendum.

♫ La canzone di oggi era “Lotus Flower” dei Radiohead

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mappe personali

giovedì, ottobre 7th, 2010

Il Nobel per la letteratura è Mario Vargas Llosa.

sf.streetsblog ci mostra come può formarsi una mappa della nostra città se vista dagli occhi di chi la visita come turista. L’esempio grafico che potete vedere nel link, dalle suddivisioni di colore molto appariscenti, è applicato a San Francisco, la città di nascita del blog, e in misura minore a NY, ma può valere per qualunque città dove si applichino dei dati simili. In sostanza, se si confronta la mappa di una città composta attraverso le foto scattate dai visitatori e dai turisti, e una mappa della stessa città attraverso la densità delle foto scattate da chi ci abita, se ne ricavano due città diverse e sovrapponibili. La ricerca, basata su vaste ricerche negli archivi pubblici di Flickr, fa parte di una serie di mappe elettronico-artistiche create da Eric Fischer grazie a una sempre maggiore divulgazione dei dati di censimento delle città. Una delle sue mappe più belle è quella che rappresenta gli spostamenti urbani di integrazione razziale nelle principali città degli Stati Uniti – mappe che contraddicono alcuni vecchi pregiudizi sull’identità dei quartieri.  Per quello che riguarda le mappe dei click fotografici, ci dicono qualcosa di un pochino inquietante sulla conoscenza media di una città ancora oggi possibile a un turista…

Nuok, il superblog degli italiani a New York, plana finalmente nella sua patria d’origine; i fondatori presentano la testata sabato mattina alle 10 a Milano all’interno del festival dell’Innovazione che si tiene alla Loggia dei Mercanti – non solo contributi e contenuti, ma anche le nuove iniziative come l’internship per chi volesse a sua volta cimentarsi. Ne parliamo in diretta con Lorenzo Grandi, uno dei fondatori di Nuok.

Potete riascoltare tutto qui sotto nel podcast!

♫ Le canzoni di oggi erano “Map of the world” dei Monsters of Folk e “New York is killing me” di Gil Scott Heron

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tante scuse

giovedì, giugno 17th, 2010

Alaska vive su Twitter, diventa follower cliccando sul T-Rex qui a destra!

(Bernard McGuigan colpito dai paracadutisti inglesi durante la manifestazione per i diritti civili a Derry del 30 gennaio 1972)

Non capita tutti i giorni che a postare sia un eccellente scrittore, in questo caso Colum McCann, vincitore del National Book Award 2009 con lo stupendo romanzo Let the great world spin (che esce in Italia per Rizzoli col titolo Questo bacio vada al mondo intero), ispirato all’avventura del funambolo francese Philippe Petit che nel ’74 tese la sua fune d’acciaio fra i due tetti delle Torri Gemelle. McCann, classe 1965, è un dublinese trapiantato a New York, e ha postato sul Daily Beast all’indomani delle scuse del governo inglese per la strage della Bloody Sunday del 1972 a Derry, in Irlanda del Nord. Qui il suo post originale, e ve lo traduco qui sotto nel podcast.

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Ieri il presidente della Bp Tony Hayward ha incontrato Obama alla Casa Bianca e oggi dovrà tenere un discorso davanti alla commissione d’inchiesta del congresso, che si aspetta toni umili e congrui alla situazione. Le azioni BP hanno ripreso magicamente a salire da qualche ora, dopo che è stata annunciata l’effettiva istituzione del fondo BP di 20 MILIARDI di dollari per coprire le spese del disastro, dalla pulizia delle acque ai risarcimenti ai cittadini. MotherJones ha una “talpa” nella BP che sa cosa sta accadendo ai pulitori impiegati sulle spiagge contaminate: qui potete leggere cosa dice Mac McClelland che gli ha parlato, e io ve lo traduco qui sotto nel podcast.

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Ci sono attori che investono nella ristorazione e altri che investono nell’ecologia. Della serie “lo sapevate che?” – io non lo sapevo – pare che l’attore Kevin Costner stia dedicando tutto il suo tempo libero, e tutto il denaro guadagnato con i film, alla pulizia delle acque inquinate. La sua “conversione” è avvenuta, pare, mentre girava Waterworld su una piattaforma abbandonata. Qualche giorno fa Kate Sheppard postava sulla sua ossessione per l’oceano e il 24 milioni di dollari che ha speso di tasca sua per la Ocean Therapy Solutions, che ha approntato un macchinario per separare il petrolio dall’acqua. Sembrava soltanto una curiosità, invece ieri Adam Gabbatt del Guardian ha postato sul fatto che le macchine di Costner verranno impiegate dalla Bp per tentare la pulizia del Golfo del Messico.  Le traduzioni qui sotto nel podcast.

♫ Le musiche di oggi erano “Tomorrow never knows” di Bruce Springsteen e “As time goes by” di Billie Holiday

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tuffi, calci e una sedia

giovedì, giugno 10th, 2010

Julia Whitty ieri da Barataria Bay, Louisiana, dove ha fatto un sopralluogo col gommone di Greenpeace (via Mother Jones)

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Mentre la BP perde il 16% in borsa, e dopo le proteste sul fatto che si teneva il petrolio “raccolto” dalla perdita pare abbia deciso di donarlo ai fondi per la conservazione dell’ambiente, e ci sono voci insistenti che stia cercando di bloccare il flusso di notizie sulle operazioni nel Golfo del Messico, Rich Matthews fa quello che solo un uomo da solo può fare, e che solo un blogger può postare: si immerge nell’acqua piena di petrolio, senza la muta protettiva richiesta per questo tipo di situazione, e racconta cosa si vede, cosa si sente e cosa si prova. Qui da Huffington Post (con video, e ve lo traduco nel podcast qui sotto)

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Una donna e una sedia. La stella serba dell’arte contemporanea Marina Abramovic ha concluso qualche giorno fa un mese e mezzo di performance molto speciale al Moma di New York. Il Post (condensando dal New York Times) racconta di cosa si è trattato.

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Questa sera il grande concerto inaugurale dei mondiali di calcio in Sudafrica. Radio Popolare li seguirà con due trasmissioni, Patapalla per la diretta delle partite e Mama Sudafrica. Entrambe le trasmissioni avranno anche un blog, e se vi ricordate com’è andata con le ultime Olimpiadi, sarà molto interessante seguirle anche online. Oggi con Alessandro Diegoli presentiamo il blog di Patapalla e le ultime operazioni di insediamento dell’equipaggio di Patapalla al Carroponte di Sesto San Giovanni, presso l’Area Archeologica ex-Breda.

♫ Le musiche di oggi erano “You, sailor” di Erin McKeown e “Mbaqanga” di Mahlathini & The Mahotella Queens

Ecco la puntata di oggi:

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