Posts Tagged ‘Sana’a’
martedì, giugno 14th, 2011

(Tom MacMaster, l’americano che si è finto una ragazza siriana lesbica in rete per cinque anni)
E così sabato abbiamo saputo, grazie all’investigazione di @avinunu che ha completato quella di Andy Carvin e di Liz Henry, che “Amina la blogger lesbica siriana” non solo non esiste, ma è la creazione, forse morbosa, di un uomo americano bianco di 50 anni, Tom MacMaster, che è sempre stato in Scozia e che adesso sul blog di Amina cade dalle nuvole per l’enorme scompiglio causato dai suoi scritti e dalla falsa notizia dell’arresto – cose che avrebbe inventato “nell’interesse” dei blogger siriani perseguitati. Sua moglie ha chiesto di non disturbarli durante le loro attuali vacanze in Turchia, e si scopre che è un uomo bianco americano anche la finta Paula Brooks a cui si appoggiava “Amina” per la piattaforma del suo blog. La rete è piena di imbarazzo, sconcerto, preoccupazioni per il danno che un unico terribile falso può causare ai veri attivisti del web, siriani e non solo (che hanno assolutamente bisogno della protezione dell’anonimato), anche se, come ha twittato qualcuno, la portata del danno provocato da un falso è stata subito bilanciata dallo splendido lavoro investigativo di Avinunu, Andy Carvin, Liz Henru, @elizrael e @jilliancyork, come se la rete e Twitter avessero già sviluppato i propri anticorpi. Il magnifico (e sconcertato) Andy Carvin sta completando la sua sequenza di quello che è successo con lo strumento di Storify, mentre Esther Addley del Guardian fa il suo post conclusivo per sigillare la vicenda per conto del Guardian, e qui trovate due reazioni diverse a confronto sulla truffa di Amina.
Robert Gates si dichiara cautamente ottimista su una soluzione possibile in Yemen; intanto Saleh sta tornando dall’Arabia Saudita, e Shata al-Harazi per Almasryalyoum posta su cosa pensa l’opposizione dei rischi impliciti nel suo ritorno.
Cosa succede al calcio tunisino ed egiziano dopo la rivoluzione? Matthew Kenyon della Bbc ha ricostruito un po’ di cose interessanti.
♫ La canzone di oggi era “Heaven or hell” di Steve Earle
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:@avinunu, Amina al Arraf, anticorpi Twitter, Bbc World Football, calcio egiziano, calcio tunisino, Esther Addley, FBI su attacco a Saleh, fuorsucita di Saleh, Gcc, inizio rivoluzione negli stadi, investigazioni sulla rete, JMP yemenita, Liz Hnery, Matthew Kenyon, opposizione yemenita, pareri a confronto su Amina, portiere nazionale Egitto, rientro di Saleh in Yemen, Robert Gates, Saleh, Sana'a, storify di Andy carvin sulla truffa Amina, The Guardian, Tom MacMaster, trattive su uscita Saleh, truffa di Amina
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venerdì, maggio 6th, 2011

(foto di Muhammed Muheisen/AP via @big_picture)
Un altro venerdì di preghiera e battaglia: in Siria, dopo le centinaia di manifestanti uccisi nelle ultime settimane, le strade presidiate dai carriarmati di Assad si preparano a un’altra giornata di manifestazioni, il Giorno del Disprezzo. La tv di stato invita tutti a restare a casa. La UE sta cercando di preparare un piano di sanzioni contro Assad. La giornalista di AlJazeera in inglese Dorothy Parvaz risulta dispersa da sette giorni, dopo le manifestazioni di venerdì scorso. Qui Khaled Yacoub Oweis per Huffington Post su come le forze armate si stanno disponendo nelle ore precedenti ai cortei. Qui un post di Rami Khouri del Daily Star di Beirut sullo scenario che riguarda Assad, tradotto da Internazionale.
Intanto, in Yemen, gli attivisti raccontano i tentativi di attirarli in trappola fuori dalla piazza del Cambio di sana’a, dove dal 1° maggio è scomparsa Badria Ghilan. Qui il post dello Yemen Times. Dopo il rifiuto di di Saleh di firmare una prima bozza di accordo per la sua fuoriuscita in cambio dell’immunità, il GCC (unione degli stati del Golfo presieduta attualmente dagli Emirati Arabi) ha steso una nuova proposta, che Saleh promette di firmare (e la firma dovrebbe avvenire a Sana’a invece che a Riyadh) ma che presenta gli stessi trabocchetti individuati dall’opposizione nella vecchia bozza. Qui la spiegazione dettagliata dell’accordo da un post di GoDubaiNews.
Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe.
♫ La canzone di oggi era “Ain’t no grave” di Johnny Cash
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:Assad, cavilli accordo GCC, Daily Star di Beirut, Damasco, GoDubaiNews, Internazionale, Joint Meeting Parties, Khaled al-Ansi, Marina Astrologo, Muhammed Muheisen, nuovo accordo GCC per fuoriuscita Saleh, opposizione Yemen, piazza del Cambio, Rami Khouri, rapita Badria Ghilan, repressione manifestazioni Siria, Saleh, Sana'a, Taiz, Tawakol Karman
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venerdì, aprile 22nd, 2011

