Archivi categoria: arti visive

Alaska XL #21 | la costituzione nascosta

66.	 Class room, Sultana Malak Palace, Heliopolis, Cairo. 2011

fotografia di Xenia Nikolskaya, Cairo.

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Oggi vi propongo tre lunghi testi integrali, realizzati nella versione italiana grazie al prezioso contributo ad Alaska di Alessandra Neve e Cristina Contini, e pubblicati anche nella raccolta di traduzioni che vedete nella colonna qui a destra. Si tratta di tre fonti e tre argomenti diversi, che però confluiscono in una serie di interrogativi e intrecci molto simili, e che credo si manifesteranno chiaramente alla lettura. Comincio dallo scritto più recente dell’attivista egiziano Alaa Abd El Fattah, che in queste ore ha superato il centesimo giorno di detenzione senza che sia nemmeno stata fissata una data per il suo processo. Partendo dalle proprie letture in cella, e dall’arrivo nel braccio dei detenuti politici del carcere di Tora di alcuni compagni torturati in un altro carcere, Alaa ha scritto un articolo in arabo per al-Wadi, intitolato “Autismo” e pubblicato il 4 marzo. Il concetto, potentissimo, di “costituzione nascosta”, è suo e l’ho preso in prestito per dare il titolo a questa puntata. La zia di Alaa, la scrittrice Ahdaf Soueif, come sempre lo ha tradotto in inglese pubblicandolo su Facebook. Io l’ho tradotto per voi in italiano.

♫ “Like a king” di Ben Harper

Ecco la prima parte di oggi:

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La tecnosociologa turca Zeynep Tupefkci, che insegna negli Stati Uniti, scrive spesso per la piattaforma gratuita Medium, che al suo interno ospita una testata precedente per testi di lungo formato, Matter, impaginata secondo gli stessi criteri. Per Matter, Zeynep ha pubblicato a fine febbraio, nel pieno dell’occupazione della Maidan di Kiev, un saggio/riflessione sulla sorveglianza digitale che sovrappone la sua posizione sulla raccolta di dati ai fini della campagna elettorale americana, la sua presenza all’occupazione di Gezi Park nella sua città natale, Istanbul, e l’influsso delle rivelazioni di Snowden sull’operato dell’NSA. A sottolineare il contrasto fra i vari piani del testo, Zeynep ha impaginato il suo scritto con le fotografie in bianco e nero scattate fra i lacrimogeni a Istanbul da Mstyslav Chernov. Ad aggiungere un ulteriore dimensione multimediale, in fondo al testo si trova anche il podcast audio con la lettura fatta da Jack Stewart. Nei credits alla fine del testo, Zeynep cita anche il lavoro di editing di Jim Giles and Bobbie Johnson, il fact-checking di Cameron Bird, e la correzione delle bozze di Tim Heffernan – facendo di questo singolo articolo una mini-produzione collettiva. Alessandra Neve ha realizzato la versione integrale del testo in italiano.

♫ “Gold Dust” di Tori Amos

Ecco la seconda parte di oggi:

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Qui la seconda metà della traduzione da Zeynep Tufeckci.

♫ “Elephant Gun” di Beirut

Ecco la terza parte di oggi:

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Nell’ambito dell’inchiesta del Parlamento Europeo sulla sorveglianza elettronica sui suoi cittadini, Edward Snowden ha risposto alle domande di alcuni parlamentari. Il Parlamento Europeo ha pubblicato l’integrale delle sue risposte scritte qui.  Cristina Contini lo ha tradotto in italiano per Alaska. 

Ecco la quarta parte di oggi:

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Alaska XL #14 | porti delle nebbie

viagothamist

(foto via Gothamist)

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Oggi dedichiamo grosso modo la prima parte della trasmissione a fare un punto delle vicende legate alle rivelazioni di Edward Snowden sulla sorveglianza elettronica dell’NSA – che continuano a tenere banco con il discorso di Obama di venerdì scorso, le misure di contenimento che ora dovranno essere discusse dal Congresso, il coinvolgimento degli altri paesi, la rigida posizione inglese, il destino dei whistleblower e di Snowden in particolare (qui l’opinione di Daniel Ellsberg, che 40 anni fa rivelò i Pentagon Papers), le questioni legate ai sistemi di cifraggio delle comunicazioni, il rapporto fra governo federale e aziende private alle cui infrastrutture le agenzie federali si appoggiano di fatto per la sorveglianza, e la discussione etica su nuovo giornalismo e sui diritti civili elettronici. Nella seconda parte daremo un’occhiata a due documentari di cui è stato appena annunciato l’ingresso fra le nomination all’Oscar, entrambi molto legati alla vita della rete e ai temi che discutiamo qui, e vi racconterò una storia emblematica di tecnologia in Sudafrica.

Dopo la divulgazione a dicembre dei risultati della commissione sull’NSA da lui stesso istituita, Obama ha parlato venerdì, con un discorso diventato indispensabile dopo le rivelazioni di Snowden emerse in questi sei mesi, e allo stesso tempo ancora più vago di quanto ci si potesse aspettare (qui trovate la trascrizione). Incerto e a disagio, Obama ha tentato di rassicurare il cittadino medio americano, ammettendo la necessità di limiti alla sorveglianza (così tipica degli assetti sociali a cui i suoi stessi modelli un tempo si ribellarono) ma ribadendone la necessità per l’anti-terrorismo, e sostanzialmente mentendo o restando evasivo sulle parti più importanti della vicenda. Le vaghe modifiche alla procedura che ha annunciato non risolvono il problema di fondo – che sia sbagliato e illegale raccogliere indiscriminatamente (e conservare) centinaia di milioni di metadati di comuni cittadini. Qui il punto di ProPublica, qui il punto di Freedom of the Press (di cui Snowden è entrato a far parte), qui quello di Glenn Greenwald. La sera prima del discorso di Obama, sono arrivate le nuove rivelazioni sull’impressionante programma Dishfire per la raccolta quotidiana di centinaia di milioni di sms, divulgate dal britannico Channel 4 insieme al Guardian.

♫ “Wise up ghost” di Elvis Costello & The Roots

Ecco la prima parte di oggi:

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Come sapete, in Italia non c’è una grande attività di stampa sulle rivelazioni sull’NSA e sulle questioni della sorveglianza elettronica, fatto salvo per il lavoro di Stefania Maurizi con Greenwald per l’Espresso e, come vi ho raccontato in varie occasioni, quello di Fabio Chiusi, che conoscete per il suo blog Il Nichilista e per il suo lavoro per il Messaggero Veneto e Repubblica. Chiusi ha pubblicato proprio venerdì scorso, in collaborazione con Valigia Blu, un ebook gratuito che riesce a riassumere punto per punto per i lettori italiani la vicenda per come si è dipanata fin qui. Mi è sembrata un’ottima occasione per averlo finalmente ospite ad Alaska, e ci colleghiamo in diretta con lui per fare il punto della situazione (potete riascoltare la conversazione nel podcast qui sotto).

♫ “Sirens” dei Pearl Jam

Ecco la seconda parte di oggi:

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Erano in pole position, ma la conferma è arrivata da poco: Dirty Wars di Jeremy Scahill e The Square di Jehane Noujaim sono candidati all’Oscar nella categoria Miglior Documentario. In modi diversi, sono due film importanti per la vita della rete e per la possibilità di raccontare la Storia con la S maiuscola in tempo reale. Jeremy Scahill, come sapete, è un celebre reporter che indaga sulle parti più segrete dell’apparato militare americano in Iraq, Afghanistan e Yemen, e che farà parte della redazione della nuova testata di Pierre Omidyar affidata a Greenwald – Dirty Wars traduce in una storia per immagini l’indagine che aveva pubblicato nel suo libro Dirty Wars. Jehane Noujaim, già regista di Control Room (documentario su Al Jazeera), egiziano-americana, ha girato The Square con il suo team tutto in presa diretta a Tahrir e ha vinto il premio del pubblico al Sundance Festival con una versione incompiuta del documentario, che ha rimontato in questi mesi, comprimendone ulteriormente la cronologia per arrivare fino al primo massacro dei Fratelli Musulmani, quello davanti alla sede della Guardia Repubblicana dopo il colpo di stato. Entrambi i film – diversi ma uniti da una forte scelta narrativa in soggettiva – sono stati proiettati nei festival più importanti e arriveranno nei vari paesi con modalità diverse. The Square, come vi avevo raccontato, è stato finanziato attraverso il crowdfunding con un progetto su Kickstarter e il contratto di distribuzione è stato stipulato con Netflix (che vincerebbe così il suo primo Oscar, nel caso) – in Egitto è ancora in attesa del visto della censura e gli egiziani hanno potuto vederlo soltanto in una breve finestra temporale ieri sera quando una versione in bassa qualità – ora rimossa – è comparsa su YouTube, e per l’Italia bisognerà aspettare un bel po’. Di Dirty Wars, per chi se lo fosse perso nella rara proiezione al Milano Film Festival, si può invece acquistare o noleggiare il download in sterline direttamente dal sito ufficiale. Qui Yasmine Rashidi dal Cairo su The Square per il New Yorker, qui l’intervista a Jeremy Scahill di Democracy Now!. Li ho visti entrambi e vi racconto un po’ le mie impressioni (potete recuperare l’audio qui sotto nel podcast).

