Posts Tagged ‘Woodstock Film festival’

jet-lag

mercoledì, ottobre 7th, 2009

jfk

L’enorme espansione economica indiana ha un prezzo, lo sanno bene le decine di Ong del Tamil Nadu che hanno deciso di tenere un blog sui giganteschi lavori di ampliamento dell’aeroporto internazionale di Chennai, la ex Madras. Infatti, a causa della costruzione delle nuove piste di atterraggio e di un sistema di illuminazione notturna, decine di migliaia di persone si vedranno evacuate dai villaggi di Tharapakkam, Gerugambakkam, Kollapakkam e Manapakkam – nuclei abitati e terre coltivate con un antico tessuto sociale in mezzo alle foreste Tamil che hanno la sola sfortuna di essere state identificate dal governo come le 67 Zone Economiche Speciali in espansione. Potete leggere il loro blog  in inglese e tamil.

Restando sulle piste di decollo, Alain De Botton è diventato quest’estate il primo scrittore residente dell’aeroporto londinese di Heathrow, accettando di fermarsi giorno e notte nei terminal londinesi per una settimana, per tenere un diario di questa esperienza. Libero di vagabondare in ogni recesso dell’aeroporto , e poi seduto a scrivere a un banchetto al centro di un terminal, De Botton aveva anche un megaschermo collegato con il computer, sul quale i viaggiatori potevano leggere via via quello che stava scrivendo. Oggi il diario di De Botton diventa un libro, A week at the airport, a Heathrow diary, per ora pubblicato soltanto in Inghilterra. Corredato dalle fotografie del documentarista Richard Baker, in questi giorni il libro viene distribuito gratuitamente in 10 mila copie all’aeroporto di Heathrow. Ecco un piccolo estratto in italiano:

“Era notte, ma per i passeggeri del 747 che si stavano avvicinando alla pista, la giornata era già avanzata. Molti di loro si erano svegliati diverse ore prima per prendere l’aereo che passava sopra Turso sulla punta più settentrionale di Scozia, una destinazione che suona remota per quelli che stanno nei sobborghi di Londra, ma vera porta di casa dopo un viaggio verso i ghiacci del Canada e il Polo Nord illuminato dalla luna. A segnare il procedere dell’aeromobile lungo la spina dorsale del Regno Unito c’erano le colazioni: la lotta con una piccola scatola di cornflakes sopra Edinburgo, un’omelette punteggiata di peperoni rossi e  funghi vicino a Newcastle, un affondo in uno yoghurt alla frutta dall’aria sospetta sopra le ignare distese dello Yorkshire. Per gli apparecchi della British Airways che si avvicinavano al Terminal 5, era un ritorno a casa, come un tempo il Plymouth Sound per i loro predecessori navali del settecento. Dopo essere stati ospiti su piste straniere, infilati in strani allocamenti loro assegnati all’O Hare o al Lax, smarriti fra mastodontiche file di aerei della United e della Delta, adesso toccava a loro la superiorità dei numeri e l’allineamento in perfetta simmetria lungo il dorso del satellite B. 747 fratelli che solo poco prima erano stati separati in giro per il mondo, parcheggiavano ora ala contro ala, Johannesburg accanto a Delhi, Sidney accanto a Phoenix. La ripetizione donava alle loro fusoliere una nuova bellezza, l’occhio poteva ora seguire un’identica sequenza di motivi lungo una fila di quindici corpi bianchi dalla forma di delfino, il risultato estetico rafforzato dalla consapevolezza che ognuno di loro era costato 250 milioni di dollari, e che quello che ci si trovava davanti era quindi un simbolo non solo della impressionante intelligenza tecnica della modernità ma anche del suo prodigioso e inconcepibile benessere.”

Così Alain De Botton, di cui vi segnalo anche la School of life a Londra.

Oggi il blog del New Yorker ci ricorda l’uscita del nuovo documentario di Jonathan Demme su Neil Young, l’ennesimo di argomento musicale di questo regista e il secondo su Neil Young dopo Heart of Gold di tre anni fa. Ma se il film precedente era studiato e meditativo, questo Neil Young Trunk Show è una cronaca immediata dal vivo, tutta realizzata con le camere a mano. Secondo il regista, il film documenta cosa accadrebbe se Tchaikovski fosse un chitarrista. La settimana scorsa al Woodstock Film festival, Jonathan Demme ha avvisato prima della proiezione: se non vi piacciono le chitarre, uscite subito dalla sala.  Alla prima del film a marzo, infatti, 40 persone erano uscite durante l’esecuzione di ventidue minuti di “No hidden path”, dall’album Chrome Dreams II. Ecco un frammento del film.

Oltre a Neil Young, le musiche di oggi erano “Spoiled” di Conor Oberst, e “Grandma Shirley and Papa” di Adam Green.

A domani, quando ci sentiremo anche in replica alle 21!
Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui.