empatia e iPad

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E se il contrario delle generalizzazioni di cui parlavamo ieri in occasione della Giornata della Memoria fosse l’empatia? Forse vi ricordate del nostro maestro di empatia, Roman Krznaric di Outrospection; per il nuovo anno ha postato sul blog della School of Life cinque buoni consigli su come mettersi nei panni degli altri (la traduzione qui sotto nel podcast)

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La foto qua sopra non è un fotogramma di Star Trek (anche se un po’ ci prova) ma Steve Jobs alla conferenza annuale di Apple ieri a San Francisco. Non che si abbia assoluto bisogno dell’aggeggio in questione, ma oltre ad annunciare di aver toccato 250 milioni di iPod venduti nel mondo, Jobs ha finalmente presentato il tanto vociferato tablet, un specie di iPhone della grandezza di un notebook, che leggerà video, musica, videogiochi, giornali e libri, e scriverà con una tastiera virtuale su schermo ad altissima qualità. Non si chiamerà iSlate come dicevano le voci, ma iPad, sarà messo in commercio fra due mesi e in America si appoggerà a un accordo telefonico con AT&T. Siccome ad Alaska abbiamo parlato spesso degli e-reader e di quello che significherà l’aumento esponenziale della loro diffusione per l’oggetto libro, ci siamo già imbattuti più volte nella chiacchierata nuova invenzione. Mentre qui trovate un riassunto delle virtù dell’IPad secondo Jobs, ci interessa di più capire il posizionamento del nuovo aggeggio rispetto al monopolio Amazon tramite Kindle. L’infaticabile Daily Beast e Alan Deutschman ci raccontano che anche se l’IPad è già stato presentato al pubblico, in realtà le trattative con gli editori per trovare un accordo che possa battere Amazon sono ancora in corso, con riunioni-fiume di più di dieci ore, ed effetti a cascata anche sulla politica dei prezzi di Amazon per gli e-book e sull’accessibilità del Kindle a software esterni. Ci ricorda anche che Steve Jobs è lo stesso uomo che aveva detto che il Kindle non sarebbe andato da nessuna parte… (la traduzione qui sotto nel podcast)

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Le musiche di oggi erano “In your hands” di Charlie Winston e “Dandelion” di Charlotte Gainsbourg

Ecco la puntata di oggi:

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vincere paure

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Fate conto che oggi vi canti, come Tiziano Ferro, “perdono!” Perdono per aver pubblicato per errore il post di ieri (lo trovate qui sotto) soltanto ieri nel pomeriggio; è stata una svista, e mi scuso con tutti coloro che sono puntualmente arrivati a visitare il blog e non hanno trovato quello che stavano cercando. Perdono anche per aver realmente aperto la cartella di posta elettronica di Alaska soltanto oggi (altra svista) trovando così un meraviglioso cofanetto di vostri messaggi a cui non avevo risposto. Grazie a tutti quelli che hanno scritto, oggi in onda si dà conto di alcuni dei vostri messaggi, prenderò nota dei link consigliati da voi e cercherò di soddisfare le richieste più strane nei prossimi giorni. Ma veniamo agli argomenti di oggi.

Il primo di novembre è partita la nuova edizione di NaNoWriMo. Anche quest’anno, il decimo dalla fondazione a Oakland nel ’99, migliaia di persone hanno accettato la sfida di scrivere un intero romanzo in un mese. Solo la prima stesura, s’intende, senza revisioni, ma in ogni caso sono 175 pagine, 50 mila parole, circa 1667 parole al giorno, con tanto di trama da inventare. Va da sé che si tratta dell’evoluzione estrema del furioso marketing della scrittura creativa, ma l’impresa, e il relativo blog, sono molto gustosi. Queste le raccomandazioni iniziali per chi partecipa quest’anno.

L’idea di NaNoWriMO è che l’approccio da kamikaze, nonché il divertimento di sapere che non sei solo, aiutano a vincere la paura di buttarsi, di sbagliare, e di creare qualcosa di men che perfetto. A mezzanotte del 30 novembre, tutti i partecipanti che saranno arrivati fino in fondo avranno se non altro per le mani qualcosa da correggere, da mettere a posto. L’anno scorso, dei 120 mila partecipanti iniziali, 20 mila sono arrivati alla fine. Chi partecipa si iscrive al blog e da quel momento può anche postare il numero di parole che ha raggiunto giorno per giorno e qualche estratto del proprio romanzo. Al buon cuore di chi partecipa fare una piccola donazione per aiutare la gestione del sito, predisposto in quattro lingue. Le regole sono poche, innanzitutto non usare testi altrui o propri testi già pubblicati, e soprattutto non ripetere la stessa parola 50 mila volte! A volte partecipano anche scrittori professionisti, e alcuni di questi romanzi riescono poi a raggiungere la pubblicazione, e fra questi c’è anche un bestseller del New York Times. NaNoWriMo celebra “il magico potere delle scadenze”. Immaginando la fase universale di procrastinazione in attesa di cominciare a scrivere, il sito di NaNoWriMo offre una serie di sciocchezzuole da spulciare, come la FAQ, il forum, il blog, la Notte a Scrivere Pericolosamente a San Francisco, o il servizio di NaNoMail, che consente di corrispondere con gli altri partecipanti senza bisogno di conoscere i loro indirizzi e-mail.

