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Il libro e la sorpresa

martedì, ottobre 20th, 2009

san francisco panorama

L’illustratrice e guerilla artist Keri Smith, canadese, ha appena pubblicato il suo nuovo libro interattivo, This is not a book, e non smette di riflettere, sul suo celebre blog, sul rapporto fra conoscenza e tecnologia, e sull’importanza dell’errore, dell’improvvisazione, della sorpresa. Il suo post di due giorni fa recita così:

“Una delle cose a cui sto pensando ultimamente è come Internet mi stia spingendo a correre molti meno rischi nella mia vita. Mi ritrovo a fare decisamente troppe ricerche su troppe cose (e dio sa quanto mi piace fare ricerche). ma è poi necessario farlo proprio con tutto? Con ogni acquisto, con ogni domanda, con ogni argomento? Il mio acquisto di libri è drammaticamente cambiato, visto che adesso sono capace di filtrare decine di recensioni nel tentativo di determinare quali siano più vicine al mio pensiero e alle mie inclinazioni intellettuali. Invece di formarmi un giudizio basandomi sulla descrizione dell’editore, mi ritrovo a giudicare all’infinito i recensori individuali, persone di cui non so nulla e con cui probabilmente non ho niente in comune. Se ci pensiamo bene, è una cosa molto strana. Se io entrassi adesso in un’aula con dentro cento persone, darei per scontato che soltanto l’1% abbia una personalità simile alla mia (magari è poco, ma io sono decisamente all’estremità dello spettro). Mi farei dare un consiglio su cosa leggere da tutti gli altri? Decisamente no. E allora com’è che valuto un libro da quante stellette ha ricevuto?

Non intendo essere dura con me stessa su questo punto. Se devo spendere del denaro, mi piace sapere che sto facendo una buona scelta basata su tutte le informazioni che posso ottenere. Mi piace quando le perosne mi consigliano un libro, anche quando sono dei completi estranei. Ma sto cominciando a riflettere su cosa comporta un mondo in cui il rischio è ridotto a zero.

Ancora più importante, che diavolo è successo all’occhiata che si dava al retro di copertina, accettando di correre il rischio? Che ne è di quel tipo di apprendimento che nasce dall’aver fatto un errore e doverci convivere? E cosa dire della quantità di tempo che ci porta via fare ricerche su qualunque cosa? Come viene alterata la nostra psicologia dal tentativo continuo di assicurarci che una cosa sia perfetta? Come cambieremo se non rischiamo più niente? Cosa succederà se non compiremo più errori?

Penso che farò un esperimento. Mi vieterò qualunque tipo di ricerca per un mese. Semplicemente un salto nell’ignoto ad ogni gesto che farò. Prometto di comprare libri basandomi soltanto sulla copertina.”

Mentre Keri Smith inizia il suo mese di sperimentazione, si sta concludendo l’esperimento di Nina Sankovitch, che con il 28 di ottobre completerà un anno intero in cui ha letto un libro al giorno, 365 in tutto. Nina,46 anni,  quattro figli, aveva bisogno di qualcosa che la aiutasse a governare il dolore profondo causato dalla morte della sorella. Un anno dopo, anche se ancora in lutto, può dire di aver letto più di libri di quanti l’italiano medio leggerà in tutta la vita, e ha scoperto il piacere di scrivere. Il suo blog è un inno alla bibliofilia onnivora, e alla gioia dei collegamenti che ogni libro scatena con l’altro. Oggi, per esempio, posta la recensione di un romanzo di James Lee Burke, e lo recensisce mentre ne sta, ovviamente, leggendo un altro entro domani. Nonostante la vastità dei libri letti, gli argomenti preferiti da Nina sono chiari, tanto che ha diviso le recensioni per tipo di libro, dalla tristezza al tennis. Esplorate il suo blog e ditemi se avete mai praticato un esperimento in qualche modo simile al suo.

In chiusura, due segnalazioni: la prima è che apre sulla blogosfera italiana il nuovo letteraturarinnovabile.com, all’insegna del concetto che anche la letteratura si può rileggere, rifare, riciclare, come materiale sano, ecologico e rinnovabile. Sul sito cominciate a trovare i primi spunti, dal BookJockey Day che si svolgerà a novembre, al minimanifesto di Letteratura Rinnovabile, che ci provoca sull’idea di plagio e di cover letteraria.

Nel frattempo, giunge a compimento la promessa nuova follia editoriale del trimestrale McSweeeneys, che festeggia il suo 33esimo numero. Lo scrittore Dave Eggers, che citavamo qualche puntata fa a proposito della sceneggiatura del nuovo film di Spike Jonze, e che è anche editore e direttore di McSweeney’s nonché factotum delle varie sedi della scuola di scrittura e assistenza per ragazzi 826, conferma che la redazione della rivista, – 12 persone fisse + 100 fra autori e illustratori – sta lavorando a San Francisco Panorama, il quotidiano cartaceo di McSeeeneys’ che uscirà soltanto una volta, in un solo numero, al prezzo di 55 dollari. La cosa strabiliante è che come un vero quotidiano, porterà le notizie, anche locali, del giorno in cui uscirà – quindi se una gran parte del lavoro di ricerca grafica, le vignette di Art Spiegelman, Daniel Clowes e Chris Ware, i cruciverba, le mappe, un diario dall’Antartide, gli editoriali, e i testi di fiction – tutto ciò che si conviene al domenicale che il giornale vuole essere – possono essere assemblati prima, gran parte del lavoro per San Francisco Panorama si chiuderà la notte prima della sua uscita, che cadrà un bel giorno di novembre. Il giornale verrà venduto nelle strade di San Francisco, ma sarà disponibile anche per gli abbonati e per chi lo prenota. Mentre la stampa cartacea sembra annaspare alla ricerca di aria fresca, dall’assaggio che si può vedere sul sito è chiara l’intenzione di dimostrare che è ancora possibile pubblicare su carta con tutte le pirotecniche varianti creative del formato-giornale.

Le musiche di oggi erano “Sea of heartbreak” di Rosanne Cash feat. Bruce Springsteen e “Breaking dawn” di Brother Ali

Ecco la puntata di oggi:

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mostri e creature

martedì, ottobre 13th, 2009

sendak

Quasi impossibile prescindere, mentre percorriamo le vaste strade dei blog, da uno dei pochi blog italiani ricchi di senso, quello che Alessandro Gilioli tiene sul sito dell’Espresso, “Piovono rane“. A volte Gilioli ospita altri, e così, spinta dall’inquietudine sempre più profonda che mi provocano le notizie degli episodi di aggressioni agli omosessuali a Roma, vi propongo il piccolo testo di Piergiorgio Paterlini di questi giorni.

Spike Jonze, il regista surreale di Essere John Malkovich e del video di “Weapon of choice” di Fat Boy Slim con Christopher Walken che ballava, sta per uscire in tutte le sale del mondo con il suo a lungo rimandato Where the wild things are, kolossal in costume da orsacchiotti e coniglioni tratto da un celebre romanzo per bambini di Maurice Sendak del 1963. E’ la storia del piccolo Max, che una sera mentre gioca in casa combina un guaio. Per punirlo sua mamma lo manda a letto senza cena. Nella sua cameretta, Max immagina una specie di giungla e intraprende un viaggio alla volta del Paese delle Creature Selvagge, di cui diventa il Re.
In Italia trovate qualche copia smarrita della traduzione del libro di Sendak uscita nel 1999 con il titolo Nel paese dei mostri selvaggi. Nel frattempo però, Mondadori pubblica in questi giorni nella collana Strade Blu Creature selvagge, l’adattamento dal romanzo di Sendak realizzato dall’enfant prodige della narrativa americana Dave Eggers, sul quale si è basato Jonze per il suo film.

Ecco il trailer del film con la musica degli Arcade Fire, in cui le Creature Selvagge mostrano a Max come lanciarsi sugli alberi.

Il film uscirà in Italia il 30 ottobre, nel frattempo il Moma, il Museo di Arte Moderna di New York dedica a Spike Jonze una retrospettiva giustamente surreale, a cominciare dal titolo: Spike Jonze: i primi 80 anni. E considerate che il regista ne ha da poco compiuti 39. In questi giorni il blog e aggregatore di Tina Brown, Daily Beast, ospita una lunga intervista in cui Spike Jonze racconta anche dei rallentamenti e delle polemiche sulla realizzazione del film.

