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Alaska XL #12 | the Great NSA Xmas Show

E’ stata una settimana impressionante per le storie che riguardano la sorveglianza dell’NSA, tanto che ho deciso di dedicare loro l’intera puntata di Buon Natale e Buon Anno da parte di Alaska. Qui sopra potete vedere il video natalizio che l’American Civil Liberties Union ha creato per fare proseliti contro la National Security Agency. Ma andiamo con ordine.

aggiornamento del 29 dicembre: questa puntata potrete riascoltarla alle 12.40 di lunedì 30 dicembre. Anche se non li troverete nei podcast, in fondo al post trovate gli aggiornamenti (non pochi) della settimana fra il 23 e il 30 dicembre.

Il 13 dicembre esce anche in traduzione italiana, sull’Espresso online, la lettera firmata da varie persone che possono a buon titolo dirsi fonti e whistleblowers. Anche Juan Cole scrive una lettera, a Obama, per dirgli che nessun dissenso è possibile se tutti sono sorvegliati. Spunta qualche anticipazione sui risultati della commissione di studio dell’NSA formata da Obama ad agosto: i risultati potrebbero non essere scontati. Si discute di chi sarà il personaggio dell’anno secondo i lettori di Time, e fra i concorrenti c’è sicuramente il whistleblower Edward Snowden – il blog del Time dedicato al POY (Person of the Year) pubblica un piccolo racconto della cerimonia di consegna di un premio a Snowden in Russia. Dopo qualche allusione nella trasmissione televisiva americana 60 Minutes, sembra che dentro l’NSA siano divisi fra chi pensa che sia giusto garantire a Snowden l’amnistia, e chi lo vorrebbe ancora in carcere o impiccato. Intanto un membro civile dell’NSA, Inglis, decide di anticipare il momento di andare in pensione – lo racconta Foreign Policy. Ora del 16 dicembre, si sta discutendo di un’altra lettera, quella che Snowden ha inviato a un giornale brasiliano, che fa scrivere ad alcuni che fra le righe vi si potrebbe cogliere una reiterata richiesta di asilo al Brasile (il paese dove vive Glenn Greenwald) in cambio di informazioni. Greenwald smentisce che Snowden intendesse rinnovare la sua richiesta di asilo. Intanto Obama tiene un incontro con alcuni dei vertici delle grandi aziende tecnologiche americane, che stanno facendo lobbying al Congresso per riformare l’NSA.

♫ “The NSA is comin’ to town”

Ecco la prima parte di oggi:

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Lo stesso giorno, il giudice federale Richard Leon pubblica il primo parere a fronte di una delle molte cause intentate contro l’NSA per incostituzionalità (qui l’originale della sentenza, annotato da Spencer Ackerman per il Guardian).  E’ il primo verdetto contrario all’NSA dopo molti verdetti favorevoli negli anni a porte chiuse. E il giudice dà ragione al querelante: il sistema di sorveglianza dell’NSA è incostituzionale. Qui il resoconto del Washington Post, qui quello del Guardian,  qui Fabio Chiusi,  qui il senatore Wyden, qui NPR, qui la CNN,  qui il Washington Post, qui il Guardian, qui The New Republic. Il New Yorker pubblica un parere sulla possibilità di amnistia per Snowden. Il verdetto del giudice Leon sarà soltanto il primo di molti, ricorda l’AP, e la causa più vistosa contro l’NSA è quella intentata dall’American Civil Liberties Union (quella che il generale Alexander sosteneva al Congresso avesse libero accesso al monitoraggio dell’NSA). Qui la reazione dell’American Civil Liberties Union al verdetto del giudice Leon: “Edward Snowden è un patriota”.

