Alaska XL #25 | Amazonia

box-man-black-amazon-men-hijacking-funny-160083

Oggi ci dedichiamo a una quantità di scritti che la rete ha proposto nelle ultime settimane sulle vicende del colosso di vendita online Amazon, ma prima voglio aggiornarvi su alcuni altri filoni che seguiamo ad Alaska. Per quello che riguarda il destino dei prigionieri politici egiziani, ieri la nuova udienza del processo contro Alaa Abd El Fattah e i 23 arrestati per la manifestazione al consiglio della Shura è stata aggiornata al 10 maggio. Oggi l’udienza d’appello per i leader del movimento 6 aprile – Maher, Douma e Adel – si è rapidamente conclusa con la conferma della loro condanna a tre anni di carcere. Il movimento 6 aprile celebrava proprio ieri i sei anni dalla sua nascita nelle fabbriche di Mahalla, considerata l’origine della rivoluzione egiziana, e lo ha fatto con alcune migliaia di persone sui gradini del sindacato dei giornalisti al Cairo dopo una conferenza stampa, rinunciando poi al corteo che aveva indetto perché Tahrir era rigidamente presidiata dalla polizia. Oggi è anche il centesimo giorno di carcere per i tre giornalisti di Al Jazeera arrestati al Marriott, e il 76° giorno di sciopero della fame per il giornalista di Al Jazeera Abdallah el Shamy, in carcere da otto mesi senza accuse né processo. Lina Attalah di Mada Masr ha scritto un resoconto di una visita nel braccio dei detenuti politici.

Per quello che riguarda le vicende legate alle rivelazioni di Snowden sul’NSA, proseguono per varie testate, e conto di dedicare una delle prossime puntate ad aggiornarvi.

♫ “Heavy hands” di Cold Specks

Ecco la prima parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Da quando Jeff Bezos è diventato anche proprietario del Washington Post, se possibile si trova sotto i riflettori più di prima. E i suoi roboanti annunci di nuove stupefacenti invenzioni per la spedizione dei pacchi, come il drone di Amazon, tengono alta l’attenzione. Per quanto Amazon sia ormai dichiaratamente un supermercato in cui si trova di tutto, il suo peso ha ancora un influsso sia sulla dicotomia fra lettura in digitale o cartaceo sia, e non solo negli Stati Uniti, sul futuro delle librerie ma soprattutto sulla cultura del libro. Qualche settimana fa il New Yorker ha proposto un lungo studio di George Packer, molto critico, della situazione di Amazon; lo traduco anche per chi non è abbonato alla rivista e perché ha dato il via a una nuova serie di commenti e discussioni, che come sentirete ruotano molto anche intorno alla segretezza dell’azienda e al fatto che anche fra gli editori si sentono sempre e solo le stesse voci dissenzienti. Nel podcast qui sotto la prima parte.

♫ “Tennessee” di Johnny Cash

Ecco la seconda parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Qui la seconda metà dell’indagine di George Packer su Amazon per il New Yorker.

♫ “Breathless” di Cat Power (Nick Cave)

Ecco la terza parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Poco dopo aver pubblicato il suo monumentale articolo su Amazon, George Packer ha scritto per il New Yorker una sorta di piccolo seguito, raccontando la frustrazione di trovare pochissimi interlocutori di Amazon passati e presenti disposti a parlare, così come nel mondo dell’editoria. Laura Bennett ha continuato la storia su The New Republic, descrivendo fra l’altro chi sono i “soliti noti” disposti a parlare. Infine, Andrew Leonard per Salon, dati alla mano e per il secondo anno consecutivo, sfata, la leggenda per cui grandi catene e Amazon starebbero riducendo sempre più l’attività delle piccole librerie.

♫ “Danse Carribe” di Andrew Bird

Ecco la quarta parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Alaska XL #24 | The Sisi issue

El-Sisi1

Un generale in divisa annuncia in diretta sulla tv di stato che darà le dimissioni da Ministro della Difesa del governo a interim e da militare, conditio sine qua non per candidarsi alle elezioni presidenziali, annuncio che avviene contestualmente. Il comunicato sulla sua candidatura appare sulla pagina Facebook dell’esercito. Poche ore dopo, dopo mesi di attesa, vengono annunciate le date delle elezioni: 26 e 27 maggio, con eventuale ballottaggio (probabilmente superfluo perché i sondaggi danno el Sisi al 51%) il 16 e 17 giugno. E’ l’Egitto tre anni dopo la rivoluzione, nel consolidamento di un percorso raramente contestato da alleati e paesi finanziatori. In Italia pochissime testate se ne occupano, come se dal destino democratico dell’Egitto non dipendesse quello dell’intera regione. Oggi voglio farvi conoscere meglio “la nuova faccia della vecchia guardia”, prodotto ad hoc per il nuovo corso di uno degli eserciti più potenti del mondo, regista di un ministero degli Interni affatto riformato e ancora sanguinario. Perché per fortuna sul web qualcuno che sa raccontarlo c’è.

1

Foreign Policy ha dipinto l’incertezza di un paese senza guida, avviato su “un cammino rovinoso”, alla vigilia dell’annuncio della candidatura di el Sisi.

♫ “Nostalgia (Wallander theme)” di Emily Barker

Ecco la prima parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

2
La BBC ha affidato a Robert Springborg del King’s College il compito di tracciare un profilo del maresciallo un tempo quasi sconosciuto che si prepara a diventare presidente dell’Egitto.

♫ “Helpless” (Neil Young) di kd Lang

Ecco la seconda parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

3

Fra i media indipendenti che lottano per sopravvivere in un’atmosfera di intimidazione, Mada Masr prosegue il suo lavoro online di informazione e contesto: qui il loro profilo di el Sisi, qui quello del nuovo Ministro della Difesa che lo sostituirà, Sedki Sobhi; qui un ritratto di come sta prendendo forma la campagna elettorale di el Sisi. Qui alcune delle reazioni dopo l’annuncio della candidatura. Qui Foreign Policy dopo l’annuncio,

♫ “The classic” di Joan as Policewoman

Ecco la terza parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

4

Veniamo ai nemici di Sisi e alle forze della società civile, traumatizzata dalle divisioni e dalla repressione, che si contrapporranno alla sua idea di “stabilità e sicurezza”. Qui Matt McBradley per il Wall Street Journal racconta il ribollire degli scioperi dei lavoratori. Il blogger Alaa Abd El Fattah è libero su cauzione soltanto da una settimana, ma ha già ripreso a pieno ritmo la sua attività di mobilitazione. Qui il suo appello perché Ahmed Maher del movimento rivoluzionario 6 aprile, suo vicino di cella nel carcere di Tora, ottenga le cure mediche che gli servono, e qui Fast Company si chiede cos’è che rende questo blogger tanto pericoloso per le autorità egiziane. In carcere ci sono ancora i giornalisti dell’ondata della “guerra al terrore”, e il Daily Beast ha deciso di scrivere la storia di Abdullah el-Shamy, arrestato a Rabaa lo scorso agosto mentre stava lavorando e in sciopero della fame da mesi.

♫ “Nobody knows the trouble I’ve seen” di Sam Cooke

Ecco la quarta parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Alaska XL #23 | la resa dei conti

BjNOIL3IAAAm73W

(una delle centinaia di meme creati in questi giorni in Turchia per protestare contro il blocco di Twitter da parte del governo in piena campagna elettorale)

1

Ieri, inaspettatamente e grazie alle forti pressioni di questi mesi, alla prima udienza del suo processo dopo 114 giorni nel braccio politico del carcere di Tora, al blogger egiziano Alaa Abd El Fattah è stata accordata la libertà su cauzione. Dopo due giorni di sparizione in cella di isolamento, e ancora tecnicamente sotto processo e senza certezza di assoluzione alla prossima udienza del 6 aprile (per aver infranto la legge anti-manifestazioni), se non altro Alaa ha potuto riabbracciare la sua famiglia, e non ha perso un attimo, visto che da stamattina sta twittando sui casi delle altre decine di migliaia di detenuti politici egiziani. Un gruppo di loro, quello dei reporter di Al Jazeera, è di nuovo in aula oggi, preceduto da due lettere rassicuranti del presidente a interim Mansour alle loro famiglie. Una delle questioni tragicamente messe in luce da Alaa è che i prigionieri politici hanno gradi troppo diversi di visibilità (gli stranieri più dei locali, i giornalisti più degli altri, le persone più note rispetto a quelle meno note) e che non è possibile fare una pressione sensata per la libertà di espressione e di manifestazione se non si difendono anche i diritti dei Fratelli Musulmani (benché Alaa sia politicamente in forte disaccordo con loro). A questo si aggiunge che i Fratelli Musulmani fanno propaganda solo per se stessi, reiterando il loro isolamento, e spesso sulle situazioni dei loro prigionieri mancano informazioni esatte. In una catena di eventi raccapricciante, dopo gli ammorbidimenti verso Alaa e i giornalisti di Al Jazeera che sono più visibili a livello internazionale, stamattina è arrivata la notizia della condanna a morte di 529 imputati di simpatie islamiste. Laura Cappon era in aula ieri alla notizia del rilascio su cauzione di Alaa, nella stessa Accademia di Polizia dove oggi si svolge il processo ai giornalisti di Al Jazeera; la sentiamo in diretta (qui sotto nel podcast) insieme alle voci della sorella e del padre di Alaa che ha raccolto per noi. Qui il brevissimo video che documenta il momento della scarcerazione di Alaa ieri sera.