Jonze, che ha realizzato forse il primo film per bambini e adulti senza sentimentalismi, e sicuramente senza alcun compromesso visivo, ha anche un blog per accompagnare l’uscita del film, We love you so. Fra collegamenti con altri artisti, a loro volta contigui con le arti visive e la musica, ma anche con la moda e la pubblicità, Jonze si conferma acuto promotore di se stesso e cerniera fantasiosa fra mondi apparentemente separati, e nello spirito di contributo educativo che caratterizza anche il lavoro non letterario di Eggers, ha realizzato anche un documentario sull’autore delle Creature Selvagge, che oggi ha 81 anni. Il documentario, Tell them anything you want, verrà trasmesso domani dalla rete HBO, nel frattempo potete guardare il piccolo video (non lo trovate su YouTube per ragioni di copyright territoriale). Noterete la straordinaria vicinanza fra i disegni originali di Sendak e le Creature del fim di Jonze.

Infine, Michael Moore, il cui nuovo film Capitalismo: una storia d’amore è stato presentato a Venezia e uscirà il 30 ottobre, sul suo diario online che potete ricevere anche iscrivendovi alla sua mailing list, si congratula con Obama per il premio Nobel, e alla sua maniera, ha parecchie cose da dirgli.

“Congratulazioni presidente Obama per il Nobel per la Pace – adesso per favore se lo guadagni”

Caro Presidente Obama,
è notevolissimo che lei venga oggi riconosciuto come uomo di pace. I suoi rapidi  e chiari pronunciamenti – che lei chiuderà Guantanamo, che riporterà a casa le truppe dall’Iraq, che vuole un mondo libero dalle armi nucleari, la sua ammissione con gli Iraniani che siamo stati noi a rovesciare il loro presidente democraticamente eletto nel 1953, il grande discorso che ha rivolto al mondo islamico al Cairo, l’eliminazione di quel termine inutile, “guerra al terrore”, la fine della tortura – tutti questi gesti hanno fatto sentire noi e il resto del mondo un po’ più al sicuro conisderato il disastro degli ultimi otto anni. Lei in otto mesi ha assunto un atteggiamenro appropriato e condotto questo paese in una direzione molto più sana di di mente.
Ma…
L’ironia che le venga conferito questo premio nel secondo giorno del nostro nono anno di guerra in Afghanistan non sfugge a nessuno. Lei ora si trova davvero in un momento cruciale. Può dare retta ai generali e espandere la guerra (per portare a una fin troppo prevedibile sconfitta) o può dichiarare finite le guerre di Bush e riportare a casa i soldati. Ora, questo è quello che farebbe un vero uomo di pace.
Non c’è niente di male nel fatto che lei faccia quello che l’ultimo tizio seduto al suo posto ha mancato di fare – catturare l’uomo o gli uomini responsbaili per l’omicidio di massa di 3 mila persone l’11 settembre. MA LEI NON PUO’ FARLO CON I CARRIARMATI E LE TRUPPE.  Lei sta perseguendo un criminale, non un esercito. Non si usa un candelotto di dinamite per sbarazzarsi di un topo.
I Talebani sono un’altra faccenda. Questo è un problema che deve risolvere il popolo dell’Afghanistan – così come abbiamo fatto noi nel 1776, i francesi nel 1789, i cubani nel 1959, i nicaraguegni nel 1979 e la gente di Berlino est nel 1989. C’è una sola cosa certa delle rivoluzioni fatte dalle persone che vogliono essere libere: alla fine dei conti, devono trovare quella libertà da sé. Gli altri possono sostenerli, ma la libertà non arriva consegnata sul sedile davanti del blindato di qualcun altro.
Lei adesso deve concludere il nostro coinvolgimento in Afghanistan. Se non lo fa, non avrà altra scelta che restituire il premio a Oslo.

Michael Moore

PS la sua opposizione ha passato la mattinata ad attaccarla per aver portato tanto bene a questo paese. Perché odiano tanto l’America? Ho la sensazione che se lei trovasse la cura per il cancro questo pomeriggio la denuncerebbero per aver distrutto la libertà d’impresa perché i centri di ricerca sul cancro dovrebbero chiudere. Ci sono persone che sostengono che lei non abbia fatto niente per meritare questo riconoscimento. Per quel che mi riguarda, il fatto stesso che lei si sia offerto di camminare nel campo minato dell’odio cercando di disfare il danno irerraparabile fatto dall’ultimo presidente non solo è apprezzato da me e da altri milioni di persone, ma è anche un atto di vero coraggio. E’ così che lei ha vinto questo premio. Il mondo intero dipende dagli Stati Uniti – e da lei, per salvare letteralmente questo pianeta. Non deludiamolo.

Le musiche di oggi erano “As time goes by” di Billie Holiday e “Come home to me” di Steve Earle.

Ecco la puntata di oggi:

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