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just like a woman

Sei giorni fa una donna di nome Eman el-Obeidi è comparsa all’improvviso, livida e sanguinante, nella hall di un albergo che ospita i giornalisti internazionali accreditati a Tripoli. Ha raccontato loro la sua storia, di come fosse stata detenuta per due giorni con la forza, e violentata da 15 uomini di Gheddafi. La polizia libica l’ha subito arrestata, e da quel momento di lei non si sa più nulla. I suoi parenti la difendono pubblicamente, mentre la tv di stato libica l’ha ritratta come una “prostituta”. Su Twitter è in corso una campagna di richieste per la sua liberazione. Amy Goodman ne discute con la giornalista egiziana Mona Eltahawy in questo transcript di una tramissione di Democracy Now!.

Fra i quattro reporter del New York Times arrestati ad Ajdabiya dal regime libico, picchiati e spostati di città in città per sei giorni per poi essere rilasciati il 21 marzo sul confine tunisino, mentre il loro giornale li cercava negli ospedali e negli obitori, c’era anche una fotoreporter, Lynsey Addario. A pochi giorni dalla sua liberazione, Lynsey riflette su cosa significa essere una donna che fa il suo mestiere in teatri di guerra (questo post viene pubblicato su Lens, che è il blog di fotografia e visuals del NYT, che vi consiglio caldamente).

Oggi manifestazioni in Siria, in Yemen, in Egitto, in Tunisia, in Bahrain – seguite quello che ci raccontano i nostri tweep sul Twitter di Alaska.

♫ La canzone di oggi era “Human condition” di Joan as Policewoman

Ecco la puntata di oggi:

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cosa brucia

In sintesi, sul Twitter di Alaska tutte le ultime da una rosa di twitterer libici e di 14 reporter stranieri ora su suolo libico (una sintesi della giornata ogni giorno a Esteri alle 18 insieme a Chawki Senoucci). Il più avanzato dei reporter su territorio libico, l’unico a Tripoli finora, è (e non sorprende) il più grande giornalista esperto di Medio Oriente, Robert Fisk, qui il suo post da Tripoli per l‘Independent, mentre la città ancora in mano a Gheddafi si prepara, con terrore, alla manifestazione di domani, e Benghazi e le altre città liberate si armano per difendersi. Intanto per una visione d’insieme, Amy Goodman intervista il romanziere e attivista libico Hisham Matar, per il quale la fine di Gheddafi è vicina, e si stava preparando da tanto tempo.

♫ La canzone di oggi era “How I wish I knew how it would feel to be free” di John Legend & The Roots

Ecco la puntata di oggi:

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le armate della notte

Non vi mostro le foto, atroci, della strage di manifestanti a Benghazi due giorni fa. Delle fosse comuni in cui sono stati trovati i corpi, sfigurati, di quasi 100 militari libici che avevano disertato. Delle vittime del bombardamento di ieri sulla gigantesca manifestazione di Tripoli che ieri stava marciando pacificamente verso il palazzo di Gheddafi. Nonostante Twitter (potete seguire i nostri contatti qui), la verità è che in un momento così importante della storia della Libia e di tutta l’area, siamo ancora completamente al buio. Sappiamo troppo poco del movimento, di come si è organizzato nelle città, e naturalmente troppo poco dell’esito degli atti di repressione sulla protesta diffusa. A Tripoli ieri niente luce né acqua né telefoni né connessioni. Solo oggi qualche inviato straniero riesce ad entrare nel paese. Solo stamattina in radio stiamo cominciando a capire quanti morti ci sono stati soltanto durante il raid aereo di ieri.

Global Voices in Italiano fa sintesi di alcuni filoni di messaggi di ieri via Twitter e facebook – uno riguarda cosa c’entra l’hashatg #Berlusconi con la Libia. L’altro quello delle foto e dei video - crudi, bui, confusi – che i microblogger libici sono riusciti a postare avventurosamente fin adesso.

Democracy Now! (radio e sito web della sinistra radicale americana) sta facendo un gran lavoro sui paesi arabi, a cominciare dai tweet di Salif Kouddous dal Cairo che abbiamo tanto seguito nelle scorse settimane. Oggi posta un’intervista (audio e testo) con il poeta e studioso libico Khaled Mattawa, professore associato di letteratura inglese all’Università del Michigan. Mattawa spiega perché, comunque vada a finire, la Libia sta cambiando per sempre.

Last minute mentre sto postando: Jamal Elshayyal di Al Jazeera è appena riuscito a raggiungere Sidi Barani, confine fra Egitto e Libia – qui il live blog in inglese di ALJ.

♫ La canzone di oggi era “Ain’t no grave” di Johnny Cash

Ecco la puntata di oggi:

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