la BP sotto processo

Deepwater_Horizon_fire_3

Ad aprile saranno tre anni dall’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon – la prima notizia di rilievo pubblico as essere stata condivisa intensamente sui social network. Dopo un rinvio lo scorso ottobre, è partito il processo, che arriva oggi al terzo giorno, non di fronte a una giuria ma di fronte a un giudice che sta studiando il caso da tre anni. Con un procedimento lungo e tortuoso, prima vengono presentati i casi dell’accusa, e più avanti si ascolterà la difesa della BP. Tom Fowler riassume per il blog del Wall Street Journal, e qui anche il New York Times

La canzone di oggi era “Whooping crane” di Lyle Lovett

Ecco la puntata di oggi:

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il mondo di Nomfup

Questa foto di Barack Obama (che ha firmato la sua dichiarazione dei redditi) viene da Nomfup, il blog di comunicazione politica a cui siamo lieti di dedicare finalmente la puntata di oggi con un collegamento in diretta con Filippo Sensi, che ci spiega il lavoro che fa, come è cambiato Nomfup nel suo anno di vita, e ci racconta, fra le altre cose, che cos’è la digital diplomacy – cioè come governi e istituzioni si stanno attrezzando per usare i social media. Potete ascoltare la nostra conversazione con Filippo qui sotto nel podcast.

Sulla timeline del Twitter di Alaska il racconto momento per momento delle rivolte arabe, di cui torniamo a parlare domani.

♫ ahi, niente musica, oggi….

Ecco la puntata di oggi:

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petrolio in casa

Visto che questo è il blog di una trasmissione che ha seguito per mesi le vicende legate ai riversamenti di petrolio in mare della BP, della Exxon e della Shell, mi sembrava doveroso scoprire qualcosa di più della perdita di 18mila litri di petrolio della e.On sulle coste sarde avvenuta all’inizio di gennaio, e quasi completamente ignorata dai media nazionali. Ma come sempre quello che cercavo era il racconto di un blogger che fosse stato coi suoi occhi a vedere cos’era successo. Grazie alla comunità dei kayakisti, che hanno fatto girare i post di Dorsogna, e dei due sopralluoghi di skywalkerboh il 16 gennaio e il 23 gennaio, finalmente abbiamo qualcosa da leggere attentamente.

♫ Le musiche di oggi erano “Più forte del fuoco” di Cristina Donà (dal nuovo album che esce oggi) e “The winter” dei Cake

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il vuoto morale

Finalmente in rete cominciano a comparire riflessioni e interrogativi sulle conseguenze imprevedibili e le grandi trasformazioni che la Fuga-di-notizie-gigante di WikiLeaks comporterà per la cultura globale e per la nostra vita politica. Oggi ci dedichiamo a una di queste, nella tradizione provocatoria degli scrittori che postano per il blog della New York Review of Books. Christian Caryl, giornalista non certo incline a bersi le balle della diplomazia, prima di tutto quella dei suoi Stati Uniti, né a censurare la trasparenza della rete, è però molto perplesso dalle mosse di Assange. Più domande che risposte, come forse è giusto che sia, nel suo post che trovate qui (e che vi traduco nel podcast qui sotto).

♫ Le musiche di oggi erano “Half light” degli Arcade Fire e “Mrs Cold” dei Kings of convenience

Ecco la puntata di oggi:

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lottare contro i mulini a vento

(Arthur Mee e Holland Thompson, dal The Book of Knowledge, 1912)

Global Voices in Italiano (Juliana Rincon Parra tradotta da Stefano Ignone) ci racconta la maxi-operazione che la RAE spagnola ha lanciato su YouTube: ognuno può scegliere uno dei 2.149 spezzoni in cui è stato suddiviso il Don Chisciotte e leggerlo in video per caricarlo poi in condivisione; chi di voi riesce a leggere in spagnolo può partecipare! Qui sotto nel podcast vi racconto la storia e vi faccio sentire un frammento, ma qui potete leggere il post integrale con i link a molti spezzoni diversi.

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Ieri cadevano i sei mesi esatti dal disastro del petrolio nel Golfo. Kate Sheppard di MoJo, anche se si è tolta le galosce con cui era andata a visitare le spiagge piene di greggio quest’estate, fa il punto su com’è la situazione adesso che è sparita dai titoli dei giornali (ve la traduco qui sotto nel podcast). presto torniamo a parlare di compagnie petrolifere, anche perché la loro ombra si cela dietro ad alcuni appuntamenti legati alle elezioni di metà mandato.

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The Great Penguin Rescue (Il Grande Salvataggio dei Pinguini) è un nuovo libro di Dyan di Napoli che viene recensito da Tim Flannery sulla New York Review of Books (online con due settimane d’anticipo rispetto all’uscita cartacea). Racconta la storia di uno storico salvataggio di pinguini in Sudafrica nel 2000 a seguito di una fuoriuscita di petrolio al largo delle coste di Cape Town.  Si tratta del più grande salvataggio di animali selvatici mai avvenuto, e la di Napoli vi aveva partecipato come veterinaria specializzata insieme a migliaia di volontari. Una storia lacerante e quantomento istruttiva, vi traduco qualche spezzone dell’articolo di Tim Flannery qui sotto nel podcast, e potete leggere il suo articolo integrale qui.

♫ Le canzoni di oggi erano “Stella d’argento” di Brunori Sas e “Creep along Moses” di Mavis Staples

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ci mancava anche Alex

(foto di Kris Krug, da un progetto fotografico collettivo sul disastro BP qui su Flickr)

Leviamo gli ormeggi 3

Questa è l’ultima settimana di Alaska prima del palinsesto estivo, nella quale ci accingiamo a “salutare” alcuni blog e alcuni temi centrali della stagione. Vi ricordo che lunedì 5 luglio alle 12.40 riparte la nostra trasmissione con i diari di viaggio degli ascoltatori, Tre Uomini in Barca, che sarà naturalmente anche un blog, al quale potete iscrivervi mandando una mail per dire chi siete, dove pensate di andare quest’estate, da quando a quando, e con chi. In questi giorni ad Alaska mi raggiunge Leonardo “Leolino” Verzaro per varare la Barca come si deve.

Vi ricordo anche che durante i mesi estivi potrete continuare a ricevere qlc aggiornamento da Alaska su Twitter.

Anche la Barca ha il suo twitter.

Nelle ultime dieci settimane è l’argomento che ha tenuto in scacco Alaska, non solo perché è il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti, ma perché è il primo seguito, indagato e sorvegliato da decine di milioni di persone in tutto il mondo attraverso i blog e i social network, che forniscono un’abbondanza di informazioni e fotografie, e a volte riescono a raddrizzare in tempo reale qualcuno dei mille torti che la situazione sta creando. Ogni giorno, da quasi settanta giorni, e ogni giorno di questa estate che verrà, altri 100 mila barili di greggio fuoriescono nel Golfo del Messico, e dal sito dell’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon raggiungono le profondità dell’oceano, le coste e le paludi di pesca della Louisiana, dell’Alabama, la foce del Mississippi, le spiagge della Florida, imprigionando e uccidendo pellicani, delfini, granchi, tartarughe e decine di altre specie protette, impedendo ai pescatori di guadagnarsi da vivere, paralizzando l’industria del turismo, e peggiorando la situazione con l’uso di sostanze chimiche per disperdere il petrolio.(prima relazione Epa sulla tossicità del Corexin). Nella speranza che le operazioni di emergenza della BP vadano a buon fine almeno ad agosto, chiudiamo queste settimane di analisi con alcune novità.

