giallo inglese risolto + legal thriller #5

(foto Amelia Troubridge)

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Bye bye Gordon Brown, bye bye New Labour dopo 13 anni al potere.

Ieri sera poco dopo le 20 ora italiana Gordon Brown ha rassegnato le dimissioni; il tiro alla fune fra LibDem e Tories sulla riforma elettorale e altri punti si è concluso con successo, e il conservatore David Cameron guiderà la nuova coalizione (il più giovane Primo Ministro da 200 anni a questa parte), con Nick Clegg come “deputy prime minister“, figura onorifica di vice temporaneo indicata a piacere dal Primo Ministro. Il Guardian fa un bigino degli scambi avvenuti per arrivare all’accordo (solo il secondo del dopoguerra fra LibDem e Tories) e Andrew Sparrow (che sta scrivendo a ogni ora del giorno da tre settimane consecutive) tiene un diario/blog in diretta sulla prima giornata del nuovo governo (vi traduco il bigino nel podcast qui sotto)

*

Mentre anche Paul Auster si aggiunge alla lista degli autori che giurano di non aver mai parlato con lui, Tommaso Debenedetti, falsario di interviste con grandi scrittori smascherato da Philip Roth e dal New Yorker, non ha nessuna intenzione di demordere, anche se è molto vicino ad ammettere di aver inventato tutto. Il Fatto lo ha intervistato, Il Post ha ripreso l’intervista.

Per godervi come si deve tutta la saga, ecco gli antefatti della storia come li abbiamo raccontati ad Alaska:

- venerdi 2 aprile

- venerdì 6 aprile

- giovedì 15 aprile

- giovedì 29 aprile

♫ Le musiche di oggi erano “Can’t help but smiling” di Devendra Banhart e  “Bleezer’s ice cream” di Nathalie Merchant

Ecco la puntata di oggi:

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This is England

(cartoon dell‘Independent)

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Spettri di “hung parliament” e di alleanze dietro le quinte fin troppo elastiche, voto tattico sui LibDem dove si sa già che non possono vincere i Labour, i primi confronti tv all’americana della storia elettorale inglese, la stella mediatica di Nick Clegg e il tramonto del New Labour, l’ultimo sussulto di orgoglio di Gordon Brown, il fantasma della guerra in Iraq e quello degli scandali delle note spese dei parlamentari, un sistema bipolare che nonostante le apparenze resta blindato, i giornali liberal che si schierano con i Liberal-Democratici, un deficit spaventoso da affrontare, gravi disparità economiche, la spinta dei LibDem verso un sistema proporzionale: da questa mattina si vota in tutto il Regno Unito per il rinnovo del Parlamento. Negli ultimi sondaggi, in testa i Conservatori di Cameron e ridotta l’apparente avanzata dei LibDem dopo l’exploit di qualche settimana fa. Importante l’affluenza al voto. I risultati verranno gradualmente aggiornati con una grande proiezione luminosa sul Big Ben. Il nostro blogger da Londra Fabio Barbieri - che stasera dalle 23.30 sarà in diretta per lo speciale di Esteri sui risultati dalla sede dei LibDem ad Islington – alla fine ha deciso di andare a votare (vedi commento a questa puntata di Alaska) e commenta in diretta con noi i possibili scenari di composizione del Parlamento e le gravi questioni sul piatto. Ascoltalo nel podcast qui sotto.

Per saperne di più dell’abissale deficit inglese, leggete qua.

Il blog sul voto in tempo reale del Times.

I lettori del Guardian twittano qui dopo aver votato.

Gli scenari possibili (otto!) secondo l’Independent.

