dalla rete alla strada

L’accampamento tecnologico nel cuore di piazza Tahrir, febbraio 2011.

E il fotografo David Degner ha fotografato il contenuto degli zainetti dei ragazzi che manifestavano nei 18 giorni della rivoluzione di piazza Tahrir.

Amira al Hussaini (@JustAmira), del Bahrain, instancabile capo della divisione Medio Oriente di Global Voices, è stata al Cairo in questi giorni per il Young Media Summit 2011 – un’occasione per bloggare in gruppi, ma soprattutto per vedere le strade di cui finora si era occupata solo in modo virtuale. Qui un suo racconto insolitamente personale.

Abbiamo parlato molto del “lato oscuro” dei social media e delle nuove tecnologie, che aiutano le rivolte ma anche la loro repressione. Il Wall Street Journal, meglio di tutti gli altri, esamina nel dettaglio le questioni legate all’utilizzo di Skype (appena acquistato da Microsoft) per spiare attività illegali e organizzazione delle rivolte.

Al D9 di due giorni fa in California, il presidente di Twitter, Dick Costolo, ha annunciato la partenza del nuovo servizio Twitter di photosharing – finora gli utenti usavano servizi esterni come Twitpic, Yfrog e Flickr, e il nuovo impegno di Twitter sulla condivisione di fotografie comporterà nuovi inserzionisti e nuove necessità di verifica dei contenuti – qui l’anticipazione che faceva martedì Charles Arthur del technology blog del Guardian.

Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe, la #twitterevolution di Milano e l’avvio ai referendum.

♫ La canzone di oggi era “People have the power” di Patti Smith

Ecco la puntata di oggi:

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fa ancora male

(Rami Essam, folksinger di piazza Tahrir)

Tahrir è tornata a prendere le botte, prima di essere non molto cortesemente evacuata, di tende e di manifestanti, per la prima volta dall’inizio della rivoluzione a gennaio. Aggressioni ai manifestanti nel loro secondo blitz alle sedi della polizia segreta domenica scorsa, 11 morti e quasi duecento feriti per mano della polizia militare nel contesto degli scontri fra musulmani e copti due giorni fa, l’aggressione alle donne in piazza l’8 marzo, e infine, il pestaggio di due giorni fa. Le immagini che vedrete nei link che seguono, infatti, non sono, come potrebbe sembrare, del mercoledì di sangue della rivoluzione, ma del 9 marzo. Sono le ferite sul corpo di Ramy Essam, che non è nemmeno una faccia anonima del movimento #Jan25, ma il giovane cantante che aveva composto e suonato nella piazza strapiena la sua “Tahrir song”. Alive in Egypt traduce dall’arabo la nota su facebook relativa al suo pestaggio – uno di molti del 9 marzo – e Mohamed racconta sul suo blog The Traveller Within come ha conosciuto Rami e chi è. Oggi il movimento torna in piazza, ma la paura si sente e potrebbe influire sull’affluenza. Sul nostro Twitter le foto e i resoconti postati in tempo reale dai manifestanti.

Intanto oggi, nonostante il divieto di manifestazione sancito due giorni fa in Arabia Saudita, i sostenitori delle richieste di riforma costituzionale scendono per le strade di Riad. Paola Dorazio per Global Voices fa un giro di opinioni e dettagli sulla petizione unitaria al governo su cui i vari gruppi sociali sembrano aver trovato un accordo. Oggi sul nostro Twitter i racconti in tempo reale dai manifestanti.

♫ La canzone di oggi era “Burning Jacob’s ladder” di Mark Lanegan

Ecco la puntata di oggi:

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