♫ “Hunter of Invisible Game” di Bruce Springsteen

Ecco la terza parte di oggi:

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Un’azienda tecnologica sudafricana di enorme successo ma dalle radici che affondano nel passato cupo del paese. E’ la Naspers, e la racconta John McDulin per Quartz.

♫ “We live again” di Beck

Ecco la quarta parte di oggi:

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Alaska XL #7 | prosa e poesia

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il mattino del debutto del titolo TWTR a Wall Street

Benvenuti alla nuova puntata XL di Alaska, oggi ripercorriamo alcune delle novità digitali più importanti della settimana – materiali sull’evolversi della vicenda NSA, debutto in borsa del titolo di Twitter – ma ci concediamo anche un po’ di respiro poetico con la nuova idea dello scrittore Alain De Botton e l’omaggio di Patti Smith a Lou Reed. Prima di addentrarci negli argomenti della settimana, però, due segnalazioni che riguardano il lavoro di Al Jazeera, entrambe di fatto da esplorare online: Al Jazeera America ha ottenuto (e pubblicato sul suo sito) i diari di Abu Zubaydah, uno dei prigionieri di Guantanamo di più alto profilo, che aiutano a illuminare gli ultimi dieci anni della cosiddetta “Guerra al terrore”, oltre che raccogliere la sua testimonianza sulle decine di volte in cui sotto interrogatorio ha subito la tortura del “waterboarding”. Intanto, Al Jazeera English ha portato a termine la seconda parte della sua indagine documentaria sull’avvelenamento da polonio del leader palestinese Arafat, e qui potete vedere il documentario integrale.

Il 10 novembre il nuovo titolo di borsa di Twitter ha debuttato, non senza le solite cerimonie di festeggiamento di Wall Street e una certa sorpresa per il guadagno del valore del titolo nella prima giornata rispetto alla quotazione iniziale. Il Washington Post raccoglie i pareri degli operatori su cosa questo potrebbe significare per il futuro (quotare Twitter pare una scommessa diversa e assai meno certa di quella di altre aziende “social”); Andrea Boda per Europa online fa un utile ragionamento del giorno dopo; e Vincenzo Marino ripercorre le tappe del successo di Twitter, che spiegano un po’ le grandi attese sul suo valore.

♫ “You make me want to wear dresses” di Lisa Germano

Ecco la prima parte di oggi:

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Molte novità sul fronte NSA:

1) dettagli interessanti sulla sorveglianza senza mandato né preavviso dell’NSA sul traffico dati di Google e Yahoo, che ha destato (un po’ tardive) le reazioni inferocite di Google. Qui il Washington Post, qui Fabio Chiusi sul suo blog sul Messaggero Veneto, qui la reazione di Eric Schmidt raccontata da Slate.

2) le prime udienze sul caso del fermo in aeroporto del compagno di Glenn Greenwald, David Miranda, sotto le leggi anti-terrorismo: qui il riassunto della Columbia Journalism Review, qui il lavoro di Carl Gardner sul suo Head of Legal;  qui e qui  le reazioni di ex e attuali funzionari dell’intelligence inglese che ritengono “pericolose” le rivelazioni di Snowden divulgate dal Guardian; qui il parere (opposto) del padre della rete Tim Berners Lee;

3) la prima audizione dei capi intelligence inglesi davanti alla commissione nazionale sull’intelligence (alcuni dei quali non si erano mai visti in pubblico prima).

4) una discussione interessante a Londra (#stopbuggingus) su sorveglianza e libertà di stampa con i dirigenti del Guardian, Google, Human Rights Watch e diversi parlamentari britannici (qui una sintesi), che sostengono che le agenzie di intelligence hanno “mentito al Parlamento”.

5) la forma che sta prendendo il dibattito legislativo al Congresso americano sul futuro dell’NSA: qui un parere di qualche settimana fa sui punti della proposta di legge Sensebrenner, ritenuta dal deputato Justin Amash l’unica possibilità sensata di modificare il raggio e il metodo dell’agenzia di sicurezza, mentre Dianne Feinstein continua a dimostrare di non capirci molto., e perfino dall’interno della Casa Bianca arriva qualche segnale di malumore.