Ecco la puntata di oggi:

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la quarta colonna

(Yinka Shonibare con il modellino della sua nave in bottiglia per Trafalgar Square. L’opera vera e propria misurerà 5 metri per 2 metri e mezzo)

Oggi, Inghilterra…

La stampa anglosassone è spesso associata a un mito di obbiettività; il che non significa affatto, però, che i media non si schierino, ma piuttosto che dichiarino in modo trasparente con chi sono schierati, in modo da permettere ai lettori di filtrare con consapevolezza l’orientamento degli articoli – cosa resa più facile quando lo scontro fra le coalizioni individua anche la figura del Primo Ministro. Il 6 maggio in Inghilterra si tengono le elezioni nazionali, particolarmente interessanti perché nelle ultime settimane, grazie ad alcuni confronti televisivi particolarmente riusciti, al Brown uscente che arranca alla testa dei Labour, e al rampante Cameron a capo della rimonta dei Tories (in testa nei sondaggi con una percentuale che secondo i rilevatori sta fra il 30% e il 34%), si è affiancato il new boy della politica inglese, Nick Clegg dei Liberal-Democratici, che oggi sono dati fra il 28 e il 30% e per alcuni potrebbero sorpassare i laburisti. La situazione politica inglese ci offre qualche spunto di confronto con la nostra, tenuto conto delle debite diffreenze (da quella della radicale separazione fra classi sociali al fatto che diversi deputati e candidati al Parlamento sono già di origine asiatica o africana) e quella della stampa potrebbe essere uno. Di elezione in elezione, i quotidiani britannici cambiano o meno orientamento anche a seconda dei passaggi di proprietà e del momento storico, ma in linea di massima si attestano sulla posizione dell’editore. Così l’Express è sempre stato filo-Conservatore salvo che per le elezioni del 2001; il Mail è sempre stato filo-Conservatore; il Mirror è sempre stato filo-Laburista; il Telegraph sempre filo-Conservatore; e l’Independent ha cominciato a schierarsi solo alle storiche elezioni del 1997 (e da allora è sempre stato con i Labour, o con i Labour e i LiberalDemocratici). I due maggiori quotidiani, invece,  - il Times e il Guardian – hanno variato costantemente il loro orientamento sulle elezioni dal ’45 in poi, con una propensione del Times per i Tories e del Guardian per i Labour e i LiberalDemocratici, anche se entrambi i quotidiani hanno sostenuto almeno una volta tutti e tre i partiti principali.

Così, alla vigilia del terzo dei tre confronti tv previsti (già andati in onda quello su politica interna e politica estera, tutti vinti da Clegg nei sondaggi, manca quello su economia e tasse che andrà in onda il 29 aprile), il direttore del Guardian, Alan Rusbridger, annunciava qualche giorno fa una riunione di tutto lo staff per decidere come si sarebbe orientato il giornale in queste ultime settimane di campagna elettorale (vi traduco l’annuncio nel podcast qui sotto). Per i lettori era possibile aggiungere il proprio parere (che il giornale prometteva di rappresentare nella sua discussione interna)  oltre che commentare in un thread (oggi chiuso) che ha toccato 1666 commenti. Questo ci pone una questione interessante: sempre più spesso, soprattutto dopo la guerra in Iraq, elezioni nazionali che rivestono una rilevanza globale destano anche l’interesse di chi vive fuori dal paese. Ricordate la forte spinta europea all’elezione di Barack Obama, che lo indusse perfino a un viaggio elettorale all’estero quando era ancora solo candidato? Il Guardian è un quotidiano globale non solo nell’attitudine, ma anche nei numeri, come vi avevo raccontato qui.  Viene letto in inglese online da milioni di utenti in tutto il mondo, che a volte lo preferiscono al loro quotidiano nazionale o regionale più letto, e che adesso possono unire i loro desideri a quelli dei lettori inglesi. Secondo voi andremo sempre di più verso elezioni nazionali condizionate dalle aspirazioni globali? E cosa può capire un utente globale della rete delle questioni interne di un altro paese? La rete finirà per mettere ogni paese di fronte a un’opinione pubblica che travalica quella nazionale?