Oggi da tenere d’occhio le massicce manifestazioni previste in Siria (a Damasco e a Daraa, fortemente militarizzate, e a Homs, dove il regime ha represso con violenza le proteste negli ultimi due giorni) e in Yemen, dove non c’è traccia di cortei a favore di Saleh e migliaia di manifestanti stanno affluendo nel centro di Sana’a e anche nella duramente repressa Taiz si stanno tenendo alcune veglie. Intanto, in Bahrain, Ayat el Qarmazi, giovane studentessa arrestata per aver letto una sua poesia contro il regime a Lulu, è in carcere da venti giorni. Nelle ultime 48 ore alcune testate online hanno ripreso la notizia data da PressTv della sua morte e dello stupro che avrebbe subito in carcere, ma il direttore del Centro per i Diritti Umani del Bahrain, Nabeel Rajab, smentisce con un comunicato. Mi ha aiutato a fare chiarezza uno dei nostri tweep, @SpondaNord, a cui dobbiamo anche di aver notato un dettaglio non trascurabile: i lealisti che sostengono la famiglia reale del Bahrain hanno utilizzato un wikileak dell’ambasciata americana a Manama per sostenere l’ipotesi che gli sciiti bahrainini e il Centro per i Diritti Umani del Bahrain siano “agenti iraniani” – peccato che twittino alla cieca e che il wikileak si concluda con l’asserzione che di questo collegamento non ci siano prove, né di finanziamenti, né di influenze. Intanto oggi Abdulhadi Alkhawaja, per il quale la figlia Zainab (@angryrabiya) ha fatto dieci giorni di sciopero della fame (interrotto su pressione delle associazioni per i diritti umani a causa del rapido deteriorarsi della sua salute, qui la lettera della madre che spiega cos’è successo, e qui il post del Guardian), verrà sottoposto a processo per corte marziale. Qui la dichiarazione a suo sostegno stilata da 102 attivisti per diritti umani del Medio Oriente e del Nord Africa. Ieri Catherine Ashton ha compiuto una visita ufficiale nel piccolo paese del Golfo per conto dell’Unione Europea, qui la lettera che il BCHR le ha scritto chiedendole di incontrare tutti i settori sociali travolti dalla repressione del regime. Le associazioni sindacali internazionali e statunitensi chiedono il reintegro dei 750 sindacalisti licenziati in Bahrain per aver preso parte alle proteste. All’università del Bahrain, la più grande istituzione pubblica del sistema di istruzione del paese, interrogati, inquisiti da un’apposita commissione statale e arrestati docenti e accademici. Il 14 aprile era stato arrestato Masaud Jahromi, il capo del Dipartimento di Ingegneria. Qui la Google Map delle moschee demolite dal regime in questi giorni. La lunga mano degli apparati di sicurezza del Bahrain è arrivata fino in Inghilterra, qui la storia autografa dello studente Suliman al-Bahraini postata dal Guardian.
Sulla timeline del Twitter di Alaska il racconto momento per momento delle rivolte arabe.
♫ La canzone di oggi era “I’ll rise” di Ben Harper
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:Abdulhadi Alkhawaja, appello attivisti per diritti umani, Assad, Ayat el Qarmazi, BCHR, Damasco, Daraa, Google Map moschee demolite, Homs, Manama, Masaud Jahromi, PressTv, Saleh, Sana'a, sindacati del Bahrain, Suliman al-Bahraini, Taiz, UE, università del Bahrain, venerdì santo, visita di Catherine Ashton in Bahrain, Zainab Alkhawaji
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martedì, aprile 5th, 2011