6) la notizia che il direttore del Guardian Alan Rusbridger verrà sentito in Parlamento a dicembre sul coinvolgimento del suo giornale nelle rivelazioni di Snowden. Qui Huffington Post, qui il Guardian.

7) la notizia che Snowden si fece dare fra 20 e 25 password da colleghi dell’NSA per poter accedere alla parte di documenti in loro possesso, ottenendole con una certa facilità.

8) le prossime rivelazioni, secondo quello che ha detto Greenwald alla Cbc, riguarderanno la sorveglianza americana sul Canada.

♫ “Nothing but time” di Cat Power

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Lo scrittore e filosofo del tempo reale Alain De Botton è convinto della potenza didattica della filosofia e dell’arte in tempi difficili, e come sapete ha fondato a Londra un luogo di incontro e apprendimento, la School of life, che rovescia la questione del “self-help” in nuovo apprendimento. Luogo di ritrovo, caffè, scuola, negozio ed editore, la School of Life coinvolge come docenti persone che arrivano dal mondo della filosofia come da quello della tecnologia, e di fatto sostiene anche le imprese editoriali di ogni autore, a cominciare naturalmente da quelle del suo fondatore. De Botton non è nuovo ad iniziative particolari per il lancio di un suo nuovo libro, e stavolta – per Art as Therapy, che utilizza le opere d’arte come spunti di riflessione e di elevazione per la nostra vita di tutti i giorni – ha creato un sito da esplorare attraverso alcune domande comuni sull’amore, il lavoro, il successo e il fallimento, creando una serie di percorsi molto belli fra opere d’arte anche non molto conosciute, una sorta di vetrina per i contenuti del suo libro che diventa però anche un’esperienza online. Qui Sara Elkamel – giovane giornalista cairota che ha passato gli ultimi venerdì sera chiusa in casa dalle 19 per via del coprifuoco – sull’intervento di De Botton alla Cooper Union in un libero venerdì sera, qui Wired, e dalle “risposte” del sito vi traggo qualche esempio.

♫ “Kiss me” di Tom Waits

Ecco la terza parte di oggi:

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Fra tutti i commenti alla morte di Lou Reed da chi gli era vicino (ricordiamo quelli straordinari di sua moglie Laurie Anderson e del suo compagno musicale John Cale), quello che più si attendeva e che tardava ad arrivare era quello di Patti Smith. Poetessa urbana come lui, cresciuta con la musica dei Velvet Underground, e suo malgrado sacerdotessa di tutti i lutti del rock, Patti Smith ha scritto una cosa piccola ma straordinariamente densa sul calibro del suo amico e collega, che è stata pubblicata dal New Yorker, e che oggi vi traduco.

♫ “Beginning of a great adventure” di Lou Reed

Ecco la quarta parte di oggi:

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Alaska XL #3 | provocanti

amanda palmer future

Grazie perché state visitando questo blog in tantissimi, oggi una ricognizione fra materiali molto diversi fra loro (aggiornamenti sull’NSA compresi), cominciando da un post di quest’estate che avevo trovato straordinario e che forse qualcuno di voi non conosce ancora.

The killer inside me

Riguarda il femminicidio, e lo ha scritto un uomo, Christian Raimo, mettendosi in discussione in modo molto coraggioso e dimostrando che per affondare nella complessità della questione abbiamo bisogno, sì, di scrittori – forse ancor più che di cronaca e di discussione politica. Lo ha pubblicato sull’online di Europa il 24 agosto, e contiene anche alcuni link utili per dare contesto alle sue argomentazioni.

♫ “Wise up ghost” di Elvis Costello & The Roots

Ecco la prima parte di oggi:

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Sinéad, Miley, e Amanda

Una querelle straordinaria a colpi di lettere fra donne di spettacolo di tre generazioni ha risollevato una serie di questioni sull’immagine del corpo delle donne. Tutto comincia con la musicista irlandese Sinéad O’Connor, 47 anni, che prima sul suo blog e subito ripresa dal Guardian, scrive una lettera alla giovanissima Miley Cyrus, 21 anni, teen idol americana (l’ex Hanna Montana), dopo che questa aveva dichiarato di ispirarsi al look radicale con testa rasata della Sinéad giovane per il suo nuovo look e l’immagine molto più aggressiva. In buona sostanza, con un tono molto fermo ma affettuoso e materno, Sinéad si dissocia e anzi mette in guardia Miley dallo sfruttamento del suo corpo a cui sarebbe costretta dal suo staff (a gestire i lucrosi affari di Miley sono i suoi genitori), staff che non avrebbe a cuore il suo bene, e dai pericoli dello show business. Parla per esperienza, naturalmente, e scrive molte cose sagge, ma sembra concludere che a) la giovane Miley sia interamente manipolata da avidi adulti anziché lucida regista del proprio marketing, e b) che l’unico modo perché il corpo di una donna non venga strumentalizzato sia di non esporlo. Dal canto suo, la giovane Miley sbaglia tutto e le risponde in modo denigratorio, retwittando alcuni vecchi tweet che Sinéad aveva postato due anni fa quando era in pieno esaurimento nervoso. Sinéad le risponde sprezzante: “prendertela con me è quasi più stupido che comportarti come una prostituta e chiamarlo femminismo”, e ancora: “Non ti fa onore rispondere in quel modo a qualcuno che ha espresso preoccupazione per te. Ed è ancora peggio che tu sia un tale strumento anti-femmine in un’industria musicale anti-femmine. Spero che ti sveglierai e ti renderai conto che per le donne sei un pericolo”. Ma al di sopra dello scambio fra le due si leva la voce speciale di Amanda Palmer, 37 anni, performer molto fisica, super femminista, americana, a metà fra la generazione di Sinéad e quella di Miley, che alle battute sessiste e pruriginose del Daily Mail inglese aveva recentemente risposto scrivendo una nuova canzone e spogliandosi sul palco riuscendo a mettere in ridicolo l’insensata attrazione per le “tette” (la grande teorica del giornalismo digitale, Emily Bell, aveva commentato quel video così: “Palmer wins the internet”). Cresciuta con la musica di Sinéad, Amanda le chiede con molto rispetto se non sia giusto immaginare, almeno come utopia, che ogni donna faccia del proprio corpo ciò che crede, ma fa molto più di questo: Alessandra Neve ha tradotto la lettera di Amanda Palmer per noi. In questi giorni, sempre sul suo blog, Amanda ha creato un gioco (con un’aggiuntina in coda di suo marito, lo scrittore Neil Gaiman) lanciando una galleria fotografica delle donne straordinarie del mondo dello spettacolo che creano con grande successo pur non avendo un’immagine femminile convenzionale – o, come dice lei, le rare che hanno trovato l’equilibrio perfetto. Alla fine, Miley resta sullo sfondo, quasi solo come un pretesto, e il vero confronto di opinioni avviene fra due artiste radicali e serissime che non a caso arrivano entrambe dalla musica di strada.

♫ “The bed” di Amanda Palmer

Ecco la seconda parte di oggi:

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NSA

Wikileaks, che ha pagato le spese per l’avvocato di Snowden, ce l’ha a morte con Greenwald e il Guardian che secondo loro lo stanno sfruttando per i loro scoop senza proteggere i whistleblower (per farvi un’idea della veemenza, date un’occhiata alla timeline di @Wikileaks degli ultimi giorni). Dal canto suo, Greenwald sembra sotto processo ogni volta che va in tv, e mentre i server dell’NSA traslocano in un nuovo edificio nel deserto dello Utah afflitto da misteriosi cali di tensione, la commissione d’inchiesta sull’NSA al Parlamento Europeo ha dato lettura pubblica il 30 settembre di un messaggio scritto di Edward Snowden da Mosca, letto da Jesselyn Radack e ascoltato dai parlamentari col fiato sospeso (qui il testo). Fra tutti i fiumi d’inchiostro virtuale con cui si sta combattendo a colpi di scoop e di varie letture delle ultime rivelazioni sulla raccolta dei dati da parte della National Security Agency, Alessandra Neve ha scelto di tradurre per noi il pezzo di Bruce Schneier per il Guardian della settimana scorsa, che parte dalla rivelazione degli attacchi al sistema di protezione Tor  (qui il link originale, e qui i documenti originali NSA su Tor pubblicati dal Washington Post).

♫ “Don’t get too close” di Nathaniel Rateliff

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Ritorno al futuro

Quinn Norton è andata in visita al Museo della Stasi di Berlino, forse il miglior promemoria esistente di cosa significhi la sorveglianza di regime. Lo ha fatto con un’amica americana che lavora nel campo della sicurezza web, e ha scritto un racconto bellissimo per Medium, che oggi vi traduco in diretta.

