Posts Tagged ‘Teheran’

grovigli dell’informazione

mercoledì, giugno 16th, 2010

Anche quando non è in onda, il blog di Alaska vive su Twitter
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Come si temeva già da luglio dell’anno scorso, la bozza “litigata” del ddl sulle intercettazioni (adesso anche nel mirino dell’Osce per la sua minaccia alla libertà di stampa) rischia con il “comma 28″ di equiparare i blogger privati (che non sono registrati come testata “responsabile”) ai blog giornalistici, con tanto di obbligo di rettifica delle informazioni entro 48 ore pena multa fino a 12 mila euro. Qui cosa dice, fra i tanti, Bruno Saetta.

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Il Post riprende una riflessione del Wall Street Journal sull’illusione di twitter nell’organizzazione delle manifestazioni dela “rivoluzione verde” in Iran l’anno scorso contro la rielezione di Ahmadinejad. Proprio vero che fu il social network a far riunire le persone nelle strade?

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BP: nulla di decisivo dal discorso di Obama di stanotte, salvo quello che vi avevo anticipato nella puntata di ieri (e i Democratici dicono che non ha spinto abbastanza sulla lezione sull’energia pulita implicita nel disastro della BP, i Repubblicani dicono che ha spinto troppo). Nel frattempo: seguita in diretta via twitter su diversi blog, si è tenuta ieri l’udienza esplorativa del Congresso con i presidenti delle cinque grandi aziende petrolifere – BP, Shell, Exxon, Chevron e Conoco; un bel fulmine ha colpito la nave di trivellazione che sta cercando di contenere la perdita nel Golfo provocando un incendio, rientrato in serata, operazioni riprese; il nuovo studio scientifico commissionato dalla Casa Bianca e divulgato ieri sera dice che la perdita è fra i 35 mila e i 60mila barili di greggio al giorno; un operatore telefonico del centralino BP a Houston dice, restando anonimo, che il centralino è falso e le migliaia di segnalazioni quotidiane da parte di comuni cittadini non vengono riferite a nessuno (naturalmente la BP nega); Mac McClelland per Mojo è andato a visitare uno dei centri di pulizia e recupero dei pellicani bruni a Fort Jackson in Louisiana (con foto). Sempre Mac fa un’altra delle gite non autorizzate dei corrispondenti di Mother Jones su una spiaggia dove sono in corso le operazioni di pulizia: accompagnato dal suo ex professore di letteratura, scopre alcune cose inquietanti - un delfino morto, il petrolio raccattato con gli asciugamani, e soprattutto le squadre sotto contratto per la BP gli fanno presente che “non c’è bisogno di vedere queste cose in fotografia”. Jason Linkins per Huffington Post trascrive i dialoghi di un video fra il visitatore- giornalista Scott Walker e un rappresentante della BP su una delle spiagge contaminate.

♫ Le musiche di oggi erano “Quello che non c’è” di Afterhours e “Trouble” di Ray Lamontagne

Ecco la puntata di oggi:

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carburanti

venerdì, maggio 14th, 2010

Benvenuti a tutti i nuovi follower di Alaska su Twitter, aggiungiti anche tu: basta cliccare sul T-Rex qui a destra per ricevere saluti e anticipazioni da Alaska ogni giorno.

Considerato quanto il petrolio e la benzina condizionano ancora la vita dei paesi più consumisti – dalla gigantesca perdita di petrolio nel Golfo del Messico di cui parlavamo ieri, alle guerre finanziate per il controllo del petrolio, dai paesi che ne hanno in abbondanza a quelli che da loro dipendono, mi sembra interessante una delle cose che sta raccontando in queste ore Homylafayette, prudente ma preciso blogger iraniano negli Usa a cui di solito ci affidiamo per i racconti delle manifestazioni del movimento verde in Iran. Homylafayette riceve costantemente materiale foto e video dall’Iran e nel giro di poche ore ha postato sullo sciopero generale di ieri in Kurdistan (per protestare contro l’esecuzione di cinque prigionieri politici, quattro dei quali curdi, avvenuta domenica, e dalle foto sembra che lo sciopero sia riuscito) e sulle lunghe code che si creano a Teheran per fare provvista di gas naturale compresso, il carburante per auto promosso dal governo ma di difficile accesso nella realtà  (vi traduco la storia qui sotto nel podcast)

