Nobel dentro

Mentre Mario Vargas Llosa si frega giustamente le mani per aver vinto il Nobel per la letteratura – il primo da molti anni assegnato a un autore di lingua spagnola – il “Nobel ombra” Philip Roth (perennemente candidato e mai premiato, e chissà se accadrà prima che ci lasci) pubblica in patria il nuovo romanzo Nemesis. Da circa quindici anni, il più grande autore vivente pubblica “spesso e breve”, alternando romanzi imperniati sulle sue tipiche ossessioni senili (età, sesso) ad altri di grande respiro e ispirazione  (il surreale Complotto contro l’America, il più recente Indignation),  di solito collocati a Newark, nel New Jersey natio e all’epoca della sua infanzia, ma con un legame allegorico con i tempi nostri. Nemesis sembra appartenere proprio a questa categoria, riportandoci un Roth dalla zampata finissima. In attesa che il piccolo romanzo esca in traduzione anche in Italia, oggi vediamo insieme due reazioni molto particolari al suo nuovo lavoro comparse sulla rete : quella di Leah Hager Cohen, scrittrice che apparteneva alla categoria di coloro detestano Philip Roth – fino al momento in cui il New York Times ha deciso di provocarla affidandole la recensione di Nemesis - che ci racconta il percorso della sua rivelazione. E quella, inaspettata e monumentale, dell’unico altro autore in lingua inglese (lui, sì, un premio Nobel) in grado di rapportarsi con Roth allo stesso livello e con lo stesso tipo di preoccupazioni per il destino umano, il sudafricano J. M. Coetzee, che offre una disamina di Nemesis sulle pagine della New York Review of Books.  (Nei link trovate i testi integrali, qui sotto nel podcast la traduzione di alcuni stralci).

♫ La canzone di oggi era “Coney Island” dei Massimo Volume

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui.