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Yemen yield

(foto scattata a Shibam da Evelyn Hockstein per il New York Times)

Soltanto domenica il regime di Saleh in Yemen ha ucciso un manifestante e ne ha feriti più di 400 a Taiz, dove gli scontri proseguono anche oggi. E come avevamo già avuto occasione di raccontare, la situazione nel paese è talmente delicata – fra storici movimenti indipendentisti, passate repressioni nel sangue e sacche di reclutamento di Al Qaeda – che il movimento per la democrazia originato dagli studenti che hanno dato il via alle proteste di questi due mesi sembrava non avere alcun respiro. L’ostacolo più forte erano gli Stati Uniti, stretti alleati di Saleh nella politica anti-terrorismo e apparentemente non disponibili a facilitare il movimento di riforma come già fatto invece in Tunisia e in Egitto. Qui vi davo un quadro della situazione, e qui trovate un quadro ancora più dettagliato della cronologia dell’anti-terrorismo in Yemen postato da The Nation pochi giorni fa. Ma negli ultimi due giorni è emersa qualche novità. I segugi del New York Times sono riusciti a farsi raccontare da rappresentanti del governo americano e di quello yemenita sotto anonimato le trattative segrete di queste settimane per la rimozione di Saleh. Lo Yemen Observer posta i cinque punti della richiesta della coalizione dei partiti di opposizione per l’uscita di scena di Saleh. Intanto, per il movimento studentesco una transizione guidata da un ex rappresentante del governo di Saleh sarebbe comunque inaccettabile.

Il Twitter di Alaska per seguire i tweep (attivisti e reporter) sulle rivolte arabe.

♫ La canzone di oggi era “Hard sun” di Eddie Vedder

Ecco la puntata di oggi:

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