la quarta colonna

(Yinka Shonibare con il modellino della sua nave in bottiglia per Trafalgar Square. L’opera vera e propria misurerà 5 metri per 2 metri e mezzo)

Oggi, Inghilterra…

La stampa anglosassone è spesso associata a un mito di obbiettività; il che non significa affatto, però, che i media non si schierino, ma piuttosto che dichiarino in modo trasparente con chi sono schierati, in modo da permettere ai lettori di filtrare con consapevolezza l’orientamento degli articoli – cosa resa più facile quando lo scontro fra le coalizioni individua anche la figura del Primo Ministro. Il 6 maggio in Inghilterra si tengono le elezioni nazionali, particolarmente interessanti perché nelle ultime settimane, grazie ad alcuni confronti televisivi particolarmente riusciti, al Brown uscente che arranca alla testa dei Labour, e al rampante Cameron a capo della rimonta dei Tories (in testa nei sondaggi con una percentuale che secondo i rilevatori sta fra il 30% e il 34%), si è affiancato il new boy della politica inglese, Nick Clegg dei Liberal-Democratici, che oggi sono dati fra il 28 e il 30% e per alcuni potrebbero sorpassare i laburisti. La situazione politica inglese ci offre qualche spunto di confronto con la nostra, tenuto conto delle debite diffreenze (da quella della radicale separazione fra classi sociali al fatto che diversi deputati e candidati al Parlamento sono già di origine asiatica o africana) e quella della stampa potrebbe essere uno. Di elezione in elezione, i quotidiani britannici cambiano o meno orientamento anche a seconda dei passaggi di proprietà e del momento storico, ma in linea di massima si attestano sulla posizione dell’editore. Così l’Express è sempre stato filo-Conservatore salvo che per le elezioni del 2001; il Mail è sempre stato filo-Conservatore; il Mirror è sempre stato filo-Laburista; il Telegraph sempre filo-Conservatore; e l’Independent ha cominciato a schierarsi solo alle storiche elezioni del 1997 (e da allora è sempre stato con i Labour, o con i Labour e i LiberalDemocratici). I due maggiori quotidiani, invece,  – il Times e il Guardian – hanno variato costantemente il loro orientamento sulle elezioni dal ’45 in poi, con una propensione del Times per i Tories e del Guardian per i Labour e i LiberalDemocratici, anche se entrambi i quotidiani hanno sostenuto almeno una volta tutti e tre i partiti principali.

Così, alla vigilia del terzo dei tre confronti tv previsti (già andati in onda quello su politica interna e politica estera, tutti vinti da Clegg nei sondaggi, manca quello su economia e tasse che andrà in onda il 29 aprile), il direttore del Guardian, Alan Rusbridger, annunciava qualche giorno fa una riunione di tutto lo staff per decidere come si sarebbe orientato il giornale in queste ultime settimane di campagna elettorale (vi traduco l’annuncio nel podcast qui sotto). Per i lettori era possibile aggiungere il proprio parere (che il giornale prometteva di rappresentare nella sua discussione interna)  oltre che commentare in un thread (oggi chiuso) che ha toccato 1666 commenti. Questo ci pone una questione interessante: sempre più spesso, soprattutto dopo la guerra in Iraq, elezioni nazionali che rivestono una rilevanza globale destano anche l’interesse di chi vive fuori dal paese. Ricordate la forte spinta europea all’elezione di Barack Obama, che lo indusse perfino a un viaggio elettorale all’estero quando era ancora solo candidato? Il Guardian è un quotidiano globale non solo nell’attitudine, ma anche nei numeri, come vi avevo raccontato qui.  Viene letto in inglese online da milioni di utenti in tutto il mondo, che a volte lo preferiscono al loro quotidiano nazionale o regionale più letto, e che adesso possono unire i loro desideri a quelli dei lettori inglesi. Secondo voi andremo sempre di più verso elezioni nazionali condizionate dalle aspirazioni globali? E cosa può capire un utente globale della rete delle questioni interne di un altro paese? La rete finirà per mettere ogni paese di fronte a un’opinione pubblica che travalica quella nazionale?