(foto scattata a Shibam da Evelyn Hockstein per il New York Times)
Soltanto domenica il regime di Saleh in Yemen ha ucciso un manifestante e ne ha feriti più di 400 a Taiz, dove gli scontri proseguono anche oggi. E come avevamo già avuto occasione di raccontare, la situazione nel paese è talmente delicata – fra storici movimenti indipendentisti, passate repressioni nel sangue e sacche di reclutamento di Al Qaeda – che il movimento per la democrazia originato dagli studenti che hanno dato il via alle proteste di questi due mesi sembrava non avere alcun respiro. L’ostacolo più forte erano gli Stati Uniti, stretti alleati di Saleh nella politica anti-terrorismo e apparentemente non disponibili a facilitare il movimento di riforma come già fatto invece in Tunisia e in Egitto. Qui vi davo un quadro della situazione, e qui trovate un quadro ancora più dettagliato della cronologia dell’anti-terrorismo in Yemen postato da The Nation pochi giorni fa. Ma negli ultimi due giorni è emersa qualche novità. I segugi del New York Times sono riusciti a farsi raccontare da rappresentanti del governo americano e di quello yemenita sotto anonimato le trattative segrete di queste settimane per la rimozione di Saleh. Lo Yemen Observer posta i cinque punti della richiesta della coalizione dei partiti di opposizione per l’uscita di scena di Saleh. Intanto, per il movimento studentesco una transizione guidata da un ex rappresentante del governo di Saleh sarebbe comunque inaccettabile.
Il Twitter di Alaska per seguire i tweep (attivisti e reporter) sulle rivolte arabe.
♫ La canzone di oggi era “Hard sun” di Eddie Vedder
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Tags:apertura Usa su Yemen, cinque punti richieste opposizione Yemen, cronologia anti-terrorismo in Yemen, New York Times, Saleh, Sana'a, The Nation
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venerdì, febbraio 25th, 2011

(la mappa delle città liberate e quelle da liberare – a stanotte – dalle fonti web, via Andrew Sullivan qui)
Oggi è una giornata di grande tensione per la Libia, si tenterà di manifestare a Tripoli, stretta nella morsa della paura e pattugliata da giorni dai mercenari e ultima vera roccaforte da liberare, con l’apporto di rinforzi della rivolta che arrivano da altre città già liberate. A Tripoli sarà fondamentale che riescano ad arrivare le televisioni, e i reporter di tutto il mondo che stanno riuscendo ad arrivare dalle città liberate. Mentre la Nato si gratta il capino pensando se intervenire militarmente – la linea è vediamo se se la cavano da soli, sennò interveniamo, intanto cerchiamo di non pensare a cosa significa se non dovessero cavarsela da soli… – in Libia c’è bisogno, molto più che di armi di cui purtroppo si dispone in abbondanza, di cibo e medicinali – e rispetto. Stamattina Ghonim, fra i leader della rivolta egiziana, ha twittato: “Noi non siamo schiavi. Noi non accettiamo dittature. Noi siamo la nuova generazione del Mondo Arabo. Noi siamo LIBERI!”
Su Twitter, dove staremo accampati tutto il giorno, prevale la cabala speranzosa del venerdì, giorno di festa e tradizionalmente giorno di preghiera, di veglia e di lotta nei paesi in rivolta, e il giorno in cui sono caduti Ben Ali e Mubarak. E’ venerdì di manifestazione (un po’ tesa) anche a piazza Tahrir al Cairo, e naturalmente nella instancabile Lulu, la rotonda della Perla a Manama in Bahrain, 30mila manifestanti sono riuniti davanti all’università di Sana’a in Yemen, e i servizi di sicurezza iracheni avrebbero sparato stamattina contro una manifestazione a Baghdad.
Ormai Radio Popolare sta riuscendo a trovare diverse voci dalla Libia, pareri e analisi interessanti (seguite i Gr, i microfoni aperti, Esteri delle 18), perciò noi restiamo nel nostro. I materiali di oggi sono stati rigorosamente reperiti dai Twitterer, quando non creati direttamente da loro: ci hanno postato questo racconto di Paul Schemm della AP ripreso dal canadese Albuquerque Journal, con il racconto di come si sta autogovernando Benghazi liberata. Una delle twitterer della nostra rosa, @Anjucomet, vero nome Anjali Kamat (già bravissima sul Cairo) ci racconta cos’ha visto a Tobruk liberata, via Democracy Now! E rimbalza dappertutto su Twitter il post del Telegraph (Robert Winnett) sul presunto congelamento dei beni di Gheddafi da parte degli inglesi.
♫ La canzone di oggi era “Sign o’the times” di Prince
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Tags:25Jan, @anjucomet, accolgienza giornalisti in Libia liberata, Albuquerque Journal, Andrew Sullivan, AP, Baghdad, Ben Ali, Benghazi, Cairo, comitati municipali Benghazi liberata, confine Libia-Egitto, congelamento beni Gheddafi in Inghilterra, Daily Dish, Democracy Now!, diserzioni esercito libico, Ghonim, guardia privata di Gheddafi, liberazione prigionieri politici Egitto, Lulu, mappa Libia liberata, Mubarak, Nato, Paul Schemm, piazza Tahrir, Robert Winnett, rotonda della Perla, Sana'a, situazione autogoverno a Benghazi, Tepelgraph, Tobruk, Tripoli, venerdì, Yemen
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