L’entroterra del Parco del Cilento

Vallate selvagge dove lo sguardo non riesce a cogliere tracce di presenza umana. Mandrie di cavalli bradi. La carcassa di un equino sbranata da un branco di lupi. Un paio di poiane che percorrono ampi cerchi nel cielo, in attesa di fiondarsi verso una preda. E’ l’entroterra del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diana. Il mare di Palinuro dista decine di chilometri e centinaia di curve. In compenso davanti a me c’è un oceano di orchidee selvatiche. La mia guida è un omone sulla cinquantina. Conosce le erbe medicinali meglio di uno sciamano nativo americano. “Sono farmacista” ci racconta il professor Nicola di Novella “ma non mi è mai piaciuta l’attività dietro il banco”. Così da anni raccoglie le piante spontanee nel loro ambiente naturale. Conosce, una per una, le 184 entità tra specie, sottospecie, variabilità ed ibridi di orchidee che popolano gli assolati valloni calcarei a una manciata di chilometri da Sassano. Non è l’unico incontro ‘magico’ fatto su queste montagne. C’è Giuseppe, l’unico abitante di Roscigno Vecchia: un borgo nel cuore degli Alburni che fu sgomberato agli inizi del ‘900 per via di due ordinanze del Genio Civile per la minaccia di una frana che si credeva potesse radere al suolo l’intera cittadina. Da allora tutto è rimasto uguale. La piazza dedicata a Giovanni Nicotera, su cui si affacciano le basse case, decorate con bei portali, dei contadini e degli artigiani. Una fontana dalle larghe vasche e una chiesa settecentesca dedicata a San Nicola di Bari. Giuseppe, il sindaco virtuale di questa Pompei del XIX secolo, gestisce un piccolo museo dedicato alla civiltà contadina. E c’è un secondo Giuseppe, un residente a Sant’Angelo a Fasanella. E’ l’originale sacrestano della grotta santuario di San Michele Arcangelo. La grotta, che in età paleolitica era abitata, è gigantesca: lunga 75 metri può ospitare 400 persone. Secondo Giuseppe è stata lavorata dagli angeli, ma fossero stati anche dei muratori bergamaschi il risultato finale è di un’eleganza che lascia sconcertati. Un altare dedicato all’Immacolata Concezione, protetto da un baldacchino ligneo. Sarcofaghi e tombe addossate alle pareti. Un vecchio organo. Tutto è pregno di storia e mistero. Altre grotte da visitare sono quelle di Pertosa, che ogni anno a fine agosto ospitano il festival Negro. Qui conosciamo Virgilio Gay, direttore della Fondazione MIdA (un sistema museale integrato attivo in loco) e con lui entriamo nel magico mondo del carciofo di Pertosa…

L’ Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diana è in Piazza Santa Caterina 8, a Vallo di
Lucania (Sa). Tel. 0974.719911. www.cilentoediano.it. MIdA. Musei Integrati dell’Ambiente.
www.fondazionemida.it. Grotte dell’Angelo. Tel. 0975 397037. www.grottedellangelo.sa.it

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