♫ “Dove si va da qui” degli Afterhours

Ecco la prima parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

2

Qui nel podcast la seconda parte della diretta con Laura Cappon dal Cairo.

♫ “Crucify your mind” di Rodriguez

Ecco la seconda parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

3

Dopo il blocco di Twitter in Turchia (in piena campagna elettorale) e la straordinaria iniziativa degli utenti turchi che hanno aggirato il blocco attraverso i DNS (anche questi ostacolati dal governo), vi propongo qualche riflessione dalla rete sulla mossa di Erdogan, annunciata giorni prima. Qui Heather Timmons per Quartz, qui Kevin Rawlinson per il Guardian, qui Zeynep Tufekci su Medium.

♫ “Slow revolution” di Alexi Murdoch

Ecco la terza parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

4

Mentre proseguono le rivelazioni basate sui file trafugati da Snowden all’NSA, Natasha Lennard su The New Inquiry fa una lunga riflessione sul rapporto fra libertà della rete, attivismo e sorveglianza, che vi traduco qui sotto nel podcast.

♫ “We know who u R” di Nick Cave & the Bad Seeds

Ecco la prima parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Alaska XL #22 | fuori dal club

fashion156-gentlemansclub

1

Molto si muove nelle start-up del giornalismo, lo sapete, soprattutto negli Stati Uniti (che nella puntata di oggi rappresentano semplicemente la frontiera più avanzata della discussione). Proprio oggi, per esempio, si attende l’esordio della nuova squadra di Fivethirtyeight, il blog di statistica di Nate Silver trasferito dal New York Times a MSNBC. Ma fra i reclutamenti di quella che dovrebbe essere una vera e propria rivoluzione, le donne scarseggiano. Natasha Vargas-Cooper si è unita alle file molto maschili di The Intercept, ma solo nel quadro dell’arrivo di un John Cook di Gawker come direttore della nuova testata di Greenwald. Per adesso, non sembra che le lamentele di Melissa Bird su Medium di cui vi parlavo qualche puntata fa e le rassicurazioni di Andy Carvin abbiano sortito un grande effetto. Intanto, il Guardian può permettersi di guardare la faccenda dall’alto in basso perché (pur non essendo immune da sessismo nei livelli intermedi delle redazioni, come raccontato l’anno scorso al Festival del giornalismo di Perugia) da anni investe sulle donne di punta del giornalismo, incoraggiandole ad assumere ruoli di massima responsabilità – Emily Bell è stata la vera inventrice del Guardian online, e fino a qualche giorno fa era donna il direttore del Guardian Australia (Katharine Viner) e donna il direttore del Guardian americano (pioniere della vicenda NSA con Janine Gibson alla guida). Questa linea prosegue con le recentissime promozioni, che vedono il trasferimento di Katharine Viner al posto di Janine Gibson a New York, Emily Wilson a Sidney al posto di Viner, e il ritorno di Janine Gibson a Londra per dirigere il Guardian online. E’ legittimo dunque, che proprio dalle pagine del quotidiano britannico venga il j’accuse di Emily Bell, “le start-up del giornalismo non sono una rivoluzione se sono piene di tutti questi uomini bianchi” (vi traduco il suo pezzo nel podcast qui sotto).

♫ “Workin’ woman blues” di Valerie June

Ecco la prima parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

2

Nel mondo dei programmatori le donne si stanno facendo largo con nomi di sempre maggiore spicco – come Julie Ann Horvath – ma nonostante si tratti di una cultura recente e tendenzialmente progressista, l’ambiente sembra di nuovo modellato sulla consueta impronta da club maschile. La stessa Horvath, molto rispettata, stava conducendo all’interno di GitHub un progetto di preparazione per donne programmatrici, con l’intento preciso di cambiare da dentro la cultura di chi scrive codice open-source. Secondo Daily Dot, che ha messo in fila una serie di suoi messaggi del 15 marzo, Horvath sta per lasciare GitHub, che accusa di una generica cultura sessista, e la sua direzione, per la quale allude più specificamente a molestie. Senza elementi più chiari, è difficile dire quale sia la situazione che Horvath si è trovata intorno sul posto di lavoro – uno spazio anonimo online è stato creato per controbattere alle sue accuse, che vengono viste da alcuni colleghi come un tentativo di macchiare la reputazione di GitHub – ma alcuni dei suoi commenti fanno molto male, a cominciare dalla sua affermazione che per una donna tentare di cambiare un sistema dall’interno sia impossibile, e l’unica alternativa sia quella di costruire ambienti ad hoc con una cultura diversa. La vicenda di Julie Ann Horvath mi ha fatto tornare in mente uno scritto molto intenso di Jennifer Gilbert per Medium: “programmare software ha fatto di me una donna” (ve lo traduco qui sotto nel podcast).

