Magic Wendy

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La fiera Wendy Davis ci è riuscita. Scarpe da ginnastica rosa, ferma in piedi con un microfono, parlando per più di 11 ore consecutive davanti ai suoi colleghi del senato del Texas, ha fatto slittare la votazione sulla proposta di modifica (restrittiva) della legge statale sull’aborto oltre l’orario consentito (la mezzanotte del 25 giugno), rendendo nullo il voto che ne è seguito. Wendy Davis, democratica in un senato di stato a maggioranza repubblicana, ha 50 anni, per arrivare dove sta ce l’ha messa tutta, e potrebbe diventare il futuro governatore del Texas. Per le femministe è una specie di eroina, e oggi voglio proporvi qualche materiale per conoscerla meglio. Qui il piccolo profilo del Waashington Post, qui Helen Davison per il Guardian con la cronaca della maratona di Wendy, qui Joan Walsh per Salon su “Wendy Davis, supereroina femminista”. Inoltre, Matthew Keys e Anthony DeRosa hanno seguito in diretta, anche sui social media, l’ostruzionismo e la votazione, denunciando un goffo tentativo iniziale del senato, poi corretto, di far risultare il 26 giugno come scadenza per la validità del voto. Qui il Post, che ha pubblicato la fotografia di Wendy aiutata a indossare un busto di sostegno per poter proseguire il suo intervento, in una bellissima gallery che rende l’idea dell’impresa.

La canzone di oggi era “Queen of Denmark” di Sinéad O’Connor

Ecco la puntata di oggi:

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grovigli dell’informazione

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Come si temeva già da luglio dell’anno scorso, la bozza “litigata” del ddl sulle intercettazioni (adesso anche nel mirino dell’Osce per la sua minaccia alla libertà di stampa) rischia con il “comma 28″ di equiparare i blogger privati (che non sono registrati come testata “responsabile”) ai blog giornalistici, con tanto di obbligo di rettifica delle informazioni entro 48 ore pena multa fino a 12 mila euro. Qui cosa dice, fra i tanti, Bruno Saetta.

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Il Post riprende una riflessione del Wall Street Journal sull’illusione di twitter nell’organizzazione delle manifestazioni dela “rivoluzione verde” in Iran l’anno scorso contro la rielezione di Ahmadinejad. Proprio vero che fu il social network a far riunire le persone nelle strade?

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BP: nulla di decisivo dal discorso di Obama di stanotte, salvo quello che vi avevo anticipato nella puntata di ieri (e i Democratici dicono che non ha spinto abbastanza sulla lezione sull’energia pulita implicita nel disastro della BP, i Repubblicani dicono che ha spinto troppo). Nel frattempo: seguita in diretta via twitter su diversi blog, si è tenuta ieri l’udienza esplorativa del Congresso con i presidenti delle cinque grandi aziende petrolifere – BP, Shell, Exxon, Chevron e Conoco; un bel fulmine ha colpito la nave di trivellazione che sta cercando di contenere la perdita nel Golfo provocando un incendio, rientrato in serata, operazioni riprese; il nuovo studio scientifico commissionato dalla Casa Bianca e divulgato ieri sera dice che la perdita è fra i 35 mila e i 60mila barili di greggio al giorno; un operatore telefonico del centralino BP a Houston dice, restando anonimo, che il centralino è falso e le migliaia di segnalazioni quotidiane da parte di comuni cittadini non vengono riferite a nessuno (naturalmente la BP nega); Mac McClelland per Mojo è andato a visitare uno dei centri di pulizia e recupero dei pellicani bruni a Fort Jackson in Louisiana (con foto). Sempre Mac fa un’altra delle gite non autorizzate dei corrispondenti di Mother Jones su una spiaggia dove sono in corso le operazioni di pulizia: accompagnato dal suo ex professore di letteratura, scopre alcune cose inquietanti - un delfino morto, il petrolio raccattato con gli asciugamani, e soprattutto le squadre sotto contratto per la BP gli fanno presente che “non c’è bisogno di vedere queste cose in fotografia”. Jason Linkins per Huffington Post trascrive i dialoghi di un video fra il visitatore- giornalista Scott Walker e un rappresentante della BP su una delle spiagge contaminate.

♫ Le musiche di oggi erano “Quello che non c’è” di Afterhours e “Trouble” di Ray Lamontagne

Ecco la puntata di oggi:

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Alaska nera, è di nuovo la BP

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Per vedere tutte le puntate in cui abbiamo parlato della macchia di petrolio, digita “BP” nella casella di ricerca qui a destra.

Per ora la notizia, oltre che su Radio Popolare, si trova soprattutto nei blog: nuova perdita di petrolio, stavolta in Alaska; l’ultima, gravissima, era del settembre 2009 (vedi il post di Treehugger), e l’Alaska è tristemente nota per il disastro della Exxon Valdez nel 1989, da cui le orche marine e alcune specie di uccelli non si sono mai riprese a distanza di vent’anni. E’ un territorio vastissimo dove spesso si giocano partite ambientali e politiche decisive, una apparente “wilderness” di immensa ricchezza che non sfugge però ai conflitti della politica (ed è una delle ragioni per cui questa trasmissione ne ha preso il nome).

L’agenzia che riporta la notizia è Associated Press, che ha postato stanotte (via NPR). 100 miglia a sud di Fairbanks, nel corso di un’operazione di routine, diverse migliaia di barili di greggio sono fuoriusciti dal percorso di condutture della trans-Alaska (lunga 500 chilometri) in un serbatoio che ha fatto traboccare una seconda area di contenimento, facendo chiudere la linea. Alcuni lavoratori sono stati evacuati e il Dipartimento di Stato per la Conservazione Ambientale dice che il danno sarà limitato alla ghiaia di superficie che copre l’area di contenimento. Alle compagnie petrolifere che operano nella zona è stato ingiunto di abbassare la produzione al 16% del normale finché le condutture non saranno state riattivate. E indovinate un po’? Il sistema di condutture è in parte di proprietà della BP. Racconta i dettagli Consumerenergyreport con una mappa della trans-Alaska.

Nel frattempo…

A Jackson, in Missisippi, si è svolta una cerimonia di commemorazione degli undici lavoratori morti nell’esplosione della Deepwater Horizon il 20 aprile. Di loro si parla troppo poco, e Frank James nel blog Two-way ricorda almeno i loro nomi. Lavoravano per la Transocean, una comunità – come ha detto alla cerimonia il presidente della compagnia – “di cui ora nessuno vuole più far parte”. La Transocean ha impedito ai giornalisti di intervistare i presenti.

Il sito irlandese di bookmaker PaddyPower invita a scommettere su quali saranno le prime specie a estinguersi nel Golfo del Messico, e su chi sarà il nuovo CEO della BP quando l’attuale verrà detronizzato.

Il sito federale Deepwater Horizon Response è tornato alla vita, in compenso nessuna traccia della promessa webcam in diretta sulla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. Ci trovate però in homepage il video del Top Kill Test, la prova attualmente in corso per capire se il sistema Top Kill della BP per bloccare il flusso (pompando fluidi in direzione contraria attraverso i condotti del pozzo) potrebbe avere effetti collaterali.

aggiornamento ore 14.50: TROVATA LA WEBCAM! L’hanno messa sul sito della Commissione per il Riscaldamento Globale e fa veramente impressione (ps: ogni tanto bisogna fare un refresh)

giov 27 maggio: la Spillcam è temporaneamente inattiva di nuovo attiva, mentre da stanotte si svolge l’Operazione Top Kill: pompaggio di fanghi densi in direzione contraria al getto di petrolio, per creare spazio per una colata di cemento che dovrebbe sigillare il pozzo. 60% di probabilità che funzioni, 40% di probabilità che non cambi nulla o che peggiori la situazione. La Spillcam potrebbe essere riattivata per mostrare l’esito dell’operazione.

La BP cerca di far trasferire il processo a suo carico per la Deepwater Horizon a Houston, in Texas, dove ha il suo quartier generale. Rick Outzen lo racconta riassumendo la questione del conflitto di interessi. Il Post riassume il New York Times su come la BP si fosse comprata i controllori. Roba da far accapponare la pelle.

ABC News ha mandato una squadra di reporter e sub opportunamente equipaggiati – guidata dall’anchorman del meteo di “Good morning America” e da Philippe Cousteau – a indagare sui danni della macchia di petrolio nelle acque profonde. Il documentario non è ancora stato trasmesso ma si sa che hanno scoperto che le sostanze chimiche disciolte in acqua dalla BP nel tentativo di disgregare il petrolio stanno provocando una “zuppa tossica” (via Huffington Post). Allora il governo federale ha ordinato alla BP di ridurre del 70% le sostanze chimiche. Intanto però, nonostante il segretario agli Interni Salazar avesse affermato che l’ordine di Obama di bloccare tutti i nuovi permessi di trivellazione era stato subito implementato dopo il 14 maggio, salta fuori che 17 nuovi pozzi sono entrati in attività nel Golfo dopo quella data. Si tratta di modifiche di pozzi già autorizzati, sostiene il governo. No, dice Two Way, è che quell’ordine di Obama non è mai stato messo nero su bianco.

