l’onda lunga della rivoluzione

Improvvisa sostituzione in Tunisia del nuovo ministro degli Interni ad interim Farhat Rajhi – su Global Voices in italiano le reazioni dei blogger tunisini, indignati perché gli riconoscevano di aver già implementato misure molto importanti dopo la rivoluzione. Qui Alice Rossi.

La sollevazione di piazza Tahrir al Cairo ha già spedito qualche onda fino in Italia (la manifestazione delle donne del 13 febbraio, all’indomani della caduta di Mubarak), a Londra (dove il modello della piazza è stato usato per le manifestazioni contro i tagli alla spesa pubblica) e negli Stati Uniti (dove l’idea di sit-in permanente ha modellato le lunghe proteste sindacali in Wisconsin). Secondo Gabriel Winant, collaboratore di Salon e studente di storia, nella sua città, New Haven in Connecticut, è addirittura rinata la sinistra (solo ieri hanno manifestato 3mila persone, dopo i cortei dei giorni scorsi). Qui il suo post che analizza le trasformazioni sociali della cittadina, dominata dalla presenza dell’Università di Yale.

♫ La canzone di oggi era “Options” dei Gomez

Ecco la puntata di oggi:

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i cento venerdì

(veglia in Bahrain)

Mentre siamo a una settimana dall’inizio dei bombardamenti occidentali sulla Libia e la situazione continua a non essere chiara, è venerdì in Yemen: Saleh, indebolitissimo, ha appena parlato ai suoi sostenitori dalla Moschea presidenziale dopo la preghiera, e intanto si avviano altre manifestazioni. Qui Brian Whitaker che posta per il Guardian su come si sono messe le cose in Yemen negli ultimi giorni. E’ venerdì in Giordania, dove si chiedono riforme con altri sit-in e manifestazioni, soprattutto al Dakahlia circle, per ora tutto tranquillo. E’ venerdì in Siria, oggi il Giorno della Dignità dopo la sanguinosa repressione dei giorni scorsi, funerali in corso adesso per i morti dei giorni scorsi a Daraa, paura di nuove aggressioni. Qui Linkiesta, Jacopo Barigazzi con Rime Allaf sulla differenza fra le rivolte siriane di oggi e quelle dell’82. E’ venerdì in Egitto, manifestazione in piazza Tahrir per sfidare le nuove norme anti-dimostrazioni, per ora sembra che l’esercito lasci montare altoparlanti e non ostacoli i manifestanti – un altro raduno a Maspero. E infine, è venerdì in Bahrain, dopo il terribile giro di vite del governo nei giorni scorsi, sono in corso nuove proteste, i tweeps segnalano che i luoghi di riunione sono presidiati da agenti sicurezza con il volto coperto dai passamontagna, e come ieri avvistano caccia in volo sopra Manama.

Global Voices ci racconta cos’è il Manuale del Despota Arabo che i tweep arabi stanno costruendo su Twitter (Amira al Hussaini tradotta da Alice Rossi)

♫ Le musiche di oggi erano “Rise” di Eddie Vedder e “Tomorrow never knows” di Bruce Springsteen

Ecco la puntata di oggi:

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Votare, contare

(Mansoura, 19 marzo, foto Khaled Desouki/Getty, via Daily Dish)

Il Daily Dish fa una breve ma efficace osservazione sul referendum egiziano, e ci guida al post di Issandr el Amrani per Time (ve lo traduco qui sotto nel podcast). Alessandra Solaro per Global Voices si immerge nei resoconti online del voto per il ballottaggio ad Haiti avvenuto il 20 marzo, la stessa giornata in cui in Marocco sfilavano molte migliaia di persone, in particolare a Casablanca, Alice Rossi per Global Voices qui con bellissime foto.

Sempre attivo in tempo reale il Twitter di Alaska con la nostra rosa di attivisti sul campo e di reporter internazionali da Egitto, Libia, Siria, Yemen, Tunisia, Bahrain.

♫ La canzone di oggi era “I’ll rise” di Ben Harper

Ecco la puntata di oggi:

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