♫ “I don’t want to play in your yard” di Peggy Lee

Ecco la seconda parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

3

Intanto, sulla scia dell’8 marzo, a tornare sulle dibattutissime vicende sulle donne nella forza lavoro e l’equilibrio con la famiglia (tenute alte nella discussione dallo strano libro di Sheryl Sandberg, “Lean in”, che ha tenuto banco per tutto l’anno scorso), è stata Anne-Marie Slaughter, docente a Princeton e già direttore delle politiche del Dipartimento di Stato americano dal 2009 al 2011, a proporre un punto di vista un po’ meno manicheo.

♫ “The lions” di Erin McKeown

Ecco la terza parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

4

Infine, Kevin Powell per bknation è riuscito a fare una lunga chiacchierata con bell hooks, poetessa, scrittrice, afro-americana, femminista, che ormai 61enne riflette su tutte le crepe che continuano ad aprirsi fra le questioni di genere e quelle di razza, sulle false vittorie delle donne di potere, ma soprattutto sul livellamento delle battaglie ideali operato dagli obbiettivi della cultura del consumo e del profitto (vi traduco l’intervista qui sotto nel podcast).

♫ “Trust in me” di Etta James

Ecco la quarta parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Alaska XL #21 | la costituzione nascosta

66.	 Class room, Sultana Malak Palace, Heliopolis, Cairo. 2011

fotografia di Xenia Nikolskaya, Cairo.

1

Oggi vi propongo tre lunghi testi integrali, realizzati nella versione italiana grazie al prezioso contributo ad Alaska di Alessandra Neve e Cristina Contini, e pubblicati anche nella raccolta di traduzioni che vedete nella colonna qui a destra. Si tratta di tre fonti e tre argomenti diversi, che però confluiscono in una serie di interrogativi e intrecci molto simili, e che credo si manifesteranno chiaramente alla lettura. Comincio dallo scritto più recente dell’attivista egiziano Alaa Abd El Fattah, che in queste ore ha superato il centesimo giorno di detenzione senza che sia nemmeno stata fissata una data per il suo processo. Partendo dalle proprie letture in cella, e dall’arrivo nel braccio dei detenuti politici del carcere di Tora di alcuni compagni torturati in un altro carcere, Alaa ha scritto un articolo in arabo per al-Wadi, intitolato “Autismo” e pubblicato il 4 marzo. Il concetto, potentissimo, di “costituzione nascosta”, è suo e l’ho preso in prestito per dare il titolo a questa puntata. La zia di Alaa, la scrittrice Ahdaf Soueif, come sempre lo ha tradotto in inglese pubblicandolo su Facebook. Io l’ho tradotto per voi in italiano.

♫ “Like a king” di Ben Harper

Ecco la prima parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

2

La tecnosociologa turca Zeynep Tupefkci, che insegna negli Stati Uniti, scrive spesso per la piattaforma gratuita Medium, che al suo interno ospita una testata precedente per testi di lungo formato, Matter, impaginata secondo gli stessi criteri. Per Matter, Zeynep ha pubblicato a fine febbraio, nel pieno dell’occupazione della Maidan di Kiev, un saggio/riflessione sulla sorveglianza digitale che sovrappone la sua posizione sulla raccolta di dati ai fini della campagna elettorale americana, la sua presenza all’occupazione di Gezi Park nella sua città natale, Istanbul, e l’influsso delle rivelazioni di Snowden sull’operato dell’NSA. A sottolineare il contrasto fra i vari piani del testo, Zeynep ha impaginato il suo scritto con le fotografie in bianco e nero scattate fra i lacrimogeni a Istanbul da Mstyslav Chernov. Ad aggiungere un ulteriore dimensione multimediale, in fondo al testo si trova anche il podcast audio con la lettura fatta da Jack Stewart. Nei credits alla fine del testo, Zeynep cita anche il lavoro di editing di Jim Giles and Bobbie Johnson, il fact-checking di Cameron Bird, e la correzione delle bozze di Tim Heffernan – facendo di questo singolo articolo una mini-produzione collettiva. Alessandra Neve ha realizzato la versione integrale del testo in italiano.

♫ “Gold Dust” di Tori Amos

Ecco la seconda parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

3

Qui la seconda metà della traduzione da Zeynep Tufeckci.

♫ “Elephant Gun” di Beirut

Ecco la terza parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

4

Nell’ambito dell’inchiesta del Parlamento Europeo sulla sorveglianza elettronica sui suoi cittadini, Edward Snowden ha risposto alle domande di alcuni parlamentari. Il Parlamento Europeo ha pubblicato l’integrale delle sue risposte scritte qui.  Cristina Contini lo ha tradotto in italiano per Alaska. 