Election 2010 constituency map

(clicca sulla mappa per il link allo “swingometro” delle elezioni inglesi)

Nel frattempo, grazie alle notizie che circolano in rete sappiamo che il 24 maggio verrà inaugurata la nuova installazione di arte contemporanea sulla cosiddetta Quarta Colonna di Trafalgar Square a Londra, la celebre piazza dominata dalla statua dell’ammiraglio Nelson attorniata dai quattro leoni di pietra. Il quarto piedistallo di per sé ha una storia interessante: venne costruito come le altre tre colonne con l’idea originaria di ospitarvi altrettanti monumenti equestri e poi statue più semplici, ma dopo la sua erezione nel 1841 rimase senza monumento per mancanza di fondi. Alla fine degli anni Novanta la Royal Society of Arts ha cominciato ad utilizzarla per il Forth Plinth Project, affidando la realizzazione dell’opera da mettere in cima alla colonna ad alcuni esponenti dell’arte contemporanea britannica, prima Mark Wallinger, poi Bill Woodrow e poi Rachel Whiteread. Nei primi anni Duemila la colonna è stata usata anche senza permesso come piattaforma per vari messaggi pubblicitari, finché nel 2003 Wendy Woods, la vedova del giornalista anti-apartheid Donald Woods, si è proposta di trovare i fondi per realizzare un monumento permanente a Nelson Mandela, visto che la quarta colonna sorge sul lato della piazza dove si trova l’Alta Commissione del Sudafrica (e per chi se lo ricorda, dove negli anni Ottanta si svolgevano tutte le manifestazioni e i volantinaggi anti-apartheid). La sua proposta ha messo in moto la decisione definitiva di affidare ad artisti contemporanei installazioni provvisorie a rotazione, sull’esempio già lanciato dalla Royal Society of Arts. A commissionare i lavori adesso è il sindaco col Consiglio della Greater London, e i lavori in cima al quarto piedistallo sono stati finora firmati da diversi artisti ma hanno continuato ad alternarsi a statue provvisorie “più accessibili ai cittadini comuni”, come auspicava qualche nostalgico dei monumenti alle imprese coloniali. L’opera contemporanea che ha destato più curiosità è stata l’installazione umana collettiva di Antony Gormley nel 2009. Ma veniamo all’oggi:  da maggio, in cima alla quarta colonna troneggerà una gigantesca nave in bottiglia, e sarà la prima opera pubblica del Fourth Plinth realizzata da un artista inglese di colore. Yinka Shonibare, classe 1962, nigeriano nato a Londra e vissuto a Lagos fino all’università, già amatissimo candidato al Turner Prize nel 2004, ha realizzato una nave in bottiglia – la prima opera della quarta colonna a fare esplicitamente riferimento alla storia navale celebrata dalla piazza – con le vele cucite nei tessuti africani multicolori che sono il suo marchio distintivo. A loro volta simbolo della produzione africana trasformata dal colonialismo, i tessuti che Yinka Shonibare compera al mercato di Brixton sono realizzati ancora con la tintura a cera dei colonialisti olandesi, e nel corso del tempo lui li ha utilizzati per realizzare imitazioni di abiti vittoriani e altre opere incentrate sul concetto di identità etnica e di multiculturalismo. Nella cornice del lavoro di Yinka Shonibare, le dimensioni della nave in bottiglia, che misurerà cinque metri di lunghezza e sarà alta due metri e mezzo, non sono affatto un dettaglio. L’artista anglo-nigeriano ha riportato una forte disabilità dopo una malattia di gioventù, e ancora oggi è semiparalizzato. Per ovviare alle difficoltà manuali che questo gli procura nel suo lavoro, oltre ad avvalersi dell’aiuto di alcuni collaboratori di solito suddivide il lavoro per le opere più grandi in una serie di opere più piccole, montandole man mano nel risultato finale. Se andrete a Londra e alzerete il naso sulla quarta colonna di Trafalgar Square, forse vi tornerà in mente.

Le musiche di oggi erano “Coffee & Tv” dei Blur e “I’m new here” di Gil Scott Heron (che NON suona più domani al Conservatorio di Milano, ma il 12 luglio al Castello di Vigevano )

Ecco la puntata di oggi:

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