taccuino siriano

I taccuini da Homs dello scrittore franco-americano Jonathan Littell, entrato in Siria clandestinamente – che già vi citavo mentre uscivano in tempo reale tra gennaio e febbraio su le Monde e il New Yorker e poi su Repubblica – sono diventati un e-book anche in italiano (Einaudi). Oggi ve ne presento alcune parti.

Ecco la puntata di oggi:

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the times they are a-changing

(un fotogramma dal video di Subterranean Homesick Blues, 1965, minifilm che apriva il documentario di D. A. Pennebaker’s Don’t Look Back, con la sequenza di cartelli scritti la sera prima da Dylan insieme a Donovan, Allen Ginsberg e Bob Neuwirth)

Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe, e anche qui torniamo a occuparcene in onda domani. Intanto oggi Bob Dylan compie 70 anni, è trending on Twitter e viene festeggiato in tutto il mondo, ci leggiamo il post in suo onore di David Jaffe per il Daily Beast e ci ascoltiamo la canzone che tutti volevate sentire da una settimana.

Passato a Cannes il bellissimo This must be the place di Paolo Sorrentino con Sean Penn – David Byrne, che ne ha curato le musiche, oggi di ritorno dalla passerella francese posta sul suo blog raccontando com’è andata.

♫ Le musiche di oggi erano “The times they are a-changing” di Bob Dylan e “One fine day” di David Byrne

Ecco la puntata di oggi:

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che tipo di re vuoi essere?

Proprio nei giorni del lancio dell’inchiesta che subirà dall’antitrust europeo (ne parlavamo ieri), Google ha annunciato due giorni fa di aver fatto un’offerta di 6 miliardi di dollari per acquisire Groupon, una massiccia struttura di lancio di coupon di sconto online per vari tipi di merce, che con i suoi 3100 dipendenti dovrebbe aiutare il motore di ricerca a mettere radici là dove non gli è riuscito con un suo social network e dove invece riesce facebook, cioè nel radicamento del messaggio pubblicitario presso le persone in carne e ossa e il passaparola concreto. E’ una mossa finanziaria talmente corposa che gli azionisti di Google la vedono con preoccupazione, ma se dovesse avere esiti positivi rafforzerebbe l’efficacia pubblicitaria di Google e ne rappresenterebbe una prima emanazione concreta “sulla strada”. Lo racconta il Dealbook del NYT qui.

Intanto, mentre Amazon è sbarcata in Italia, e IBS lancia la sua alternativa al Kindle, (il Leggo), in rete la riflessione sul ruolo di Google e di Amazon sul futuro del libro ha ripreso a ribollire. Robert Darnton torna sulla creazione della Biblioteca Digitale d’America e sul ruolo che potrebbe giocarvi Google se solo volesse. Il Post ci racconta che cos’è Google Editions. E Isak ci raccomanda un link alla lunghissima disquisizione di Onnesha Roychoudhuri (storia di copertina della Boston Review) su “i libri dopo Amazon”. Onnesha racconta come Amazon sta cambiando il mercato dei libri, e dice, “capisco che Amazon vuol essere re, ma deve decidere che tipo di re vuole essere”. Un po’ come Google. Vi invito alla lettura integrale del suo post mentre vi dico invece come Isak commenta il suo pezzo, mettendo anche in discussione che l’unico valore culturale che il lettore mette in campo sia il prezzo basso del libro  (vi traduco tutto il possibile dei post scritti in inglese nel podcast qui sotto)

♫ La canzone di oggi era “Nothing compares 2 U” di Sinéad O’Connor

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bloggare liberi?

E’ dalla scorsa stagione che ci trasciniamo dietro la spinosa questione della nuova legislazione che governa la responsabilità legale di coloro che gestiscono blog e siti internet in Italia, che a giudicare dai vostri messaggi vi sta molto a cuore, e di certo merita un monitoraggio. Qualche giorno fa Punto Informatico ha proposto un commento di Daniele Minotti a proposito di quell’equiparazione legislativa fra blog e testate giornalistiche con tutte le responsabilità che implica. Minotti, che esplora le questioni legate a diritto e nuove tecnologie, ripropone quella riflessione anche sul suo blog personale, riflettendo sui pareri dei legislatori ed esperti accumulatisi nel tempo e proponendo il suo punto di vista. Intanto, in Francia, come racconta Il Post, è entrata in vigore Hadopi, la legge del maggio 2009 che “favorisce la diffusione e la protezione della creazione su Internet” ma che dà anche il nome all’autorità che si occuperà della tutela del copyright e della regolazione del controllo degli accessi a Internet. La discussione in Francia, dove anche alcuni provider si stanno opponendo all’applicazione per i loro utenti,  è molto accesa, la legge somiglia per qualche verso a quella italiana ed è considerata “liberticida” dagli utenti della rete. A fronte del fatto che una qualche regolamentazione debba esistere, la questione resta ingarbugliata e pericolosa. Voi cosa ne pensate?

♫ Le canzoni di oggi erano “Paralyzed” dei Crash Test Dummies e “Wonderful savior” di Mavis Staples

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moby dick

Si chiude oggi ad Agadir, in Marocco, il meeting annuale della International Whaling Commission sulla caccia alle balene. Facciamo il punto con tre post in ordine cronologico.

Tangenti del Giappone per cacciare le balene, da Il Post.

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La posizione della Francia secondo l’associazione ambientalista Sea Shepherd (quella del capitano Bethune sotto processo in Giappone) che tenta di portarsi dietro la Comunità Europea per una difesa più rigida delle balene (tradotto qui sotto nel podcast)

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Caccia regolamentata anziché moratoria? Trattativa in fase di stallo. La proposta della IWC con le varie posizioni raccontata dal Post.

♫ Le musiche di oggi erano “Who is it?” di Bjork e “Timshel” di Mumford & Sons (che a settembre arrivano anche a Milano!)

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serve o regine

Grazie per tutti i vostri messaggi sulla puntata di ieri, segno che l’argomento è sentito.

Qualche tempo fa vi avevo presentato il blog di Saudi Woman. In particolare vi avevo letto uno dei suoi post sulle difficoltà delle donne saudite alle prese con la più banale burocrazia quotidiana. Proprio perché Saudi Woman è molto esplicita e dura nelle sue descrizioni di cosa vuol dire essere una donna saudita, mi colpisce uno dei suoi ultimi post, con cui risponde ai tanti che le chiedono come mai le donne saudite non si ribellano (da riascoltare tradotto nel podocast qui sotto).

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Un altro blog in cui andiamo a frugare spesso è quello dell’ex Talking Heads David Byrne, musicista, fotografo, artista contemporaneo, appassionato ciclista e acuto osservatore della vita newyorchese. Negli ultimi tempi ha scritto soprattutto di alcuni eventi di danza e arte contemporanea, ma pochi giorni fa è rientrato a New York da un giro promozionale in Europa per il suo nuovo progetto, un doppio cd che in sostanza rappresenta un musical ispirato alla bizzarra vita di Imelda Marcos, patita di discoteche, musicato insieme a Fatboy Slim, e cantato da vari ospiti fra cui Tori Amos e Steve Earle. Questa gita promozionale gli ha dato una serie di spunti che vanno dalle biciclette in affitto nelle capitali europee al triste destino delle major discografiche, fino alle torture ad Abu Ghraib. Ecco il suo post (che potete riascoltare tradotto nel podcast qui sotto)

Da notare che all’esilarante episodio dell’evacuazione antincendio degli uffici Warner a Milano era presente anche il nostro Niccolò Vecchia, che ha intervistato David Byrne e vi proporrà questa conversazione all’interno della puntata di Patchanka di domenica prossima alle 14.30.

Le musiche di oggi erano “You’ll be taken care of” di David Byrne & Fatboy Slim feat. Tori Amos e “Skillz” dei Super 8 Bit Brothers

Ecco la puntata di oggi:

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SonoPazziQuestiRomani

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Nel cinquantenario della nascita del popolarissimo Asterix, il disegnatore Albert Uderzo (sopravvissuto all’autore delle storie René Goscinny, scomparso nel ’77), ha rilasciato un’intervista a Le Figaro annunciando le sue intenzioni su come preparare il futuro del suo personaggio quando lui non ci sarà più. Lsdmagazine e Comicus raccontano l’annuncio nei dettagli e presentano la squadra che raccoglierà la sua eredità. Ma se i blog dedicati ai fumetti l’hanno presa allegramente, un po’ meno allegramente la prende la stessa figlia di Uderzo, inferocita con il padre che ha ceduto le edizioni di Asterix al gruppo Hachette e non rispetta l’integrità del suo personaggio. Sylvie Uderzo aveva parlato pochi giorni prima del padre, ce lo racconta ComicsBlog.

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Dopo la bagarre della settimana scorsa nella guerra dei prezzi e delle condizioni fra i venditori di e-reader/e-book e gli editori, siamo sicuri che la parte dei buoni la facciano  sempre gli editori? Nicholas Ciarelli avanza il dubbio che i Grandi Sei si stiano comportando con la stessa miopia delle ex grandi case discografiche al tempo della rivoluzione dell’mp3, e che il loro intento per ora sia solo quello di fare in modo che – mettendoli allo stesso prezzo – la vendita di e-book non intacchi quella già in declino dei libri cartacei.  Qui trovate il suo articolo originale, e la traduzione qui sotto nel podcast. Nel frattempo, GalleyCat segnala che Amazon ha presentato il suo kit perché gli sviluppatori di software possano creare nuovi programmi destinati al Kindle, espandendone così l’attuale, rigida struttura proprietaria.