Ecco la quarta parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Alaska XL #20 | the media issue

BgxwCXXCQAARX9O

(foto di Ilya Varlamov, Kiev, gennaio 2014)

1

Mentre Russia e Ucraina giocano a Risiko, Sarah Kendzior su Politico se la prende con Buzzfeed per il richiamo spettacolare delle foto dalla Maidan di Kiev; Emily Bell sul Guardian le risponde. Intanto, alla villa di Yanukovich, i giornalisti hanno unito le forze per proseguire il lavoro sulle carte dell’ex presidente (yanukovichleaks.org, di cui vi parlavo la settimana scorsa) e Drew Sullivan ci racconta qualcosa di più sulla tradizione del giornalismo investigativo ucraino che ha portato a questo sforzo.

♫ “The Classic” di Joan as Policewoman

Ecco la prima parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

2

Intanto il Newsweek cartaceo torna in edicola, Clay Shirky scatta una fotografia del calo di audience e pubblicità delle tv americane a favore di altri media, e la squadra originaria dei file di Snowden (Greenwald, Poitras – ora a The Intercept – e MacAskill, al Guardian) riceve il prestigioso premio Polk per il lavoro fatto per il Guardian mentre su The Intercept esce la nuova storia sulle infiltrazioni e falsificazioni del GCHQ. Ben Cardew per il Guardian si chiede se The Intercept stia invitando tutti a confrontarsi con un nuovo modello di mezzo di informazione. E Greenwald risponde alle ennesime provocazioni di Pando (sul coinvolgimento di Pierre Omidyar nello scenario politico ucraino), con un lungo pezzo su come misurare l’indipendenza del giornalismo anche quando a finanziarlo sono miliardari con interessi politici.

♫ “Helpless” (Neil Young) di KD Lang

Ecco la seconda parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

3

Scandali, intercettazioni, legge su Internet – la Turchia alle prese con i suoi fitti intrecci fra media, interessi economici e trasformazioni politiche. Il blog Econoscale disegna per noi tutto il panorama dei media turchi.

♫ “The Curse” di Agnes Obel

Ecco la terza parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

4

Mentre i giornalisti di Al Jazeera arrestati in Egitto sono in carcere ormai da due mesi, vale la pena di segnalare la relazione di Human Rights Watch sulla repressione della stampa nel paese.

♫ “Snake Eyes” dei Milk Carton Kids

Ecco la quarta parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Alaska XL #19 | the Kiev issue

BhNYsULIAAAZBw7

(i reporter del Kiev Post che stanno studiando i documenti trovati alla Mezhyhirya, l’opulenta residenza abbandonata da Yanukovich e ora sorvegliata dai comitati della Maidan; foto di Katia Gorchinskaja)

1

Oggi edizione a fisarmonica in attesa del discorso di Renzi al Senato, previsto dalle 14 in poi (Radio Popolare seguirà in diretta tutta la giornata). E apriamo con un collegamento in diretta con Laura Cappon, la nostra corrispondente dal Cairo dove pochi minuti fa sono state annunciate le dimissioni del primo ministro ad interim Beblawi e del suo governo, una mossa un po’ stupefacente che sostituisce il previsto rimpasto di governo ma ne assolve la stessa funzione, quella di spianare la strada alla candidatura del maresciallo Sisi (che era Ministro della Difesa) alle presidenziali.

♫ “Ladder song” dei Bright Eyes

Ecco la prima parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

2

Per il resto, oggi dedichiamo la puntata a un po’ di storie da e su Kiev, dove nel giro di pochi giorni la situazione è passata da una strage di manifestanti nella Maidan occupata all’intervento dei parlamentari della Rada che stanno votando una misura dietro l’altra – con la fuga di Yanukovich, l’invasione della sua eccentrica residenza privata, la liberazione di Yulia Timoshenko e la sua apparizione sul palco della piazza davanti a 100mila persone. Sullo sfondo, il timore dell’influenza russa sulle zone orientali del paese, dove si stanno svolgendo nutrite manifestazioni anti-Maidan, il ruolo della destra nella piazza, il rigetto di una parte della piazza per la Timoshenko, e la situazione economica dell’Ucraina, in enorme difficoltà.

Il contributo di reporter e fotografi sui social media per raccontare Kiev in tempo reale è stato enorme. Oggi voglio proporvi alcuni racconti.

Qui le mappe ragionate delle proteste a Kiev, un lavoro imperdibile che Dmytro Vortman ha fatto fin dallo scorso 9 dicembre, e che Adam Taylor riordina e racconta per l’edizione digitale del Washington Post.

♫ “Heavy hands” di Cold Specks

Ecco la seconda parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

3

Amnesty International ha seguito l’evolversi degli eventi nella Maidan di Kiev con il suo coordinatore per l’Ucraina, Zoryan Kis, che ha scritto un post dopo le violenze apocalittiche della settimana scorsa.

