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carezzare una fenice*

20y6o

(uno dei meme creati ieri in tempo reale dopo la frase di Snowden sulla Cina*)

Ieri il Guardian, attraverso una connessione indiretta (per sicurezza) al blog di Glenn Greenwald, ha “messo a disposizione” il discusso whistleblower 29enne Edward Snowden perché rispondesse alle domande di lettori e utenti. Le domande arrivavano anche via Twitter con l’hashtag #asksnowden e l’ex contractor della CIA, che nel linguaggio si è rivelato un vero geek, rispondeva per gruppi di concetti (anche se su alcune domande è stato evasivo). Il tutto sul lindo blog del Guardian in scorrimento aggiornato per la durata di due ore. In Italia, Tiziano Toniutti e Raffaella Menichini per Repubblica.it hanno tenuto un blog simultaneo in traduzione. Molte delle domande, per la verità arrivavano da giornalisti e commentatori di nome – prima quelle dei suoi referenti degli scoop (Greenwald e MacCaskill) per lanciare la conversazione e smistare le prime domande dei lettori, poi quelle dei colleghi. Oggi diamo uno sguardo d’insieme e un’occhiata alle risposte più interessanti.

(*il titolo viene dalla dichiarazione sul presunto favorire la Cina con le sue rivelazioni – “se avessi voluto vendere queste informazioni alla Cina, adesso sarei in un palazzo a carezzare una fenice”, ha detto Snowden. “Petting a phoenix” è diventato un meme e un trending topic di Twitter)

Ecco la puntata di oggi:

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legal thriller

Non si può dire che come italiani non facciamo notizia. Dunque, qualche settimana fa leggo un’intervista con lo scrittore Philip Roth sul Venerdì di Repubblica. Parla con Paola Zanuttini del suo nuovo libro, L’umiliazione, e a un certo punto lei gli dice (riassumo): ma è vero che a lei Obama non piace per niente? Lui si risente, dice che non è affatto vero e le chiede dove l’ha sentito dire. Lei gli dice che l’ha letto a novembre in un articolo di Libero scritto da Tommaso Debenedetti. Lui si attacca al telefono e chiama il suo agente. Questi controlla la lista delle interviste che ha fatto e, come pensava Philip Roth, con questo Debenedetti lui non ha mai parlato in vita sua. Philip Roth chiede alla Zanuttini cosa vuol dire “Libero”. Lei gli glielo dice e lui ribatte: allora… liberi di dire quello che gli pare?

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La cosa sembra finire qui, colore di provincia. Ma ieri, attraverso un filo di blog che da Massimo Mantellini arriva a m.fisk, salta fuori che la notiziola si è meritata un articolone sul nuovo numero del New Yorker attualmente in edicola. Judith Thurman ricostruisce la vicenda e scopre che nel frattempo è andata avanti. Perché Philip Roth ha fatto qualche ricerca e ha scoperto che questo Debenedetti aveva fatto la stessa cosa con John Grisham, sempre tentando di “scroccare” qualche parere negativo su Obama, pro domo sua. Peccato che la moglie di Grisham sia una superdelegata di Hillary Clinton e che dopo la scelta della nomination di Obama abbia fatto campagna militante per lui, e che Grisham di cause legali ne sappia qualcosina…  Qui sotto nel podcast potete riascoltare la traduzione di tutto l’articolo del New Yorker.

M.fisk commenta dicendo che secondo lui, come al solito, in Italia non ci saranno affatto conseguenze.

Aggiunta delle 19.00 di oggi: il legal thriller prosegue. Il New Yorker indaga e scopre che questo Debenedetti ha inventato altre 20 interviste con scrittori celebri (metà dei quali premi Nobel), controlla la vicenda con ciascuno di loro, chiama il direttore del Piccolo del Trieste e riesce a parlare al telefono con lo stesso Debenedetti. Via Mantellini, ecco il post di aggiornamento del New Yorker (ve lo traduco quando ci risentiamo martedì!)

*

Qualche giorno fa vi raccontavo dal blog di Betsy Lerner delle carte di David Foster Wallace acquisite dall’archivio dell’università del Texas. Adesso c’è la questione di chi prenderà il posto dello scrittore all’università di Pomona, dove la sua cattedra di scrittura creativa è rimasta vacante per due anni.  In gran segreto, raccontata soltanto dal giornale studentesco, corsa dell’università ai colloqui per sostituirlo e corsa degli autori ad accaparrarsi il posto, che ha un certo peso simbolico. Ma lo splendido Junot Diaz, per esempio, ha detto di no. Lisa Paravisini raccoglie i fili della vicenda (il suo post lo sentite tradotto nel podcast qui sotto).

Le musiche di oggi erano “Free to walk” di JL Pearce nella versione di Nick Cave & Debbie Harry e “La canzone della gioia” di Luca Gemma

Buona Pasqua a tutti quanti, ci risentiamo martedì prossimo!

Ecco la puntata di oggi:

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