ma twitter fa paura?

La situazione in Libia sta trovando un contesto internazionale (già avviati perfino i contatti fra il nuovo consiglio municipale di Benghazi liberata e l’Onu), e con ogni probabilità anche qualche infiltrazione di interessi internazionali nella rivolta popolare; intanto il quadro sul campo da una parte si svela gradualmente rispetto al buio dei primi giorni, con l’arrivo dei giornalisti internazionali (Abc e Bbc ieri hanno pure intervistato Gheddafi dopo aver sorvolato Tripoli – deserta – in elicottero), dall’altra sobbolle di questioni ancora senza risposta, come la fisionomia della futura leadership, il destino dei lavoratori stranieri in Libia (alcuni dei quali senza passaporto), la questione delle armi (la rivolta a Tripoli è ancora disarmata, ma sembra attendere rinforzi armati da Benghazi per il confronto finale con le forze di Gheddafi). Man mano che passano i giorni è diventato evidente che la crudezza, la complessità, la frammentazione geografica della situazione libica e la minor penetrazione dei social media (16%) faticano a tradursi (anche per motivi di sicurezza) in un resoconto costante e diretto come è invece per l’Egitto (dove oggi è attesa una nuova manifestazione per la caduta di Shafiq, la riforma completa del gabinetto degli Interni e la liberazione dei prigionieri politici, dopo diverse tensioni fra movimento e polizia nei giorni scorsi). In queste ore la rete si accende di riflessioni su se stessa. Molti esperti si interrogano su quale ruolo abbiano concretamente Twitter e Facebook nelle rivolte arabe del 2011, e oggi vi propongo alcuni punti di vista. Intanto il regista Jigar Mehta ha chiesto di poter riordinare tutti i materiali della rivoluzione egiziana (come già fatto con video e foto qui) secondo alcune tag che gli permettano di ricomporli in ordine cronologico in un gigantesco documentario – il suo #18daysinEgypt potrebbe essere il più grande esempio fin qui di “reportage partecipativo”. Sarah Kessler lo ha intervistato.

Valeria Bosco riporta per Global Voices in Italiano alcuni pareri circolati in rete sul ruolo dei social media nelle rivolte. Global Voices stesso è impegnato in una richiesta dalla Francia a Facebook perché venga garantito pieno accesso ai materiali – diventati storici – della rivolta tunisina. Peter Beaumont del Guardian, attentissimo osservatore della vita dei social media, racconta la sua verità sul ruolo che secondo lui hanno svolto nelle rivolte di queste settimane, con un po’ di distinguo.

♫ La canzone di oggi era “Razzi arpia inferno e fiamme” dei Verdena

Ecco la puntata di oggi:

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Twin Peaks 20 anni dopo

Due giorni fa la trasmissione televisiva Psych, dopo un lungo lavoro di preparazione con materiale dell’epoca, ha riunito il vecchio cast di Twin Peaks nello stesso studio, realizzando anche una puntata finta di omaggio alla serie nata dalla mente di James Roday, fan di Peaks fin da piccolo.  L’eredità televisiva di Twin Peaks, la serie creata dal regista cinematografico David Lynch insieme a Mark Frost e andata in onda solo fra il 1990 e il ’91, viene raccolta negli anni Duemila molto più che negli anni Novanta, con la sperimentazione delle serie tv nel surrealismo e il proliferare di serie sostenute da una scrittura fortemente cinematografica, da strutture di narrazione ellittica  e dalla mescolanza dei registri (per non parlare del brivido che può provocare a uno spettatore de I segreti di Twin Peaks veder rispuntare oggi Kyle McLachlan in Desperate Housewives). Jace Lacob ha intervistato i protagonisti di allora per Daily Beast (escluso soltanto David Lynch) in anteprima rispetto alla messa in onda di Psych. Nel podcast potete sentire anche la musica di Angelo Badalamenti e e alcune voci dei protagonisti sulla reunion.  Qui una delle canzoni di Julie Cruise.

♫ Le musiche di oggi erano “Falling” di Angelo Badalamenti e “into the night di Julie Cruise e Angelo Badalamenti

Ecco la puntata di oggi:

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isole

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Emmebi ci propone un percorso di commento sul tradizionale discorso sullo Stato dell’Unione del presidente degli Stati Uniti, inizialmente fissato per il 2 febbraio, e spostato per non mettersi in concorrenza con l’esordio della nuova (e ultima) stagione televisiva di Lost sulla ABC. Qui il riassunto di quello che è accaduto, qui invece il commento di Link.

