Rifugi montani: riparo collettivo o strutture “alberghiere” di qualità?

Rifugio Walter Bonatti (Val Ferret)

Il nuovo bivacco Gervasutti, installato su uno sperone roccioso a 2.835 metri di altezza, sotto le spettacolari pareti delle Grandes e Petites Jorasses. Il rifugio Oberholz a Obereggen, caratterizzato da un concetto contemporaneo di design legato a spazi aperti nel rispetto della Natura e realizzato con materiali eco-sostenibili. Strutture hi tech. Chef stellati. I menù e l’accoglienza “alberghiera” sono sempre più importanti nei rifugi di montagna. Una analisi contro cui si scagliano i cultori della ‘sobrietà alpina’: nostalgici dei tempi in cui erano semplici e spartane capanne di legno con il tetto in lamiera, mimetizzate tra le rocce e quasi invisibili agli alpinisti alla ricerca del bivacco per riposare, prima dell’assalto alla vetta. Bastano tavolacci di legno e una stufa, il resto meglio cercarlo a fondovalle. E accusano il CAI,  che tra rifugi e bivacchi è proprietario 774 strutture, di voler trasformare queste realtà in alberghi e ristoranti con cucina stellata. Mauro che da 23 anni gestisce il Rosalba – storico rifugio sulla Grigna meridionale, in posizione panoramica su un dosso naturale alla base della famosa Cresta Segantini – ci parla della sua esperienza come gestore di un rifugio alpino. E di come si sia trovato spiazzato quando il CAI gli ha comunicato che dal prossimo anno non avrà il rinnovo della gestione. Motivazione: non aveva presentato un piano accettabile per il potenziamento della funzionalità della struttura. Massimo Minotti, presidente del CAI Milano, è l’uomo accusato di voler trasformare i rifugi in quota in una macchina acchiappa soldi. Lui risponde che oggi i rifugi non sono prevalentemente frequentati da alpinisti, ma da escursionisti, e questi ultimi vogliono uno standard di un certo livello. E poi chiosa “Se oggi si va in montagna con attrezzature iper tecniche che anni fa ci si sognava, perchè le strutture d’ospitalità montana devono essere scomode?”.  Giorgia Battocchio, che ha curato molte delle interviste di questa puntata, ha sentito anche il gestore del Rifugio Brioschi, sulla cima del Grignone in Valsassina, che ci racconta la quotidianità di chi vive e lavora in un rifugio d’alta montagna. La sign.ra Mara, che lavora al Rifugio Walter Bonatti, invece ci racconta l’emozione del grande alpinista ed esploratore ogni volta che transitava dal rifugio che porta il suo nome.

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