♫ “You only live twice” di Mark Lanegan

Ecco la terza parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

4

Intanto alla Mezhyhirya, l’opulenta residenza abbandonata da Yanukovich e ora sorvegliata dai comitati della Maidan e dichiarata spazio pubblico da un voto di ieri del parlamento, fra uno zoo privato di animali esotici e un garage pieno di limousine i reporter entrati nella residenza privata del presidente hanno trovato una gran quantità di documenti – fra questi una lista nera di giornalisti. I reporter investigativi del Kiev Post li stanno studiando da più di 24 ore, e lo raccontano qui.

NB del 25 febbraio: oggi è stata lanciata la piattaforma di pubblicazione graduale dei documenti ritrovati nella villa di Yanukovich, di cui Katia Gorschinskaya parlava nel pezzo qui sopra. La trovate qui.

E mentre si fanno ipotesi su dove si trovi Yanukovich, fuggito da Kiev e ora inseguito da un mandato di arresto votato dal parlamento, Andrew Higgins, Andrew E. Kramer e Steven Erlanger scrivono oggi per il NYT delle illusioni del presidente deposto, che solo pochi giorni fa aveva trionfalmente presenziato all’inaugurazione dei Giochi di Sochi avvolto nella bandiera ucraina.

♫ “Jubilee Street” di Nick Cave & the Bad Seeds

Ecco la quarta parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Alaska XL #18 | nell’attesa

david pogue

(una fotografia di David Pogue durante la tempesta di neve di questi giorni sulla East Coast)

Oggi puntata flessibile in attesa dell’annuncio ufficiale dell’incarico a Renzi. Voglio segnalarvi alcuni post estremamente interessanti della settimana appena trascorsi, sia da blog puri che da testate online.

1

Cominciamo con Donatella della Ratta, manager dell’organizzazione internazionale Creative Commons per il mondo arabo, che come fa da tanti anni è stata all’ultima edizione ad Amman dell’Arab Bloggers Meeting e ha scritto una relazione molto istruttiva.

♫ “Stay awake” dei London Grammar

Ecco la prima parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

2

Dall’Egitto, insieme alla notizia della candidatura di Hamdeen Sabbahi e Sami Anan alle presidenziali, a quella della bomba a bordo di un autobus turistico ieri a Taba (una sorta di – prevedibilissimo – ritorno agli anni Novanta), e a quella dello sciopero di quasi 32mila lavoratori alle fabbriche tessili di Mahalla arrivato al suo ottavo giorno, arrivano alcune ricostruzioni importanti. Bel Trew e Osama Diab per Foreign Policy scrivono di come i tycoon dell’era di Mubarak, uno ad uno, si stanno ricomprando il ritorno in Egitto. Hossam Baghat indaga nella cronologia della liberazione dei jihadisti dalle carceri egiziane, Bassem Sabry fa qualche ipotesi sulle ragioni della candidatura di Hamdeen Sabbahi alle presidenziali. Intanto Irisheyesoncairo riflette sulla domanda che tanti si stanno facendo nel clima di oggi: “devo restare o devo andare?” (e si risponde “resto”).

♫ “Breathless” di Nick Cave nella versione di Cat Power

Ecco la seconda parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

3

Poche ore dopo la nascita di The Intercept, diretto da Glenn Greenwald, Jeremy Scahill e Laura Poitras, su Medium compariva già una ragionata reazione di Melissa Byrne al gap di genere fra i redattori della nuova testata – tutti numeri uno, ma 9 uomini a fronte di 3 donne. Andy Carvin, che adesso cura l’engagement di The Intercept, ha rilanciato il post sottolineando che la nuova redazione è consapevole del problema e sta lavorando per risolverlo.

E in materia di sorveglianza, ecco un po’ di cose da leggere: su Wired l’intervista di Fabio Chiusi ad Antonio Casilli sulla privacy; su Tech President quella di Carola Frediani ad Annie Machon sulla protezione dei whistleblower; su Medium la tecnosociologa Zeynep Tufekci scrive delle reazioni presunte esagerate dei difensori della privacy alle rivelazioni sulla sorveglianza dell’NSA.

♫ “Stay young” degli Okkervil River

Ecco la terza parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

4

Infine, in Italia… Davanti all’ennesimo pontificare disinformato sulla “regolamentazione” del web, che sta diventando pericoloso, Arianna Ciccone scrive per Valigia Blu, aiutandosi con altri pareri interessanti.

♫ “The winter song” di Sarah Bareilles

Ecco la quarta parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Alaska XL #17 | libertà di parola

BfnrWPlCAAA3gQp

(un esempio della campagna di solidarietà dei giornalisti per la liberazione dei colleghi di Al Jazeera detenuti in Egitto – la protesta organizzata davanti all’Ambasciata Egiziana di Nairobi, fotografia di Tristan McConnell)

1

Tristan McConnell, autore della fotografia qui sopra, scrive da Nairobi che la carcerazione in Egitto del collega australiano di Al Jazeera Peter Greste (appena trasferito dopo più di un mese di detenzione insieme a Mohamed Fahmy in un carcere meno duro) è un problema non suo, ma di tutti.

Il commentatore politico H.A.Hellyer scrive “non sono un giornalista, ma il minimo che posso fare è rendere loro omaggio”. Poche ore dopo la messa in onda a scopi propagandistici su una tv privata del video dell’arresto al Marriott di Peter Greste e Mohamed Fahmy – condannata da Al Jazeera – la giornalista olandese Rena Netjes è dovuta fuggire dall’Egitto con l’aiuto della sua ambasciata: qui il racconto di The Lede, qui l’intervista con Rena del Daily News Egypt. L’attivista egiziana Sarah Carr viene ospitata sulle pagine del Guardian, dove racconta cosa significhi la repressione e persecuzione dei giornalisti. Il Committee to Protect Journalists ci ricorda che a questo punto non c’è più un solo giornalista di Al Jazeera a lavorare in Egitto, nonostante le bizzarre rassicurazioni del Ministro degli Esteri del governo ad interim, Fahmy, appena rientrato da una missione all’estero in cui diversi governi gli hanno fatto presenti le loro rimostranze per il trattamento riservato ai reporter. Lo stesso Peter Greste scrive una seconda lettera dal carcere.

Intanto Alaa Abd El Fattah è in carcere da due mesi e mezzo, e oggi si svolge l’udienza per l’appello di Maher, Douma e Adel, già condannati a 3 anni di carcere.

♫ “On my way” di Valerie June

Ecco la prima parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

2

Stamattina presto, a un orario quasi più favorevole al pubblico europeo che a quello americano (e al fuso orario di Rio de Janeiro dove si svolgono tutte le operazioni di base), è nato The Intercept, la nuova testata giornalistica della First Look Media di Pierre Omidyar e diretta da Glenn Greenwald, Jeremy Scahill e Laura Poitras. Negli ultimi giorni era arrivato l'”acquisto” di Andy Carvin come engagement editor (qui l’annuncio sul suo blog, qui il Washington Post, qui GigaOm), subito dopo quello di Marcy Wheeler che seguiva le vicende della sorveglianza per il Guardian. Il team – fra giornalismo investigativo, blogging, libertà di espressione, diritti civili e citizen journalism – lo trovate tutto radunato qui. Qui Glenn Greenwald sulle intenzioni della squadra, e qui la dichiarazione di intenti. Per incoraggiare le fonti a farsi avanti in un ambiente sicuro, The Intercept userà SecureDrop e una chiave PGP per contattare ogni reporter con e-mail sicure. Come ampiamente previsto, dalla collaborazione fra Greenwald e Scahill nasce una nuova investigazione nel ruolo dell’NSA nelle incursioni dei droni militari americani, che diventa il pezzo d’esordio della testata.

♫ “Sirens” dei Pearl Jam

Ecco la seconda parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

3

Diversi dei reporter arrivati a Sochi per i Giochi Olimpici invernali con la valigia sono stati dirottati dalla cronaca sul campo in Ucraina dove stavano seguendo la gelida e scura Euromaidan. Oggi alcune testimonianze da Kiev, ma prima ancora, una breve descrizione di come la Euromaidan è diventata virale. Tatiana Chornovil (tradotta da Olia Knight) scrive un appassionato post sul suo blog. Il fotografo russo Ilya Varmalov ha scritto un reportage attraverso le didascalie delle sue foto guardando la piazza dalla parte della polizia, il Post le ha pubblicate in italiano qui. Brian-Michel La Rue, canadese, racconta su Medium i suoi giorni di detenzione a Kiev.

♫ “All my days” di Alexi Murdoch

Ecco la terza parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

4

I nuovi emendamenti in Turchia alla legge su Internet sono molto preoccupanti – Mathew Ingram li riassume, e Thijs De Bekker ne fa un ottimo resoconto per The Atlantic Post. Intanto il giornalista Mahir Zeynalov è stato deportato dalla Turchia per aver usato un tono critico verso il governo in alcuni tweet.

♫ “Snake eyes” dei Milk Carton Kids

Ecco la quarta parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Alaska XL #16 | “we are not afraid„

Ammar_Abo_Bakr_graffiti_TheSquare_MohMahmoud

(uno dei graffiti di Ammar Abo Bakr a Mohammed Mahmoud, Cairo, utilizzati come transizioni nel montaggio del documentario The Square)

1

Mentre la Tunisia approva con gioia la sua nuova costituzione (qui una prima traduzione in inglese del testo), e dopo la repressione violenta delle manifestazioni del 25 gennaio, l’Egitto stravolto ha vissuto in pochi giorni il cambiamento della roadmap con l’anticipazione delle presidenziali sulle parlamentari, la promozione del generale Sisi a maresciallo, il comunicato del Consiglio Supremo dell’Esercito che dà il via libera alla sua candidatura alle presidenziali, la nuova udienza per il presidente deposto Morsi, e l‘incriminazione ufficiale per terrorismo per 20 giornalisti, di varie nazionalità, fra i quali i reporter di Al Jazeera (fra di loro ci sono Abdallah el Shamy, arrestato lo scorso agosto mentre lavorava al sit-in dei Fratelli Musulmani a Rabaa, e fratello del fotografo Mosa’ab El Shamy, e Mohamed Fahmy, cioè @repent11 – qui la tv alTahrir fa circolare a scopi propagandistici il video girato al momento del loro arresto all’hotel Marriott del Cairo, montata con musiche da thriller ). Qui le accuse. Il tutto nell’apparente indifferenza internazionale, nonostante i ripetuti appelli delle associazioni per i diritti umani (qui l’opinione di Cynthia Schneider per la CNN sull’atteggiamento americano, dopo aver visto The Square). Jonathan Moremi ha parlato con gli uffici dei ministeri degli Esteri interessati dagli arresti dei giornalisti, scoprendo in particolare l’assoluta indifferenza del Canada. Il giovane giornalista Abdallah el Shamy (vedi sopra) scrive confermando che proseguirà il suo sciopero della fame. Venerdì prossimo, torna in tv lo show satirico di Bassem Youssef, che ha trovato una nuova casa – saudita.  Mahmoud Salem (@Sandmonkey) scrive di quanto (non) sia sicuro il paese nelle mani del generale maresciallo el Sisi (NB: dopo il suo pezzo, l’attivista Nazly Hussein è stata rilasciata). Bassem Sabry per Al Monitor ha quattro domande sul futuro del maresciallo Sisi.

♫ “Waist deep in the big muddy” di Pete Seeger

Ecco la prima parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

2

Pete Seeger ha firmato, it’s “all for now”, come faceva lui – la firma col suo nome intrecciata alla sagoma di un piccolo banjo. Uno dei più grandi testimoni civili del nostro tempo, come il compagno di un tempo Woody Guthrie che ha contribuito a tener vivo nella memoria collettiva, era convinto che la canzone popolare di lotta fosse un software libero, e che la sua vitalità tornasse a riempirsi di senso ogni volta che qualcuno ne aveva bisogno. Mai nostalgico, sempre attento al presente, a 92 anni nell’inverno del 2011 aveva condotto i manifestanti di Occupy Wall Street per le strade di New York come un pifferaio magico, cantando We shall overcome. Molti musicisti suoi allievi e ammiratori gli hanno reso omaggio in questi giorni: qui il ricordo di Ani di Franco. Qui Springsteen, Mellencamp e Neil Young. Qui The New Republic con un’intervista inedita del 2007. Qui la trascrizione della storica testimonianza di Pete Seeger davanti alla Commissione sulle Attività Anti-Americane di McCarthy. Qui l’omaggio sul blog del New Yorker.

♫ “Whose side are you on?” di Pete Seeger nella versione di Ani di Franco

Ecco la seconda parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

3

Su iniziativa di due parlamentari norvegesi, e dopo altre due sollecitazioni, Edward Snowden è entrato nelle candidature per il Nobel per la Pace. Qui il video del dibattito “After Snowden” alla Columbia University. Intanto, altre rivelazioni sull’NSA continuano a fioccare (con il primo pezzo di Greenwald per la NBC – qui le orride slide dell’NSA), con il coinvolgimento di Angry Birds e la vulnerabilità delle app (qui il Post). Qui un buon riassunto del Guardian. Intanto, la televisione tedesca NDR, forte dell’interesse dei suoi spettatori per le vicende relative alla sorveglianza, è riuscita a realizzare un’intervista molto interessante in Russia con un Edward Snowden lucido e saggio – intervista che negli Stati Uniti è stata praticamente oscurata. Qui trovate l’originale in inglese della conversazione in video, qui la trascrizione. Alessandra Neve l’ha tradotta in italiano per noi, potete leggere qui la traduzione e ascoltarla nel podcast qui sotto.

♫ “We shall overcome” di Pete Seeger nella versione di Bruce Springsteen

Ecco la terza parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

4

Il produttore di origine araba Ahmed Shihab El Din (che su Twitter conoscete come @ASE) viaggia di frequente e viene fermato in continuazione ai controlli in aeroporto, a volte per due o tre ore alla volta. E non è certo il solo, accompagnato com’è da tante altre persone di pelle scura, dai nomi non anglosassoni, spesso con i loro bambini. Stavolta, dopo una trasferta di lavoro a Davos e un viaggio lampo in Kuwait dai parenti, si è stufato e ha pubblicato su Huffington Post un resoconto demoralizzante, anche a nome di tutti coloro che subiscono il suo stesso destino, che diventa una riflessione sulla presunta “sicurezza”.

♫ “The ghost of Tom Joad” di Bruce Springsteen feat. Pete Seeger

Ecco la quarta parte di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui