abbiamo sbagliato tutto

(Ap via Huffington Post)

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Le notizie sul fronte occidentale non sono buone: in attesa che Obama incontri Tony Hayward della BP martedì prossimo alla Casa Bianca, e mentre anche l’Inghilterra (patria della BP) ha deciso di aprire il portafogli, circolano voci sempre più insistenti sulle dimensioni immense della perdita di petrolio, e a proposito di pellicani da salvare il Post ci racconta del dilemma dei veterinari: gli uccelli avvelenati vanno uccisi?

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Visto che nessuno vuol dire apertamente cosa ci sta insegnando una volta per tutte il disastro della BP, andiamo a sentire cosa si racconta a un convegno in corso all’università dell’Havana; per il presidente dell’Accademia Cubana delle Scienze, capitalismo e tutela dell’ambiente sono semplicemente inconciliabili. (vi traduco qui sotto nel podcast il post di Orfilio Pealez per Repeating Islands)

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Nell’ultima parte vi presento il blog di Mama Sudafrica, l’altra metà dei mondiali di calcio su Radio Popolare insieme a Patapalla che vi ho presentato ieri.

♫ Le musiche di oggi erano “Cavallo bianco” di Marco Iacampo e “Creeping coastline of lights” di Mark Lanegan

Ecco la puntata di oggi:

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salvare il mondo un pellicano alla volta

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(una nube di sabbia si leva dalle barriere, a East Grand Terre Island, in Louisiana – via New York Times)

Abbiamo parlato qualche puntata fa dello spericolato attivista neozelandese di Sea Shepherd Pete Bethune, crociato contro la caccia alle balene, detenuto in Giappone per essere processato per l’assalto a una nave baleniera. La novità è che la stessa Sea Shepherd con un comunicato del 4 giugno prende le distanze da Bethune e lo abbandona al suo destino. Il motivo? Bethune avrebbe violato il divieto di tenere armi a bordo (arco e frecce) e la politica non-violenta dell’associazione. Sea Shepherd dice di voler aiutare Bethune al processo ma che l’attivista non sarà più considerato un membro dell’associazione. Secondo Jason Stewart, che era imbarcato insieme a Bethune sulla Ady Gil, Sea Shepherd aveva sempre saputo delle armi a bordo. Nel frattempo il blog di Sea Shepherd aggiorna sul processo di Bethune con grande calore.

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In attesa che The Cove arrivi al cinema e in dvd anche in Italia, Il Post ci racconta qualcosa su come Tokyo ha preso questo documentario sui delfini. Offesa all’immagine del paese del Sol Levante. E’ una bella storia, anche perché è bella la storia di Ric O’Barry – addestratore del delfino Flipper e animatore dei parchi acquatici – che un giorno ha cambiato vita.

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Per quello che riguarda il Golfo del Messico, la situazione continua a evolversi. Mentre Obama dice alla Nbc che se avesse lavorato per lui il direttore della BP Tony Hayward sarebbe già stato licenziato – per via dei suoi infelici commenti all’indomani del disastro (tipo “rivoglio indietro la mia vita”, o – alle obiezioni sull’uso di sostanze chimiche per disperdere il petrolio – “tanto l’oceano è grande”), salta fuori che nella abituale vita del Golfo ci sono perdite fisiologiche di diversi pozzi. MotherJones fa una mappa che cerca di raccontare “chi possiede il Golfo” – agghiacciante – nella quale linka anche un bizzarro quiz su quali nomi di famose band musicali vengono usati per dare i nomi ai pozzi. Kurt Cobain non sarebbe tanto contento di sapere che uno si chiama Nirvana. Stanotte è arrivata una comunicazione di tronfio ottimismo della BP che dice che “in breve tempo” la perdita sarà ridotta a “poco più di un rivolo”. Quando? Be’, “non domani, non la prossima settimana”. Intanto giovedì si vota al Senato americano per la riduzione dei gas serra, non si sa come andrà. Obama minaccia di usare il suo diritto di veto per respingere il voto contrario dei Repubblicani, ma nel frattempo ha riaperto le trivellazioni esplorative in acque basse. Kate Sheppard racconta che ieri un gruppo di senatori democratici ha introdotto una proposta per conferire alla commissione d’inchiesta sul disastro BP il potere di emettere mandati di comparizione alle parti da interrogare.

Intanto le “piume” di petrolio sono state avvistate fino a 150 miglia dal luogo della perdita (col terrore di quello che accadrà quando arrivano gli uragani) e i veterinari stanno lavorando – pellicano per pellicano, tartaruga per tartaruga – per pulire quanti più animali possibile. Le associazioni mediche e ornitologiche chiedono a tutti di dare un contributo economico attraverso le donazioni. Il lavoro è lento, faticoso, a volte frustrante. Bisogna lavare la bocca di ogni tartaruga (qui la storia della tartaruga Kurt), pulire, scaldare e reidratare ogni volatile, fare shampoo a bestiole spaventate. Con la consapevolezza che il salvataggio di un singolo esemplare può fare la differenza per le specie più a rischio. Il dottor Nelson, veterinario, blogger e autore di un libro che racconta la sua esperienza, ha postato due giorni fa per ringraziare tutti i suoi colleghi che stanno lavorando sulle spiagge.

♫ Le musiche di oggi erano “Paralyzed” dei Crash Test Dummies e “Whooping crane” di Lyle Lovett

Ecco la puntata di oggi:

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ma che gente siete?

(AP via HuffPost)

C’è da mettersi le mani nei capelli. Come testimonia la spillcam, il petrolio continua a fuoriuscire forse peggio di prima, la BP prova a incappucciare la falla mentre le sue quotazioni in borsa crollano, Sarah Palin dice che è colpa degli ambientalisti, gli animali muoiono, MotherJones fotografa le insegne delle botteghe e dei negozi in Louisiana (“chiuso per colpa della BP”), Obama cancella il viaggio in Australia e Indonesia per tornare nel Golfo, si è aperta la stagione degli uragani, i commentatori di sinistra lamentano che il disastro oscuri la sua presidenza, mentre scienziati di tutto il mondo ed esperti degli abissi marini sono chiamati a dare il loro parere, fianco a fianco con deputati repubblicani che siedono nei CdA della compagnie petrolifere. E mentre noi ricicliamo le bottiglie di plastica, la macchia di greggio potrebbe arrivare all’Atlantico. Ma potrebbe esserci un simbolo più chiaro della fine di un’epoca e dell’urgenza di cambiare modo di vivere?

Jacqueline Leo, direttrice del Fiscal Times, posta per HuffingtonPost su come la BP abbia comprato i risultati di ricerca di Google in modo da comparire sempre per prima nelle ricerche su “perdita di petrolio”, “petrolio nel golfo”, “perdita sulla costa della Louisiana”, “pulizia del petrolio” (ma non “disastro da petrolio”) spingendo verso le pagine secondarie i risultati delle associazioni non-profit (vi traduco quanto più possibile di questi post nel podcast qui sotto)

Anderson Cooper della Cnn trasmetteva ieri sera dopo il suo sopralluogo in mare nel Golfo. Maureen Miller, della sua redazione, anticipava che la BP ha il coraggio di dire che l’avvelenamento dei pulitori sulle spiagge potrebbe non essere dovuto alle sostanze chimiche che stanno maneggiando ma a un “avvelenamento da cibo”.

Rick Outzen per Daily Beast racconta come mentre tanti pescatori senza lavoro aspettano con le mani in mano, la BP paga i turisti ricchi perché li aiutino con le loro motobarche superveloci.

James McKinley Jr posta per il New York Times su cosa sta accadendo all’industria della pesca nel Golfo.

James Cameron, che per Abyss e Titanic ha lavorato con le troupe di sommozzatori più esperte del mondo, dice che la sua offerta di aiuto è stata rimbalzata dalla BP.

Nel frattempo, dopo che la sega dalla lama di diamante si è incastrata nel condotto, la BP è riuscita a liberarla e sta usando un paio di forbici giganti. Sì. Deve tagliare il tubo per provare a “incappucciarlo”, in attesa che siano completati i pozzi di sfogo (per agosto?) generosamente paga lei le barriere di sabbia con cui la costa della Louisiana sta cercando di proteggersi.

La dimensione delle punizioni civili per la BP – cioè le multe – dipende da quanto petrolio versano in mare, perciò è di assoluta importanza calcolare esattamente quanto petrolio sia stato disperso. Kate Sheppard qui. nel frattempo è investita da una valanga di richieste private di risarcimento, racconta Andrew Clark.

Elisabeth Rosenthal esamina il problema della fede nel governo-che-tutto-ripara.

Finlo Rohrer cerca di capire quanta rabbia ci sia negli Stati Uniti, dalle iniziative individuali contro la Bp alle 350 mila persone che protestano su Facebook.

Le musiche di oggi erano “Rise” di Eddie Vedder e “Treme song” di John Boutté

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Alaska nera, è di nuovo la BP

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Per vedere tutte le puntate in cui abbiamo parlato della macchia di petrolio, digita “BP” nella casella di ricerca qui a destra.

Per ora la notizia, oltre che su Radio Popolare, si trova soprattutto nei blog: nuova perdita di petrolio, stavolta in Alaska; l’ultima, gravissima, era del settembre 2009 (vedi il post di Treehugger), e l’Alaska è tristemente nota per il disastro della Exxon Valdez nel 1989, da cui le orche marine e alcune specie di uccelli non si sono mai riprese a distanza di vent’anni. E’ un territorio vastissimo dove spesso si giocano partite ambientali e politiche decisive, una apparente “wilderness” di immensa ricchezza che non sfugge però ai conflitti della politica (ed è una delle ragioni per cui questa trasmissione ne ha preso il nome).

