Lisbona, la meticcia

ILISBONA

La Moureria è un quartiere che assomiglia alla lingua portoghese. E’ un universo meticcio, dove piccole strade acciottolate, apparentemente infinite, sfociano in vicoli ciechi, e dove palazzi esteriormente in rovina ospitano complessi abbellimenti a base di azulejos senza tempo. Qui nacque Maria Severa Onofriana, colei che viene identificata come la prima fadista. Una targa su un palazzo del XIX secolo, in Largo Severa, ricorda la sua figura ai passanti. E quasi tutte le sere in una piccola tasquinhas, che non casualmente si chiama Os Amigos da Severa, giovani fadisti fanno rivivere le sue canzoni mentre il pubblico degusta bicchierini di ginginha, il classico liquore portoghese da bere tutto d’un fiato, con o senza ginjia, che è la ciliegia. Oggi ci vive e lavora anche Camilla Watson, una fotografa scozzese. Tra i suoi lavori ce n’è uno dedicato agli anziani habitantes del Beco das Farinhas, un vicolo della Muraria popolato da mini-market pakistani, vecchie osterie e da ristoranti africani. Si chiama Tributo ed è costituito da una serie di serigrafie che sono state incastonate nei muri del Beco das Farinhas, che così è diventato una sorta di museo a cielo aperto. Il bello è che è molto facile incrociare i protagonisti delle fotografie che spesso si prestano a ‘posare’ a fianco del loro ritratto creando così un bizzarro effetto domino. Una ripida ascesa porta in una delle istituzioni culturali di Lisbona: lo Chapitò, un progetto socio-culturale nato circa 30 anni che si auto-definisce “uma retaguarda cultural e uma vanguarda humanista”. E’ nato da una idea di Teresa Ricou, un’artista nota con il nome del personaggio che ha creato, il pagliaccio Tetè. Allo Chapitò conosciamo dei giovani rapper che ci invitano ad andarli a trovare nel loro barrio: Cova da Moura. L’indomani siamo tra le strade di Cova da Moura, scoprendo di essere improvvisamente catapultato in Africa. Anche perché io e Bruno, il fotografo, siamo gli unici bianchi. Sui muri enormi ritratti di Bob Marley e Tupac Shaker. Come in Africa, visto che è un lavoro semplice da fare (in pratica bastano solo un paio di forbici) a Cova de Moura ci sono 31 parrucchieri, con avventori che arrivano da tutta Lisbona per i prezzi estremamente convenienti. Ma ci sono anche 27 ristoranti (rigidamente afro) e molti bar. Se poi ci andate di sabato sera le strade sono piene di bracieri su cui si grigliano spiedini di pollo e frattaglie di maiale. Nei bar improvvisate orchestrine mischiano vecchie coladere importate da Capo Verde con del funky senza tempo. Tirare l’alba, tra un piatto di cachupa (fagioli, miglio e piccoli pezzetti di pesce o di carne) e un bicchiere di succo di tamarindo, cullati da una morna o da un rap creolo, equivale ad avere la conferma definitiva che la Lisbona odierna non è solo fado e baccalà.

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Foto di Bruno Zanzottera (Parallelo Zero)

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