Vi avevo parlato dei continui riversamenti di greggio in Nigeria. Adesso da Global Voices arriva una mappa delle peggiori situazioni legate al petrolio in tutto il mondo: Nigeria, Egitto, Singapore, Perù, Venezuela, Stati Uniti, Taiwan (in italiano). Stephen Kinzer di MoJo si chiede se abbia senso boicottare le pompe di benzina negli Stati uniti e racconta la storia antica della BP e il suo ruolo in Iran. Qui sul Post la mappa della traiettoria del primo uragano della stagione, Alex, verso il Golfo del Messico. Sherman e Weber per Huffington Post raccontano la situazione che circonda il suo arrivo negli stati interessati, e così Anderson Cooper della CNN. Secondo alcuni studiosi del disastro della Exxon Valdez del 1989, la natura provvede a cancellare i risultati dei riversamenti di greggio molto meglio di quanto faccia l’uomo. Julia Whitty racconta di un forum di geologi ed esperti di petrolio che discutono del rischio che la perdita nel Golfo non si possa fermare. La BP ha un nuovo soprannome: Beyond Prosecution (al di là della legge): Josh Harkinson su come l’industria petrolifera e la Camera di Commercio della Louisiana abbiano convinto i legislatori dello stato ad andarci piano con la BP. Intanto MacMcClelland ha deciso di andare fino in fondo con la sua indagine su come la polizia e il servizio d’ordine della BP stiano impedendo a giornalisti e comuni cittadini di avvicinarsi ad ogni sito interessato dal disastro e di fare domande, servendosi di quella che sembra diventata una milizia privata in uniforme.

♫ La canzone di oggi era “Whooping crane” di Lyle Lovett

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più nera del nero

Giorno 65.

Quando ho pensato di rifare una puntata monografica sul greggio nel Golfo del Messico, non erano ancora accaduti i fatti di ieri nel tardo pomeriggio: tappo di contenimento saltato per un incaglio del robot di profondità, perdita tornata alle sue piene dimensioni (forse 100 mila barili al giorno, come ha finalmente ammesso la BP, 20 volte quanto ammesso due mesi fa), e la comunicazione “en passant” della BP che in queste ore sarebbero morti due tecnici che stavano lavorando al contenimento, uno dei quali per un non meglio precisato “colpo di arma da fuoco”. Quest’ultima parte della notizia ha oggi – inspiegabilmente – zero commenti sui blog, fatta eccezione per il blog del Los Angeles Times, che ipotizza un suicidio ( ve lo traduco qui sotto nel podcast).

Quella sopra è l’ultima fotografia della Nasa di come si presentava il Golfo del Messico il 60esimo giorno.

E’ di stanotte la notizia che il tappo è stato rimesso in funzione, nel frattempo la BP è diventata ancora meno popolare della Goldman Sachs, trascinando con sé anche Obama. E il petrolio è arrivato in Florida, sulla bianca spiaggia di Pensacola (qui potete vedere com’è adesso) mentre, a giudicare dalla pozzanghere, in Louisiana piove petrolio (in questo post anche i video).

Nel frattempo una sollevazione su Facebook spinge a fare chiarezza sulle voci incontrollate secondo le quali, nel bruciare il petrolio di superficie, le imbarcazioni della BP starebbero bruciando anche i piccoli delle tartarughe che hanno nidificato da poco.

A proposito di moratoria, il giudice Martin Feldman che sta deliberando contro la moratoria sulle trivellazioni non ha le mani pulitissime, lo raccontano Two Way e MoJo: infatti è stato in possesso di una bella scorta di azioni della Transocean. Nel frattempo il mega-scoop della BBC che avrebbe accertato che la BP sapeva delle perdite “settimane prima del disastro”.

MoJo riporta cos’ha detto un poliziotto in Louisiana a un ambientalista:  la BP non vuole che venga filmato nulla. Ha interrogato l’attivista per 20 minuti e lo ha fatto pedinare per 20 miglia (ve lo traduco qui sotto nel podcast)

L’intrepido Mac McClelland di MoJo, dopo essere stato respinto dalla BP mentre tentava di parlare con i pulitori sulle spiagge e aver passato un’intera giornata in un capannone dove i veterinari puliscono i pellicani, stavolta si è infilato fra gli attivisti repubblicani del Tea Party che, benché siano colpiti come tutti in Louisiana dal disastro, sostengono che non dovrebbe esserci moratoria sulle trivellazioni e che non è colpa del petrolio.  Questo il suo reportage da una delle assemblee civiche che a decine si stanno svolgendo sulla costa (ve lo traduco qui sotto nel podcast).

Fa da contraltare a queste voci quella di Wilma Subra, che da 30 anni si batte contro le aziende petrolifere in Louisiana. Suzanne Golderberg del Guardian è andata a trovarla.(ve lo traduco qui sotto nel podcast)

♫ La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston

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Se non è BP è Shell, se non è Shell è Exxon

(Hannah Baage cammina nel corso inquinato del Gio Creek, nel Kegbara Dere – via New York Times)

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Il disastro del greggio nel Golfo del Messico sta risvegliando i ricordi di altri paesi che hanno subito disastri analoghi. Antonella Grati per Global Voices, traducendo dai post in coreano, riporta le riflessioni dei blogger sudcoreani del loro riversamento di greggio del dicembre 2007.

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Un’ascoltatrice nel microfono aperto di stamattina ci ha invitato ad approfondire la questione del greggio in Nigeria, che è il primo paese produttore di petrolio in Africa e tormentato da riversamenti continui che stanno facendo morire la costa e le paludi di mangrovie. Purtroppo le fonti in rete sulla situazione là sono molto poche, ma proprio oggi  se ne occupa in rete il New York Times, così vi traduco cosa dice Adam Bossiter che scrive direttamente da Bodo.

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In queste ore il repubblicano Barton viene ridicolizzato in rete per la sua gaffe di stanotte (ha chiesto lui scusa alla BP durante l’udienza di Tony Hayward…) – perfino Robert Gibbs, capo ufficio stampa della Casa Bianca, si è messo a twittare su Barton, chiedendosi se – nel caso che fossero i Repubblicani ad avere la maggioranza – il posto di supervisore della grande industria petrolifera non verrebbe dato proprio al così disponibile Barton.  Qui il commento del blog di Richard Adams.

♫ Le musiche di oggi erano “Free to walk” di Jeffrey Lee Pearce nella versione di Nick Cave e Debbie Harry e “Breathe” dei Pearl Jam

Ecco la puntata di oggi:

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tante scuse

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(Bernard McGuigan colpito dai paracadutisti inglesi durante la manifestazione per i diritti civili a Derry del 30 gennaio 1972)

Non capita tutti i giorni che a postare sia un eccellente scrittore, in questo caso Colum McCann, vincitore del National Book Award 2009 con lo stupendo romanzo Let the great world spin (che esce in Italia per Rizzoli col titolo Questo bacio vada al mondo intero), ispirato all’avventura del funambolo francese Philippe Petit che nel ’74 tese la sua fune d’acciaio fra i due tetti delle Torri Gemelle. McCann, classe 1965, è un dublinese trapiantato a New York, e ha postato sul Daily Beast all’indomani delle scuse del governo inglese per la strage della Bloody Sunday del 1972 a Derry, in Irlanda del Nord. Qui il suo post originale, e ve lo traduco qui sotto nel podcast.

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Ieri il presidente della Bp Tony Hayward ha incontrato Obama alla Casa Bianca e oggi dovrà tenere un discorso davanti alla commissione d’inchiesta del congresso, che si aspetta toni umili e congrui alla situazione. Le azioni BP hanno ripreso magicamente a salire da qualche ora, dopo che è stata annunciata l’effettiva istituzione del fondo BP di 20 MILIARDI di dollari per coprire le spese del disastro, dalla pulizia delle acque ai risarcimenti ai cittadini. MotherJones ha una “talpa” nella BP che sa cosa sta accadendo ai pulitori impiegati sulle spiagge contaminate: qui potete leggere cosa dice Mac McClelland che gli ha parlato, e io ve lo traduco qui sotto nel podcast.

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Ci sono attori che investono nella ristorazione e altri che investono nell’ecologia. Della serie “lo sapevate che?” – io non lo sapevo – pare che l’attore Kevin Costner stia dedicando tutto il suo tempo libero, e tutto il denaro guadagnato con i film, alla pulizia delle acque inquinate. La sua “conversione” è avvenuta, pare, mentre girava Waterworld su una piattaforma abbandonata. Qualche giorno fa Kate Sheppard postava sulla sua ossessione per l’oceano e il 24 milioni di dollari che ha speso di tasca sua per la Ocean Therapy Solutions, che ha approntato un macchinario per separare il petrolio dall’acqua. Sembrava soltanto una curiosità, invece ieri Adam Gabbatt del Guardian ha postato sul fatto che le macchine di Costner verranno impiegate dalla Bp per tentare la pulizia del Golfo del Messico.  Le traduzioni qui sotto nel podcast.

♫ Le musiche di oggi erano “Tomorrow never knows” di Bruce Springsteen e “As time goes by” di Billie Holiday

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grovigli dell’informazione

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Come si temeva già da luglio dell’anno scorso, la bozza “litigata” del ddl sulle intercettazioni (adesso anche nel mirino dell’Osce per la sua minaccia alla libertà di stampa) rischia con il “comma 28″ di equiparare i blogger privati (che non sono registrati come testata “responsabile”) ai blog giornalistici, con tanto di obbligo di rettifica delle informazioni entro 48 ore pena multa fino a 12 mila euro. Qui cosa dice, fra i tanti, Bruno Saetta.

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Il Post riprende una riflessione del Wall Street Journal sull’illusione di twitter nell’organizzazione delle manifestazioni dela “rivoluzione verde” in Iran l’anno scorso contro la rielezione di Ahmadinejad. Proprio vero che fu il social network a far riunire le persone nelle strade?

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BP: nulla di decisivo dal discorso di Obama di stanotte, salvo quello che vi avevo anticipato nella puntata di ieri (e i Democratici dicono che non ha spinto abbastanza sulla lezione sull’energia pulita implicita nel disastro della BP, i Repubblicani dicono che ha spinto troppo). Nel frattempo: seguita in diretta via twitter su diversi blog, si è tenuta ieri l’udienza esplorativa del Congresso con i presidenti delle cinque grandi aziende petrolifere – BP, Shell, Exxon, Chevron e Conoco; un bel fulmine ha colpito la nave di trivellazione che sta cercando di contenere la perdita nel Golfo provocando un incendio, rientrato in serata, operazioni riprese; il nuovo studio scientifico commissionato dalla Casa Bianca e divulgato ieri sera dice che la perdita è fra i 35 mila e i 60mila barili di greggio al giorno; un operatore telefonico del centralino BP a Houston dice, restando anonimo, che il centralino è falso e le migliaia di segnalazioni quotidiane da parte di comuni cittadini non vengono riferite a nessuno (naturalmente la BP nega); Mac McClelland per Mojo è andato a visitare uno dei centri di pulizia e recupero dei pellicani bruni a Fort Jackson in Louisiana (con foto). Sempre Mac fa un’altra delle gite non autorizzate dei corrispondenti di Mother Jones su una spiaggia dove sono in corso le operazioni di pulizia: accompagnato dal suo ex professore di letteratura, scopre alcune cose inquietanti - un delfino morto, il petrolio raccattato con gli asciugamani, e soprattutto le squadre sotto contratto per la BP gli fanno presente che “non c’è bisogno di vedere queste cose in fotografia”. Jason Linkins per Huffington Post trascrive i dialoghi di un video fra il visitatore- giornalista Scott Walker e un rappresentante della BP su una delle spiagge contaminate.

♫ Le musiche di oggi erano “Quello che non c’è” di Afterhours e “Trouble” di Ray Lamontagne

Ecco la puntata di oggi:

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