Il pellicano bruno – simbolo della Lousiana – si presenta sempre più spesso coperto di petrolio, e mentre il governo e la BP litigano su chi controlla cosa, lo stato della Lousiana minaccia la sedizione per prendere in mano da solo l’emergenza. Intanto il presidente si è fatto notare per un’uscita molto irascibile a porte chiuse mentre parlava con la neonata commissione di controllo: “non m’interessa! Trovate un maledettissimo tappo!”

Ieri sono state rese note le conclusioni della commissione che sta ascoltando il personale BP: nelle ore precedenti al disastro era chiaro che nel pozzo ci fosse “qualcosa che stava andando terribilmente storto”. Il report del New York Times qui.

Da quando la macchia ha raggiunto la costa (in Louisiana e Alabama è stato dichiarata l’emergenza-disastro per la pesca) abitanti e ambientalisti continuano a fare manifestazioni di protesta. Tre reporter scrivono da Port Fourchon, in Louisiana, su come il disastro in astratto sia diventato concreto per la gente che abita lì.  Il NY Times ha preparato anche  una pagina sempre aggiornata con il tracking della macchia.

E infine, Katrina vanden Heuvel posta per The Nation: in che senso la BP sta facendo gli interessi degli americani? Che rapporto dovrebbero avere le corporation con lo stato?

♫ La canzone di oggi era “Anchorage” di Michelle Shocked

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canzoni d’amore

Fared Shafinury

No, stavolta non ce l’ho fatta a guardare Sanremo. Per fortuna ci sono i blogger, che rovesciano tonnellate di sarcasmo sulla kermesse televisiva. Se dovessimo giudicare dalla satira che circola in rete, potremmo trarne la conclusione che metà dei milioni di telespettatori che la guardano in tv (facendo vendere quintali di pubblicità) la considerino alla stregua di uno spettacolino circense. Che la guardino, insomma, per il gusto dell’orrido. Melodicamente propone una ComiCronaca.

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Ogni giorno, anche quando a Teheran non sono previste manifestazioni, dò un’occhiata al blog di Homylafayette. Dopo le proteste infiltratesi nelle celebrazioni di piazza per l’anniversario della rivoluzione khomeinista, posta sulle immagini di Khomeini stracciate per le strade e infilate nei cestini dell’immondizia quando tutto è finito. E mentre noi ci balocchiamo con Emanuele Filiberto, lui racconta di un giovane musicista di origine iraniana che vive in Texas, Fared Shafinury (che vedete nella foto qui sopra). Figlio di iraniani emigrati negli Stati Uniti negli anni Settanta, Fared è tornato nel suo paese d’origine a studiare con i grandi della musica tradizionale persiana. Nel post trovate anche una sua intervista televisiva in cui racconta che cosa gli è accaduto a Teheran mentre suonava in piazza (la traduzione qui sotto nel podcast). Oggi Fared Shafinury rifà una canzone tradizionale persiana, “Yarhe Dabestaniyeh Man” (il mio compagno di scuola), e Simon Ampel crea un video in cui bellissime immagini animate si alternano ad alcuni spezzoni di scontri a Teheran. Grazie a Where is my vote, potete vederlo qui.

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Mentre Obama riceve il Dalai Lama per un tè (a cui accidentalmente partecipa anche il suo Segretario di Stato), Robert Woo di Global Voices fa rimbalzare sulla rete la storia di un video cinese anti-censura. Hu Ge, un noto regista amatoriale, ha creato un mini-documentario satirico di 7 minuti che utilizza il linguaggio dei documentari sulla natura per raccontare della Sindrome da Pensiero Compulsivo che affligge gli utenti cinesi della rete – “animali domestici”. Nell’impossibilità di vedere il video, vi traduco qui sotto nel podcast la traduzione i inglese dal cinese dell’audio.

Le musiche di oggi erano “Book of love” (Magnetic Fields) nella versione di Peter Gabriel e “Yarhe Dabestaniyeh Man” nella versione di Fared Shafinury.

Ecco la puntata di oggi:

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