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Betsy Lerner, innamorata dei libri, autrice a sua volta,  super-editor per grandi case editrici e ora agente in proprio, tiene un blog spiritoso e tagliente sull’industria editoriale americana. Grande fan dichiarata di Patti Smith, ha annunciato qualche giorno fa ufficialmente la realizzazione di un progetto che doveva essere in cantiere da un po’. E’ lei, infatti, a rappresentare Patti Smith per quello che sarà il nuovo libro della musicista, in uscita negli Stati Uniti lunedì prossimo: Just kids, un libro di memorie incentrato esclusivamente sul racconto del suo rapporto con il grande fotografo Robert Mapplethorpe, che fu suo amante e poi amico fraterno, compagno delle prime avventure artistiche e influenza costante nel suo lavoro. Da una guardiana di fantasmi come Patti possiamo aspettarci un racconto straordinario (ascolta il podcast qui sotto per altri dettagli).

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Sapete che i blog, e soprattutto Twitter, stanno dando una mano a identificare gli scomparsi ad Haiti sconvolta dal terremoto, a razionalizzare i soccorsi, a rimettere in contatto fra loro parenti e amici sopravvissuti. Global Voices tiene un diario delle comunicazioni principali ad Haiti in queste ore, comprese quelle delle radio ancora attive. Eccone un frammento di oggi disponibile in italiano.

Le musiche di oggi erano “My Blackean year” di Patti Smith e “Haiti” di Caetano Veloso e Gilberto Gil

Ecco la puntata di oggi:

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non lasciarla via e-mail

sophie-calle-talking-to-strangers

Dopo le notizie disordinate arrivate in questi giorni sul massiccio black-out elettrico che ha colpito diversi distretti del Brasile,ho cercato i resoconti dei blogger; naturalmente, una buona parte non potevano bloggare perché si sono ritrovati senza luce (la città più colpita è stata Rio, e il blackout ha interessato milioni di persone) e per di più – cosa che mi provoca enorme sconforto – io non parlo portoghese. Ecco allora il resoconto in inglese di uno straniero che blogga dal Minas Gerais, dove la luce non è andata via.

” Per quelli che stanno seguendo le notizie sul black-out in Brasile, ecco cosa posso raccontarvi: alla diga di Itaipu, la più grande del mondo, che produce energia per quasi tutto il sud del Brasile, si sono bloccati 18 generatori, lasciandone così attivi soltanto due, quelli che mandano energia in Paraguay.  In una intervista telefonica, i conduttori del canale Globo  hanno fatto domande incalzanti a un portavoce della diga di Itaipu, alle quali questi ha avuto ben poche risposte, dicendo che a causare il problema potrebbe essere stato il vento. La parte peggiore è che secondo questo portavoce ci vorranno due o tre giorni per ripristinare del tutto la fornitura elettrica. Resta il fatto che le sue risposte a queste domande stringenti e intelligenti  sono state straordinariamente vaghe. Io mi trovo nello stato del Minas Gerais,  nel sud-est del Brasile, e qui abbiamo ancora la luce, anche nella capitale, Belo Horizonte. Non c’è stata nessuna notizia di esplosioni di violenza o di gesti criminali. Primo aggiornamento:  Itaipu rifornisce di energia elettrica un buon 20% del Brasile. La persona che gestisce la diga – un’azienda statale – è stata nominata dal presidente Lula. Il blackout ha colpito anche la capitale, Brasilia, e diversi altri stati. Secondo aggiornamento: le forti tempeste sul fiume Paranà fanno pensare che i responsabili della diga abbiano qualche ragione quando dicono che il guasto è legato alle condizioni metereologiche.  La diga di Itaipu funziona in accordo fra Paraguay e Brasile, e il grosso dell’energia va a quest’ultimo. Inizialmente, l’elettricità è mancata anche sul lato paraguayano, ma è tornata rapidamente. Secondo l’AFB, l’energia è tornata dopo quattro ore”.

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L’artista francese Sophie Calle arriva alla Whitechapel Gallery di Londra con una mostra fantastica. Più di 120 fra amiche e colleghe hanno fornito la loro interpretazione di un’e-mail di 20 righe con cui Sophie è stata lasciata dal suo fidanzato. Fabio Barbieri è andato a vederla, leggete qui il suo racconto e ascoltatelo nel podcast di oggi qui sotto.

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Siete abbastanza grandi da ricordarvi V-Visitors, la serie televisiva degli anni Ottanta, un po’ fatta in casa, con gli alieni rettili? Ebbe un grande successo anche da noi, e si è parlato per anni di un remake moderno, con attori da cast di grande fiction americana; trovata la leader degli alieni nell’italo-brasiliana Morena Baccarin, il remake arriva finalmente sulla Abc (e su Joi) grazie agli autori originali della prima serie. Oltre a ricordarci quella riflessione di qualche giorno fa sulla “paura dell’invasione” che gli americani sublimano nella fiction e nell’ansia per la suina, quando vedrete questo trailer non potrete fare a meno di pensare che da noi in Italia i Visitors sono già arrivati da un pezzo.






Le musiche di oggi erano “Just breathe” dei Pearl Jam e “Lovestruck” degli Hush

Ecco la puntata di oggi:

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