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resurrezioni

Oggi da tenere d’occhio le massicce manifestazioni previste in Siria (a Damasco e a Daraa, fortemente militarizzate, e a Homs, dove il regime ha represso con violenza le proteste negli ultimi due giorni) e in Yemen, dove non c’è traccia di cortei a favore di Saleh e migliaia di manifestanti stanno affluendo nel centro di Sana’a e anche nella duramente repressa Taiz si stanno tenendo alcune veglie. Intanto, in Bahrain, Ayat el Qarmazi, giovane studentessa arrestata per aver letto una sua poesia contro il regime a Lulu, è in carcere da venti giorni. Nelle ultime 48 ore alcune testate online hanno ripreso la notizia data da PressTv della sua morte e dello stupro che avrebbe subito in carcere, ma il direttore del Centro per i Diritti Umani del Bahrain, Nabeel Rajab, smentisce con un comunicato. Mi ha aiutato a fare chiarezza uno dei nostri tweep, @SpondaNord, a cui dobbiamo anche di aver notato un dettaglio non trascurabile: i lealisti che sostengono la famiglia reale del Bahrain hanno utilizzato un wikileak dell’ambasciata americana a Manama per sostenere l’ipotesi che gli sciiti bahrainini e il Centro per i Diritti Umani del Bahrain siano “agenti iraniani” – peccato che twittino alla cieca e che il wikileak si concluda con l’asserzione che di questo collegamento non ci siano prove, né di finanziamenti, né di influenze. Intanto oggi Abdulhadi Alkhawaja, per il quale la figlia Zainab (@angryrabiya) ha fatto dieci giorni di sciopero della fame (interrotto su pressione delle associazioni per i diritti umani a causa del rapido deteriorarsi della sua salute, qui la lettera della madre che spiega cos’è successo, e qui il post del Guardian), verrà sottoposto a processo per corte marziale. Qui la dichiarazione a suo sostegno stilata da 102 attivisti per diritti umani del Medio Oriente e del Nord Africa. Ieri Catherine Ashton  ha compiuto una visita ufficiale nel piccolo paese del Golfo per conto dell’Unione Europea, qui la lettera che il BCHR le ha scritto chiedendole di incontrare tutti i settori sociali travolti dalla repressione del regime. Le associazioni sindacali internazionali e statunitensi chiedono il reintegro dei 750 sindacalisti licenziati in Bahrain per aver preso parte alle proteste. All’università del Bahrain, la più grande istituzione pubblica del sistema di istruzione del paese, interrogati, inquisiti da un’apposita commissione statale e arrestati docenti e accademici. Il 14 aprile era stato arrestato Masaud Jahromi, il capo del Dipartimento di Ingegneria. Qui la Google Map delle moschee demolite dal regime in questi giorni. La lunga mano degli apparati di sicurezza del Bahrain è arrivata fino in Inghilterra, qui la storia autografa dello studente Suliman al-Bahraini postata dal Guardian.

Sulla timeline del Twitter di Alaska il racconto momento per momento delle rivolte arabe.

♫ La canzone di oggi era “I’ll rise” di Ben Harper

Ecco la puntata di oggi:

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i cento venerdì

(veglia in Bahrain)

Mentre siamo a una settimana dall’inizio dei bombardamenti occidentali sulla Libia e la situazione continua a non essere chiara, è venerdì in Yemen: Saleh, indebolitissimo, ha appena parlato ai suoi sostenitori dalla Moschea presidenziale dopo la preghiera, e intanto si avviano altre manifestazioni. Qui Brian Whitaker che posta per il Guardian su come si sono messe le cose in Yemen negli ultimi giorni. E’ venerdì in Giordania, dove si chiedono riforme con altri sit-in e manifestazioni, soprattutto al Dakahlia circle, per ora tutto tranquillo. E’ venerdì in Siria, oggi il Giorno della Dignità dopo la sanguinosa repressione dei giorni scorsi, funerali in corso adesso per i morti dei giorni scorsi a Daraa, paura di nuove aggressioni. Qui Linkiesta, Jacopo Barigazzi con Rime Allaf sulla differenza fra le rivolte siriane di oggi e quelle dell’82. E’ venerdì in Egitto, manifestazione in piazza Tahrir per sfidare le nuove norme anti-dimostrazioni, per ora sembra che l’esercito lasci montare altoparlanti e non ostacoli i manifestanti – un altro raduno a Maspero. E infine, è venerdì in Bahrain, dopo il terribile giro di vite del governo nei giorni scorsi, sono in corso nuove proteste, i tweeps segnalano che i luoghi di riunione sono presidiati da agenti sicurezza con il volto coperto dai passamontagna, e come ieri avvistano caccia in volo sopra Manama.

Global Voices ci racconta cos’è il Manuale del Despota Arabo che i tweep arabi stanno costruendo su Twitter (Amira al Hussaini tradotta da Alice Rossi)

♫ Le musiche di oggi erano “Rise” di Eddie Vedder e “Tomorrow never knows” di Bruce Springsteen

Ecco la puntata di oggi:

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schiacciati

Il Bahrain schiacciato e sorvolato ieri tutto il giorno dagli elicotteri. Global Voices cerca un suo collaboratore di cui non ha più notizie – e non è altri che Ali Abdulemam, creatore del più grande forum politico online del Bahrain, già arrestato a settembre e liberato come ricorderete il 23 febbraio insieme ad altri prigionieri politici come segnale di “buona volontà” da parte del regime. Ali è scomparso la notte del 18 marzo, qui Claudia Cassano. Intanto dopo l’ingresso nel paese delle truppe saudite, Najeel Rajab (presidente del più importante gruppo per la difesa dei diritti umani in Bahrain) racconta al giornalista australiano Mark Colvin il suo violento arresto per mano delle forze di sicurezza.

In Siria, dove il numero dei morti di ieri nella strage di Daraa continua a salire (25 mentre andiamo in onda), per domani è previsto il Venerdì della Dignità, con grandi manifestazioni. Intanto Amnas Qtiesh riferisce su un blogger arrestato e un giornalista scomparso nel nulla.

Indetta per domani una nuova manifestazione in piazza Tahrir al Cairo, il movimento sfida la nuova legge anti-manifestazioni approvata ieri per chiederne l’abrogazione, insieme alla fine rapida dello stato di emergenza. Sempre più tensione fra l’avanguardia del movimento #25Jan e l’esercito che gestisce la transizione. Intanto il modello Tahrir diventa “format” su come si organizza e si comunica una piazza – anche in Europa: Filippo Sensi posta per Europa.

Sempre attivo in tempo reale il Twitter di Alaska con la nostra rosa di attivisti sul campo e di reporter internazionali da Egitto, Libia, Siria, Yemen, Tunisia, Bahrain.

♫ La canzone di oggi era “Rivers of Babylon” di Sinéad O’Connor

Ecco la puntata di oggi:

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