Giulia di Wakarimasen ha deciso di iscriversi. Nelle prime 36 ore ha scritto zero parole:

Roman Krznaric ha lanciato un nuovo blog, Outrospection – esperienza profonda o frontiera allucinata del turismo? Giudicate voi:

“Questa settimana ho lanciato OUTROSPECTION, il mio nuovo blog sull’empatia. L’arte di mettersi nei panni degli altri e di vedere il mondo dal loro punto di vista. Il concetto di empatia di solito viene associato alla cura e alla compassione, ma io preferisco accostarmi all’empatia come sport estremo dell’arte di vivere. Lasciate che vi dica perché. Oggi viaggiare non è più quello che era una volta. le persone sono stanche di trascinarsi per il Louvre in mezzo alla folla o di stare sedute per ore in aeroporto per andare in vacanza su una spiaggia dei caraibi che diventa noiosa dopo due giorni passati a prendere il sole. Sempre più persone scelgono viaggi che allarghino i loro orizzonti personali e forniscano loro delle esperienze. Una delle opzioni migliori per trasformare questo in realtà è diventare un empatico, viaggiando nella vita degli estranei.

Qual è il segreto di questa forma di viaggio d’avanguardia? Come si fa? Si può prendere il via dallo scrittore inglese George Orwell, che trasformò l’empatia in uno sport estremo. Alla fine degli anni Venti, dopo cinque anni come ufficiale della polizia coloniale in Birmania, Orwell decise di vivere come un vagabondo sulle strade di Londra est, un periodo della sua vita che ha descritto nel suo libro Senza un soldo a Parigi e a Londra. Indossava regolarmente abiti e scarpe logori, e si mise, praticamente senza soldi, a dormire nei rifugi per senzatetto, girando per le strade con mendicanti e vagabondi per settimane. Un anno tentò di farsi arrestare per poter passare il Natale in cella, ma non gli riuscì mai di fare qualcosa di abbastanza grave da farsi notare dalla polizia. Non è sempre facile essere un empatico.

Che cosa lo spinse ad avventurarsi in queste fughe eccentriche? In parte si sentiva in colpa per essere stato complice dell’imperialismo britannico che aveva imparato a disprezzare e voleva capire le vite di coloro che si trovavano ai gradini più bassi della scala sociale. Ma altrettanto importante era il suo desiderio di allargare la sua esperienza di vita per diventare uno scrittore; i suoi viaggi gli avrebbero fornito il materiale di cui aveva bisogno per scrivere dei bestseller.

Non si confonda l’approccio di Orwell con l’attuale tendenza al turismo della povertà, in cui ci si ritrova a girare per Soweto e per Rio a dare una breve occhiata ai quartieri poveri dal finestrino di un SUV con l’aria condizionata prima di andare a godersi un buon pranzo. Orwell sapeva che il vero modo per cambiare la sua vita era di scolpirsi sulla pelle delle esperienze autentiche, standoci dentro invece di osservare quelle degli altri.

Perciò se volete padroneggiare l’arte dell’empatia, prendete ispirazione da Orwell e coltivate l’avventuroso empatico che c’è in voi. Guardatevi allo specchio e chiedetevi: nei panni di chi ho sempre sognato di trovarmi? Magari in quelli di chi per una settimana raccoglie l’uva per il vostro vino preferito. O forse vorreste aiutare la vostra postina a fare le consegne una mattina. Allora fate i bagagli e preparatevi a un tipo di viaggio differente. E’ arrivato il momento di fuggire nell’empatia”.

E infine, cosa c’è di meglio dell’autunno per guardarsi un vecchio film nel tepore di casa? Martin Scorsese ha preparato per Halloween la sua lista degli 11 Film Più Spaventosi della Storia, e io vorrei giocare con voi. Prima di tutto, questa è la sua lista:

n.1 Gli Invasati (The Haunting), di Robert Wise, 1963, tratto da Incubo a Hill House di Shirley Jackson
n.2 Il vampiro dell’Isola (Isle of the dead) di Val Lewton, 1945, con Boris Karloff
n.3 La casa sulla scogliera (The Uninvited) di Lewis Allen, 1944
n.4 Entity (The Entity) di Sidney J. Furey, 1981
n.5 Incubi notturni (Dead of Night) di Alberto Cavalcanti, 1945, sceneggiato da H.G.Wells
n.6 Changeling (The Changeling) di Peter Medak, 1979
n.7 Shining di Stanley Kubrick, 1980
n.8 L’Esorcista (The Exorcist) di William Friedkin, 1973
n.9 La notte del demonio (Night of the Demon) di Jack Tourneur, 1957
n.10 Suspense (The Innocents), di Jack Clayton, 1961, tratto dal Giro di vite di Henry James
n.11 Psycho (Psycho) di Alfred Hitchcock, 1960

E a voi, qual è il film che ha fatto più paura in assoluto? Scrivetelo qui sotto nei commenti. Il mio film più spaventoso è L’inquilino del terzo piano di Roman Polanski. Diteci il vostro!!

le musiche di oggi erano “Just breathe ” dei Pearl Jam e “Facile” di Mina/Afterhours

Ecco la puntata di oggi:

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