Lanzarote, quando il paesaggio si fa architettura

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Lanzarote è un’isola vulcanica dell’arcipelago delle Canarie che dista 170 km dalle coste africane. Il viaggiatore milanese può raggiungerla tranquillamente in tre ore e mezza prendendo un volo diretto Ryanair dall’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio. Bastano pochi chilometri  e ci si ritrova in un nulla spiazzante. “Spiazzante” perché non assomiglia a nessun nulla di cui abbiamo esperienza. Spiazzante perché questo nulla, in realtà, è già stracolmo di cose, ma inerti: pietre nere, colate di lava rafferma, sterpaglie già morte alla nascita… E vulcani, continui. E’ un paesaggio con pochi eguali al mondo, ma è una bellezza frutto di un dramma, di un disastro. In una notte terribile dell’anno 1730, la terra si aprì e spuntò all’improvviso una montagna. L’isola per giorni interi, per mesi, per anni, fu devastata da eruzioni incessanti che l’hanno lasciata ricoperta di lava solidificata, sassi sputati come bombe che hanno formato crateri imponenti. Al termine della fase eruttiva la fisionomia dell’isola sarà completamente diversa da quella fino ad allora conosciuta. E’ questa la Lanzarote che vediamo oggi. E se non la vediamo massacrata da grattacieli e bulimici centri vacanza bisogna ringraziare Cesar Manrique. Pittore, scultore, architetto, artista multidisciplinare, anima e grande coscienza critica dell’isola. Un artista che ha usato l’isola come tela su cui plasmare le proprie idee artistiche e di difesa dei valori ambientali. L’amore che provava per la sua terra e la sua travolgente personalità hanno fatto il resto. Grazie all’appoggio delle istituzioni, è riuscito a far promulgare una ferrea tutela ambientale dell’isola in cui gli interventi umani si armonizzano con l’unicità dei paesaggi. La natura, punto di partenza dei suoi progetti, è  anche il punto di arrivo. Per sincerarsene basta visitare la sua casa,  ricavata all’interno di 5 bolle vulcaniche (oggi sede della Fondazione Cesar Manrique ), o il Giardino dei Cactus, recente vincitore del Premio Internazionale Carlo Scarpa. Tra i numerosi ‘must’ dell’isola segnaliamo gli innumerevoli piccoli crateri dove si coltivano le uve utilizzate per i i vini locali (per visita e degustazione consigliamo la Bodegas Rubicón.  Il Museo Agricola El Patio, dove German vi racconterà di come si calmano i cammelli nervosi. La Caleta de Famara, un imperdibile paradiso per gli amanti del surf (scuola consigliata).  Il ristorante El Diablo, all’interno del Parco di Timanfaya, che per la preparazione dei piatti sfrutta  il calore geotermico del vulcano dormiente sul quale sorge la struttura. Il Nautilus Lanzarote, un complesso di appartamenti immersi in 1200mq di giardini impreziositi da numerose opere d’arte (l’unico sull’isola ufficialmente certificato dalla consultora Equalitas Vitae come libero da barriere architettoniche).

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