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Quando vi raccontavo degli effetti della nuova legge sull’immigrazione dell”Arizona, vi dicevo di come negli ultimi mesi la pressione degli ingressi clandestini dal Messico fosse perfino aumentata  a causa dell’escalation di violenza appena al di là del confine. Una buona preparazione ai misteri letali delle zone di confine la offre un libro uscito in Italia qualche anno fa per Adelphi, Ossa nel deserto, che documentava le ricerche del reporter Sergio Gonzales Rodriguez sulle centinaia di omicidi e sparizioni di donne nell’area di Ciudad Juarez a partire dal 1999. Omertà, corruzione e narcotraffico, festini a base di donne da usare per poi gettarne i cadaveri nei canali di scolo e segnare così il territorio: questa era la mappa agghiacciante che emergeva dal libro. L’autore è stato ospite l’anno scorso del festival di Internazionale, (qui il resoconto di un incontro con lui)  e vi segnalo una sua intervista del 2006 con l’autore. Qualche anno prima Rodriguez aveva anche subito un cosiddetto “sequestro lampo”, di cui sono fitte le cronache di oggi. Adesso la recrudescenza dello scontro fra cartelli della droga sta attanagliando il Nuevo Léon e Tampico, e investe la vita pubblica di tutti. Elena Intra ha raccolto in un unico post una serie di racconti dai blog sulla diatriba fra i cartelli e l’ondata di violenza, traducendo i post in italiano.

♫ Le musiche di oggi erano “The loop” di Emma Pollock e “Inspiracion” dei Calexico

Ecco la puntata di oggi:

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diario iraniano

venerdì, febbraio 12th, 2010

poweriranianblogs

A capire qualcosa di quello che è successo ieri a Teheran, nelle proteste contro il regime di Ahmadinejad in coincidenza con le celebrazioni dell’anniversario della rivoluzione khomeinista del ’79, ci aiuta di nuovo Homylafayette, esule iraniano schierato con il movimento verde. Ci propone una cronaca attraverso i materiali che gli hanno mandato dall’Iran e le corrispondenze telefoniche a BBC Persia e chiamate alle radio locali: telefonate, video, frammenti di racconto. A parte le telefonate alla BBC, alcuni materiali sono di difficile attribuzione, ma l’insieme della cronaca restituisce un’idea di quello che è accaduto, mentre gmail, twitter, alcuni blog e la rete di telefonia mobile sono inaccessibili. La cronaca è costruita in tempo reale, quindi per ricostruire la sequenza degli eventi il post va letto dal basso verso l’alto. La traduzione di alcuni passaggi e l’audio di alcuni video nel podcast qui sotto.

Vi propongo anche una directory di blog iraniani in lingua inglese delle più varie collocazioni politiche, da esplorare come credete.

La canzone di oggi era “Sort of revolution” di Fink

Ecco la puntata di oggi:

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sangue, fuoco e fumo

martedì, dicembre 29th, 2009

todays hussein

Districarsi fra i blog iraniani non è semplice, molti sono scritti in persiano e  la maggior parte di quelli che vengono scritti in inglese sono severamente filtrati o messi in difficoltà con vari espedienti (il più comune è quello di chiuderli o sospenderli perché non rispetterebbero le regole interne delle piattaforme che usano); l’università di Harvard aveva realizzato l’anno scorso una mappa visuale dei blogger raggruppati per temi (poesia, religione, attivismo secolare, attivismo conservatore, ecc), suddividendoli anche fra blog scritti da dentro l’Iran e quelli, non pochi, scritti da iraniani espatriati (come gli studenti all’estero).  Le liste disponibili elencano spesso blogger che non postano dal 2004, dal 2007 o dall’anno scorso. I post che sono stati tradotti dal persiano o dall’inglese in questi giorni anche sui quotidiani italiani sono tutti anonimi, e le fonti non vengono specificate.

Le forti proteste contro il regime nei centri urbani,  che hanno accompagnato domenica la ricorrenza sacra sciita dell’Ashura (che ricorda il martirio dell’imam Hussein nel massacro di Kerbala del settimo secolo per mano dell’armata del califfo Yazid, quella che sancì la scissione fra sciiti e sunniti – ricorrenza che quest’anno è stata preceduta dalla morte dell’Ayatollah Montazeri), sono però documentate da testimonianze comuni, con  foto e video impressionanti e qualche trascrizione delle telefonate in diretta alla BBC Persia. Negli scontri sarebbero morti almeno quindici dimostranti, e di almeno cinque di loro si conoscono le generalità, mentre  il numero degli arresti di domenica sembra superare il mezzo migliaio, confermando le voci circolate fra i gli stessi dimostranti domenica.

Azarmehr, che ha visitato per l’ultima volta il suo paese durante la “rivoluzione culturale” e dichiara di voler dedicare la sua vita alla secolarizzazione dell’Iran (o alla sua ri-secolarizzazione, se vogliamo), posta alcune testimonianze sugli scontri e la violenza della polizia.