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Attraverso la nostra blogger straniera in Brasile risalgo a un racconto sulla preparazione del Kiss In – il Beijaço – che si è svolto il 7 febbraio a San Paolo. Riogringa segnala un post di Globalvoices che racconta l’appuntamento alle cinque del pomeriggio di domenica, quando i manifestanti si sono dati convegno tramite Twitter all’angolo fra Avenida Paulista e Rua Augusta per protestare baciandosi contro le resistenze che sta incontrando la terza e storica edizione del Programma Nazionale per i Diritti Umani. Poiché la misura contempla il diritto alle unioni civili fra persone dello stesso sesso, la criminalizzazione dell’omofobia, la legalizzazione dell’aborto e l’adozione da parte di coppie omosessuali, la Conferenza dei vescovi cattolici brasiliani l’ha fortemente rigettata, con un buon seguito di stampa.

Le musiche di oggi erano “I’m new here” e “New York is killing me” dal nuovo album di Gil Scott-Heron

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non lasciarla via e-mail

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Dopo le notizie disordinate arrivate in questi giorni sul massiccio black-out elettrico che ha colpito diversi distretti del Brasile,ho cercato i resoconti dei blogger; naturalmente, una buona parte non potevano bloggare perché si sono ritrovati senza luce (la città più colpita è stata Rio, e il blackout ha interessato milioni di persone) e per di più – cosa che mi provoca enorme sconforto – io non parlo portoghese. Ecco allora il resoconto in inglese di uno straniero che blogga dal Minas Gerais, dove la luce non è andata via.

” Per quelli che stanno seguendo le notizie sul black-out in Brasile, ecco cosa posso raccontarvi: alla diga di Itaipu, la più grande del mondo, che produce energia per quasi tutto il sud del Brasile, si sono bloccati 18 generatori, lasciandone così attivi soltanto due, quelli che mandano energia in Paraguay.  In una intervista telefonica, i conduttori del canale Globo  hanno fatto domande incalzanti a un portavoce della diga di Itaipu, alle quali questi ha avuto ben poche risposte, dicendo che a causare il problema potrebbe essere stato il vento. La parte peggiore è che secondo questo portavoce ci vorranno due o tre giorni per ripristinare del tutto la fornitura elettrica. Resta il fatto che le sue risposte a queste domande stringenti e intelligenti  sono state straordinariamente vaghe. Io mi trovo nello stato del Minas Gerais,  nel sud-est del Brasile, e qui abbiamo ancora la luce, anche nella capitale, Belo Horizonte. Non c’è stata nessuna notizia di esplosioni di violenza o di gesti criminali. Primo aggiornamento:  Itaipu rifornisce di energia elettrica un buon 20% del Brasile. La persona che gestisce la diga – un’azienda statale – è stata nominata dal presidente Lula. Il blackout ha colpito anche la capitale, Brasilia, e diversi altri stati. Secondo aggiornamento: le forti tempeste sul fiume Paranà fanno pensare che i responsabili della diga abbiano qualche ragione quando dicono che il guasto è legato alle condizioni metereologiche.  La diga di Itaipu funziona in accordo fra Paraguay e Brasile, e il grosso dell’energia va a quest’ultimo. Inizialmente, l’elettricità è mancata anche sul lato paraguayano, ma è tornata rapidamente. Secondo l’AFB, l’energia è tornata dopo quattro ore”.

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L’artista francese Sophie Calle arriva alla Whitechapel Gallery di Londra con una mostra fantastica. Più di 120 fra amiche e colleghe hanno fornito la loro interpretazione di un’e-mail di 20 righe con cui Sophie è stata lasciata dal suo fidanzato. Fabio Barbieri è andato a vederla, leggete qui il suo racconto e ascoltatelo nel podcast di oggi qui sotto.

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Siete abbastanza grandi da ricordarvi V-Visitors, la serie televisiva degli anni Ottanta, un po’ fatta in casa, con gli alieni rettili? Ebbe un grande successo anche da noi, e si è parlato per anni di un remake moderno, con attori da cast di grande fiction americana; trovata la leader degli alieni nell’italo-brasiliana Morena Baccarin, il remake arriva finalmente sulla Abc (e su Joi) grazie agli autori originali della prima serie. Oltre a ricordarci quella riflessione di qualche giorno fa sulla “paura dell’invasione” che gli americani sublimano nella fiction e nell’ansia per la suina, quando vedrete questo trailer non potrete fare a meno di pensare che da noi in Italia i Visitors sono già arrivati da un pezzo.






Le musiche di oggi erano “Just breathe” dei Pearl Jam e “Lovestruck” degli Hush

Ecco la puntata di oggi:

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