L’agenzia che riporta la notizia è Associated Press, che ha postato stanotte (via NPR). 100 miglia a sud di Fairbanks, nel corso di un’operazione di routine, diverse migliaia di barili di greggio sono fuoriusciti dal percorso di condutture della trans-Alaska (lunga 500 chilometri) in un serbatoio che ha fatto traboccare una seconda area di contenimento, facendo chiudere la linea. Alcuni lavoratori sono stati evacuati e il Dipartimento di Stato per la Conservazione Ambientale dice che il danno sarà limitato alla ghiaia di superficie che copre l’area di contenimento. Alle compagnie petrolifere che operano nella zona è stato ingiunto di abbassare la produzione al 16% del normale finché le condutture non saranno state riattivate. E indovinate un po’? Il sistema di condutture è in parte di proprietà della BP. Racconta i dettagli Consumerenergyreport con una mappa della trans-Alaska.

Nel frattempo…

A Jackson, in Missisippi, si è svolta una cerimonia di commemorazione degli undici lavoratori morti nell’esplosione della Deepwater Horizon il 20 aprile. Di loro si parla troppo poco, e Frank James nel blog Two-way ricorda almeno i loro nomi. Lavoravano per la Transocean, una comunità – come ha detto alla cerimonia il presidente della compagnia – “di cui ora nessuno vuole più far parte”. La Transocean ha impedito ai giornalisti di intervistare i presenti.

Il sito irlandese di bookmaker PaddyPower invita a scommettere su quali saranno le prime specie a estinguersi nel Golfo del Messico, e su chi sarà il nuovo CEO della BP quando l’attuale verrà detronizzato.

Il sito federale Deepwater Horizon Response è tornato alla vita, in compenso nessuna traccia della promessa webcam in diretta sulla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. Ci trovate però in homepage il video del Top Kill Test, la prova attualmente in corso per capire se il sistema Top Kill della BP per bloccare il flusso (pompando fluidi in direzione contraria attraverso i condotti del pozzo) potrebbe avere effetti collaterali.

aggiornamento ore 14.50: TROVATA LA WEBCAM! L’hanno messa sul sito della Commissione per il Riscaldamento Globale e fa veramente impressione (ps: ogni tanto bisogna fare un refresh)

giov 27 maggio: la Spillcam è temporaneamente inattiva di nuovo attiva, mentre da stanotte si svolge l’Operazione Top Kill: pompaggio di fanghi densi in direzione contraria al getto di petrolio, per creare spazio per una colata di cemento che dovrebbe sigillare il pozzo. 60% di probabilità che funzioni, 40% di probabilità che non cambi nulla o che peggiori la situazione. La Spillcam potrebbe essere riattivata per mostrare l’esito dell’operazione.

La BP cerca di far trasferire il processo a suo carico per la Deepwater Horizon a Houston, in Texas, dove ha il suo quartier generale. Rick Outzen lo racconta riassumendo la questione del conflitto di interessi. Il Post riassume il New York Times su come la BP si fosse comprata i controllori. Roba da far accapponare la pelle.

ABC News ha mandato una squadra di reporter e sub opportunamente equipaggiati – guidata dall’anchorman del meteo di “Good morning America” e da Philippe Cousteau – a indagare sui danni della macchia di petrolio nelle acque profonde. Il documentario non è ancora stato trasmesso ma si sa che hanno scoperto che le sostanze chimiche disciolte in acqua dalla BP nel tentativo di disgregare il petrolio stanno provocando una “zuppa tossica” (via Huffington Post). Allora il governo federale ha ordinato alla BP di ridurre del 70% le sostanze chimiche. Intanto però, nonostante il segretario agli Interni Salazar avesse affermato che l’ordine di Obama di bloccare tutti i nuovi permessi di trivellazione era stato subito implementato dopo il 14 maggio, salta fuori che 17 nuovi pozzi sono entrati in attività nel Golfo dopo quella data. Si tratta di modifiche di pozzi già autorizzati, sostiene il governo. No, dice Two Way, è che quell’ordine di Obama non è mai stato messo nero su bianco.

Il pellicano bruno – simbolo della Lousiana – si presenta sempre più spesso coperto di petrolio, e mentre il governo e la BP litigano su chi controlla cosa, lo stato della Lousiana minaccia la sedizione per prendere in mano da solo l’emergenza. Intanto il presidente si è fatto notare per un’uscita molto irascibile a porte chiuse mentre parlava con la neonata commissione di controllo: “non m’interessa! Trovate un maledettissimo tappo!”

Ieri sono state rese note le conclusioni della commissione che sta ascoltando il personale BP: nelle ore precedenti al disastro era chiaro che nel pozzo ci fosse “qualcosa che stava andando terribilmente storto”. Il report del New York Times qui.

Da quando la macchia ha raggiunto la costa (in Louisiana e Alabama è stato dichiarata l’emergenza-disastro per la pesca) abitanti e ambientalisti continuano a fare manifestazioni di protesta. Tre reporter scrivono da Port Fourchon, in Louisiana, su come il disastro in astratto sia diventato concreto per la gente che abita lì.  Il NY Times ha preparato anche  una pagina sempre aggiornata con il tracking della macchia.

E infine, Katrina vanden Heuvel posta per The Nation: in che senso la BP sta facendo gli interessi degli americani? Che rapporto dovrebbero avere le corporation con lo stato?

♫ La canzone di oggi era “Anchorage” di Michelle Shocked

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