Anche i video postati da Homylafayette (alcuni dei quali che arrivano dall’agenzia di stampa Associated Press) sono sconvolgenti. Nella puntata qui sotto vi ho tradotto alcune parti del diario della giornata di domenica man mano che venivano postate. Ecco invece la traduzione della trascrizione della telefonata di un uomo alla sede della BBC Persia, giunta dai luoghi degli scontri a Teheran:

“Era circa l’una e trenta del pomeriggio, Eravamo all’angolo fra la via Roudaki e la via Azadi. C’era una grande folla, e la guardia speciale ci attaccava da ogni lato. Non mostravano alcuna pietà. Vecchi, giovani, uomini, donne… Picchiavano chiunque senza trattenersi. Alcuni di noi sono rimasti indietro e le forze di sicurezza hanno puntato su di loro e hanno cominciato a picchiarli selvaggiamente. Fra questi dimostranti c’era un mio amico che non siamo riusciti ad aiutare. E’ stato picchiato fino a diventare irriconoscibile e non potevamo portarlo da nessuna parte. Avevamo paura di portarlo all’ospedale. Abbiamo chiamato le cliniche private ma si sono rifiutate di soccorrerlo. Abbiamo dovuto portarlo a casa nostra. Negli ospedali normali arrestano chiunque sia stato ferito durante le manifestazioni. (Gli si rompe la voce). Pensiamo che il nostro amico possa restare cieco. Ci sono forze di sicurezza dappertutto. Il rumore delle motociclette ha assunto per noi un nuovo significato. Sono entrati in casa della gente e hanno arrestato i dimostranti che si erano rifugiati lì. La gente si è radicalizzata, sia negli slogan che nel modo in cui adesso affronta le forze di sicurezza. Non credo che la gente si arrenderà. “

Una Donna Iraniana si chiede:  “Il collasso del comunismo è stato trasmesso in diretta dalla Russia.  Quando si muoveva Lech Walesa sapevamo tutto minuto per minuto.  Dove sono i reportage in televisivi in diretta dall’Iran?”

La Niac è l’associazione degli Iraniani- Americani, che riporta le fonti americane che riferiscono da Teheran.

Pochi giorni fa, il direttore del Programma di Prevenzione della Proliferazione Nucleare dell’Università del Texas, Alan J. Kuperman, ha scritto un articolo sul New York Times che ha fatto arrabbiare parecchi blogger fuori e dentro l’Iran, nel quale ha sostenuto che l’unico modo per fermare la proliferazione del nucleare iraniano sia quella di bombardare il paese. Tori Egherman e Kamran Ashtary, che bloggano dagli Stati Uniti, hanno spedito una lettera al direttore del giornale, ma siccome pensano che non verrà mai pubblicata, l’hanno anche postata sul blog.

“Caro direttore, Alan J Kuperman scrive che l’azione militare sia l’unica speranza per prevenire le ambizioni nucleari dell’Iran. Il suo commento secondo il quale Mahmoud Ahmadinejad avrebbe rinnegato la sua offerta di un accordo sul nucleare per via della pressione da parte dei suoi oppositori politici è un fraintendimento della complessa politica interna al regime. L’opposizione in Iran, così come molta della sua popolazione, non vuole che l’Occidente negozi con il governo di Ahmadinejad perché sono convinti che esso sia illegittimo e che un patto nucleare rafforzerebbe la sua posizione sia in patria che a livello internazionale. Il fatto che per anni il regime abbia mandato messaggi inconsistenti ai negoziatori sul nucleare è più sintomo di una profonda frattura nella sua struttura interna di potere che non il risultato delle critiche dell’opposizione. Noi siamo convinti che un colpo militare rafforzerebbe il suo regime, non lo indebolirebbe. Siamo anche convinti che esso abbia gettato esche all’Occidente per anni, sapendo perfettamente di aver perso il sostegno della propria popolazione.  Il governo sta cercando una ripetizione dell’invazione irachena dell’Iran, che senza volerlo compattò la popolazione dietro il regime rivoluzionario. Se dovesse subentrare la potere un governo iraniano democratico, le prime cose che probabilmente farebbe sarebbero di 1) cercare la legittimazione della comunità internazionale, e 2) cercare modi per migliorare la sua economia in difficoltà. Un accordo sul nucleare offre entrambe le cose. Il programma nucleare è un enorme prosciugamento di risorse e la mancata osservanza delle risoluzioni dell’Onu sta impedendo all’Iran di rapportarsi col mondo. Stare calmi e permettere al popolo iraniano di esprimere le proprie opinioni è il miglior deterrente a un Iran armato di bomba nucleare. Bombardare l’Iran adesso, quando il suo popolo scende così numeroso  per le strade per esprimere la sua sfiducia nell’attuale regime, sarebbe un regalo ad Ahmadinejad e alla sua genìa. “

Le musiche di oggi erano “Sort of revolution” di Fink e “The rider song” di Nick Cave e Warren Ellis

Ecco la puntata di oggi:

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