femmine
giovedì, febbraio 17th, 2011Mona Seif, alias @monasosh su Twitter, il 12 febbraio – the Day After – al cellulare in pza Tahrir (foto Matthew Cassel via Electronic Intifada)
In Italia le femmine valgono poco (7mila euro e una compilation di Apicella), ma sono proprio le donne, adesso, a smuovere con la loro protesta trasversale la montagna della politica che era sembrata inamovibile per quindici anni. Stamattina si auspica che a guidare la coalizione per le riforme fino a nuove elezioni sia un gruppo di donne. Saranno tre donne a giudicare Berlusconi in tribunale il 6 di aprile. In Egitto, ieri, le ragazze del movimento di piazza Tahrir hanno steso un documento di protesta perché nel comitato di civili che guiderà la transizione – formato da molte delle guide del movimento – non c’è nemmeno una donna.
Intanto, negli Stati Uniti esplode una polemica non senza conseguenze su quello che è capitato a Lara Logan della Cbs, una delle ultime reporter arrestate nella giornata nera dei pestaggi del 28 gennaio al Cairo. Solo nelle ultime ore, e con pochi dettagli, è emerso che Lara non è sopravvissuta soltanto alle botte e all’arresto da parte della polizia militare, ma anche a un’aggressione sessuale da parte delle gang pro-Mubarak, dalla quale è stata salvata da un gruppo di donne e da una ventina di soldati. Il fatto che si sia parlato prima di stupro per poi ritrattare con termini solo leggermente meno gravi non ha contribuito alla chiarezza del suo caso e alla solidarietà nei suoi confronti. Laila Lalami di The Nation posta una panoramica di reazioni al suo caso, mettendo in luce alcune sfumature razziste e reazionarie. Nir Rosen, ricercatore al Centro studi sulla Legge e la Sicurezza della New York University, è cascato malamente nella trappola, facendo su Twitter dello humor nero su Lara Logan e in pratica sostenendo che il caso della reporter non sia più notevole di quello di chissà quante decine di donne molestate o aggredite sessualmente nei disordini di Tahrir. In poche ore Twitter si è rivoltato contro di lui. Nir Rosen ha cercato di difendersi, per poi scusarsi e dirsi così imbarazzato dalla falsa immagine di sé che ha dato con questo episodio da chiudere il proprio account di Twitter (che, dice, “avevo dimenticato non fosse privato”), ma non solo, visto che ha immediatamente rassegnato le dimissioni dal suo posto all’università. Qui il riassunto della vicenda con tanto di riproduzione dei suoi tweet, da Huffington Post.
Intanto, la ragazza coraggiosa che i follower di Alaska su Twitter conoscono come Monasosh, vero nome Mona Seif, è stata intervistata da Matthew Cassel di ElectronicIntifada e racconta la sua rivoluzione egiziana.
♫ La canzone di oggi era “People have the power” di Patti Smith
Ecco la puntata di oggi:
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