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più nera del nero

Giorno 65.

Quando ho pensato di rifare una puntata monografica sul greggio nel Golfo del Messico, non erano ancora accaduti i fatti di ieri nel tardo pomeriggio: tappo di contenimento saltato per un incaglio del robot di profondità, perdita tornata alle sue piene dimensioni (forse 100 mila barili al giorno, come ha finalmente ammesso la BP, 20 volte quanto ammesso due mesi fa), e la comunicazione “en passant” della BP che in queste ore sarebbero morti due tecnici che stavano lavorando al contenimento, uno dei quali per un non meglio precisato “colpo di arma da fuoco”. Quest’ultima parte della notizia ha oggi – inspiegabilmente – zero commenti sui blog, fatta eccezione per il blog del Los Angeles Times, che ipotizza un suicidio ( ve lo traduco qui sotto nel podcast).

Quella sopra è l’ultima fotografia della Nasa di come si presentava il Golfo del Messico il 60esimo giorno.

E’ di stanotte la notizia che il tappo è stato rimesso in funzione, nel frattempo la BP è diventata ancora meno popolare della Goldman Sachs, trascinando con sé anche Obama. E il petrolio è arrivato in Florida, sulla bianca spiaggia di Pensacola (qui potete vedere com’è adesso) mentre, a giudicare dalla pozzanghere, in Louisiana piove petrolio (in questo post anche i video).

Nel frattempo una sollevazione su Facebook spinge a fare chiarezza sulle voci incontrollate secondo le quali, nel bruciare il petrolio di superficie, le imbarcazioni della BP starebbero bruciando anche i piccoli delle tartarughe che hanno nidificato da poco.

A proposito di moratoria, il giudice Martin Feldman che sta deliberando contro la moratoria sulle trivellazioni non ha le mani pulitissime, lo raccontano Two Way e MoJo: infatti è stato in possesso di una bella scorta di azioni della Transocean. Nel frattempo il mega-scoop della BBC che avrebbe accertato che la BP sapeva delle perdite “settimane prima del disastro”.

MoJo riporta cos’ha detto un poliziotto in Louisiana a un ambientalista:  la BP non vuole che venga filmato nulla. Ha interrogato l’attivista per 20 minuti e lo ha fatto pedinare per 20 miglia (ve lo traduco qui sotto nel podcast)

L’intrepido Mac McClelland di MoJo, dopo essere stato respinto dalla BP mentre tentava di parlare con i pulitori sulle spiagge e aver passato un’intera giornata in un capannone dove i veterinari puliscono i pellicani, stavolta si è infilato fra gli attivisti repubblicani del Tea Party che, benché siano colpiti come tutti in Louisiana dal disastro, sostengono che non dovrebbe esserci moratoria sulle trivellazioni e che non è colpa del petrolio.  Questo il suo reportage da una delle assemblee civiche che a decine si stanno svolgendo sulla costa (ve lo traduco qui sotto nel podcast).

Fa da contraltare a queste voci quella di Wilma Subra, che da 30 anni si batte contro le aziende petrolifere in Louisiana. Suzanne Golderberg del Guardian è andata a trovarla.(ve lo traduco qui sotto nel podcast)

♫ La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston

Ecco la puntata di oggi:

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