Il 18 dicembre sembra una giornata tranquilla, fatta eccezione per l’apparizione di Glenn Greenwald in videoconferenza al Parlamento Europeo, dove risponde alle domande dei membri della Commissione sulle Libertà Civili (qui trovate una breve sintesi dello streaming integrale), rispiegando daccapo il metodo usato per lavorare sui file di Snowden, perché lui stesso non può viaggiare in Europa o rientrare negli Stati Uniti, come usciranno ancora delle storie sulla sorveglianza paese per paese, e come l’NSA e in Europa il GCHQ britannico siano di gran lunga le agenzie di sorveglianza più pericolose e potenti.  Nel primo pomeriggio americano viene annunciato che alle 4 verrà pubblicata (in anticipo rispetto alle previsioni, probabilmente a causa del verdetto del giudice Leon) la prima parte della relazione della piccola commissione di studio sull’ANSA istituita da Obama. Qualche giornale sembra avere già ricevuto una copia della relazione, sebbene sotto embargo fino alle 4, ma non il Guardian. Qui l’anticipazione del Washington Post, qui quella del New York Times. Dalle anticipazioni sembra di capire che il rapporto non sia affatto tenero con l’NSA. Il rapporto viene diramato alle 4 in punto: sono più di 300 pagine, con 46 raccomandazioni di riforma, più o meno condivisibili. Qui il testo integrale dal sito della Casa Bianca. Qui il parere a caldo di Politico. Intanto il Guardian americano ha pronto un liveblog che fornisce anche il contesto e le storie laterali di questi giorni che stanno intorno all’uscita anticipata della relazione. Fra le loro notizie a caldo, la reazione (negativa) di tre grandi compagnie telefoniche americane a una delle raccomandazioni, che a conservare i metadati degli utenti a tempo illimitato siano le compagnie stesse. Di fatto, la relazione conferma che tutte le rivelazioni nate dai file di Snowden sono vere, e anche se non lo nomina mai direttamente, sembra dargli ragione. Qui la trascrizione della discussione su Democracy Now!. Su alcuni punti particolarmente controversi, i difensori dei diritti civili sono molto critici: qui il parere della Electronic Frontier Foundation. Qui la New York Review of Books. Per Marcia Wheeler del Guardian, alcune questioni legali non sono chiare, e l’esistenza della commissione mira a lavare la coscienza dell’amministrazione Obama.  Reazioni anche dai Repubblicani, a cominciare dal padre del Patriot Act Sensenbrenner, fin dall’inizio contrarissimo ai sistemi dell’NSA. Intanto, in Inghilterra, Cameron è l’unico a non fare una piega – la relazione della commissione della Casa Bianca sull’NSA secondo lui non cambia nulla.

♫ “White Christmas” di Frank Sinatra

Ecco la seconda parte di oggi:

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Intanto, Pierre Omidyar ha pronto qualche annuncio sul nome e la struttura – molto interessante – della nuova impresa di informazione che ha affidato a Glenn Greenwald, tra profit e non-profit. Qui il comunicato dal blog temporaneo del gruppo, qui qualche dettaglio in più da Jay Rosen (già consulente del Guardian e ora anche consulente della nuova First Look Media), qui un’analisi di GigaOm. Qui un’accurata spiegazione di The Atlantic.

E qui vale la pena di recuperare uno scritto di Glenn Greenwald che era uscito all’inizio del mese, in risposta ad alcune polemiche innescate da Pando Daily, che lo accusava di aver “venduto” a Omidyar i file di Snowden. Al di là della polemica, le sue 15 pagine sono un ottimo promemoria delle questioni cruciali che riguardano il metodo di divulgazione dei file di Snowden, un nuovo modello di giornalismo con la stessa etica di quello tradizionale, e la risposta più articolata ai tifosi, invece, della divulgazione libera dei file (vedi polemica con Wikileaks delle settimane precedenti).  E mai come oggi è utile leggere la guru del giornalismo digitale, Emily Bell (già direttrice del Guardian online), che ricorda l’importanza di una rete sana di testate che collaborino fra di loro e proseguano le storie cominciate da altri.

♫ “Have yourself a merry little Christmas” di Cat Power

Ecco la terza parte di oggi:

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Le rivelazioni dai file di Snowden intanto non si fermano: qui il New York Times, e qui il Guardian, su come Dragnet spii agenzie di aiuti internazionali e vertici delle aziende.  E le Nazioni Unite votano per la tutela della privacy contro la sorveglianza indiscriminata.  Lo scrittore Dave Eggers scrive un appello ai suoi colleghi perché prendano posizione contro l’NSA.

Ma non siete curiosi di sapere da chi sia composto il piccolo gruppo di “saggi” che ha prodotto le 300 pagine di relazione sull’NSA? Ce lo racconta il Daily Beast, mentre la NBC intervista uno dei membri, che racconta la sua incredulità quando ha capito l’ampiezza e il metodo della sorveglianza nel suo paese.

♫ “Winter Wonderland” di Elvis Presley

Ecco la quarta parte di oggi:

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Aggiornamento del 27 dicembre: la Reuters rivela che l’agenzia di sicurezza RSA avrebbe letteralmente venduto all’NSA per 10 milioni di dollari una backdoor per aggirare il suo sistema cifrato di protezione dei dati. L’agenzia nega, anche se non smentisce di aver ricevuto il denaro. Per il giorno di Natale, dopo il tradizionale discorso della regina, Channel 4 ha la consuetudine di trasmettere un discorso di Natale “alternativo”. Quest’anno l’ha chiesto a Edward Snowden, e il video è stato girato a Mosca da Laura Poitras. Qui il video (che YouTube ha bloccato), qui la trascrizione. Intanto Alessandra Neve ha tradotto per noi il post di Glenn Greenwald su giornalismo, denaro e metodo di divulgazione dei file.

Aggiornamento del 29 dicembre: il 28 dicembre una nuova sentenza federale rovescia l’orientamento del giudice Leon, e respinge la causa presentata dall’ACLU – le pratiche dell’NSA vengono dichiarate legali. Qui trovate il testo integrale della sentenza, postato dal Guardian. Qui trovate la reazione ufficiale dell’ACLU, che ricorrerà in appello. Qui Fabio Chiusi ha analizzato il testo della sentenza con l’ausilio di alcuni giuristi. Intanto Glenn Greenwald teneva il suo keynote speech alla conferenza degli hacker 30c3 in Germania: due sale piene per un totale di quasi 6000 spettatori, a cui Greenwald ha parlato in diretta video da Rio, visibilmente commosso, scegliendo di ri-raccontare la storia del lavoro suo e di Laura Poitras secondo la chiave dell’ottimismo. Qui trovate il video integrale. Sulla sua scelta di esaltare in modo trasparente un lavoro giornalistico “di parte” e “avversario del potere”, die Zeit rilancia la discussione. Steffen Konrath ha raccolto qualche reazione (via Arianna Ciccone/Journalism Fest).

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Alaska XL #8 | alieni

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(il monumento alieno che l’esercito ha fatto erigere a Tahrir – inaugurato stamattina – per “commemorare i martiri”, parte del restyling della piazza e della riscrittura della storia in versione nazionalista – foto di @kikhote).

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Oggi parliamo del whistleblower Jeremy Hammond (condannato pochi giorni fa a 10 anni di carcere), di Google alle prese con l’NSA, di David Miranda, di orsi polari, di Arctic 30 e di sir Paul McCartney. Ma prima, l’onore dell’apertura di puntata a una ragazza che  come tanti in Gran Bretagna, per mantenersi fa due mestieri: la giornalista, e la cameriera. Nel secondo ruolo ha servito qualche giorno fa al tradizionale e sontuoso banchetto per il Lord Mayor, dove il primo ministro David Cameron ha sfoderato il suo appello all’austerità permanente. Seduto su un trono d’oro, dice Ruth Hardy, che tornata a casa ci ha scritto un bel pezzo per il Guardian.

♫ “Wait it out” di Imogen Heap

Ecco la prima parte di oggi:

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Ventotto anni, di Chicago. Si chiama Jeremy Hammond e ha confessato di aver hackerato per motivi politici i server di una grande azienda a cui ha sottratto un enorme database per consegnarlo a Wikileaks e Anonymous.  Tre giorni fa è stato condannato a dieci anni di prigione. Qui il racconto di Wired. Qui il messaggio di Alexa O’Brien, la reporter che ha creato tutte le cronache sul processo Manning.

NSA, dopo le rivelazioni sul prelievo di dati senza mandato, le grandi aziende tecnologiche americane cominciano a fare lobbying sul Congresso.  Qui Google che racconta l’evoluzione nel tempo delle richieste di consegna da parte delle agenzie di sicurezza federali, qui Mother Jones su come si stanno mettendo in moto contro l’NSA Google, Yahoo, Facebook e Twitter, e per quali proposte di legge stanno facendo lobbying al Congresso. Intanto, Al Jazeera America ha raccontato come la CIA raccolga su vasta scala i dati delle transazioni bancarie, e l’impresa editoriale che il miliardario Pierre Omidyar ha affidato a Greenwald ha fatto tre nuovi acquisti in una sola settimana, che vanno ad aggiungersi a Greenwald, Poitras, Scahill, Segura e altri: Murtaza Hussain, commentatore di politica internazionale che scrive da Toronto; Ryan Devereux (che nella mia TL su Twitter conoscete come @rdevro), uno dei reporter più attenti nelle cronache di Occupy Wall Street: e infine, davvero a sorpresa, Micah Flee (di cui vi parlavo qui) che lascia la Electronic Frontier Foundation, portando a Omidyar il suo bagaglio di esperienza su tecnologia, privacy, libertà di espressione e diritti civili. Qui la sua comunicazione.

♫ “You only live twice” di Mark Lanegan

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Vi ricordate David Miranda, il giovane compagno brasiliano di Gleen Greenwald? Come sapete, ha fatto causa alle autorità aeroportuali di Londra per averlo trattenuto per nove ore sotto interrogatorio senza un’accusa lo scorso agosto sotto la normativa anti-terrorismo, mentre trasportava materiali criptati di Snowden da Berlino (dove li aveva presi in consegna da Laura Poitras) al Brasile (dove vive con Greenwald). Specialmente dalla destra inglese gli sono piovuti addosso i peggiori epiteti, compresa l’accusa di essere un inconsapevole e passivo “mulo”, la stessa parola che si usa per indicare i corrieri che trasportano la droga. Ventotto anni, cresciuto nella favela Jacarezinho sulla ferrovia di Rio nord, una storia personale dolorosissima, Miranda è tutto fuorché un attore passivo o sprovveduto, o un comprimario senza carattere. Lo ha scoperto Natasha Vargas Cooper, che ha trascorso settimane nella casa brasiliana di Greenwald e Miranda per scrivere questo intenso profilo per Buzzfeed, Il Terzo Uomo.

♫ “Street boy” di Rodriguez

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4

Da qualche anno, ogni novembre, un team di associazioni e ricercatori per la tutela dell’Artico eseguono un monitoraggio della migrazione degli orsi polari – considerati ad alto rischio di estinzione – che si incamminano verso il mare e aspettano che ghiacci per trasferirsi in quelli che saranno i loro territori di caccia. Più il mare tarda a ghiacciare a causa del riscaldamento globale e più l’estensione delle aree ghiacciate si riduce, più la quantità di caccia di ogni orso è messa in pericolo, con ricadute sul letargo  e la riproduzione.  Ogni anno, Polar Bears International e altre associazioni creano modi interattivi perché le persone partecipino al monitoraggio e siano più coinvolte nella causa della tutela dell’Artico – quest’anno con le citizen webcam, una serie di piccole telecamere collocate e operate da comuni cittadini per contribuire al monitoraggio dei ricercatori in una sorta di grande “bearwatching” collettivo. Salon racconta qui il lavoro di questa strana stagione, e qui il Washington Post - mentre Valerie Abbott, una delle ricercatrici che lavorano al progetto, ha descritto le sue giornate di lavoro. Il pericolo rappresentato per gli orsi e per tutto l’habitat artico dall’ampliamento delle piattaforme e dei condotti di estrazione energetica è esattamente la ragione per cui gli attivisti di Greenpeace chiamati “Arctic 30″ hanno condotto le operazioni di protesta per cui la Russia li tiene in carcere da settembre. Qui trovate un tumblr delle loro lettere dal carcere. Dopo il loro trasferimento a San Pietroburgo, Paul McCartney ha scritto una lettera pubblica al presidente russo Putin.

♫ “Dream of the bear” di Iain Morrison

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Alaska XL #7 | prosa e poesia

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il mattino del debutto del titolo TWTR a Wall Street

Benvenuti alla nuova puntata XL di Alaska, oggi ripercorriamo alcune delle novità digitali più importanti della settimana – materiali sull’evolversi della vicenda NSA, debutto in borsa del titolo di Twitter – ma ci concediamo anche un po’ di respiro poetico con la nuova idea dello scrittore Alain De Botton e l’omaggio di Patti Smith a Lou Reed. Prima di addentrarci negli argomenti della settimana, però, due segnalazioni che riguardano il lavoro di Al Jazeera, entrambe di fatto da esplorare online: Al Jazeera America ha ottenuto (e pubblicato sul suo sito) i diari di Abu Zubaydah, uno dei prigionieri di Guantanamo di più alto profilo, che aiutano a illuminare gli ultimi dieci anni della cosiddetta “Guerra al terrore”, oltre che raccogliere la sua testimonianza sulle decine di volte in cui sotto interrogatorio ha subito la tortura del “waterboarding”. Intanto, Al Jazeera English ha portato a termine la seconda parte della sua indagine documentaria sull’avvelenamento da polonio del leader palestinese Arafat, e qui potete vedere il documentario integrale.

Il 10 novembre il nuovo titolo di borsa di Twitter ha debuttato, non senza le solite cerimonie di festeggiamento di Wall Street e una certa sorpresa per il guadagno del valore del titolo nella prima giornata rispetto alla quotazione iniziale. Il Washington Post raccoglie i pareri degli operatori su cosa questo potrebbe significare per il futuro (quotare Twitter pare una scommessa diversa e assai meno certa di quella di altre aziende “social”); Andrea Boda per Europa online fa un utile ragionamento del giorno dopo; e Vincenzo Marino ripercorre le tappe del successo di Twitter, che spiegano un po’ le grandi attese sul suo valore.

♫ “You make me want to wear dresses” di Lisa Germano

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Molte novità sul fronte NSA:

1) dettagli interessanti sulla sorveglianza senza mandato né preavviso dell’NSA sul traffico dati di Google e Yahoo, che ha destato (un po’ tardive) le reazioni inferocite di Google. Qui il Washington Post, qui Fabio Chiusi sul suo blog sul Messaggero Veneto, qui la reazione di Eric Schmidt raccontata da Slate.

2) le prime udienze sul caso del fermo in aeroporto del compagno di Glenn Greenwald, David Miranda, sotto le leggi anti-terrorismo: qui il riassunto della Columbia Journalism Review, qui il lavoro di Carl Gardner sul suo Head of Legal;  qui e qui  le reazioni di ex e attuali funzionari dell’intelligence inglese che ritengono “pericolose” le rivelazioni di Snowden divulgate dal Guardian; qui il parere (opposto) del padre della rete Tim Berners Lee;

3) la prima audizione dei capi intelligence inglesi davanti alla commissione nazionale sull’intelligence (alcuni dei quali non si erano mai visti in pubblico prima).

4) una discussione interessante a Londra (#stopbuggingus) su sorveglianza e libertà di stampa con i dirigenti del Guardian, Google, Human Rights Watch e diversi parlamentari britannici (qui una sintesi), che sostengono che le agenzie di intelligence hanno “mentito al Parlamento”.

5) la forma che sta prendendo il dibattito legislativo al Congresso americano sul futuro dell’NSA: qui un parere di qualche settimana fa sui punti della proposta di legge Sensebrenner, ritenuta dal deputato Justin Amash l’unica possibilità sensata di modificare il raggio e il metodo dell’agenzia di sicurezza, mentre Dianne Feinstein continua a dimostrare di non capirci molto., e perfino dall’interno della Casa Bianca arriva qualche segnale di malumore.

6) la notizia che il direttore del Guardian Alan Rusbridger verrà sentito in Parlamento a dicembre sul coinvolgimento del suo giornale nelle rivelazioni di Snowden. Qui Huffington Post, qui il Guardian.

7) la notizia che Snowden si fece dare fra 20 e 25 password da colleghi dell’NSA per poter accedere alla parte di documenti in loro possesso, ottenendole con una certa facilità.

8) le prossime rivelazioni, secondo quello che ha detto Greenwald alla Cbc, riguarderanno la sorveglianza americana sul Canada.

♫ “Nothing but time” di Cat Power

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Lo scrittore e filosofo del tempo reale Alain De Botton è convinto della potenza didattica della filosofia e dell’arte in tempi difficili, e come sapete ha fondato a Londra un luogo di incontro e apprendimento, la School of life, che rovescia la questione del “self-help” in nuovo apprendimento. Luogo di ritrovo, caffè, scuola, negozio ed editore, la School of Life coinvolge come docenti persone che arrivano dal mondo della filosofia come da quello della tecnologia, e di fatto sostiene anche le imprese editoriali di ogni autore, a cominciare naturalmente da quelle del suo fondatore. De Botton non è nuovo ad iniziative particolari per il lancio di un suo nuovo libro, e stavolta – per Art as Therapy, che utilizza le opere d’arte come spunti di riflessione e di elevazione per la nostra vita di tutti i giorni – ha creato un sito da esplorare attraverso alcune domande comuni sull’amore, il lavoro, il successo e il fallimento, creando una serie di percorsi molto belli fra opere d’arte anche non molto conosciute, una sorta di vetrina per i contenuti del suo libro che diventa però anche un’esperienza online. Qui Sara Elkamel – giovane giornalista cairota che ha passato gli ultimi venerdì sera chiusa in casa dalle 19 per via del coprifuoco – sull’intervento di De Botton alla Cooper Union in un libero venerdì sera, qui Wired, e dalle “risposte” del sito vi traggo qualche esempio.

♫ “Kiss me” di Tom Waits

Ecco la terza parte di oggi:

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Fra tutti i commenti alla morte di Lou Reed da chi gli era vicino (ricordiamo quelli straordinari di sua moglie Laurie Anderson e del suo compagno musicale John Cale), quello che più si attendeva e che tardava ad arrivare era quello di Patti Smith. Poetessa urbana come lui, cresciuta con la musica dei Velvet Underground, e suo malgrado sacerdotessa di tutti i lutti del rock, Patti Smith ha scritto una cosa piccola ma straordinariamente densa sul calibro del suo amico e collega, che è stata pubblicata dal New Yorker, e che oggi vi traduco.

♫ “Beginning of a great adventure” di Lou Reed

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“Come Laura Poitras ha aiutato Snowden a rivelare i suoi segreti”, di Peter Maas

Come Laura Poitras ha aiutato Snowden a rivelare i suoi segreti
PETER MAASS
The New York Times, 13 Agosto 2013

(traduzione dall’americano di Alessandra Neve)

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Lo scorso gennaio Laura Poitras ha ricevuto una strana e-mail da uno sconosciuto che le ha chiesto di inviargli la sua chiave crittografica pubblica. Avendo dedicato gli ultimi due anni alla preparazione di un documentario sui sistemi di sorveglianza, ogni tanto le capita di essere contattata da qualche sconosciuto. Ha risposto, mandando la sua chiave pubblica e permettendo così al suo interlocutore di inviarle un messaggio criptato che solo lei avrebbe potuto decifrare usando l’altra chiave crittografica, quella privata, ma non si aspettava che ne potesse venire granché di interessante.

Poi lo sconosciuto le ha mandato delle istruzioni che servivano a creare un sistema ancora più sicuro per proteggere la loro corrispondenza, ha promesso che le avrebbe rivelato informazioni scottanti e l’ha invitata a utilizzare password molto lunghe, in grado di resistere ad attacchi brutali da parte di reti di computer. «Immagina che il tuo avversario sia in grado di formulare mille miliardi di tentativi al secondo» le ha scritto.

Poco tempo dopo, Laura ha ricevuto un nuovo messaggio criptato in cui lo sconosciuto descriveva diversi programmi di sorveglianza segreti del governo. Di uno aveva già sentito parlare, ma gli altri non li conosceva. In calce alla descrizione di ogni programma, il suo interlocutore aggiungeva sempre qualcosa come «sono in grado di provare quello che dico».

Qualche istante dopo aver decrittato e letto l’e-mail, Laura si è scollegata da Internet e ha cancellato il messaggio. «Ho pensato “ok, se quel che ho letto è vero, la mia vita da ora è cambiata”» mi ha confidato il mese scorso. «Quel che diceva di sapere e il materiale che sosteneva di poterci fornire era impressionante. Ho capito che sarebbe cambiato tutto.»
(continua a leggere)

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chi è il fuorilegge?

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(il sedile vuoto di Snowden sul volo Aeroflot SU 150 di ieri per l’Avana)

Ultima settimana della stagione per Alaska, che concluderemo con l’ultimo collegamento in diretta con Tahrir prima dell’appuntamento di massa del 30 giugno per chiedere le dimissioni del presidente Morsi. Intanto però, nugoli di giornalisti si imbarcano su un volo da Mosca per l’Avana convinti dalle voci dell’Aeroflot sul biglietto aereo del whistleblower Edward Snowden, e trovano il suo posto vuoto e le autorità di Cuba pronte a rispedirli indietro. Contemporaneamente, le autorità di Hong Kong rendono pubblico un testo che spiega come mai hanno rifiutato una richiesta di cattura da parte delle autorità americane, e Wikileaks conferma di essersi è occupata dell’assistenza legale e di viaggio verso l’asilo politico, ed è possibile ipotizzare un coinvolgimento delle autorità ecuadoregne che stanno dando asilo a Julian Assange; in ogni caso, la vasta pubblicità sui movimenti di Snowden (che nessuno riesce a capire dove sia) sembra indirizzata da una parte a rendere difficile alle autorità americane catturarlo senza l’attenzione dell’opinione pubblica, dall’altra a confondere le idee sul suo percorso. Intanto le speculazioni abbondano (Snowden ha forse “regalato” qualche segretuccio americano a Hong Kong e alla Russia in cambio del passaggio sicuro?), i campi pro e contro si polarizzano (come se si trattasse di decidere se è stato Snowden a tradire e infrangere la legge e non il governo Usa), e nuove rivelazioni dai materiali in possesso del whistleblower vengono promesse dal Guardian, che sta giocando una partita a scacchi abbastanza mirabile. Glenn Greenwald, per ora, argomenta sull’accusa formale degli Stati Uniti nei confronti di Snowden.

La canzone di oggi era “Wanna be on your mind” di Valerie June

Ecco la puntata di oggi:

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e non era tutto

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Dopo la nave rompighiaccio del Guardian, che ieri con il superblogger Glenn Greenwald era riuscito a dimostrare che è attiva l’ingiunzione legale alla compagnia telefonica Verizon a consegnare milioni di dati sensibili e generalizzati sulle chiamate dei suoi utenti all’Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana nella cornice della legislazione anti-terrorismo, oggi ci siamo svegliati all’alba con il seguito della storia, dopo che il Washington Post e lo stesso Guardian si sono attivati con i materiali in loro possesso, dimostrando l’esistenza della struttura PRISM per il monitoraggio dei dati degli utenti stranieri di Facebook, Google, Apple e molte altre aziende con sede negli Stati Uniti, sempre in nome della sicurezza nazionale. Vi propongo un po’ di letture, a cominciare dal pezzo del Washington Post. Qui la “storia continua” del Guardian. Qui una sintesi in italiano del Post. Qui il New York Times. Qui il pezzo del Wall Street Journal, che poi però gli accosta un editoriale a favore della sorveglianza (e di certo non è solo, vedi Slate e altri). Qui Gawker su come il New York Times abbia ammorbidito la prima versione del suo editoriale contro Obama. Qui VentureBeat sulle risposte date finora dalle aziende coinvolte. Qui BusinessWeek, che entra anche nel merito delle implicazioni internazionali della sorveglianza americana su utenti non americani. Qui Cir-ca con uno schema riassuntivo delle rivelazioni di questi giorni. Qui il pezzo del Guardian sulla continuità fra la linea Bush e quella Obama in materia di sorveglianza, e qui ProPublica con una cronologia comparata fra i due.

Qui la riflessione generale di Quartz, qui Quartz su quello che vede come un merito di Twitter, che non è compresa fra le aziende web coinvolte nelle operazioni di PRISM, e qui invece Chris Saad che sostiene che non si tratti di un merito perché i dati di Twitter analoghi a quelli raccolti dalla NSA sono già pubblici e non hanno bisogno di essere consegnati. Il capo dell’intelligence James Clapper sostiene (vedi Forbes) che il pericolo non sta nella sorveglianza ma, al contrario, nel fatto che questa venga svelata dai giornali. Intanto le sue dichiarazioni scritte a caldo, poi scomparse, sono state catturate in tempo da BuzzFeed.

Qui le dichiarazioni della Electronic Frontier Foundation, che da anni sosteneva che esistano programmi segreti di sorveglianza dei dati degli utenti.

Qui un profilo di Glenn Greenwald, che ad Alaska seguiamo da anni come blogger e che ha fornito lo scoop di ieri al Guardian (sul New York Times, e qui Kathy Gill sulla necessità di tutelare il ruolo delle “talpe” nelle indagini sul comportamento del governo, per The Moderate Voice. Qui, dello stesso tenore, il commento di The Atlantic.

E infine, qui Time sulla missione del Guardian per conquistare il mondo scoop dopo scoop (già il 37% dei suoi lettori è negli Stati Uniti), e su come i giornali americani, che pure avevano per le mani materiali scottanti, hanno aspettato il quotidiano inglese per uscire allo scoperto.

PS un saluto all’NSA, che probabilmente sa di questo post  e da quale computer è stato scritto, a che ora, e facendo quali ricerche su Google.

La canzone di oggi era “These boots were made for walking” di Nancy Sinatra

Ecco la puntata di oggi:

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la Siria in soggiorno

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Brown Moses (@Brown_Moses) è lo pseudonimo di Eliot Higgins, inglese, 34 anni. Disoccupato dall’anno scorso con una bimba di un anno e mezzo a cui badare, è diventato un’autorità sul movimento e l’identificazione delle armi impiegate in Siria (oltre che sullo scandalo intercettazioni in Inghilterra) senza muoversi dal divano del suo soggiorno a Leicester, e gratis. La Cnn parla di lui qui, qui trovate un’intervista video in cui spiega il suo lavoro, e il Guardian lo ha intervistato la settimana scorsa, appena prima che Higgins annunciasse che non riuscirà più a occuparsi del suo blog perché ha trovato un lavoro – mentre i tanti giornalisti che ha aiutato in questi mesi lanciano un appello a trovargli un posto pagato presso una testata internazionale perché possa continuare a fare il suo lavoro di ricerca.

La canzone di oggi era “One day” di Sven Dorau

Ecco la puntata di oggi:

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la croce

Mina Daniel, attivista di pza Tahrir. Sopravvissuto per un soffio alla battaglia dei Cammelli. Ucciso dall’esercito, domenica sera, insieme ad almeno altri 24 (foto di Eduardo Castaldo)

Dopo aver passato la notte di domenica all’ospedale a parlare coi medici come testimone dell’arrivo dei cadaveri dei copti uccisi dall’esercito, e la giornata di ieri ai loro funerali, con copti e musulmani insieme, cercando di rendere meno dolorosa alle famiglie la scelta di permettere le necessarie autopsie sui corpi dei loro cari per fare luce sull’accaduto (una delle imprese era trovare un coroner indipendente), Alaa Abdel Fattah, cyberattivista laico e colto, tweep di primo piano e inventore dei tweetnadwa, oltre che instancabile lanciatore di sassi contro le cariche della polizia da dieci mesi a questa parte, scrive stamattina: “io puzzo di obitorio, di cadaveri, di bare, puzzo di polvere, sudore e lacrime, e non so se questo odore riuscirò mai a lavarlo via”. Un’altra tweep gli ha risposto: “riposati Alaa, ti ho visto domenica sera, come sempre in prima linea”. E Alaa risponde: “non è domenica il problema; oggi è stata una nuova specie di prima linea, a gestire paura, dolore, incertezza, superstizione, bigottismo – è questa la nostra battaglia più dura.”

La notte di domenica è stata il più orribile momento di violenza, confusione e strumentalizzazione al Cairo dall’inizio della rivoluzione. Al di là delle ricostruzioni più o meno automatiche fatte da quella parte di media tradizionali che non si sono mai mescolate da gennaio con gli attivisti sul campo, almeno il Guardian (e qui), il New York Times e AlJazeera in inglese, che hanno sempre lavorato con i materiali collettivi raccolti in rete e con i testimoni oculari, hanno fatto un ritratto dei fatti di domenica sera al Cairo che rispecchia esattamente il collage di tweep della nostra diretta di domenica, mentre @Kristenchick del Christian Science Monitor è stata l’unica e la prima in assoluto a twittare dall’obitorio dell’ospedale copto, contando in prima persona i 17 cadaveri arrivati dalle strade, quasi tutti uccisi da proiettili dell’esercito o investiti dai blindati lanciati in mezzo al corteo a velocità folle (Questo uno delle decine di video raccolti dagli attivisti), mentre la tv di stato ripeteva l’annuncio dell’uccisione di 3 soldati (di cui non esiste ancora documentazione) e chiamava istericamente ogni “decente egiziano” (musulmano) a scendere per le strade per “proteggere l’esercito” da “cristiani copti armati”, e soldati facevano irruzione nelle sedi di due canali tv indipendenti sospendendo le trasmissioni. Nel caos terribile di quella serata, intorno ai copti che si limitavano a manifestare pacificamente per l’ennesima discriminazione violenta verso una loro chiesa (qui la puntata che dedicammo alle persecuzioni sui copti e all’incidente di Imbaba) e per la totale assenza di tutela da parte della polizia, i testimoni oculari erano moltissimi; fra questi decine e decine dei tweep che seguiamo abitualmente, alcuni dei quali feriti, che hanno anche unito le forze per raccogliere quei video e quelle foto che l’esercito non ha sequestrato gettando le schede di memoria nel Nilo. Vi propongo tre testimonianze: Sarah Carr, la prima a postare; Evan Hill, che ha fatto il giro di tutti i testimoni per raccontare su AlJazeera; e Mahmoud Salem (Sandmonkey) sulla mossa assolutamente controproducente dell’esercito. Ognuno di loro cita i momenti più significativi a cui ha assistito domenica notte.

♫ La canzone di oggi era “My sweet Lord” di George Harrison

Ecco la puntata di oggi:

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il colore dei soldi

Manca una settimana alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: possibile ribaltamento degli equilibri al Congresso, forti timori per la performance democratica, la guerra dei finanziamenti, il lavorìo del Tea Party e il ritorno di Sarah Palin, le pressioni repubblicane per rimuovere Nancy Pelosi dal ruolo di speaker della Camera, referendum importanti in California, e ovviamente banco di prova per il presidente Obama, che deve sfoderare tutte le capacità di persuasione che lo avevano fatto vincere nel 2008 mentre dietro le quinte briga con i finanziatori della campagna. Questa settimana ad Alaska ogni giorno qualche storia dai dintorni della selvaggia campagna elettorale.

Prima, alcune fra le risorse che useremo, e che possono essere utili anche a voi: i 50 account di Twitter, da destra a sinistra, da seguire secondo il superblogger del Guardian Richard Adams per capire cosa si muove intorno alle elezioni di mid-term. Lo stesso Richard tiene un blog ora per ora su quello che succede nella campagna elettorale. Un blog in italiano da consigliarvi e da esplorare, quello di Nonmfup, che si occupa con grande perizia della comunicazione politica in Usa e Inghilterra. L’Economist ha creato una bellissima mappa interattiva degli Stati Uniti per la distribuzione dei posti al Congresso. MoJo invece vi propone una mappa dei seggi al Congresso distribuiti non per partito, ma per settori che li finanziano.

Per cominciare diamo un’occhiata all’utilizzo degli spot elettorali, Il Post riprende l’edizione online del Christian Science Monitor con i dieci spot più bizzarri della campagna per il mid-term (ci sono tutti i video). Ve li raccomando perché ho visto coi miei occhi una pecora scontornata ergersi sopra un prato in cima a una colonna dorica.

Intanto Nonmfup posta i video che Spike Lee ha creato per la campagna Lean Forward della MSNBC. Non sono spot elettorali, ma tagline per il canale online; ma una zampatina la danno, quando fra le immagini di gioia quotidiana, di sopravvivenza e di progresso ci infilano Martin Luther King, una cabina elettorale e l’immagine di Barack Obama che sale sul palco a Chicago dopo l’annuncio della vittoria…

Suzy Khimm dà un’occhiata atterrita alla cifra raccolta per la campagna da Karl Rove – viene in gran parte da pochi grandi donatori di destra che potrebbero decidere da soli la fisionomia del Senato.

♫ Le canzoni di oggi erano “These are my hands” di Jimmy Gnecco e “Paralyzed” dei Crash Test Dummies

Ecco la puntata di oggi:

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