Election 2010 constituency map

(clicca sulla mappa per il link allo “swingometro” delle elezioni inglesi)

Nel frattempo, grazie alle notizie che circolano in rete sappiamo che il 24 maggio verrà inaugurata la nuova installazione di arte contemporanea sulla cosiddetta Quarta Colonna di Trafalgar Square a Londra, la celebre piazza dominata dalla statua dell’ammiraglio Nelson attorniata dai quattro leoni di pietra. Il quarto piedistallo di per sé ha una storia interessante: venne costruito come le altre tre colonne con l’idea originaria di ospitarvi altrettanti monumenti equestri e poi statue più semplici, ma dopo la sua erezione nel 1841 rimase senza monumento per mancanza di fondi. Alla fine degli anni Novanta la Royal Society of Arts ha cominciato ad utilizzarla per il Forth Plinth Project, affidando la realizzazione dell’opera da mettere in cima alla colonna ad alcuni esponenti dell’arte contemporanea britannica, prima Mark Wallinger, poi Bill Woodrow e poi Rachel Whiteread. Nei primi anni Duemila la colonna è stata usata anche senza permesso come piattaforma per vari messaggi pubblicitari, finché nel 2003 Wendy Woods, la vedova del giornalista anti-apartheid Donald Woods, si è proposta di trovare i fondi per realizzare un monumento permanente a Nelson Mandela, visto che la quarta colonna sorge sul lato della piazza dove si trova l’Alta Commissione del Sudafrica (e per chi se lo ricorda, dove negli anni Ottanta si svolgevano tutte le manifestazioni e i volantinaggi anti-apartheid). La sua proposta ha messo in moto la decisione definitiva di affidare ad artisti contemporanei installazioni provvisorie a rotazione, sull’esempio già lanciato dalla Royal Society of Arts. A commissionare i lavori adesso è il sindaco col Consiglio della Greater London, e i lavori in cima al quarto piedistallo sono stati finora firmati da diversi artisti ma hanno continuato ad alternarsi a statue provvisorie “più accessibili ai cittadini comuni”, come auspicava qualche nostalgico dei monumenti alle imprese coloniali. L’opera contemporanea che ha destato più curiosità è stata l’installazione umana collettiva di Antony Gormley nel 2009. Ma veniamo all’oggi:  da maggio, in cima alla quarta colonna troneggerà una gigantesca nave in bottiglia, e sarà la prima opera pubblica del Fourth Plinth realizzata da un artista inglese di colore. Yinka Shonibare, classe 1962, nigeriano nato a Londra e vissuto a Lagos fino all’università, già amatissimo candidato al Turner Prize nel 2004, ha realizzato una nave in bottiglia – la prima opera della quarta colonna a fare esplicitamente riferimento alla storia navale celebrata dalla piazza – con le vele cucite nei tessuti africani multicolori che sono il suo marchio distintivo. A loro volta simbolo della produzione africana trasformata dal colonialismo, i tessuti che Yinka Shonibare compera al mercato di Brixton sono realizzati ancora con la tintura a cera dei colonialisti olandesi, e nel corso del tempo lui li ha utilizzati per realizzare imitazioni di abiti vittoriani e altre opere incentrate sul concetto di identità etnica e di multiculturalismo. Nella cornice del lavoro di Yinka Shonibare, le dimensioni della nave in bottiglia, che misurerà cinque metri di lunghezza e sarà alta due metri e mezzo, non sono affatto un dettaglio. L’artista anglo-nigeriano ha riportato una forte disabilità dopo una malattia di gioventù, e ancora oggi è semiparalizzato. Per ovviare alle difficoltà manuali che questo gli procura nel suo lavoro, oltre ad avvalersi dell’aiuto di alcuni collaboratori di solito suddivide il lavoro per le opere più grandi in una serie di opere più piccole, montandole man mano nel risultato finale. Se andrete a Londra e alzerete il naso sulla quarta colonna di Trafalgar Square, forse vi tornerà in mente.

Le musiche di oggi erano “Coffee & Tv” dei Blur e “I’m new here” di Gil Scott Heron (che NON suona più domani al Conservatorio di Milano, ma il 12 luglio al Castello di Vigevano )

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui.