“Freedom” di Jonathan Franzen

Ben ritrovati dopo la pausa estiva, cari ascoltatori e utenti del blog! Si apre la seconda stagione di Alaska e con oggi riprendiamo le tramissioni in diretta (ore 12) e in replica (ore 21), sempre dal martedì al venerdì. Qui troverete sempre anche il podcast della puntata quotidiana. Molti gli argomenti esplorati dai blog che costelleranno la nostra prima settimana d’autunno, e che su Twitter (qui a destra) potrete seguire in pillole anche con qualche segnalazione rapida in più.

Intanto, per rompere il ghiaccio, la prima puntata di Alaska è dedicata all’uscita del romanzo più atteso del decennio, Freedom di Jonathan Franzen. Nove anni dopo il magnifico Le Correzioni che ha venduto quasi tre milioni di copie nel mondo - Freedom (o meglio, il suo autore) si è meritato addirittura la copertina della rivista Time dopo Salinger, Nabokov, Tony Morrison, Joyce e Updike. Ma noi ne parliamo non solo per via della gigantesca operazione editoriale e del dibattito che ha accompagnato questa uscita, ma perché l’abbiamo letto per voi e si tratta in effetti di un romanzo magnifico, due spanne sopra a tutti i suoi contemporanei. Parlarne oggi, all’indomani del Nobel per la medicina a Robert Edwards, padre della fecondazione in vitro, assume una tinta ironica e decisamente attuale visto che la principale preoccupazione di Walter Berglund, uno dei protagonisti di Freedom, è la sovrappopolazione umana con la sua spinta cieca all’espansione.

Chi se la sente di cimentarsi con la lettura in lingua originale, trova Freedom in Italia distribuito da Penguin a un prezzo addirittura più basso rispetto all’edizione inglese. Per chi aspetta l’uscita in italiano, ci penserà Einaudi nel mese di febbraio. Per entrambi i tipi di lettori prometto di non rivelare troppo, e di menzionare il meno possibile la trama, che è, insieme alla costruzione dei personaggi, la vera forza di questo romanzo, capace di trasporre in un modello di storia d’amore e di affresco sociale da romanziere russo dell’Ottocento le angustie e le contraddizioni della borghesia liberal bianca americana di oggi – un oggi specificamente americano ma anche terribilmente somigliante a quello della nostra borghesia di sinistra. Se Le Correzioni – saga familiare di uno struggimento per Franzen estremamente personale e autobiografico costato sette anni di lavoro – usciva a cavallo dell’11 settembre, lo scrittore ha occupato questi nove anni a pubblicare saggi (due magnifici titoli come Come stare soli e Zona di disagio) e possiamo dedurre dalla trama di Freedom che abbia cominciato a scrivere il nuovo romanzo a cavallo delle elezioni americane del 2004, mentre infuriava la guerra in Iraq. Era lecito, date le prove meno forti che Franzen aveva dato come romanziere prima de Le Correzioni, e per via delle pressanti aspettative che gli pesavano sulle spalle, temere che non potesse ripetersi. E invece ha costruito un romanzo adulto di impressionante visione, costruzione e misura. Freedom è la storia dei Berglund, mamma e papà, con due figli e diversi terzi incomodi, ma è anche la storia di come l’amore sia sempre imperfetto e di come un liberal possa dibattersi, anche con le migliori intenzioni, in un groviglio di compromessi e di contraddizioni a catena – che scaturiscono da uno sfondo politico complesso che Franzen evoca, al contrario di molti suoi contemporanei, senza mai cadere nella tentazione di riferirsi alla cronaca televisiva e senza darsi alcuna risposta ideologica. Freedom racconta come la libertà sia usata male, frustrante e imperfetta, e come i cittadini più liberi vivano in prigioni da loro stessi create. Per chi conosce Franzen, non stupisce che affiorino qui i temi a lui cari – i paradossi del consumismo, la fine di una way of life dai costi allucinanti, una vita in armonia con l’ambiente, le contraddizioni familiari, l’atroce illusione di una beneficenza pulita, l’utilizzo che si fa della propria libertà. Stupisce però la sua capacità di trasporli in un’opera di pura fiction con un ritmo pieno di ritardi e sorprese, e personaggi densi e vivi quanto lo erano Kitty e Levin in Tolstoj. Riuscire in un simile intento nell’era del martellamento mediatico, ergendosi al di sopra della mera cronaca pur parlando del presente, con una lettura universale, è già di per sé un risultato enorme. Inoltre, al contrario di molti grandi della narrativa americana, Franzen ha rimosso completamente se stesso dalla narrazione, nascondendosi forse dietro Patti Berglund, che è contemporaneamente misteriosa protagonista e narratore. La forza morale più alta di Freedom è quella di mettere in imbarazzo i suoi stessi personaggi quando vengono sorpresi dai loro istinti, oppure quando entrano in contatto con gli “altri” – i vicini qualunquisti, i vicini di destra, i ragazzini idealisti, i poveri che aspirano alla stessa way of life che i Berglund si trovano in mano distrutta. Inoltre, Franzen è in grado di presentare il punto di vista degli “altri” senza la minima traccia di giudizio. Tecnicamente, invece, il risultato più stupefacente di Freedom è il ritorno in grande stile al romanzo basato sulla trama, sull’intreccio: una sfida difficile al cinema, al reality e alle serie tv. Freedom avrebbe potuto anche chiamarsi Le Contraddizioni, e Franzen riesce a puntare il dito dove fa più male, raccontando allo stesso tempo una delle più potenti storie d’amore e di famiglia dei nostri anni.

Mentre in Inghilterra l’editore HarperCollins ha ritirato, mandato al macero e sostituito la prima tiratura a causa di alcune mancate – ehm – correzioni (sembra che per errore abbiano stampato la penultima bozza anziché l’ultima), e il libro comincia a vedersi, come documenta CoverSpy, anche  in metropolitana, andiamo a vedere cosa se ne dice in rete.

Nopunintended postava il 14 settembre con la sua recensione del romanzo (siete avvisati del possibile spoiler) col merito di linkare alcune reazioni piccate di altri autori alla grande risonanza di Franzen e quelle di chi ha loro ribattuto, il dibattito, la recensione trionfale del Guardian, e un minivideo di Franzen che in due minuti video di YouTube sollecitato dell’editore, ne impiega almeno uno a dire quanto non gli piaccia l’idea di promuovere un libro in questo modo perché il libro è l’antitesi del multitasking e  simboleggia per lui uno spazio di tranquillità, e l’altro minuto in cui dice qualcosa del personaggio di Walter Berglund.

Qui l’articolo dove Lev Grossman di Time incontra un imbarazzato Franzen mentre osserva un branco di otarie, e gli fa raccontare, fra le altre cose, il ruolo del compianto David Foster Wallace nella stesura di Freedom.

PS delle 14.45 – ilarità generale per il furto degli occhiali di Franzen alla Serpentine Gallery di Londra. I  “rapitori”, che avevano chiesto un riscatto di 100 mila dollari, sono stati fermati da un elicottero della polizia dopo essersi tuffati nel fiume, e gli occhiali restituiti al proprietario, che non ha nessuna intenzione di procedere legalmente nei loro confronti. Su Twitter la faccenda si dipana con grandi risate prima con l’hashtag #franzen e poi con #glassesgate.

♫ Le canzoni di oggi erano “Magic day” di Lou Rhodes e “I’m goin’ down” (B.Springsteen) nella versione dei Vampire Weekend

Ecco la puntata di oggi:

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