Posts Tagged ‘un paradiso all’inferno’

Le parole uccidono

venerdì, febbraio 5th, 2010

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In apertura vi segnalo un blog molto carino, appena nato, che viene a sua volta da un libro, che viene a sua volta da una serie tv. Simone Regazzoni, classe 1975, insegna all’Università Cattolica di Milano e ha pubblicato un libro per Ponte alle Grazie che si intitola La filosofia di Lost, un’esplorazione dell’enigma che governa l’isola su cui sono spiaggiati, ormai, da cinque serie, i protagonisti della serie tv di JJ Abrams e Damon Lindelof. Come sapete, la serie si avvia alla sua conclusione – ne abbiamo parlato in occasione del famoso spostamento del discorso sullo Stato dell’Unione di Obama per non sovrapporsi con la prima puntata della nuova serie andata in onda qualche giorno fa. Il 10 febbraio la nuova serie di Lost parte anche in Italia su Sky, e Simone Regazzoni si impegna a commentarne le puntate, una per una, in senso filosofico. Qualche post c’è già, e ci dedichiamo a quelli, anche per non rovinare la sorpresa a chi non volesse accenni alla trama; poi nel caso sceglierete voi se tenervi aggiornati sulle sue osservazioni. Il suo post di oggi è un buon esempio della linea che Simone seguirà.

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Come vi ho promesso ieri, dedichiamo un po’ di spazio a un post molto particolare. Qualche tempo fa vi ho proposto la nostra intervista con la saggista americana Rebecca Solnit (potete riascoltarla qui), da poco autrice di Un paradiso all’inferno in cui esplora le reazioni delle comunità all’indomani di una catastrofe, sfatando alcuni luoghi comuni e concentrandosi sul nuovo tipo di dimensione pubblica e solidale che gli esseri umani, privati anche delle risorse essenziali, riescono a costruire nel cuore del disastro. In questi giorni, Solnit ha postato su TomDispatch una lunga e indignata riflessione sul linguaggio utilizzato nel suo paese per descrivere il comportamento della popolazione haitiana durante il terremoto. Il suo intervento, che ci ricorda come le parole finiscano per condizionare anche i comportamenti sul campo,  è rimbalzato su molti blog e aggregatori di informazione alternativa, e non è sfuggito alla rivista italiana Internazionale, che lo ha tradotto nel suo numero della settimana scorsa (attenzione perché oggi esce il nuovo numero, potete accedere al vecchio numero richiedendo l’arretrato; chi è abbonato lo trova attraverso la rivista online). Ringrazio molto Internazionale per avermi messo a disposizione la loro traduzione, che vi propongo.

PS patiti dei Mumford & Sons, i magnifici arrivano in Italia, il 3 aprile al Covo di Bologna e il 1° maggio al Circolo degli Artisti!

Le musiche di oggi erano “Civilians” di Joe Henry e “Simbo Dlo”  da Haiti Colibrì di Ti-Coca

Noi ci risentiamo martedi a mezzogiorno e in replica alle 21, buon fine settimana a tutti.

Ecco la puntata di oggi:

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la Verità sui Mostri

giovedì, novembre 19th, 2009

Questo è lo spot animato che Tim Burton ha realizzato per la retrospettiva che il Moma di New York gli dedicherà da domani. Infatti, in attesa dell’uscita della sua versione attesissima di Alice nel paese delle meraviglie, il Museo d’Arte Moderna gli dedica una mostra che non è fatta solo, come si potrebbe pensare, di disegni preparatori e storyboard dei suoi film d’animazione, ma di opere a sé stanti vere e proprie, e della proiezione integrale di una serie di lavori meno noti al pubblico del grande schermo, una sorta di grande rassegna d’essai che comprende anche un programma per famiglie, dal Bambino Ostrica alla Lurida Verità dei Mostri. Ecco un resoconto dal Moma via Daily Beast, in attesa di proporvi l’intervista col regista in una delle prossime puntate.

“Questa grossa retrospettiva su Tim Burton, nato negli Stati Uniti nel 1958, consiste in una mostra in galleria e di una serie di film che abbracciano la sua carriera come regista. produttore, autore, e artista concettuale per i film con attori e quelli di animazione. Seguendo la corrente del suo immaginario visivo dai primissimi disegni di quando era bambino fino al lavoro della sua maturità, la mostra presenta opere generate lateralmente dal lavoro sui suoi film, e mette in luce una serie di progetti mai realizzati e di opere mai viste prima, insieme ai suoi lavori di quando era studente d’arte e ai suoi primissimi film amatoriali, e ad alcuni esempi del suo lavoro come narratore e come illustratore per progetti diversi dal cinema, come il web e l’animazione. I temi contrastanti dell’adolescenza e dell’età adulta, e gli elementi di sentimento, cinismo e umorismo informano il suo lavoro in una quantità di media diversi – disegno, storyboard, immagine digitale e in movimento, marionette e maquettes, oggetti di scena, costumi, taccuini e cartoni animati. Prendendo ispirazione dalle fonti della cultura pop, Burton ha reinventato il cinema hollywoodiano trasformandolo in una esperienza spirituale, e influenzando una generazione di giovani artisti che lavora nel cinema, nel video e nella grafica”.

C’è qualcuno che indaga da molti anni sulla nostra esperienza individuale e sociale e suoi riflessi nella comunità virtuale, anche se in rete ha una presenza invisibile. Esploratrice della wilderness reale e virtuale, e come tale fra le muse di Alaska, la saggista americana Rebecca Solnit ha scritto la Storia del Camminare pubblicata in Italia da Bruno Mondadori, e la Field guide to getting lost, un’indagine privata sull’effetto del perdersi negli spazi selvaggi. E’ uscito da poco in Italia il suo nuovo libro, Un paradiso all’inferno (ed. Fandango), un’indagine sulla reazione positiva di auto-organizzazione e solidarietà di diverse comunità in seguito ad alcuni macroscopici disastri naturali – incendi, terremoti, alluvioni – o attentati – come l’11 settembre – o catastrofi in cui si sono mescolati gli effetti della natura e quelli della mano dell’uomo, come l’uragano Katrina. Con una interessante postafzione italiana sullo stesso modello applicato al terremoto dell’Aquila, il libro è un inno al mutuo soccorso e alla comunità utopica che si realizza nel momento in cui cadono le abituali categorie del potere. Vi propongo la nostra conversazione con Rebecca Solnit, da poco passata da Roma.

Svolte clamorosi, piccoli scandali, solita pizza o forse un po’ meno del solito. E’ l’epopea del contest canoro X Factor su RaiDue, quando mancano due puntate alla finale, e possiamo sostenerla solo grazie a una certa quantità di sana cattiveria:  ecco il resoconto dell’undicesima puntata dall’infallibile Diego Cajelli su Diegozilla.

le musiche di oggi erano “Fitz and dizzyspells” di Andrew Bird e “Tomorrow never knows” di Bruce Springsteen

Ecco la puntata di oggi:

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