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no we can’t

Dopo le proiezioni dei risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, e a pochi minuti dal discorso di Obama, due pareri, uno dal Guardian e uno da MotherJones su cosa lo attende adesso. Domani torniamo a occuparci anche del resto del mondo…

Intanto Alda Sigmundottir, nostra blogger beniamina dall’Islanda con The Iceland Weather Report, ha deciso di dire addio al suo blog di attualità e politica islandese, dopo essere stata la nostra principale fonte di informazione alternativa sullo scandalo delle banche islandesi e sulla vicenda del vulcano Eyjafjallajokull. Qui il suo saluto di congedo con qualche spiegazione.

♫ Le canzoni di oggi erano “Wrote a song for everyone” di Mavis Staples e “Who is it” di Bjork

Ecco la puntata di oggi:

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risorse

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Perché Sex & the City 2, il secondo film tratto dalla serie tv, è andato così bene al botteghino e invece è stato fatto a pezzi dai critici? Rancore da recessione? Choire Sicha per Daily Beast prova a rispondere (la traduzione qui sotto nel podcast)

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Nuove scoperte sulle ricchezze minerarie in Afghanistan – ma i sovietici lo sapevano già molto bene ai tempi loro, e chissà perché la questione salta fuori proprio adesso. The New York Times e Washington Post illustrano lo scoop – mentre molti altri blog criticano e mettono in guardia. Il Post riassume la vicenda . Nel frattempo Alda Sigmundottir posta sulla nuova legge sull’acqua in Islanda, stilata nel 2006 e implementata a partire dal prossimo 1 luglio. E’ un ennesimo caso di scontro fra interessi pubblici e privati (vi traduco il post qui sotto nel podcast)

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E quanto al petrolio? La continua sorveglianza di media, blogger e comuni cittadini fa sì che la BP sia continuamente sotto pressione. Questa notte il discorso di Obama dalla Casa Bianca alla nazione dopo il rientro dalla sua quarta visita nel Golfo del Messico. Qualche contenuto già si profila, perché le questioni sul piatto in questo momento sono: 1) lo stato anticipa il denaro e la BP non dà segni di volerlo ripagare a breve, perciò i democratici insistono perché venga istituito un fondo della BP di 20 milioni di dollari gestito da indipendenti, e il NYT conferma che uno degli annunci di stanotte potrebbe riguardare questo; 2) altri dirigenti della Bp vengono sentiti oggi dalla commissione d’inchiesta; la questione della legislazione sulle fonti rinnovabili e su come diminuire l’impatto sul cambiamento climatico diventa sempre più pressante, e finora nessuno ha approfittato del disastro BP per spingere l’acceleratore su questo; 4) Obama ha appena rilasciato un’intervista al sito americano Politico, in cui sostiene che il disastro BP darà forma a come penseremo all’ambiente nei prossimi anni; per gli americani avrà lo stesso impatto dell’11 settembre; 5) secondo Terry Macalister e Richard Wachman del Guardian, che riportano la previsione di un’azienda di consulenza sul petrolio, la perdita nel Golfo del Messico potrebbe proseguire fino a Natale. Intanto la BP è stata costretta dalla pressione pubblica a discutere di come i suoi azionisti dovranno autotassarsi per finanziare le spese del disastro. Nei prossimi giorni andiamo a vedere qual è l’atteggiamento sui boicottaggi alla BP, come si sta comportando la BP con i cronisti che si presentano sulle spiagge contaminate, e molto altro.

♫ Le musiche di oggi erano “20 km al giorno” di Nicola Arigliano nella versione di Mike Patton e “Bleezer’s ice cream” di Nathalie Merchant

Ecco la puntata di oggi:

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a piena voce

I blogger cercano spesso occasioni per conoscersi di persona e condividere le loro esperienze. I blogger scrittori si inventano laboratori da fare insieme, i blogger buddhisti fanno seminari di meditazione, i blogger culinari cucinano insieme, e in generale nella blogosfera è un fiorire di premi ai blog. Ma cosa succede quando si danno appuntamento le Voci Globali? A Santiago del Cile, il 6 maggio, 200 di loro si incontreranno per il Global Voices Citizen Media Summit. Come racconta Georgia Popplewell, saranno impegnati in discussioni plenarie, in lavoratori tematici e conferenze, naturalmente incentrati sulla loro vocazione naturale, quella dei citizen media e della libertà di espressione. All’interno del post originale, tradotto da Antonella Sinopoli, anche il programma completo del summit.

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Una delle mille voci raccolte da Global Voices è quella del blogger marocchino Bashir Hazzam, che racconta la sua esperienza dopo due mesi di carcere. Qui potete leggere l’intervista integrale a Bashir tradotta in italiano da Davide Galati.

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Per non lasciare troppo bruscamente il caro vulcano, ecco il post di ieri di Alda Sigmundottir, che racconta di un piccolo reportage di un cameraman immerso nella nube di cenere, e di come si prevede che si comporterà il terreno a seguito dell’eruzione (purtroppo per qualche ragione il video che ha linkato è inattivo). Nei commenti c’è anche il consiglio di una nonna su come i protagonisti del recente scandalo finanziario islandese potrebbero rendersi utili… (vi traduco il post di Alda qui sotto nel podcast)

Le musiche di oggi erano “Fool’s day” dei Blur e “Walking in the sun” di Fink

Ecco la puntata di oggi:

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post-it

(foto di Örvar Atli Þorgeirsson via Iceland Eyes)

Gli islandesi hanno fatto un piccolo video per prendere in giro le pronunce bizzarre del nome del loro vulcano sui media di tutto il mondo.

Se ne parlava da un po’: ieri l’uscita online del nuovo IL POST, quotidiano online di Luca Sofri. Che cos’è, cosa fa e come si colloca nel mondo dei blog, ce lo spiega lui stesso nel primo editoriale.

Un esempio di notizia centralizzata da Il Post è quella della contestazione delle linee aree alla simulazione del nuvolone di cenere vulcanica realizzata dal MetOffice che ha scatenato il blocco dei voli di questi giorni.

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Secondo blocco per i voli inglesi, gli stranieri in visita al salone del Mobile bloccati a Milano, e un flop per l’imminente Fiera del Libro di Londra, alla quale dovevano arivare come sempre professionisti dell’editoria da tutto il mondo. Il vulcano è dappertutto, in tutti i blog.

Nel frattempo, in Islanda… Iceland Eyes, via Blue Eyes, condivide la foto del vulcano che vedete in cima al post e ci mette un po’ di poesia… Alda Sigmundottir invece ha rinunciato al suo viaggio a Copenaghen e Bruxelles per ovvie ragioni e continua a occuparsi dello scandalo bancario islandese seguito alla pubblicazione del Black Report, mentre i politici islandesi saranno lieti che la nube del vulcano abbia oscurato la faccenda almeno per un po’.

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Stavo pensando che l’ultima volta che questo stesso vulcano aveva eruttato, nel 1821, gli aerei non esistevano neanche. Perciò non ho resistito a questo commento sul Guardian online di Stuart Jeffries, che si chiede come sarebbe riavere un cielo vuoto.

Nei taccuini illustrati di Urban Sketchers, James Hobbs posta una vignetta del cielo verso Heathrow visto dalla sua finestra aperta in una Londra “incredibilmente silenziosa”.

(tutte le traduzioni dei post in inglese le potete riascoltare qui sotto nel podcast della puntata)

PS: per chi si fosse incuriosito sulla segnalazione di Saudiwoman dell’altro giorno sulle aperture riguardo il divieto di guida alle donne pubblicato sul quotidiano di Riyadh, adesso lo ha tradotto dall’arabo in inglese e lo trovate qui.

Le musiche di oggi erano “Who is it” e  ”It’s oh so quiet” di Bjork.

Ecco la puntata di oggi:

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