♫ “Stay young” degli Okkervil River

Ecco la quarta parte di oggi:

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Alaska XL #2 | nuovi cronisti

(Cairo, il tweet del fotografo della rivoluzione, Mosa’ab El Shamy, la sera del 16 agosto, uno dei primi giorni del coprifuoco militare, sulla Corniche ai piedi dei leggendari leoni del ponte Qasr el Nil)

Oggi voglio portarvi a conoscere alcune persone che con il loro lavoro rappresentano al meglio il ruolo dei citizen journalist, o che dalla strada sono passati alle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, o che con la loro testimonianza ci raccontano da dove la censura non permette di raccontare, o che per fare un lavoro di cronaca per il pubblico scelgono strumenti insoliti o recuperati dal passato. In tutti i casi si evidenzia un legame fra la materia che raccontano e il motivo per cui qualcuno non vuole che lo facciano. Ma prima vorrei dedicare l’apertura di Alaska di oggi alla notizia digitale della settimana appena trascorsa (se si eccettua la rivelazione della battaglia della NSA a Tor, su cui torneremo la prossima settimana): l’entrata ufficiale in borsa di Twitter.

#TWTR

TWTR è il titolo che Twitter si è data in borsa, annunciandolo (con un tweet, ovviamente) venerdì scorso. Per predisporre l’entrata ha dovuto presentare documentazione pubblica alla SEC delle sue cifre e della sua strategia commerciale. Nero su bianco, dunque, quanta parte delle entrate di Twitter vengono dagli annunci pubblicitari, quanto traffico ha, e che si tratta di un’impresa “che non ha ancora profitti”. Qui il modulo S-1 ufficiale, qui l’opinione del NYT online su quale dovrà essere la strategia commerciale per creare profitti, qui Mashable con una bella vignetta umoristica sulla composizione degli utenti, e qui Matthew Ingram per GigaOm sui rischi e le sfide dell’ingresso in borsa. E qualcuno, come racconta oggi Federica Cantore, nel primo weekend dopo la notizia ne ha beneficiato per errore.

♫ “Sirens” dei Pearl Jam

Ecco la prima parte di oggi:

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Nuove cronache: una fusione di presenza fisica, collage di testimonianze fotografiche, ricostruzioni a memoria dove non si può né registrare né filmare, dovere di testimonianza ma anche impegno politico. Le tre figure di oggi sono Alexa O’Brien – che ha seguito passo passo il processo militare a porte chiuse a Bradley Manning, creandone l’unico archivio pubblico esistente; Mosa’ab El Shamy – fotografo egiziano nato con la rivoluzione, che ad agosto ha documentato la strage di Rabaa, e ieri la disastrosa giornata del 6 ottobre al Cairo; e Molly Crabapple, che con le sue illustrazioni ha documentato le proteste da Occupy Wall Street a Occupy Gezi, e recentemente ha creato una cronaca illustrata della sua visita al supersorvegliato carcere di Guantanamo.

L’amore è un paese che non abbiamo saputo difendere

E’ il motto di Mosa’ab el Shamy sul suo profilo Twitter, e dice molto di chi è. Sguardo sull’Egitto di un’intensità sconvolgente e uno dei giovani fotografi nati con la rivoluzione. Ieri l’esercito e la polizia hanno represso le manifestazioni dei pro-Morsi e per tenerli lontani dai festeggiamenti di stato a Tahrir per il 6 ottobre ha fatto 52 morti. Come sempre Mosa’ab ha seguito i cortei e documentato con le sue immagini tutto quello che vedeva, potete vederle qui. Ad agosto era al sit-in di Rabaa; colto nelle tende in cui dormiva dal violento sgombero della polizia, come sempre ha fotografato tutto quello che vedeva, con il suo sguardo attentissimo, che della frenesia di quello che gli accade intorno sembra sospendere nel tempo un dettaglio, una mano insanguinata. Negli stessi minuti, suo fratello, giornalista di Al Jazeera, veniva arrestato, e un mese e mezzo dopo è ancora in carcere. Qui la cronaca di Mosa’ab su Facebook di una delle sue visite in carcere. Qui il suo nuovo sito. Dopo il massacro, Mosa’ab si è recato come fa sempre alla moschea che fungeva da obitorio; qui il suo resoconto per Lightbox della rivista Time. Qui, per conoscerlo meglio, l’intervista che gli ha fatto Jared Malsin per The New Republic online.

