Musicisti, pittori, preti e comunisti nella Bassa Parmense

Il murale che campeggia su un muretto del giardino di una casa della periferia di Gualtieri, un borgo a ridosso della riva destra del Po,  è di un anonimo street artist. E’ un ritratto di Antonio Ligabue, che in quella casa per qualche anno ci ha vissuto e lavorato. Di proprietà della famiglia Caleffi, che lo aveva ospitato, da 15 anni  è stata trasformata in un museo dove si possono ripercorrere gli itinerari della vita umana e artistica del grande pittore attraverso alcuni oggetti che gli sono appartenuti, documenti, riproduzioni delle sue opere, alcuni quadri autentici. E piccoli segreti sul lavoro di Ligabue, come gli strani ingredienti che usava per ottenere gli splendidi colori dei suoi quadri, tra cui elementi organici come l’urina del toro o la cacca di piccione. 12 km a est di Gualtieri c’è Novellara, il cui sindaco è la figlia di Beppe Carletti, front man dei Nomadi che in una verace intervista ci spiega come mai questo scampolo di Romagna ha dato i natali a uno stuolo di musicisti (da Ligabue a Vasco Rossi, da Pierangelo Bertoli a Iva Zanicchi, senza dimenticare Luciano Pavarotti). A Roncole Verdi, il borgo dove è nato Giuseppe Verdi, l’ex ristorante Guareschi, gestito per trent’anni dall’omonima famiglia, nel 1995 è stato trasformato in Casa Guareschi, un enclave dedicata al mondo raccontato da Giovannino Guareschi, l’inventore della saga di Peppone e Don Camillo. Gestito dal figlio Alberto lo spazio è una sorta di enorme baule dei ricordi dove sono conservate tutte le tracce possibili, materiali e immateriali, lasciate dall’autore. Trentadue grandi pannelli, illustrati da fotografie e disegni, raccontano la vita dello scrittore e una vecchia bicicletta, una Dei del 1940, evidenzia il mezzo di trasporto con cui fece per il “Corriere” quel viaggio sul Po da cui nacque l’idea dei libri ambientati in questi territori, di cui qui sono raccolte una quarantina di edizioni straniere, compresa una islandese rilegata in pelle di foca. Il paese di Peppone e Don Camillo è Brescello, nel cuore della Bassa reggiana a ridosso dell’argine maestro del Po. E’ la capitale del “mondo piccolo” dello scrittore Giovanni Guareschi: la location scelta per girare i film tratti dalle pagine dei suoi libri, pellicole che presentavano un vero e proprio spaccato della vita emiliana del dopoguerra, quando gli animi erano ancora accesi, l’asprezza della guerra presente nella vita delle persone e le notizie si sapevano sempre in ritardo. In via Giosué Carducci, c’è l’abitazione che durante le riprese è stata utilizzata come la Casa di Peppone, con il famoso balcone da cui il sindaco mostra a tutti i cittadini il figlio appena nato, gridando “Compagni, un altro compagno!“.  E nella chiesa di Santa Maria nascente c’è il famoso crocefisso con cui dialogava il parroco. Un crocefisso originale perché la testa del Cristo è intercambiabile: si può infatti sfilare ed inserirne un’altra, così da poter inclinare la sua testa verso destra o verso sinistra a seconda della ripresa del film. Tutti questi paesi hanno ottime trattorie con piatti che sanno esaltare la storica cucina locale, ma se si vuole qualcosa di originale bisogna prenotare un tavolo al Ristorante Al Bambù. Gestito da Massimo Spigaroli, chef stellato locale, e da Rocco Stabellini, è la gemma della ristorazione del Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, straordinario parco culturale con il più grande labirinto al mondo di bambù. La base dei menù è la cucina tipica del Parmense e dell’Italia in generale, con numerosi spunti originali, dati dall’impiego in cucina della principale materia prima locale…l bambù.

 

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