invenzioni

Judith Thurman del New Yorker ha fatto un’altra piccola verifica sulla storia del giornalista Tommaso Debenedetti che avrebbe inventato e pubblicato decine di interviste con grandi della letteratura. Dopo la prima puntata qui, e la seconda puntata qui, ha aggiunto una postilla sul suo blog del New Yorker che riguarda la verifica fatta con José Saramago: la trovate in coda al suo vecchio post qui (ve la traduco qui sotto nel podcast)

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Non contenti di inscenare le battaglie della Guerra Civile come gioco di ruolo in costume, i fan dei Confederati hanno anche qualche ambizione di ricreare il loro mondo, e lo fanno – di tutti i posti – in Brasile. Riogringa racconta come ci sono finiti, e riporta delle loro feste tradizionali e dell’imbarazzante tentativo di dare una patina romantica alle storie della schiavitù. Vi traduco il suo post nel podcast qui sotto, e al suo link originale potete vedere anche alcuni video

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Saudiwoman, la nostra blogger di riferimento per le questioni delle donne in Arabia Saudita, ha scritto tanto del folle divieto alle donne di guidare. Oggi posta sul fatto che dopo tanti anni di attese vane potrebbe intravedersi unaluce in fondo al tunnel (vi traduco il suo post nel podcast qui sotto); nel frattempo ci ripropone la storia della sua amica Lupa Mannara, una madre di trent’anni che una bella notte ha cominciato a travestirsi da uomo per guidare la macchina sulle strade di Riyadh sfidando il divieto, e ci ha preso gusto.

Le musiche di oggi erano “Good way” dei Monsters of folk e “In the end” di Charlotte Gainsbourg

Ecco la puntata di oggi:

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legal thriller

Non si può dire che come italiani non facciamo notizia. Dunque, qualche settimana fa leggo un’intervista con lo scrittore Philip Roth sul Venerdì di Repubblica. Parla con Paola Zanuttini del suo nuovo libro, L’umiliazione, e a un certo punto lei gli dice (riassumo): ma è vero che a lei Obama non piace per niente? Lui si risente, dice che non è affatto vero e le chiede dove l’ha sentito dire. Lei gli dice che l’ha letto a novembre in un articolo di Libero scritto da Tommaso Debenedetti. Lui si attacca al telefono e chiama il suo agente. Questi controlla la lista delle interviste che ha fatto e, come pensava Philip Roth, con questo Debenedetti lui non ha mai parlato in vita sua. Philip Roth chiede alla Zanuttini cosa vuol dire “Libero”. Lei gli glielo dice e lui ribatte: allora… liberi di dire quello che gli pare?

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La cosa sembra finire qui, colore di provincia. Ma ieri, attraverso un filo di blog che da Massimo Mantellini arriva a m.fisk, salta fuori che la notiziola si è meritata un articolone sul nuovo numero del New Yorker attualmente in edicola. Judith Thurman ricostruisce la vicenda e scopre che nel frattempo è andata avanti. Perché Philip Roth ha fatto qualche ricerca e ha scoperto che questo Debenedetti aveva fatto la stessa cosa con John Grisham, sempre tentando di “scroccare” qualche parere negativo su Obama, pro domo sua. Peccato che la moglie di Grisham sia una superdelegata di Hillary Clinton e che dopo la scelta della nomination di Obama abbia fatto campagna militante per lui, e che Grisham di cause legali ne sappia qualcosina…  Qui sotto nel podcast potete riascoltare la traduzione di tutto l’articolo del New Yorker.

M.fisk commenta dicendo che secondo lui, come al solito, in Italia non ci saranno affatto conseguenze.

Aggiunta delle 19.00 di oggi: il legal thriller prosegue. Il New Yorker indaga e scopre che questo Debenedetti ha inventato altre 20 interviste con scrittori celebri (metà dei quali premi Nobel), controlla la vicenda con ciascuno di loro, chiama il direttore del Piccolo del Trieste e riesce a parlare al telefono con lo stesso Debenedetti. Via Mantellini, ecco il post di aggiornamento del New Yorker (ve lo traduco quando ci risentiamo martedì!)

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Qualche giorno fa vi raccontavo dal blog di Betsy Lerner delle carte di David Foster Wallace acquisite dall’archivio dell’università del Texas. Adesso c’è la questione di chi prenderà il posto dello scrittore all’università di Pomona, dove la sua cattedra di scrittura creativa è rimasta vacante per due anni.  In gran segreto, raccontata soltanto dal giornale studentesco, corsa dell’università ai colloqui per sostituirlo e corsa degli autori ad accaparrarsi il posto, che ha un certo peso simbolico. Ma lo splendido Junot Diaz, per esempio, ha detto di no. Lisa Paravisini raccoglie i fili della vicenda (il suo post lo sentite tradotto nel podcast qui sotto).

Le musiche di oggi erano “Free to walk” di JL Pearce nella versione di Nick Cave & Debbie Harry e “La canzone della gioia” di Luca Gemma

Buona Pasqua a tutti quanti, ci risentiamo martedì prossimo!

Ecco la puntata di oggi:

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