♫ “You only live twice” nella versione di Mark Lanegan

Ecco la seconda parte di oggi:

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L’amanuense

Alexa O’Brien – già reporter e uno dei motori della partenza di Occupy Wall Street – non aveva alcuna preparazione legale, ma era convinta che il pubblico avesse diritto a conoscere ciò che veniva detto a porte chiuse nel processo militare a Bradley Manning – a maggior ragione visto che Manning veniva processato per aver diffuso al pubblico materiali riservati mettendoli a disposizione di Wikileaks. Si è preparata, ha coltivato le sue fonti, e in una situazione in cui non esisteva nessun tipo di accesso normalmente a disposizione in un processo pubblico, e non si poteva né filmare né registrare, ha creato da zero un database di informazioni e una gigantesca trascrizione vecchia maniera delle sedute a cui assisteva a Fort Meade, twittando, scrivendo e creando una tassonomia di una mole impressionante di informazioni, che oggi permettono anche di interpretare nel modo più preciso il verdetto. Qui trovate tutti i suoi materiali. Qui la sua intervista integrale sulla radio australiana Triple R, di cui oggi vi propongo un estratto.

♫ “Heaven” dei Milk Carton Kids (dalla colonna sonora di “The Promised Land” di Gus Van Sant)

Ecco la terza parte di oggi:

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Più vera che dal vero

In questi giorni Molly Crabapple - illustratrice, attivista e testimone pubblica – ha tenuto un incontro al Berkman Center for Internet and Society dell’Università di Harvard (qui la sua lecture in video) in cui ha fatto una serie di riflessioni sul suo lavoro, sul paradosso del sorvegliante/sorvegliato, facendo esempi che andavano dalla storia dell’arte (le cronache delle fucilazioni delle truppe di Napoleone sui contadini spagnoli, ricreate dall’immaginazione di Goya), a casi contemporanei come il lavoro di Joe Sacco sulla Palestina (qui un’intervista recente con lui), e quello del Beehive Collective messicano (qui il loro sito web); il suo racconto illustrato per Vice sulla sua visita al carcere supersorvegliato di Guantanamo.

♫ “This is not a song, it’s an outburst” di Rodriguez

Ecco la quarta parte di oggi:

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narrazione non lineare

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(lo scrittore argentino Julio Cortazar)

I ricercatori John V. Pavlik e Frank Bridges hanno scritto una monografia, “The Emergence of Augmented Reality (AR) as a Storytelling Medium in Journalism”, in cui esplorano gli strumenti con cui la realtà aumentata del web può intervenire in una narrazione documentaria a modificarne attivamente il percorso. Notable, per il tumblr del Future Journalism Project, parte dal loro scritto per rintracciare le radici dell’espediente non lineare nella narrazione letteraria e poetica.

La canzone di oggi era “Wide lovely eyes” di Nick Cave & the Bad Seeds

Ecco la puntata di oggi:

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perché

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Don McCullin ha 77 anni. E’ una leggenda della fotografia. Ha raccontato conflitti lontani e vicini fin dall’inizio degli anni Sessanta. Suoi i “blowup” dell’omonimo film di Antonioni.

Anthony Loyd di anni ne ha 46, e McCullin gli chiede di tornare in Siria per accompagnarlo.

Anthony è turbato – dalla soggezione, dalla responsabilità, dalla sfiducia in questo anziano che si espone al pericolo, e cerca di capire perché McCullin ha voluto tornare in uno scenario di guerra dopo 15 anni di lontananza.

Lo scopre. E lo racconta in un articolo mozzafiato per l’Australian online che oggi vi traduco.

La canzone di oggi era ”Ho hey” dei Lumineers

Ecco la puntata di oggi:

