Archivi categoria: Marocco

le mani in rete

(le sedie vuote dei blogger palestinesi a cui è stato negato il visto per Ab11, foto di Lbtihel Zaatouri)

Oggi puntata di riflessione sui lavori del Meeting dei Blogger Arabi a Tunisi della settimana scorsa, il primo dopo le rivolte;il blogger Yazan Badran per il Guardian con i commenti dei lettori sulle questioni linguistiche sollevate al meeting; il racconto di Ahmed Al Omran (saudita specializzato in video della rivolta siriana) per Renée Montagne su NPR (audio); la co-fondatrice di Global Voices Rebecca McKinnon sul Meeting, sull’esperienza fisica di incontrarsi e stringere rapporti personali fra blogger di vari paesi (video). La sintesi di Global Voices sulla discussione nei panel coi blogger siriani;

♫ La canzone di oggi era “Constant now” dei dEUS

Ecco la puntata di oggi:

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e non è un film

(Hicham Cairo nel 2004 sul luogo del set berbero-tunisino di Guerre Stellari)

Amina è una giovane blogger siriana, che parla apertamente del fatto di essere lesbica, dei diritti delle donne e e delle sue vedute contro il regime. L’altra notte ha ricevuto un’aggressiva visita notturna della polizia nella casa in cui vive con la sua famiglia. Ora dedica un post a suo padre, che l’ha difesa con molta forza e ha impedito che la arrestassero, riportando lo scambio di battute fra lui e gli agenti.

Il reporter Jon Jensen, fra i più attivi nel raccontare la rivolta egiziana su Twitter, si trova adesso in Tunisia. E’ andato a trovare i berberi che vivono in una zona famosa per essere stata uno dei set di Guerre Stellari, e ha parlato con loro per capire quali siano le loro aspettative dopo la cacciata di Ben Ali. Qui il suo pezzo per il GlobalPost.

Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe, in particolare in questi giorni Siria, Yemen, e Bahrain, dove oggi a porte chiuse quattro giovani sono stati condannati alla pena di morte.

♫ La canzone di oggi era “Hard times (come again no more)” di Bruce Springsteen

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Votare, contare

(Mansoura, 19 marzo, foto Khaled Desouki/Getty, via Daily Dish)

Il Daily Dish fa una breve ma efficace osservazione sul referendum egiziano, e ci guida al post di Issandr el Amrani per Time (ve lo traduco qui sotto nel podcast). Alessandra Solaro per Global Voices si immerge nei resoconti online del voto per il ballottaggio ad Haiti avvenuto il 20 marzo, la stessa giornata in cui in Marocco sfilavano molte migliaia di persone, in particolare a Casablanca, Alice Rossi per Global Voices qui con bellissime foto.

Sempre attivo in tempo reale il Twitter di Alaska con la nostra rosa di attivisti sul campo e di reporter internazionali da Egitto, Libia, Siria, Yemen, Tunisia, Bahrain.

♫ La canzone di oggi era “I’ll rise” di Ben Harper

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fango

Mentre le cronache sono invase dalle Ruby minorenni di Arcore, l’Italia è un paese in cui una città meravigliosa può soffocare d’immondizia e le persone muoiono sotto una colata di fango. Il Post parte dai disastri geologici dei giorni scorsi per raccontare qualcosa di interessante sul Veneto, e Miss Kappa chiama a raccolta i lettori del suo blog a l’Aquila per il 20 novembre. Intanto, nel paese di nascita di Ruby un’altra rivista indipendente è costretta a chiudere, lo racconta Claudia Cassano su Global Voices in italiano lavorando sui materiali che arrivano dal Marocco.

♫ Le canzoni di oggi erano “Equestrienne” di Nathalie Merchant e “These are my hands” di Jimmy Gnecco

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moby dick

Si chiude oggi ad Agadir, in Marocco, il meeting annuale della International Whaling Commission sulla caccia alle balene. Facciamo il punto con tre post in ordine cronologico.

Tangenti del Giappone per cacciare le balene, da Il Post.

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La posizione della Francia secondo l’associazione ambientalista Sea Shepherd (quella del capitano Bethune sotto processo in Giappone) che tenta di portarsi dietro la Comunità Europea per una difesa più rigida delle balene (tradotto qui sotto nel podcast)

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Caccia regolamentata anziché moratoria? Trattativa in fase di stallo. La proposta della IWC con le varie posizioni raccontata dal Post.

♫ Le musiche di oggi erano “Who is it?” di Bjork e “Timshel” di Mumford & Sons (che a settembre arrivano anche a Milano!)

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batter cassa

Anche quando non è in onda, il blog di Alaska vive su Twitter
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Nei giorni scorsi, mentre eravamo sommersi dalle notizie su petrolio e attacco alla Flotilla, mi ha tolto il fiato un post di Miss Kitty, la nostra blogger di riferimento dall’Aquila. Racconta una conversazione con un’impiegata del recupero crediti di Sky – sono cose che pochi di noi potevano sapere, perciò voglio condividerlo. Leggetelo qui.

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Qualche giorno fa se n’è andato Dennis Hopper. Caroline Graham, che ha condiviso con lui la fase in cui è stato scoperto come fotografo, ne fa un ricordo per Daily Beast. Potete leggerlo qui o ascoltarlo tradotto nel podcast qui sotto.

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L’Australia ha ormai dichiarato una guerra diplomatica al Giappone sulla caccia alle balene, ne avevamo parlato qualche tempo fa, adesso l’aggiornamento alla vigilia del Meeting annuale sulla caccia alle balene del 21 giugno. Da Il Post.

♫ Le musiche di oggi erano “Half a world away” dei REM e “1234″ di Feist

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Scusate! Adesso funziona!

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a piena voce

I blogger cercano spesso occasioni per conoscersi di persona e condividere le loro esperienze. I blogger scrittori si inventano laboratori da fare insieme, i blogger buddhisti fanno seminari di meditazione, i blogger culinari cucinano insieme, e in generale nella blogosfera è un fiorire di premi ai blog. Ma cosa succede quando si danno appuntamento le Voci Globali? A Santiago del Cile, il 6 maggio, 200 di loro si incontreranno per il Global Voices Citizen Media Summit. Come racconta Georgia Popplewell, saranno impegnati in discussioni plenarie, in lavoratori tematici e conferenze, naturalmente incentrati sulla loro vocazione naturale, quella dei citizen media e della libertà di espressione. All’interno del post originale, tradotto da Antonella Sinopoli, anche il programma completo del summit.

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Una delle mille voci raccolte da Global Voices è quella del blogger marocchino Bashir Hazzam, che racconta la sua esperienza dopo due mesi di carcere. Qui potete leggere l’intervista integrale a Bashir tradotta in italiano da Davide Galati.

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Per non lasciare troppo bruscamente il caro vulcano, ecco il post di ieri di Alda Sigmundottir, che racconta di un piccolo reportage di un cameraman immerso nella nube di cenere, e di come si prevede che si comporterà il terreno a seguito dell’eruzione (purtroppo per qualche ragione il video che ha linkato è inattivo). Nei commenti c’è anche il consiglio di una nonna su come i protagonisti del recente scandalo finanziario islandese potrebbero rendersi utili… (vi traduco il post di Alda qui sotto nel podcast)

Le musiche di oggi erano “Fool’s day” dei Blur e “Walking in the sun” di Fink

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anche se è verde è sempre un posacenere

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(ecoalfabeta.blogosfere.it)

Ci avete fatto caso? Dopo Copenaghen sembra scoppiata in televisione la febbre dello spot filo-ambientalista. Soprattutto le case automobilistiche, ma anche i produttori di detersivi, sembrano dirci, in realtà, che consumare va ancora bene se puoi metterti a posto la coscienza con l’ultima illusione di risparmio energetico. Alessandra Retico fiutava già la tendenza nel 2007, prima dell’impatto colossale della recessione. Tutto bene, direte voi. Ma non sia mai che questa ondata di apparente coscienziosità insinui nel consumatore il dubbio che la recessione e lo stato del pianeta possano insegnarci che è semplicemente ora di consumare meno, di possedere meno, di desiderare meno, e magari di andare meno in macchina – per non parlare del fatto che anche Richard Gere per guidare in un ambiente incontaminato deve farselo ricostruire al computer, a meno che non si tratti di una soluzione per risparmiare le emissioni di anidride carbonica di quei famosi viaggi in luoghi esotici che tanto piacevano alle agenzie pubblicitarie fino agli anni Novanta. Senza dubbio i messaggi pubblicitari stanno cercando di sintonizzarsi con una sensibilità sempre più diffusa (e con alcune effettive modifiche industriali), ma sembra che la droga dello shopping – principale passatempo e calma-nervi delle società occidentali – debba restare quello che è, purché sia dia una mano di verde. Le riviste di design, non a caso, ci parlano di “nuovo lusso sostenibile”, e sembrano non accorgersi della contraddizione: se il design diventa di nuovo “durevole”, chi avrà bisogno di comprare ogni anno nuovo design? La sostenibilità può essere ridotta semplicemente a una nuova corrente del marketing?

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In Danimarca due anni fa l’autorità statale sulla pubblicità ha stabilito che nei messaggi di vendita un’auto non possa proclamare di “aiutare l’ambiente”; semmai, ha scritto, “può soltanto inquinare un po’ meno di prima”. Mi sono chiesta se la questione avesse colpito anche i blogger. Ecoalfabeta prendeva in giro alcune campagne, segnalandoci fra l’altro la vecchia campagna di una nota azienda di abbigliamento italiana che giocava sulla provocazione ritraendo i suoi modelli tra gli effetti degli effetti del riscaldamento globale: la tour Eiffel tra le palme, pappagalli tropicali a San Marco, il monte Rushmore raggiunto dalle acque, la muraglia cinese coperta di sabbia. Allegria. Inspirational Room l’aveva sviscerata a suo tempo. Invece Ecoblog ci ricorda cos’era successo in Inghilterra allo spot della Prius. Politikos ci racconta cosa ne pensa quest’inverno l’Adiconsum.

mappa viaggio 50cc.

Si avvia alla conclusione un blog del tutto particolare, la storia tappa per tappa di un curioso viaggio in motorino in Nord Africa. Protagonista un nostro ascoltatore, Simone, che potrebbe esservi già noto per i suoi spericolati diari di viaggi in Asia per la nostra trasmissione estiva Tre Uomini in Barca. Anche stavolta Simone ha tenuto un blog della sua esperienza, dove potete leggere delle prime tappe e vedere via via altri aggiornamenti e foto in questi giorni. Fallito il tentativo di raggiungerlo tramite satellitare durante il suo attraversamento del Marocco e della Mauritania, adesso che è appena rientrato ci colleghiamo in diretta con lui per farci raccontare com’è andata.

Le musiche di oggi erano “Free to walk” di Jeffrey Lee Pearce nell’omaggio di Debbie Harry e Nick Cave, e “Senegal Fast Food” di Amadou et Mariam

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