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campagna elettorale

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No, non per le elezioni ma per gli Oscar: annunciate le nomination qualche giorno fa, adesso ogni produzione si inventa qualcosa per creare opinione intorno al proprio film, specialmente online. Lincoln di Spielberg, per esempio, ha messo a disposizione su iTunes uno speciale sul film, ma batte tutti – per manifesta inclinazione al mezzo – Moonrise Kingdom, lo splendido film del regista de I Tenenbaum,  Wes Anderson, uscito lo scorso 5 dicembre anche in Italia con Edward Norton, Bill Murray, Tilda Swinton, Bruce Willis e Frances McDormand, candidato per la miglior sceneggiatura in collaborazione con Roman Coppola, che la sceneggiatura l’ha messa a disposizione online, con tanto di foto di scena, dettagli della scenografia, disegni preparatori. La bellezza dell’operazione sta nel fatto che il film si presta particolarmente; la trama gira intorno a una storia d’amore fra due pre-adolescenti, una ragazzina e uno scout orfano, che diventa una fuga insieme nella natura, inseguiti dalla spedizione di adulti che vogliono ritrovarli.  Ma il tutto si traduce in un paesaggio onirico, infantile, ironico, creato da zero per il film, nella scelta di colori pastelli anni ’60 e atmosfere disegnate, nelle riprese caricaturali alternate a panorami di una poesia mozzafiato, in dialoghi esilaranti e scene costruite come vignette di un fumetto, in mappe da Isola del tesoro con citazioni de I Pirati di Penzance e dei fortini western e perfino in letterine battute a macchina: tutto sembra nascere fin dall’inizio come uno storybook, una fiaba da sfogliare, e così la traduzione visiva per l’online è già bell’e pronta – sotto forma di linea scorribile  e di pdf scaricabile di 195 pagine. Grandi tavole a colori, doppie pagine da rivista con una scena del film da una parte e una pagina di sceneggiatura dall’altra, nostalgicamente dattiloscritta – una sorta di creatura a metà fra il gadget virtuale e la sceneggiatura illustrata, che ha come valore aggiunto la possibilità di “visitare” alcune creazioni scenografiche che nel film compaiono molto rapidamente nel flusso della storia (per esempio la grande tenda da campo scozzese del capo scout, Edward Norton), assaporandole di più. Il pdf  è stampabile (per chi è disposto a far fuori qualche cartuccia a colori) ma la speranza è che venga pubblicato anche come libro.

La canzone di oggi era ”The Heroic Weather-Conditions of the Universe, Part 1: A Veiled Mist” di Alexande Desplat (dalla colonna sonora di Moonrise Kingdom)

Ecco la puntata di oggi:

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cartoline dal 2012

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(Tahrir il 27 novembre, via #ganobi)

Questa è l’ultima puntata di Alaska per il 2012, e ieri ho preparato per voi una cronologia di tweet-cartoline su Storify, con alcuni dei miei tweet e momenti e fotografie preferiti dell’anno – molto parziali, molto soggettivi, ma spero vi ricordino alcuni dei momenti che abbiamo passato insieme qui e su Twitter. Ripercorriamo l’anno rapidamente insieme, e potete trovarlo qui. Ci risentiamo dal 7 gennaio!

La canzone di oggi era “Shackled and drawn” di Bruce Springsteen

Ecco la puntata di oggi:

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Facebook presenta il conto

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Ricordate quanto spese Facebook per comprare la magica start-up fotografica di Instagram? Un miliardo di dollari. Ebbene, tutti si chiedevano quando avrebbe presentato il conto agli utenti, e forse ci siamo arrivati. Più che un conto economico diretto, le ultime iniziative del colosso social di Zuckerberg si riflettono in scelte tipicamente proprietarie e di vendita dei contatti degli utenti – perfettamente in linea con le policy della piattaforma di Facebook. Il primo segnale è arrivato qualche giorno fa con l’eliminazione delle anteprime fotografiche di Instagram da Twitter: dove prima le minifoto si aprivano nel tweet come quelle di Twitpic, Yfrog, Hipstamatic e altre scorciatoie e applicazioni, da qualche giorno compare solo un link che costringe ad entrare nella piattaforma di Instagram per vedere la foto. La scelta è quella di rinunciare alla condivisione diretta pur di attirare utenti nel mondo chiuso della condivisione Instagram (intanto molti utenti non si sono accorti del cambiamento e pubblicano su Twitter foto di cui credono si vedano ancora le anteprime e non un link, e molti di noi hanno rinunciato ad aprire i link). Twitter ha risposto rilanciando con la propria nuova app di filtri fotografici molto simili a quelli di Instagram, Aviary, che era in caldo da settimane. Ma la seconda iniziativa di Facebook è assai più chiara e diretta: dal 16 gennaio entreranno in vigore i nuovi termini di utilizzo, in base ai quali la proprietà delle fotografie degli utenti passerà a Facebook, che potrà venderle a terzi, e bisognerà adottare misure attive per non autorizzare Instagram a disporre dei contatti personali per vendita a clienti, indirizzari, e vendita delle proprie foto per uso pubblicitario. Dal 16 gennaio non sarà garantita nemmeno la conservazione del proprio archivio.

La canzone di oggi era “Winter song” di Sarah Bareilles

Ecco la puntata di oggi:

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